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Bugo a Sanremo 2021: «Gli alternativi ci vanno per divertirsi, io per spaccare»

Si ripresenta all’Ariston con 'E invece sì', una canzone sulla necessità di credere nei propri progetti, anche in quelli assurdi. «La musica non chieda niente alla politica, non esiste elemosinare»

Bugo

Foto: Federico Sorrentino

Dite la verità, quasi nessuno si aspettava un suo ritorno. E invece sì, questa l’esclamazione che Bugo sbatte in faccia a tutti i detrattori – e che dà il titolo alla sua canzone – dopo che l’anno scorso sappiamo come andò a finire. Sarà un Sanremo strano per tanti motivi, dalle stringenti misure anti Covid per artisti e addetti ai lavori all’assenza di pubblico, ma Cristian Bugatti in linea con il suo tifo calcistico per la Juventus non va certo all’Ariston a fare passerella: «È una gara e voglio fare il meglio possibile». E così, oltre a un brano che già dal titolo sembra richiamare l'”io sono ancora qua” di Vasco Rossi, proporrà uno dei duetti più estrosi in programma in compagnia dei Pinguini Tattici Nucleari per un omaggio a Lucio Battisti sulle note di Un’avventura.

Il 5 marzo uscirà il  nuovo album Bugatti Cristian. È la riedizione di Cristian Bugatti uscito nel 2020 con cinque brani inediti: la sanremese E invece sì, il featuring con i Pinguini Tattici Nucleari in Meglio, Come si fa, Videogame, O che cosa.

Alla fine delle prove, ci abbiamo scambiato due chiacchiere per capire come si presenta al 71esimo Festival della canzone italiana nonostante sia dato per sfavorito dai bookmaker: «Con Orietta Berti siamo i meno quotati, però io mi sento una neopromossa che può stupire».

Quest’anno si è quasi rischiato che la kermesse non si tenesse. Come hai vissuto le polemiche che precedono Sanremo?
Non ho dato retta alle polemiche, perché mi toccavano indirettamente. Non ci sarà il pubblico, ma non ci penso. Vado a Sanremo a cantare la mia canzone, questo conta. Mi mancherà il pubblico, così come ai calciatori quando giocano negli stadi mancano i loro tifosi, però siamo immersi in una faccenda che è più grande di noi, per cui è stato giusto fare un festival senza rischiare.

Tutto sommato, piuttosto di niente meglio lo spettacolo televisivo?
La manifestazione è nata per cantare le canzoni dal vivo, non come spettacolo televisivo. Sai, ci sono gli interessi della Rai, degli sponsor, ma alla fine noi musicisti dobbiamo essere contenti anche così.

Tu ci pensi alla classifica, oppure come dicono in tanti l’importante è lo spettacolo?
È un concorso canoro, inutile che ci raccontino che non gli interessa arrivare sul podio. Da quando me lo hanno chiesto 15 anni fa l’ho sempre pensata così, nonostante leggessi già allora che alcuni ci vanno per divertirsi. Ma come? Devi andare a Sanremo per spaccare il culo, altro che divertirti. Eppure, ancora oggi in tanti la prendono alla leggera. Chissà come mai i gruppi un po’ più alternativi lo prendono come se andassero al parco giochi. È un palco importante, che prevede un concorso, per cui si va lì per vincere. È retorica il voler arrivare ultimo come Vasco. Ma anche lui mica voleva arrivare ultimo. Trovo questi discorsi un po’ patetici.

Da grande tifoso di calcio come ci arrivi, favorito come è di solito la tua Juve o come una squadra di fascia medio bassa che può risultare la sorpresa del campionato?
La Juve è come se partecipasse Vasco, per cui mi sembra troppo. Diciamo che tutti i bookmaker mi danno per sfavorito insieme a Orietta Berti, anche se con lei mi trovo in buona compagnia. Ma non ho capito perché i favoriti sono sempre quelli più seguiti sui social, senza che abbiano ascoltato le canzoni. Comunque, mi interessa poco. Se partecipo è perché voglio fare bene, divertirmi ma anche lasciare il segno. È lo stesso atteggiamento che avevo l’anno scorso. Mi auguro di lasciare il segno, certo per altri motivi rispetto alla volta precedente. Mi sento come una squadra che arriva dalla serie B, ma che gioca bene e deve dimostrare di saper vincere.

Tornando all’anno scorso credi che Sincero, un brano che prima delle polemiche stava andando molto bene, meritasse di più? Sia in classifica che poi fra il pubblico.
Secondo me la canzone era bella e la gente se ne è accorta, me lo scrivono ancora oggi. Non so se sarebbe diventata un tormentone o verrà riscoperta più avanti. A me interessa che la canzone sia bella, poi se la scoprono in una settimana o in dieci anni non dipende da me. Mi interessa fare dei risultati, sennò dopo tanti anni non sarei ancora qui, però non vivo solo per quelli. Lasciamo tempo al tempo. Dieci anni fa non mi sarei aspetto neanche che uscisse un cofanetto Platinum Collection di Bugo e invece è successo. L’importante è lavorare e prima o poi le cose arrivano.

Nell’anno appena trascorso, senza live, il mondo della musica ha provato spesso a far sentire la sua voce. Anche tu ti sei sentito trascurato dalle istituzioni?
Il governo non si è mai interessato alla musica popolare, ma è meglio così. Ma poi è così importante che lo faccia? Se il governo mi considera la mia musica è più importante? Ai tempi dei Beatles chi governava si interessavano a loro? La musica esiste anche senza la politica. Sono loro ad aver bisogno di noi, non il contrario. Tutta la gente ha bisogno di sentire musica, non solo Bugo, ma i propri musicisti preferiti. Non chiederò mai niente alla politica, non l’ho mai fatto. Sono vicino alla mia squadra, cerco di aiutarli perché è un periodo di enorme difficoltà, ma da qui a elemosinare non esiste. Non lo farò mai. Dovrebbe essere il compito dello Stato quello di amministrare il settore della cultura. Sono idealista? Può essere. Però vorrei vivere in un Paese che funziona, anche se io non vado a chiedere aiuto. Con la pandemia tutto è diventato eclatante, ma cosa ci aspettavamo, che arrivassero subito i ristori? Il sistema musica ha sempre resistito senza lo Stato e se un sostegno parte dalle istituzioni bene, sennò io vado avanti lo stesso.

Come vedi il mondo della musica post pandemia? Con più tecnologia o con un ritorno ai live?
Un ritorno ai live è quello che desidero. E credo che la gente avrà voglia di vedere concerti veri, non altre cazzate. Noi stiamo lavorando a questo e il nuovo progetto ripartirà in quinta con i live.

Intanto ti ripresenti a Sanremo con la canzone che si intitola E invece sì, che sembra un po’ ricalcare l’esclamazione di Vasco “io sono ancora qua”. È lì la chiave?
È una buona interpretazione. Ascolto molto cosa ne pensano gli altri, perché le canzoni non sono un saggio, quindi sono interpretabili. Spiegare troppo la canzone mi lascia un po’ perplesso. Il brano invita la gente, a cui parlo sempre, a continuare a credere in quello che ritiene importante senza farsi coinvolgere in sciocchezze o perdere la propria strada. È come quando hai un progetto assurdo e la gente ti dice che è impossibile, però tu ci credi e gli rispondi “e invece sì”. Se non avessi ragionato così, non credo sarei arrivato alla Universal con una canzone che si chiama Io mi rompo i coglioni.

Qual è la tua canzone preferita di Sanremo?
Vado al massimo di Vasco. Tutto il resto è stato passeggero, non ho più ritrovato una canzone così epocale, di cosi dirompenti non me ne vengono in mente. Per me quella rimane unica.

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