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Che hai fatto nel 2020, Nile Rodgers?

Il chitarrista e produttore degli Chic ha lavorato come un matto, ha ascoltato ‘A Love Supreme’, ha fatto binge watching, ha rievocato i tempi in cui Trump frequentava la bella gente di New York

Nile Rodgers in concerto con gli Chic alla O2 Arena di Londra nel 2018

Foto: Richard Young / Shutterstock

Chiedi a Nile Rodgers come sta e otterrai un sonoro «hoooo!» come risposta. «Non riesco nemmeno a prendere fiato», dice, «è assurdo. Il 2020 è sembrato lungo un secolo».

Rodgers ha avuto un gran daffare da quando sono entrate in vigore le restrizioni dovute al Covid. Ha collaborato con Adam Lambert e Manuel Medrano ed è apparso nel singolo di beneficenza Stop Crying Your Heart Out al fianco di un cast allstars che comprende Lenny Kravitz, Kylie Minogue e Cher. Con quest’ultima sarebbe dovuto andare in tour nel 2020. Si è anche dedicato alla produzione per Idina Menzel e Diana Ross.

«Dall’inizio del lockdown ho preso parte a un numero di progetti che di solito mi tengono occupato per sette o otto mesi. L’anno prossimo uscirà un numero straordinario di dischi a cui ho partecipato negli ultimi cinque o sei mesi, è pazzesco».

Nonostante il lavoro intenso, nel 2020 Rodgers ha vissuto le nostre stesse angosce e ha subito le nostre stesse perdite. Ecco il racconto dei suoi alti e bassi e le speranze per il 2021.

Il disco che ho ascoltato di più:
Senza contare quelli a cui sto lavorando? La gente dirà che è un guilty pleasure, ma è Old Time Road. Tutti ne parlano male, ma tutti lo ascoltano.

La serie tv preferita:
Ne ho viste tante, difficile scegliere. Una fra La fantastica signora Maisel, Watchmen, Lovecraft Country e The Americans che non è nuova, lo so, ma ne ho fatto un’indigestione. Ozark mi fa impazzire, ho visto parecchio Peaky Blinders. E ce n’è una, Delhi Crime, che parla di uno stupro di gruppo su un bus, con la ragazza che muore. La produzione non è il massimo, ma la storia è fenomenale.

La canzone che definirà il 2020:
Il 2020 è stato una catastrofe dietro l’altra. Non mi viene in mente una sola canzone che lo possa definire, ma l’altro giorno a colazione me ne è venuta in mente una. Per mesi ho ripetuto che il 2020 era un pessimo film di fantascienza e improvvisamente mi sono ricordato di un pezzo che sentivo da bambino chiamato In the Year 2525. L’ho riascoltato ed è incredibile. Sembra che parli di noi. Dice che i computer rimpiazzeranno l’uomo. Ci hanno azzeccato.

Come mi sento al momento:
Sconvolto, ma vivo. E non mi spiace. Sono uno che, non appena si sveglia, vuole un problema da risolvere. Ne parlavo con un altro artista e si rideva. Gli ho detto che da marzo avevo visto sette persone e metà di loro erano dottori. Le persone muoiono in tutto il Paese per il virus e c’è chi lo considera una montatura. Come può essere falso se ne è testimone il mondo intero? Ha ucciso una mezza dozzina di miei amici. Mio fratello minore l’ha avuto, ma grazie al cielo era asintomatico. C’è tutta una gamma di sintomi. So che è roba pesante, ma non si può non parlarne.

E poi c’è la politica che è impazzita. Che diavolo sta accadendo? Ho la sfortuna di conoscere il presidente da quando avevo 28 o 29 anni. Non era una persona adatta a diventare presidente, non per me. Mi stava attorno perché la mia ragazza era la principessa ereditaria di Jugoslavia. Scattava foto con lei e andava in giro a vantarsi di conoscere noi, Russell Simmons, Puff Daddy, Mike Tyson. E questo sarebbe il presidente? Vengo dagli anni dello Studio 54 e dell’Elaine’s e dei club newyorchesi che il futuro presidente bazzicava per frequentare la bella gente, come si diceva allora. E questo sarebbe il presidente? No no no no no.

Il vecchio album che ho riascoltato per sentirmi meglio:
A Love Supreme di John Coltrane. Non l’ho mai ascoltato tanto quanto quest’anno. L’avrò sentito almeno 50 volte.

L’hobby che ho scoperto in quarantena:
Mi sono dedicato non a un nuovo hobby, ma a uno vecchio: i pattini a rotelle. Ho cambiato le ruote perché mi piace usare quelle indoor anche per l’outdoor. Ma visto che mi è venuta la sindrome da stress tibiale mediale non posso andarci granché in giro (ride). Ma sto bene, grazie.

La cosa più buona che ho imparato a cucinare:
Non potendo andare spesso a fare la spesa mi sono fatto l’orto. Cresco le mie verdure e, quasi non ci si crede, ma sono diventato al 99,9% vegetariano. La mia fidanzata dice che finirò per trasformarmi in una cipolla. Sono nove mesi che io, lei e il mio fonico siamo chiusi in casa: mangiamo quello che coltiviamo, il che è incredibile. E se ci manca qualcosa, andiamo al mercato a prenderla direttamente dai produttori. Siamo diventati specialisti nel grigliare le verdure.

Una cosa positiva che mi è successa e che nessuno ha notato:
La mia fondazione We Are Family ha lanciato lo Youth to the Front Fund, un fondo per giovani che mettono in piedi organizzazioni volte a risolvere problemi impellenti e che non riesco a trovare altri finanziamenti. Siamo la banca dei giovani idealisti.

Pur essendo circondato dal caos, resto ottimista. Mi aiuta la mia musica che ha un che di cinematografico. Quando scrivo, vedo immagini nella mia testa. In questo momento sto scrivendo per Diana Ross e Idina Menzel. Sto lavorando al prossimo album degli Zutons, che tornano dopo 15 o 16 anni. È bello scrivere musica per il futuro, per il mondo che vorrei al posto di quello in cui vivo adesso.

Il mio eroe del 2020:
Il cuore dice Kamala Harris. L’elezione alla carica di vice presidente, è di per sé una cosa eroica. Donna, poi? Incredibile. Finalmente. Se pensi ad altri Paesi, come la Germania, l’Inghilterra o l’India, hanno avuto tutti grandi leader di successo di sesso femminile. E con “di successo” intendo al di là dell’orientamento politico. Margaret Thatcher è stata in carica per 11 anni, qualcosa di buono deve averlo pur fatto per la gente.

Pensa invece quando ci ha messo l’America ad avere una donna vice presidente. È un momento storico ed è un peccato che non si riesca a celebrarlo a dovere. In un certo senso, è più clamoroso dell’elezione di Obama. È sempre stato più difficile per le donne.

Una parola o una frase che non voglio più sentire:
Fake news.

La cosa che temo di più dal 2021:
Il Covid.

La cosa che sogno di fare quando la pandemia sarà finita:
Un concerto. Di solito invitiamo qualcuno del pubblico a salire sul palco con noi. Mi chiedo se potremo farlo nuovamente in futuro. Sarà sicuro? O la gente sul palco potrà ucciderti anche solo respirando?

La mia speranza per il 2021:
So che sembra una canzone dei Beatles, ma spero che le persone superino le barriere che le separano, che siano di tipo religioso o di altra natura. La cosa migliore che può capitare a un musicista è scrivere canzoni in grado di superare le barriere culturali. Ho suonato dovunque nel mondo e non c’è niente di meglio che esibirsi in un Paese dove la gente non parla la tua lingua. Il chiacchiericcio fra una canzone e l’altra è incomprensibile, sembra di stare al bar di Guerre stellari, però poi quando parte chessò We Are Family tutti cantano ogni singola parola in inglese.

Ricordo un concerto in Svezia in cui il re faceva air guitar. Una volta il principe Carlo è salito sul palco con noi. Quando abbiamo suonato a Monaco è venuto a sentirci il principe Alberto. Vuol dire che la nostra musica arriva a tutti, dai monarchi all’uomo della strada.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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