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Che hai fatto negli ultimi 10 anni, Max Pezzali?

L'amore per Sufjan Stevens, la collaborazione con i rapper della nuova generazione e la sorpresa reggaeton: Max Pezzali racconta il suo decennio

Max Pezzali ha aperto il decennio annunciando al Festival di Sanremo l’inizio del “secondo tempo” della sua vita e l’ha chiuso comunicando la doppia data a San Siro che si terrà nell’estate del 2020. Pur essendo in giro da un pezzo, è riuscito ad attraversare gli anni ’10 da protagonista. Ha pubblicato tre album, ha rifatto il disco di debutto degli 883 Hanno ucciso l’uomo ragno accompagnato da rapper e ha celebrato la carriera reinterpretando i suoi successi in duetto. Ha fatto cinema e tv, ha dato voce a un personaggio della Marvel, è stato in tour con Francesco Renga e Max Gazzè. Ha compiuto 50 anni e ha scritto un’autobiografia. La fine del decennio sembra il momento perfetto, insomma, per chiedergli di fare un bilancio di questo inizio di “secondo tempo”.

Il mio album preferito: Carrie and Lowell di Sufjan Stevens, 2015. Un artista immenso che ha creato un album di autoanalisi dalla profondità quasi feroce, scavando nel rapporto complesso con una madre che lo ha abbandonato da piccolo e con la quale non ha avuto la possibilità di riconciliarsi a causa di un male incurabile, e con un patrigno col quale ha stabilito un rapporto intimo e continuativo, al punto da collaborare con lui nella propria etichetta discografica. Poetica cantautorale inarrivabile.

L’artista più importante: Post Malone. Voce stupenda, produzione che unisce idealmente trap, rock e pop, canzoni scritte magistralmente.

La cosa più assurda che mi è successa: La collaborazione nel 2012 con i maggiori rapper della scena italiana del momento. Mi sono reso conto che canzoni che avevo scritto e cantanto 20 anni prima erano entrate nelle vite di ragazzi che poi erano diventati artisti a loro volta. E mi piace pensare che quelle canzoni abbiano contribuito a spingerli alla realizzazione dei propri sogni.

Il peggior trend musicale del decennio: Con tutto il rispetto artistico per chi si esprime con quel linguaggio musicale, non avrei mai pensato che prendesse tanto piede il reggaeton. Non amo particolarmente la musica latina, e forse questo mio pregiudizio atavico condiziona la mia capacità di apprezzare il genere.

L’evento che rappresenta di più il decennio: L’impeachment di Donald Trump al quale però non corrisponde un calo di popolarità del presidente, che anzi aumenta nei sondaggi il proprio livello di gradimento presso l’opinione pubblica americana. Segno inequivocabile della polarizzazione divisiva tipica del nostro tempo.

La mia speranza per gli anni ’20: Un ritorno alla dialettica costruttiva, all’estinzione del pensiero semplice, alla consapevolezza che le sfide complesse della nostra epoca non si risolvono con formule elementari urlate in caps lock sui social network, ma con l’analisi scientifica e puntuale dei fatti.

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