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Che hai fatto negli ultimi 10 anni, Margo Price?

Dal conto in banca in rosso all’ingresso nell’etichetta di Jack White, la musicista country racconta il suo decennio

Margo Price

Foto: Suzanne Cordeiro/Shutterstock

Nel 2014, Margo Price, all’epoca senza etichetta, era headliner dello showcase di Rolling Stone Country all’Exit/In di Nashville. Due anni dopo, la musicista è entrata nel roster dell’etichetta di Jack White, Third Man Records, ha pubblicato l’album di debutto Midwest Farmer’s Daughter e di lì a poco si sarebbe esibita al Saturday Night Live.

In parole povere, ha vissuto un decennio che non dimenticherà facilmente.

«Ero stata rifiutata da praticamente tutte le etichette della città e dintorni, quindi l’idea di esibirmi mi faceva sentire molto bene», ha detto a Rolling Stone nel 2015.

Ora che il decennio sta per concludersi, Price è pronta per un’altra annata indimenticabile. Il seguito di All American Made (2017) è quasi pronto, ha prodotto gli album di Jessi Colter e del marito Jeremy Ivey, e si esibisce ovunque, da Steamboat Springs, in Colorado, fino a New York, dove suonerà al Tibet House Benefit Concert insieme a Iggy Pop e Patti Smith, due figure che tornano spesso tra le esperienze più memorabili dei suoi anni ’10.

Nonostante il successo, Price non ha dimenticato le sue radici. La scorsa settimana, ad esempio, si è esibita con i Pricetags in un piccolo locale, il suo preferito, e si è persino occupata del bar. L’abbiamo contattata e le abbiamo chiesto di fare un bilancio sul decennio che sta per finire.

Il mio album preferito: Metamodern Sounds In Country Music di Sturgill Simpson. Quell’album ha cambiato le cose per parecchia gente, me compresa. Ha esercitato una grande influenza su Nashville, soprattutto sul nostro giro di amici.

La mia canzone preferita: L’ho quasi scelto come album del decennio: sono ossessionata da Jaime, il disco solista di Brittany Howard. Ascolto Stay High di continuo, è l’unica canzone che fa addormentare mio figlio. Vorrei averla scritta io. Adoro Brittany, davvero. L’ho incontrata quando lavorava in un ufficio postale. So che è uscito da poco, ma credo che il suo album dovrebbe essere nella lista del decennio di tutti. È davvero intelligente, e quella canzone in particolare… è così semplice, geniale. È diventata il mio mantra.


 

L’artista che ha vissuto il miglior decennio: Dolly Parton. Ha completamente ricostruito la sua fanbase. Ovviamente ci sono tante cose che il pubblico non vede da vicino, ma Dolly è un’icona culturale. Ed è tornata per una nuova generazione. Volevo nominare anche Kendrick Lamar, che adoro, ma ultimamente tiene un profilo davvero basso. Che starà facendo?

La cosa più assurda che mi è successa: Sono passata dal lavoro di cameriera al palco di SNL. È stata una rivoluzione totale. Non riuscivo a pagare le bollette, avevo il conto in rosso. Poi la Third Man mi ha scritturata e le devo davvero tutto, perché rischiavo di finire nel dimenticatoio.

Il peggiore trend musicale del decennio: Gli artisti che si iniettano il Botox. Jeremy invece suggerisce “gang vocals”; gli ooh-ooh-ooh, quelli che fischiettano.

La serie tv che non sono riuscita a smettere di guardare: Breaking Bad. È la migliore. L’ho guardata due volte dall’inizio alla fine, poi sono passata a Better Call Saul. Non ho ancora visto El Camino. Non ho più tanto tempo per guardare film.

Il miglior concerto del decennio: Ne parlavo prima con Jeremy: Neil Young e i Promise of the Real, nel 2017 al Farm Aid. Hanno suonato una versione di Rockin’ in the Free World di quasi 17 minuti. Ogni volta che arrivavano al finale, il pubblico andava fuori di testa e ricominciavano a suonare. Neil è un grande. Ho sempre nella borsa un pass all-access per i suoi concerti, così posso stare sotto il palco come la più grande delle groupie. Non si sa mai…

L’incontro più sorprendente con un altro artista: Iggy Pop. L’ho incontrato in Inghilterra, eravamo ospiti dello show di Josh Holland, dove tutte le band suonano in cerchio, hai presente? Prima dello show ho passato del tempo con lui e Josh Homme, e mi dicevano: “Abbiamo un rituale; beviamo shot di tequila prima della performance”. Quella sera, però, era il compleanno di Josh, quindi gli shot si sono moltiplicati. Abbiamo bevuto, poi siamo andati sul palco per suonare, e durante Passenger Iggy si è avvicinato e ha iniziato a cantare il mio nome: “Margoooo”. Abbiamo ballato insieme, credo sia stata la cosa più straordinaria e bizzarra che mi sia mai capitata.

L’errore da cui ho imparato di più: Ho controllato i messaggi privati sui social. Ti ritrovi di fronte a un paio di dick pic e pensi: mai più.

La cosa più interessante che ho fatto ma che nessuno ha notato: Ero indecisa tra la produzione di alcuni album o la marijuana che ho fatto con Willie Nelson. Ho prodotto il disco di Jeremy (The Dream and the Dreamer) e un altro paio di dischi che usciranno presto. Poi ho iniziato una linea di marijuana con Willie, e doneremo parte dei profitti alla sua organizzazione non-profit, il Bail Project. Aiuta chi non può pagare la cauzione, un problema che colpisce moltissime minoranze, persone di colore, e le donne. Mi sembrava assurdo essere una donna bianca con una linea boutique di marijuana, e non provare a… è terribile che ci sia gente che va in carcere per queste cose. Il mio prodotto si chiama All American Made ed è curato da una signora Nativa Americana che vive in California e fa la batterista. Un giorno ha pensato: “Aprirò una coltivazione di marijuana”. L’anno scorso abbiamo venduto tutto, e ora stanno lavorando al nuovo raccolto. Vendiamo più erba che dischi, probabilmente (ride).

La cosa più strana che hanno detto di me sui media: C’era questo articolo su USA Today, una recensione del mio album, che diceva che Cocaine Cowboy era una risposta a una canzone di Blake Shelton. Non conosco la musica di Blake Shelton, non saprei nominarti neanche una canzone. È assurdo come le false informazioni vengano pubblicate. Quella canzone parla di un tizio chiamato Cowboy che vendeva cocaina a East Nashville.

Il miglior outfit che ho indossato: È stato il decennio dei completi. Ho vestiti come quelli di Hillary Clinton, ne ho di tutti i colori. Ce n’è uno rosso, ricamato da una ragazza di nome Ashland, con sopra foglie di marijuana e croci. L’ho indossato fino a quando non sono rimasta incinta e non potevo più indossarlo.

Il momento che rappresenta meglio il decennio: L’elezione di Trump. Il mondo si è capovolto. Che facciamo ora? (Ride)

La mia speranza per gli anni ’20: Spero che riusciremo a controllare il cambiamento climatico, e che la gente inizi a fare qualcosa per fermare il disastro a cui stiamo contribuendo. Sono davvero preoccupata per il futuro dei nostri figli. Probabilmente vivremo abbastanza per vedere con i nostri occhi. Leggevo un articolo su come la regione a sudest del Tennessee e aree come quella soffriranno per l’eccesso di umidità: diceva che i ponti e le strade crolleranno. Avremo una crisi dell’acqua, e mi sembra che nessuno se ne stia occupando.

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