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Che cos’ha in mente Achille Lauro per Sanremo?

Abbiamo intervistato il cantante romano, in gara quest’anno con ‘Me ne frego’, per cercare di comprendere il suo nuovo progetto. E non ci abbiamo capito granché

Foto: Luca D'Amelio

Che cos’ha in mente Achille Lauro? È la prima cosa che ho pensato dopo l’intervista che gli ho fatto, durante la quale ha centellinato le risposte: «Non vorrei dire troppo su quello che si vedrà a Sanremo. Me ne frego è uno stile di vita che può essere inteso in vari modi: dalla storia sentimentale al giudizio degli altri».

L’artista romano presenta così il brano in gara al festival. Da quando è stata annunciata la sua partecipazione, sul suo profilo Instagram appaiono immagini tra il mistico (come San Francesco) e l’esoterico, tipo le carte simil-tarocchi che annunciano l’arrivo di quattro personaggi con altrettanti indizi: il lupo, il fulmine, la maschera e la corona. Elementi che, proprio ieri, il cantautore ha disegnato, improvvisandosi artista di strada, con un flash mob a Milano. A ogni modo, se qualcuno pensa a una canzone a sfondo religioso, della serie “ho visto la luce”, è fuori strada. Me ne frego è un pezzo rock mixato con elementi elettro-dance: «Sono predominanti la cassa e il basso. È il rock anni ’80, può essere vicino a Flashdance come mondo. Quello che conta è l’esibizione: portato da noi sarà un pezzo super punk».

Vorrei saperne di più. Niente. Bocca cucita. Riesco solo a strappargli una confessione: «Quest’anno a Sanremo porto il vero me. L’anno scorso ero io al 50%, avevo il freno a mano tirato». Per questa edizione si sente, quindi, molto più a suo agio e consapevole. «Vorrei che le persone mi conoscessero un po’ meglio». L’ex trapper ammette anche di essere particolarmente sicuro delle esibizioni. Ognuna delle quattro previste a Sanremo è per lui «un concerto aggiunto alla lista dei live di quest’anno».

Inedito a parte, nella serata di giovedì 6 febbraio dedicata alla storia di Sanremo canterà Gli uomini non cambiano di Mia Martini. E lo farà in coppia con Annalisa. Gli facciamo notare il rischio connesso alla scelta del brano. La risposta è diretta: «Dipende da com’è interpretato e da come ce lo si la sente addosso. Mi piace il racconto di una donna e del suo rapporto con gli uomini. Ci sono varie fasi in cui parla della famiglia e della relazione sentimentale. È una delle più belle canzoni della musica italiana, mi emoziona sempre. L’ho scelta perché volevo portare una cosa abbastanza personale».

Per il futuro niente album all’orizzonte: «Ho già 50, 60 brani pronti. Questo è il momento in cui sento più mia la musica, voglio lavorare con calma, non mi interessa andare a Sanremo e lanciare un disco. Me ne frego è un singolo a sé. Ho già tre progetti pronti, ma usciranno piano piano». Nel frattempo continua a scrivere libri, girare documentari, dipingere, «suonare, comporre anche canzoni con quattro accordi che sono le più belle che ho scritto». Gli manca solo la direzione artistica di Sanremo. Una risata e l’ammissione: «Sarebbe una figata».

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