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Che hai fatto negli ultimi 10 anni, Boosta?

Dalla sorpresa per il concerto a Piano City al pericolo della “fabbrica delle hit”, il tastierista e co-fondatore dei Subsonica racconta il suo decennio

Boosta

Foto: Chiara Mirelli

I Subsonica hanno chiuso il decennio rivisitando il loro disco più importante, Microchip Emozionale, circondandosi di alcuni dei protagonisti del panorama musicale attuale – da Achille Lauro a Cosmo, da Coez a Gemitaiz – e certificando la grande influenza che hanno avuto sulle nuove generazioni di musicisti di tanti generi diversi. Il decennio della band piemontese è iniziato con Eden (2011), a cui seguiranno altri due album, Una nave in una foresta (2014) e 8 (2018), e un tour europeo. Poi, con Microchip Temporale, hanno collegato passato e presente, e nel frattempo Samuel è tornato sul palco di Sanremo e poi ha provato l’avventura da giudice di X Factor. Davide “Boosta” Dileo, invece, ha fatto una scelta diversa: dallo scorso giugno è diventato il nuovo direttore artistico di Cramps Records, etichetta inattiva dal 1980 ma ancora viva nei ricordi di chi ascoltava Finardi, gli Area e tanti altri. Abbiamo contattato il tastierista e co-fondatore dei Subsonica per fare un bilancio del decennio che sta per concludersi.

Il mio album preferito: Singularity di Jon Hopkins, perché rappresenta il miglior racconto di che cosa significa fare elettronica amando la musica

L’artista più importante: Non ci sono simboli, i simboli crollano e sono fatti per essere superati. L’artista simbolo è chiunque riesca a raccontare con onestà il suo percorso.

La cosa più assurda che mi è successa: La cosa più assurda che mi è successa, nell’accezione migliore del termine “assurdo”, è essere stato uno dei protagonisti di Piano City. Prendere parte a questo evento è stato motivo di orgoglio per me che suono il piano in un contesto relativamente “diverso”; è stato meraviglioso ricevere i complimenti da pianisti che reputo molto più bravi di me. Ma c’è una seconda cosa assurda accaduta in questo decennio: fare il bagno nudo nel Mar Glaciale Artico.

Il peggior trend musicale del decennio: Penso che il peggior trend musicale del decennio si possa definire come “la fabbrica delle hit”, che corrisponde all’idea che una canzone debba essere codificata secondo la durata e la successione strofa e ritornello, usando gli accordi che ormai si utilizzano. In questo modo si perde il significato la musica, la sua magia, il suo valore più ancestrale.

L’evento che rappresenta di più il decennio: Sicuramente gli eventi più significativi sono i movimenti di piazza, che rappresentano una cartina tornasole della voglia di essere rappresentati.

La mia speranza per gli anni ’20: Musicalmente, spero che gli anni venti siano il periodo in cui la musica possa riprendere la centralità nella vita delle persone, perché tutti riescano a utilizzarla come strumento per vivere meglio.

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