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Che hai fatto nel 2020, Christine and the Queens?

Hélöise Letissier ha scritto una delle canzoni chiave della pandemia. Qui racconta il suo anno e le speranze per il 2021. «Dobbiamo essere più coraggiosi e appassionati nella politica e nell’arte»
Christine and the Queens Vita Nuova

Foto: Camille Vivier

Christine and the Queens hanno messo in musica lo spirito del 2020. L’hanno fatto poco prima del lockdown con People, I’ve Been Sad, un’ode alla solitudine, nonché una delle migliori canzoni dell’anno. Chris (vero nome Hélöise Letissier) canta con spirito drammatico di mancanza e del timore di scomparire. Alla fine, questa canzone sulla solitudine ha finito per far sentire meno soli i fan.

La cantante francese ha usato il tempo libero a disposizione per scoprire I Soprano e rivedere Marie Antoinette. Ha rimesso sul piatto Discovery dei Daft Punk, un album che ha segnato la sua adolescenza, e ha stretto amicizia con la gatta del vicino, che l’ha fatta sentire meno sola.

L’album che ho ascoltato di più:

Mi ha presa un’ossessione per Modus Vivendi di 070 Shake. Mi piace fantasticare ascoltandolo, ma pure analizzarlo. È coraggio e sexy e nostalgico e forte e vulnerabile. È tutto quel che si può chiedere.

La serie tv preferita:
I Soprano. È solida e sottile come un romanzo. Era ora che la scoprissi.

La canzone che definirà il 2020:
I Want You to Love Me di Fiona Apple. Ti spezza il cuore, è grezza e, perché no, piena di speranza. È perfetta. Quando’è uscito il disco, durante il primo lockdown, ho passato ore a casa mia ad ascoltarlo.

Come mi sento al momento:
Eccitata e confusa (come sempre, del resto).

Il video virale che ho visto più volte in quarantena: 

Sicuramente uno di TikTok. La gente fa cose divertenti su TikTok. Questo mi ha ipnotizzata.

Il vecchio album che ho riascoltato per sentirmi meglio: 

Discovery dei Daft Punk. Mi ha fatto risentire la magia che provavo quando lo ascoltavo da ragazza.

Il vecchio film che ho rivisto per sentirmi meglio: 

Marie Antoinette. Riguardandolo ho capito che è una forma visiva di ASMR.

L’hobby che ho scoperto in quarantena: 

Chiamare gli amici su Face Time. Un tempo mi consideravo indipendente fino all’arroganza e in questo periodo mi sono mancati i miei amici più che mai. Abbiamo cercato di affrontare tutti assieme la strana situazione che vivevamo e abbiamo parlato come non mai, in modo profondo. Mi sono fidata degli altri, ho sentito il bisogno di parlare con qualcuno.

La celebrità con cui vorrei passare la quarantena: 

Mica sono sicura di voler passare la quarantena con una celebrità. Meglio una persona intelligente di una famosa. Abbiamo un gran bisogno di conversare.

La cosa più buona che ho imparato a cucinare: 

In che senso, scusa?

Il miglior libro letto in quarantena:

Le poesie di Mary Oliver (Thrist è una buona antologia).

Una cosa positiva che mi è successa e che nessuno ha notato:

Ho finalmente accettato la mia faccia, fluida e imperfetta com’è (sembra poco, ma cambia tutto, credetemi).

L’errore da cui ho imparato di più: 

Non cercate di rianimare una cosa morta o finirete per affrontare degli zombie.

Il mio eroe del 2020:
La gatta del vicino che viene a trovarmi tutti i giorni. Una vera eroina. Una militante dell’amore (e ben presto una star, ma non diteglielo, si monterebbe la testa).

Una parola o una frase che non voglio più sentire:

«Tu sei matta». Ok, è assodato, ora possiamo andare oltre?

La cosa che temo di più dal 2021:

Sono troppo entusiasta del futuro per farmi impaurire da una cosa che non è ancora successa.

La cosa che sogno di fare quando la pandemia sarà finita:

Andare per club. Avevo iniziato a farlo quando è successo questo casino. Ho un sacco di notti pazze che non ho vissuto da adolescente e che voglio recuperare. Voglio vivere la notte e vedere che cosa succede.

La mia speranza per il 2021: 

Che questo anno segnato dalla pandemia e dal lockdown ci induca ad essere più coraggiosi e appassionati in ogni cosa, dalla politica all’arte. Solo ripensando il sistema dimostreremmo di avere capito la lezione sul rispetto della natura e la cura dei nostri concittadini. Gli operatori sanitari in Francia protestavano per la mancanza di fondi e mezzi già prima della pandemia che li ha sbattuti in prima linea. Dobbiamo cambiare le priorità. Devono cambiare la parole che usiamo quando siamo su un palco. Spero che ogni cosa trovi un senso.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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