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C0C Milano as part of Stone Island Sound, l’importanza di creare cultura

Dopo il successo dell’edizione torinese di questo novembre, C2C Festival & Stone Island presentano C0C ‘The Festival As A Performance’ a Milano. Con XIII e Kode9, l’evento andrà in streaming sabato 20, alle 21, su clubtoclub.it previa registrazione su DICE

Quando la vita quotidiana diventa un surrogato del mondo digitale non è semplice trovare le coordinate giuste per resistere: è difficile orientarsi in un’epoca senza tempo e spazio. Questo è più che mai evidente quando la cultura, la nostra bussola nel deserto, è messa sotto scacco.

Lo scorso anno Club to Club, uno dei principali festival musicali e culturali d’Italia, non ha avuto luogo come eravamo abituati. Niente super produzioni, niente artisti esteri, niente notti nel Lingotto. Niente aggregazione. Eppur, nonostante ogni impedimento possibile, Club to Club si è fatto (a nome C0C ‘a segnare questo anno zero’), in versione digitale, colpendoci per il suo modo di ripensare il concetto di live music, spostando il fuoco dell’interpretazione dei live in chiave prettamente performativa: Lorenzo Senni che distrugge un bellissimo pianoforte a coda bianco è oramai un’immagine cult della nostra contemporaneità culturale.

A distanza di quattro mesi Club to Club ha voluto rilanciare C0C e l’idea di un evento composto da performance artistiche in luoghi straordinari, questa volta scelti nella città di Milano. Quest’edizione di C0C ‘The Festival As A Performance’ è un ulteriore tassello del progetto curatoriale collaborativo tra C2C Festival e Stone Island, Stone Island Sound, che in questi mesi ha dato alla luce un’uscita discografica, Invrs Solaria di XIII, e playlist fruibili negli store di Stone Island e nei distributori digitali.

Sarà proprio XIII, insieme a Kode9, fondatore dell’etichetta culto inglese Hyperdub, a performare all’evento di questo sabato. Per l’occasione abbiamo raggiunto Sergio Ricciardone, fondatore e direttore di Club To Club Festival e presidente dell’Associazione Culturale XPLOSIVA, per farci raccontare come la realtà torinese sta affrontando questo periodo storico preparandosi ad un nuovo step della propria storia.

Ciao Sergio. Come state vivendo, voi di Club To Club, questo tremendo periodo storico?
Come una performance lunghissima, nel senso che stiamo andando avanti reinventando completamente tutto, a cominciare dai processi di lavoro interni. Noi siamo un’associazione culturale e – per me – la cultura si occupa e si è sempre occupata di crisi. Noi siamo qui a fare il nostro mestiere: fare ricercare, inventare format, affidandoci ad una rete che abbiamo consolidato negli anni. Quello che manca adesso è la grande produzione, quello per cui siamo maggiormente conosciuti. Diciamoci la verità: non è che il mondo della cultura fosse messo meglio prima del Covid. Sicuramente c’è una grande frustrazione per non aver la presenza del pubblico e degli artisti in uno stesso luogo. Ora è passato il termine assembramento che funziona bene per la burocrazia, ma il termine corretto sarebbe aggregazione. L’aggregazione è fondamentale per le persone e in questo momento manca. È frustrante.

Nonostante questa frustrazione, o forse proprio a causa di questa frustrazione, avete raddoppiato l’edizione di C0C ‘The Festival As A Performance’.
Quello a cui aspiriamo più di tutto è che queste ricerche siano testimonianza di questo tempo per non vedere questo momento storico come un insieme di occasioni perse o di rinunce di libertà individuali e collettive. Noi siamo qui per fare un ragionamento diverso. È il nostro modo di ricordare che la cultura è vitale. Rispondere alla crisi senza far nulla è sbagliato. Fare cultura è un’ossessione, non qualcosa che fai solo quando sei comodo.

Quest’edizione di C0C a Milano nasce dalla collaborazione con Stone Island, di cui curate la sound identity. Come nasce questo rapporto? E quanto è fondamentale avere un partner in questo momento?
Con Stone Island avevamo collaborato sia a novembre per C0C che per l’evento di presentazione di C2C 2019, a Milano, con artisti come Giant Swan, Deena Abdelwahed, Slikback D’Njau. Da questa sinergia è nato Stone Island Sound, un progetto di sound identity da noi curato che prevede uscite discografiche, eventi, playlist fruibili online e negli store fisici del brand. In un momento in cui è molto difficile fare mecenatismo culturale, Stone Island ha capito l’importanza della sound identity di un brand, riconoscendo in noi una controparte che lavora seriamente sulla ricerca. È raro, e non semplice, trovare una partnership che conceda così tanta libertà. È un atto culturale. Un altro compito che dobbiamo darci come operatori culturali è convincere brand e istituzioni culturali che è necessario investire in progetti sperimentali e di ricerca, non rimanendo ancorati ai soliti nomi. Se vogliamo uscire da un’idea di provincia, in Italia, bisogna saper azzardare e prendere dei rischi. Investire nelle nicchie, parlare di sottoculture, piuttosto che ridursi a guardare i numeri sui social.

Come cambia il modo di organizzare un festival quando si approda al digitale?
Per C0C di novembre abbiamo lavorato su tre possibili scenari: con pubblico in presenza e capienze normali, con capienza limitata a 200 persone e live streaming, in assenza di pubblico. Oramai i progetti devono essere pensati in più scenari e sei costretto ad un maggior dispendio di energie. Quando lavori ad un evento digitale cambia completamente la percezione dello spettacolo. Con l’assenza di un pubblico in presenza, devi pensare agli show con un pubblico casalingo, sicuramente più distratto. Tecnicamente devi avere un direttore della fotografia, qualcuno che faccia suonare lo show in maniera differente dal solito, cambiare la tipologia di comunicazione. Organizzare un festival con una fruizione in remoto è un lavoro che abbiamo dovuto imparare.



Qual è l’idea dietro a C0C ‘The Festival As A Performance’ e come questo concetto si è evoluto da novembre all’evento di questo sabato?
L’idea di C0C è un progetto multisensiorale in cui permane un’idea di contemporaneità di cose che accadono e aprono la visione a possibilità altre. Non vogliamo trasformare i salotti del nostro pubblico in club, ma creare qualcosa che nasca con l’intento di essere fruito nelle case. Collaboriamo con artisti con cui abbiamo facilità di dialogo in modo da poter pensare assieme a qualcosa che dia valore allo sforzo artistico e di produzione. Per noi è poco interessante portare in streaming una performance pensata con la presenza del pubblico, è necessario avere idee differenti ora. Nell’evento di sabato performeranno due artisti: XIII, un artista di Torino che presenterà il suo disco che abbiamo pubblicato due settimane fa (tra l’altro, quest’anno, abbiamo deciso di diventare anche label) e Kode9, artista internazionale molto legato a Club to Club. Abbiamo raccolto – in un’ora – l’idea di una possibile edizione del festival, estremizzando i pensieri dell’edizione di novembre, costruita invece con le dinamiche del festival: i talk, gli eventi trasmessi di seguito, un’uscita discografica, un’installazione.

Come scrivevamo nel report di C0C, non si può pensare al live digitale come ad un sostituto (impossibile) del live fisico in presenza, ma è necessario fare un salto di pensiero, un cambio di paradigma: creare nuovi immaginari, nuove possibilità.
Esatto, nel digitale bisogna costruire qualcosa che abbia dignità senza riproporre meccanismi classici. A noi interessa creare momenti culturali capaci di rimanere.

Non richiedendo il classico ‘live’, ma una performance studiata ad hoc, immagino sia anche cambiato il vostro modo di relazionarvi con gli artisti coinvolti.
Sì assolutamente. Noi abbiamo deciso di relazionarci con artisti con cui abbiamo facilità a parlare e in cui non sono presenti troppe intermediazioni. Artisti che possiamo sentire su Whatsapp o Signal. È un momento storico dove deve essere semplice poter confrontarsi sulla progettualità.

Entrambe le edizioni di C0C sono state gratuite. Qual è il tuo pensiero sul ticketing negli eventi digitali? Pensi che il pubblico italiano sia pronto ad investire nei live digitali o credi che possa funzionare solo un’opzione gratuita supportata da sponsor?
Noi siamo un’associazione culturale e nell’edizione di novembre di C0C non abbiamo chiesto biglietto, ma una donazione utilizzata per scopi sociali di integrazione delle nuove generazioni. Abbiamo la fortuna di aver dei partner che ci sostengono e per noi la biglietteria è un di più. Credo che il biglietto per gli eventi digitali ha senso solo se è in presenza di un avvenimento con un’eccezionalità come Nick Cave all’Alexandra Palace, un’opera culturale a 360 gradi. Bisogna capire qual è la finalità dell’evento e quale soggetto lo sta organizzando, ma se la biglietteria non è necessaria, penso sia meglio non prevederla. Più che un biglietto credo sia corretto chiedere una donazione su base volontaria o, in casi più specifici, pensare ad un crowdfunding.

C0C ‘The Festival As A Performance’ sarà trasmesso sabato 20 marzo alle 21 su clubtoclub.it con registrazione su DICE.