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Che hai fatto nel 2020, Thurston Moore?


L’ex chitarrista dei Sonic Youth riflette sulla musica, i libri, i film e le serie tv che l’hanno aiutato a superare quest’anno assurdo. Idoli massimi: la squad di deputate dem guidata da Ocasio-Cortez

Foto: Vera Marmelo/Girlie Action

Thurston Moore stava registrando By the Fire quando il coronavirus ha costretto tutta Londra a entrare in lockdown. Per fortuna, lui e la sua band – che comprende tra gli altri Deb Googe dei My Bloody Valentine e Steve Shelley dei Sonic Youth – sono riusciti a finire il disco in tempo. Ascoltando jam libere come Cantaloupe e i rumorosismi sperimentali dei 17 minuti di Locomotives quasi non ci si crede che siano stati registrati con una deadline. Moore non vede l’ora di suonarli dal vivo e capire quanto in là può spingersi con le sperimentazioni.

Nel tempo libero l’ex chitarrista e cantante dei Sonic Youth si è goduto la musica di Arthur Russell e Nico, ha visto il NONONONO Cat su YouTube, ha fatto i pop-corn e ha sperato il meglio per gli Stati Uniti durante i giorni tesi di Black Lives Matter. Ecco com’è stato il suo 2020 e cosa si augura per il futuro.

L’album che ho ascoltato di più:
Iowa Dream del grande Arthur Russell. Ha composto musica di ogni tipo – disco, folk, classica contemporanea – e pubblicato solo alcune cose durante la sua vita (è morto di AIDS nel 1992 a 40 anni, troppo giovane). Per nostra fortuna, ha lasciato materiale registrato e inedito, e Iowa Dream è il suo sogno ambientato nel pop-rock degli anni ’70. Al basso c’è il suo buon amico Ernie Brooks dei Modern Lovers. Questa musica brilla perché è discreta, quasi zen, e farà brillare anche le vostre giornate.

La serie tv preferita:
Di gran lunga Small Axe, del regista Steve McQueen, che parla dell’esperienza dei neri britannici. Il primo episodio si intitola Mangrove e parla dei leggendari attivisti che combattevano la violenza della polizia a Notting Hill. La recitazione, la regia, la sceneggiatura: è tutto appassionante e racconta una storia importante e affascinante, alza la testa contro il potere.

La canzone che definirà il 2020:
Lose Yo Job, il rap improvvisato di Johnniqua Charles, e tutti gli assurdi remix in cui è finita, definisce la coscienza illuminata della cultura giovanile e il modo in cui ha affrontato la violenza della polizia e il razzismo alimentato dal governo degli Stati Uniti. È un pezzo visionario, premonitore, caldissimo.

Come mi sento al momento:
Fra lo zen e l’attivista. Forze al di là del nostro controllo come il coronavirus pososno colpirci, ma ci possiamo fare forza l’uno con l’altro con la comunicazione, l’educazione e le nostre risorse condivise. E quando siamo colpiti da forze che invece sono sotto il nostro controllo, come l’avidità e l’oppressione verso le persone storicamente penalizzate del pianeta, possiamo organizzarci e resistere, diventare tempesta d’amore.

Il video virale che ho visto più volte in quarantena:
Il NONONONO Cat, è vecchio ma ancora buono. È un gatto (la leggenda russa Маркиз) dice tutto quello di cui abbiamo bisogno miagolando, tocca il centro emotivo del dibattito. “No” è la parola dell’anno. Just Say No to Family Values, invece, è una poesia scritta da John Giorno, che è morto quest’anno. E se la nuova ondata di interesse per la no wave nella musica e nell’arte, esemplificata dal gruppo Facebook No Wave di Weasel Walter, è davvero il più grande movimento musicale che nessuno non ha mai ascoltato, allora che sia NOto a tutti: il NONONONO Cat vivrà per sempre.

Il vecchio album che ho riascoltato per sentirmi meglio:
The Marble Index di Nico: è ancora oggi una delle rappresentazioni più intense e sconvolgenti della vita come forma d’arte.

Il vecchio film che ho rivisto per sentirmi meglio:
Lucas, con una giovane Winona Ryder che salva il mondo dai bulli. Sarà sempre la numero uno.

L’hobby che ho scoperto in quarantena:
L’arte di fare i pop-corn.

La cosa più buona che ho imparato a cucinare:
Banana babka bread tostato con strisce di cannella e cioccolato.



Il miglior libro letto in quarantena:
Gay Guerrilla: Julius Eastman and His Music, a cura di Renée Levine Packer e Mary Jane Leach, dove molte voci raccontano storie e omaggiano una delle figure più interessanti e folli della scena sperimentale di New York tra i ’70 e i ’90.

Una cosa positiva che mi è successa e che nessuno ha notato:
Ho smesso di mangiare pasticcini e millefoglie ogni giorno. Adesso lo faccio solo ogni tanto, come quando vado nel paradiso gastronomico che è la Francia. Ma solo in quel caso!

Alexandria Ocasio-Cortez durante una conferenza stampa per il ‘Green New Deal’, foto Getty

Il mio eroe del 2020:
La Squad: Alexandria Ocasio-Cortez di New York, Ilhan Omar del Minnesota, Ayanna Pressley del Massachusetts, Rashida Tlaib del Michigan. Sono la voce del progresso e hanno dato forza alla base elettorale per rovesciare i capitalisti al potere.

Una parola o frase che non voglio sentire mai più:
I politici che iniziano un discorso dicendo “Let’s be clear” (siamo chiari). Preferirei dicessero “Let’s be queer” (siamo queer).

La cosa che temo di più del 2021:
Non poter tornare in tour. Spero che il vaccino funzioni e che ci liberi presto. È tempo di tornare sul palco.

La cosa che sogno di fare quando la pandemia sarà finita:
Oltre che tornare in tour, direi poter godere dei pub della mia zona (vivo a Londra), senza l’ansia a dividermi dai miei amici e da una pinta di Guinness.

La mia speranza per il 2021:
Che i leader degli Stati Uniti riscoprano la dignità. È il minimo che meritiamo tutti.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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