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Claudio Simonetti: «Thom Yorke non si è voluto mettere a paragone coi Goblin»

Per il remake di "Suspiria", Luca Guadagnino ha affidato le musiche al frotnman dei Radiohead. Una scelta coraggiosa, proprio come quella che fece Dario Argento 40 anni fa con i Goblin nel film originale.
Claudio Simonetti. Foto originale di Vito Panico.

Claudio Simonetti. Foto originale di Vito Panico.

Sono decenni ormai che si parla di un possibile remake di Suspiria di Dario Argento. Le idee non mancano mai e nemmeno il budget, ma finora quel che è mancato è forse il coraggio di mettere mano a quello che universalmente viene considerato un capolavoro, un classico dell’horror all’italiana che nemmeno il più spaccone dei registi oserebbe sfiorare. Luca Guadagnino non è uno spaccone, ma sicuro non gli manca il coraggio. Sia di raccogliere la sfida, sia di affidare le musiche a Thom Yorke, che di colonne sonore ne avrà anche fatte ma non ha certo fama di maestro dell’horror.

C’è da dire che nemmeno i Goblin avevano fama di esserlo quando Argento li contattò per le musiche di Profondo Rosso, un paio di anni prima di confermare il successo con Suspiria. Anzi, non avevano fama e basta, come ricorda oggi Claudio Simonetti scherzandoci su. Erano quattro ventenni col pallino del prog e sicuramente con più ambizioni che traguardi raggiunti. Il gruppo giusto al momento giusto, e allora forse il vecchio proverbio che riguarda la fortuna e gli audaci giocherà anche a favore dei vari Guadagnino e Yorke.

In ogni caso il Maestro Simonetti ha apprezzato fin da subito la scelta del signor Radiohead di non utilizzare neanche il tema principale del film originale, non solo per non mettersi a paragone coi Goblin ma anche per dimostrare (ancora) quanto vale partendo da una tela bianca, intonsa. «Però guarderò sicuramente il film» racconta Simonetti dall’altra parte della cornetta. Quando uscirà il remake di Suspiria negli USA il 2 novembre il Maestro sarà lì, impegnato in un tour che porterà le musiche originali in giro per il continente americano. Non prima però di aver fatto tappa anche a Milano il 25 luglio al Magnolia.

A cosa sta lavorando?
Adesso stiamo facendo concerti qua e là, dopodiché stiamo preparando un album nuovo. Un disco di inediti che uscirà dopo l’estate, verso ottobre. Lo presenteremo in Giappone, con un concerto ovviamente.

Beh, in Giappone siete sempre andati tanto. Una volta ci avete anche aperto i Van Der Graaf Generator, no?
No, la cosa strana è che sono stati loro ad aprire noi. Con un mio vecchio gruppo, Il Ritratto di Dorian Gray, gli avevo fatto da spalla al Piper di Roma nel ’71/’72. Quando siamo tornati in Giappone nel 2014, sono stati loro ad aver aperto per noi. Stranamente, hanno suonato ma non abbiamo avuto nessun tipo di contatto con loro. È stato un peccato, gli avrei raccontato volentieri l’aneddoto del Piper. Invece, sono arrivati, hanno suonato, se ne sono andati.

Ho visto che fate anche molte convention di horror.
Quelle le faccio io da solo, senza la band. Sempre in compagnia di altri esponenti del cinema horror italiano. Due mesi fa sono stato a Sheffield con Lamberto Bava. Ma il regista con cui giro di più è ovviamente Dario Argento.

Nonostante lei non sia mai stato un tipo da horror.
Prima di incontrare Argento io in realtà facevo già questo genere prog un po’ gotico. È per questo che ci scelse per la colonna sonora di Profondo Rosso. Però neanche a me piace definirmi “horror”. E poi, detto fra noi, Argento non ha mai fatto horror, semmai dei thriller. Anche molto violenti. L’horror vero e proprio non c’è mai stato nei suoi film, per quanto io poi ne abbia fatti per conto mio con altri registi. È una parte della mia musica che poi si è adattata a questi film. Io sono molto diverso, anche caratterialmente. Essendo nato in Brasile e avendoci vissuto fino fino all’età di 11 anni, ho molto della solarità sudamericana, che poi mi ha aiutato anche nel mio periodo dance.

Giusto, alla fine Gioca Jouer di Cecchetto l’ha scritta lei.
Sì, ma anche gli Easy Going, Vivien Vee, Capricorn… Comunque, anche se quelli di Argento erano dei film espliciti, noi ridevamo e scherzavamo tutto il tempo facendoli. Quando un attore vede un altro tutto truccato da zombie o pieno di sangue, è normale che ti venga da ridere. In realtà non ci si prende mai troppo sul serio.

Ho notato che oltre ai festival horror fate anche molti eventi metal, genere che con voi non c’entra molto.
È una cosa strana. Poco fa abbiamo suonato in Danimarca, al Metal Magic, mentre nei primi di agosto ci esibiremo in Repubblica Ceca a un evento in cui suonano anche i Sepultura. Tra l’altro, sono anche brasiliani, miei paesani. La cosa divertente di questi festival in cui apparentemente non c’entriamo niente, è che poi viene fuori che tutti i gruppi che suonano sono sempre nostri fan. Parlando, molti di questi artisti mi raccontano di essere cresciuti ascoltando i dischi dei Goblin. Anche se poi non c’entriamo nulla col loro genere.

Avete mai sofferto un po’ questi eterni accostamenti a cose che non vi appartengono? Siete un gruppo prog, in fin dei conti.
Eh, però io non definirei i Goblin “un gruppo prog”. In realtà, quando si leggono i libri specifici sul prog italiano, noi non siamo mai menzionati. Il prog italiano è nato alla fine degli anni Sessanta e ha avuto il suo periodo di massimo splendore fino al 1975/’76. Conosco molto bene molti musicisti dei suoi grandi gruppi più famosi come la PFM, i New Trolls, il Banco [di Mutuo Soccorso, ndr]. Sai, all’epoca c’era una bella differenza fra avere 17 anni e averne 20. È tutta gente che c’ha quei 2 o 3 anni in più, che però fanno la differenza. No quindi non abbiamo mai fatto prog nel senso più tradizionale del termine. Non apparteniamo al suo periodo d’oro, siamo arrivati che era bell’e finito. E poi il prog italiano è sempre stata musica di nicchia, mentre i Goblin no. Questo grazie ai film.

E poi il prog è per definizione qualcosa di eccentrico, quasi barocco. Voi eravate scarni negli arrangiamenti, molto più essenziali.
Bravo, e già ascoltando l’album Roller ti accorgi di influenze pop-jazz, rock, che non erano esattamente legate al prog. Anche questa parola a me suona strana. All’epoca nessuno lo chiamava così, il nome prog è venuto poi dopo la sua fine. All’epoca c’erano i festival “pop”, tipo il Festival Pop di Caracalla, quello di Viareggio… La chiamavamo così: musica pop. Non inteso come popolare o commerciale ma, beh, semplicemente pop.

Comunque PFM, Banco, New Trolls, Le Orme: era tutta gente con brani belli alti in classifica.
Esatto, anche i Pooh erano un gruppo prog avendo fatto Parsifal. È tutta gente che è diventata famosa facendo canzonette. Vedi i New Trolls con Quella Carezza della Sera o la PFM con Impressioni di Settembre, che rimane una delle canzoni più belle mai scritte in italiano. Però erano pur sempre canzoni, brani commerciali spacciati per prog rock. L’unico vero gruppo che può vantarsi di essere entrato in classifica con un record mai superato di vendite e un pezzo assolutamente fuori dai canoni, siamo stati noi con Profondo Rosso. È un vero pezzo prog con un ritmo di 7/4, completamente irregolare. Pensa che Elio de Le Storie Tese mi ha confidato di aver scoperto i tempi dispari grazie a Profondo Rosso. Cioè, io mi ricordo che andavamo a fare ‘sti programmi estivi in TV in compagnia dei Cugini di Campagna o gli Alunni del Sole. Mentre suonavamo, queste band ci guardavano come se fossimo dei marziani. Abbiamo venduto un milione di LP nei primi 10 mesi: nessuno ha mai fatto una cosa del genere in Italia.

Dopodiché, la colonna sonora di Profondo Rosso è stata scalzata in classifica proprio da suo padre, Enrico Simonetti.
Sì, ma in ogni caso la base musicale della sua colonna sonora, quella della serie TV Gamma, eravamo sempre noi! Ci aveva chiamati per suonare i suoi spartiti. Devo ringraziare lui per ogni cosa, devo a lui tutto, ogni insegnamento della mia vita. È grazie a lui che abbiamo firmato con la Cinevox Records, etichetta specializzata nelle musiche per il cinema per cui lui già pubblicava i lavori.

Quindi è grazie a lui che Dario Argento vi ha scoperto.
Eh sì, perché aveva già assegnato le musiche di Profondo Rosso a Giorgio Gaslini ma era in cerca di un suono più rock. Non era soddisfatto. Voleva un sound più moderno, così chiese a Carlo Bixio [produttore cinematografico e televisivo, ndr] di contattare i Pink Floyd e i Deep Purple. Fortuna che Bixio era un tipo lungimirante e gli disse: “Aspetta! Prima di chiamare nomi così grossi che tra l’altro ti costerebbero una tombola, vieni a conoscere questo gruppo di Roma.” Così lo portò in studio mentre stavamo registrando il disco a nome Cherry Five. Gli siamo piaciuti, quindi ci chiese di suonare a modo nostro le musiche che Gaslini aveva già scritto per Profondo Rosso. Lui aveva scritto una parte di colonna sonora, le parti orchestrali, ma mancava tutto il resto. Tra cui il tema principale.

E come vi siete messi d’accordo poi con Gaslini?
L’abbiamo conosciuto in studio, ma un bel giorno di lui non si seppe più nulla. Aveva litigato con Dario, che ci disse: “Ragazzi, non c’è più Gaslini. Quello che ha scritto lui rimane ma il resto lo dovete fare voi.” Tra parentesi, il famoso canto della bambina nel film è opera sua. Non avendo mai lavorato per il cinema, dovevamo creare da zero dei temi principali. Dario Argento era già un mito: inutile dirti che eravamo spaventatissimi, pensa che il più grande di tutta la band ero io che all’epoca avevo 22 anni.

Chissà come deve averla presa Gaslini.
Non molto bene. Anche se per errore, la SIAE gli versò tutti i proventi della colonna sonora. Avevano letto “musiche di Giorgio Gaslini” quindi per sbaglio si ritrovò sul conto tutti guadagni dei diritti. Poi si è chiarito tutto, per fortuna.

Prima di Cherry Five però voi eravate gli Oliver.
Sì, tra l’altro uno dei brani si chiamava proprio Oliver. Durante la registrazione di quel disco ci fu proposto di fare anche Profondo Rosso. Accettammo, cambiando Carlo Bordini con Walter Martina alla batteria, e lasciando anche il cantante a casa. Non serviva una voce per il film. Anche se poi nella copertina del disco c’è una foto di lui che non c’entra nulla. Il motivo è che abbiamo fatto tutto di fretta, in appena 10 giorni. Fai conto che Argento ci ha contattato a gennaio e il film è uscito a marzo. In due settimane abbiamo scritto e registrato la colonna sonora. Non c’era tempo per fare uno shooting. Non era mica come oggi che si fa una foto a tutto, io di quel periodo non ho nessuna foto. Solo per Suspiria ne abbiamo fatta una in studio con Dario Argento.

Chi ha scelto il nome Goblin?
Sempre la casa discografica. Lo aveva fatto anche con Cherry Five, peccato però che quest’ultimo sia bruttissimo, infelice. Sembra il nome di un gruppo di ballerini. Con Goblin invece ci hanno preso.

Ha già per caso visto in anteprima il remake di Suspiria?
No, né io né Argento siamo stati inclusi in questa cosa, per quanto credo che lui l’abbia già visto. Ci hanno già chiesto in passato i diritti per usare il tema principale, visto che sono almeno due volte che rinnovano il contratto per un remake che finora non si è mai fatto. Ci hanno pure pagato, ma non se n’è mai fatto nulla fino a quello di Guadagnino che esce a novembre. So che è stato Thom Yorke dei Radiohead a firmare le musiche, ma non ha voluto usare il nostro tema. Non ha voluto mettersi a paragone con noi.

È uscito solo un trailer finora, si può vagamente sentire qualcosa delle musiche.
Sì, l’ho visto. Anche se molto spesso nei trailer non vengono utilizzate musiche che fanno parte della colonna sonora. Però devo dire una cosa che mi ha fatto molto piacere. Un nostro fan ha pubblicato lo stesso trailer ma mettendoci la musica dei Goblin. Devo dire che cambia dal giorno alla notte. Diventa un trailer bellissimo, anziché con quella solita musica americana da trailer, impersonale e pomposa.

Lo guarderà il film?
Ma certo, e manco a farlo apposta faremo un tour americano in cui suoniamo Suspiria proprio nei giorni in cui uscirà il remake di Guadagnino. Per noi intendo i Claudio Simonetti’s Goblin.

Che differenza c’è con le altre versioni dei Goblin?
Innanzitutto, i Goblin si sono sciolti nel ’78. Quindi l’ultimo film che abbiamo fatto assieme è Dawn Of The Dead di Romero. Dopodiché ognuno è andato per conto suo, fino a una reunion insieme a Morante e Pignatelli per fare Tenebre e poi da lì ho iniziato la mia carriera da solo con Dario Argento. A parte il mio periodo dance fino al 1984, ho continuato da solo a fare i film. Da lì ci sono state varie reunion frammentate, come i New Goblin, i Goblin Rebirth, eccetera. C’è un po’ di confusione. Comunque ti dicevo, da fine ottobre faccio un tour dove musichiamo dal vivo il film, che viene proiettato in lingua originale.

Davvero è una coincidenza?
Un po’ e un po’. Nel senso che dovevamo comunque fare un tour in America, ci è tornata utile l’uscita del film di guadagnino per decidere quando farlo. Poi nel mondo è il film più famoso di Dario Argento. Pensa che Profondo Rosso in Giappone si chiama Suspiria II. È ridicolo, soprattutto perché è uscito prima Profondo Rosso, ma non lì. In Giappone è uscito dopo.
Comunque è tutto raccontato ne Il Ragazzo d’Argento, la mia biografia. Sono stati anni belli ma brutti, anni molto creativi ma politicamente erano quelli di piombo. Vivevamo nel terrore, e finì tutto nel 1978 con la morte di Aldo Moro. Anche mio padre tra l’altro morì nello stesso anno. Da lì in poi ci fu l’era scanzonata della dance. La nostra generazione era quella del ’68, e dieci anni dopo la gente non aveva più vent’anni ma trenta. Da hippie, diventarono tutti yuppie. La musica prog finì nel dimenticatoio. Fortuna che ora sta vivendo una seconda giovinezza. Oggi si rifanno tutti a cose passate, agli originali, e nessuno si inventa più niente. Ecco perché è pieno di giovani ai nostri concerti e anche a quelli di Vasco.

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