

Foto: Pak Bae per Rolling Stone US
Quando RM deve affrontare una crisi esistenziale, cosa che accade piuttosto spesso, pensa alle parole di Rainer Maria Rilke o ai testi di Tyler, the Creator. Il leader dei BTS ama quell’altro RM, lo scrittore e poeta, e continua a tornare su una poesia del 1905 intitolata Vai ai limiti del tuo desiderio: “Lascia che tutto ti accada: bellezza e terrore. Si deve sempre andare: nessun sentire è mai troppo lontano”. In altre parole, vai avanti per la tua strada.
Sdraiato su una branda coi capelli rasati, durante i 18 mesi d’insonnia del servizio militare obbligatorio, RM ascoltava Don Toliver, Playboi Carti, Dijon e Past Won’t Leave My Bed di Joji. Quando i testi gli riempivano la testa di troppe idee, metteva su della musica classica o dell’ambient. Era preso in particolare da Darling, I di Tyler e della frase del ritornello “per sempre è un tempo troppo lungo”. In realtà Tyler e Teezo Touchdown cantano di evitare a tutti i costi la monogamia, ma RM ne ha colto un significato più profondo. «Forse era il servizio militare che mi sembrava troppo lungo. Ripetevo quella frase in continuazione e il solo fatto di cantarla mi faceva stare meglio».

Foto: Pak Bae. Outfit. V: Jacket by Simone Rocha. Shirt by Ami. Pants by Maison Margiela. Jewelry by Celine and Cartier. SUGA: Jacket by Enfants Riches Déprimés. Shirt by SSSTEIN. Jewelry by Werkstatt München. JIN: Shirt by Rick Owens. Jewelry by Fred. JUNG KOOK: Outfit by Calvin Klein Collection. Bracelet by Werkstatt München. Watch by Hublot. RM: Outfit by Taekh. Shirt by Ann Demeulemeester. JIMIN: Jacket by John Lawrence Sullivan. Hoodie by Our Legacy. Pants and jewelry by Dior. J-HOPE: Jacket by Juun.J. Shirt by Post Archive Faction. Watch by Audemars Piguet. Rings by Louis Vuitton. Necklace by SCHO
Il periodo trascorso nell’esercito ne ha messo a dura prova la salute mentale, lasciandolo in quella che descrive come una «caverna» interiore. Ma nessun sentimento è per sempre e nemmeno il militare lo è. In un sabato senza sole di metà febbraio RM è a Seul con i sei compagni di band in un magazzino-studio nel quartier generale di Hybe, il colosso globale costruito in gran parte proprio grazie alle hit dei BTS. È una sorta di versione pop e non ostile della Morte Nera, scintillante e metallica, con gli addetti alla sicurezza che intercettano i visitatori con un’intensità che certe pop star americane possono solo sognarsi, mentre i dipendenti ai piani superiori ti sottopongono accordi di riservatezza. Persino i bagni sono protetti in modo futuristico, sorvegliati da porte scorrevoli elettroniche che richiedono tessere identificative sia per entrare che, per qualche motivo, uscire.
Chi può biasimarli visto che i BTS sono qui? Il minimo cambiamento nella percezione del successo della band può influenzare il prezzo delle azioni di Hybe, per non dire di peggio. È pressoché impossibile sopravvalutare l’importanza del gruppo per la città e il Paese che nel 2020 ha modificato le norme sul servizio militare obbligatorio proprio pensando ai BTS, anche se tutti e sette i membri si sono comunque arruolati. Se avete la fortuna di atterrare a Seul, vi basteranno pochi minuti per vedere V in canottiera su un cartellone pubblicitario lungo l’autostrada che promuove una marca di caffè locale. Al concerto gratuito che bloccherà la città i BTS arriveranno a piedi passando per King’s Road, facendo il percorso che per cinque secoli hanno fatto i monarchi.
Sei settimane prima dell’uscita di Arirang, il primo album di inediti in sei anni, RM sta di nuovo leggendo la sua poesia preferita (Jimin scarabocchiava altri versi di Rilke sul suo petto in un video del 2023: i BTS sono quel tipo di band). «Sono stressato e felice allo stesso tempo», dice RM. «È un continuo su e giù ogni volta, ogni notte». Indossa una giacca di pelle nera lucida sopra una maglietta nera, stivali pesanti e pantaloni parachute oversize che solo uno dei BTS può permettersi di indossare. Ha i capelli schiariti sulle punte, accuratamente spettinati, lo sguardo è attento, divertito, indagatore. All’inizio RM era destinato alla vita accademica ed è facile immaginarlo in un’altra linea temporale come un giovane professore molto popolare, presumibilmente con gli occhiali spessi che già indossa nel tempo libero.

RM. Foto: Pak Bae. Suit by John Lawrence Sullivan. Shirt by Goomheo. Shoes by Guidi
RM si fa molte domande. Negli ultimi anni se ne è fatte parecchie sul gruppo. Come dovrebbero suonare? Cosa dovrebbero rappresentare? Devono andare avanti? Sarebbe facile dire che Arirang è la risposta a tutti questi quesiti, ma RM è troppo sincero per dirlo. «Sono ancora confuso. Questo è ciò che abbiamo capito dopo il militare». Pensava che forse ci sarebbe stato «un consenso preciso e netto su una cosa in cui tutti ci possiamo identificare, ma non è andata così». Quindi il quadro è «ancora sfocato», ma «queste 14 canzoni potrebbero essere una risposta a chi si chiede: cosa saranno i BTS nel 2026?». In ogni caso, l’ansia rimane: «Vorrei fingere di essere ok, pronto e che tutto stia andando alla grande. Vorrei dire che non vedo l’ora, ma più di ogni altra cosa voglio essere onesto».
Tra il 2010 e il 2021 con tre pezzi cantati in inglese, Dynamite, Butter e Permission to Dance, i BTS sono arrivati a un livello di popolarità inedito in Corea del Sud o ovunque in Asia. Eppure una parte di RM sembra chiedersi se non sia al contrario il mondo che ha conquistato i BTS. In passato sono sempre stati coinvolti nella scrittura delle loro canzoni, mantenendo la stragrande maggioranza dei testi nella loro lingua, con brani più hip hop e aggressivi rispetto a quei tre pezzi disco-pop. «Non sapevo più chi eravamo», ha ammesso nel 2022, appena prima della lunga pausa per il militare e per i suoi brani solisti. «Non so che tipo di storia devo raccontare ora».
Più tardi, quello stesso anno, parlando con Pharrell Williams su Rolling Stone, RM è andato oltre: «Da piccolo ero solo un rapper che scriveva testi. I dieci anni col gruppo sono stati intensi. Devo fermarmi. Devo chiudere tutto e allontanarmi per un po’ e vedere come vanno le cose… A volte sono spaventato. E se non mi piacesse più la musica?». Pharrell gli ha detto che sono pensieri che poi passano e, facendo eco a Rilke, ha aggiunto: «Continua così». Più tardi, in un livestream per il quale si sarebbe poi scusato per l’eccessivo candore, RM ha ammesso che «ho pensato decine di migliaia di volte se non era meglio chiudere la band o metterla in pausa».
J-Hope, che rappresenta la spina dorsale emotiva della band, oltre ad essere un rapper dal talento eguagliato nel gruppo solo da Jimin, aveva dubbi simili. «Tutto questo amore e queste attenzioni sono una cosa positiva? Forse dovrei mollare tutto mentre tutti applaudono e mi acclamano. Mi sono chiesto se era quello che volevo. Dentro di me c’era una piccola fiamma che aveva dato origine a un incendio. Sentivo la pressione». Nel 2022 è diventato il primo membro dei BTS a pubblicare un vero e proprio album da solista, Jack in the Box, che poneva direttamente la domanda: spengo il fuoco o brucio più intensamente?
J-Hope ha scelto la seconda delle due cose, ma non era certo di avere avuto davvero la possibilità di scegliere: «Ho capito che probabilmente non è qualcosa che posso fermare. Sono molto sensibile alle persone che mi circondano e quindi devo chiedermi se sono in grado di gestire l’impatto emotivo che le mie decisioni avranno su così tanta gente. Alla fine, ho capito che mantenere viva la fiamma è ciò che desidero ed è la scelta che più rispecchia chi sono davvero».

Suga. Foto: Pak Bae. Jacket by Hyacyn Ny. Shirt by Lemaire
Il terzo rapper del gruppo, il celebrale, misterioso e carismatico Suga, non è nemmeno sicuro ci fosse qualcosa da chiedersi. «Non c’è modo che io possa conoscere i pensieri e i desideri degli altri, ma abbiamo tutti intrapreso una carriera solista perché in quel momento non potevamo lavorare come band. Prima di fare il militare sapevo che prima o poi saremmo tornati insieme. Capisco che possa essere sorprendente visto da fuori, ma per noi era ovvio. Non c’era altra scelta. Sarebbe successo, era scontato».
Alla fine RM ha deciso di dare il via libera ad Arirang, un trionfo sia artistico che commerciale, che ha venduto 641.000 copie solo negli Stati Uniti nella prima settimana ed è arrivato al numero uno delle classifiche di Apple Music in 115 Paesi. «Ho detto agli altri che se non ci fossimo messi alla prova, non ci sarebbe stato motivo per continuare come gruppo. Dobbiamo mostrare al mondo che ci siamo ancora e che continuiamo a fare cose diverse. A volte è complicato. Ma nonostante tutto, dobbiamo spingerci oltre i limiti, sempre di più, e non è mai abbastanza». Sorride da solo per l’energia che ci ha messo a dirlo.
Nell’ottobre del 2022 tutti e sette i membri dei BTS, vestiti con felpe viola con cappuccio, si sono presi per mano e hanno fatto un inchino sincronizzato mentre i fuochi d’artificio illuminavano il cielo sopra la città costiera di Busan. Mentre scendevano dal palco, V ha alzato un cartello plastificato con lo stesso messaggio in inglese e in coreano, tratto dal testo della canzone che avevano appena fatto: “Il meglio deve ancora venire”. Hanno salutato i fan cercando di sembrare allegri. Jimin si è attardato sul fronte del palco con gli occhi lucidi. Non si sarebbero più esibiti insieme per quattro anni.
Jin, il più vecchio dei sette coi suoi 33 anni, è affascinante e beffardo, e ha un’infondata sindrome dell’impostore riguardo al suo ruolo all’interno del gruppo. È stato il primo ad andare a militare subito dopo aver pubblicato il singolo synth pop Super-Tuna. In qualità di vice sergente istruttore, comprava cibo extra per i suoi soldati, che hanno finito per volergli un gran bene e hanno pianto quando ha finito il periodo di leva. Anche lui ha pianto alla cerimonia di congedo. Subito dopo ha portato la torcia olimpica alle Olimpiadi di Parigi, è stato protagonista di un programma di successo su Netflix e ha pubblicato due EP con i suoni rock, genere che apprezza soprattutto grazie alla passione di lunga data per i Coldplay.

Jin. Foto: Pak Bae. Jacket by Sonia Carrasco. Shirt by Ann Demeulemeester. Pants and shoes by Gucci
In tutto quel tempo voleva solo una cosa: tornare con la band. «Mi mancavano gli altri. Ho sempre pensato che non c’è motivo di fare musica fuori dal gruppo. La carriera da solista non è importante per me. Meglio cercare di fare qualcosa di diverso con gli altri, per non annoiare i fan. Non mi interessa recitare o cose del genere».
Nel 2023, dopo due mixtape pieni di canzoni confessionali, Suga ha pubblicato il suo primo album firmandolo come Agus D, il suo alter ego (è il nome Suga scritto al contrario più l’iniziale della crew della sua città natale, D-Town). In Amygdala rappa della malattia dei genitori e di altri traumi, dicendosi però liberato dal passato: “Ciò che non mi uccide mi rende più forte / ho iniziato a sbocciare come un fiore di loto”. A causa di un incidente in moto avvenuto nel 2022, non ha dovuto prestare servizio militare, sostituito da 21 mesi di servizio civile. «Dopo l’ultimo album non provavo più sentimenti negativi». Nel 2022 aveva confessato di non avere più idee per i testi: «Sto cercando di stressarmi di meno. Troverò sempre il modo di dire qualcosa, per poi ritrovarmi di nuovo senza idee. È un ciclo».
Prima di essere arruolato, a luglio 2022 J-Hope è stato headliner del Lollapalooza, primo artista sudcoreano ad avere quel ruolo in un grande festival americano. «Mi sentivo come impantanato, non riuscivo a esprimermi liberamente quanto volevo», spiega. «Desideravo rompere quegli schemi e mostrare al mondo il mio vero io con tutta la musica che volevo condividere. Ma, adesso che ho composto più musica mia e mi sono messo alla prova, non direi più che mi sento intrappolato. Mi chiedo: cosa posso creare ora che penso fuori dagli schemi?». Allo stesso tempo, si è ricordato della forza del suo gruppo: «Adesso che siamo di nuovo insieme, gli altri colmano le mie lacune. Ho capito che è per questo che siamo in sette».
Jung Kook è una popstar fatta e finita, eppure nonostante sia il più giovane (28 anni) dice con una certa umiltà che «non riesco a considerarmi una popstar, ma mi piace che le persone mi percepiscano così. Voglio continuare e far meglio, per potermi sentire così anch’io in futuro». Il suo singolo Seven, con Latto, è stata la quarta canzone più ascoltata su Spotify nel 2023. «Non mi ha messo in imbarazzo», spiega a proposito del testo esplicito del brano. Ma è dovuto intervenire RM per far si che il pezzo fosse approvato nonostante il nervosismo di alcuni dirigenti: «Ho detto all’etichetta: non cambiate nulla, è un adulto, può dire la parola con la F (il riferimento è al verso “I’ll be fuckin’ you right”, ndr)». Nell’esercito Jung Kook lavorava in cucina per dare da mangiare alle truppe sette giorni su sette. «Avevo bisogno di esibirmi. Volevo cantare! Non vedevo l’ora di andarmene e tornare a ballare. Pensavo solo a quello».

Jung Kook. Foto: Pak Bae. Jacket by Acne Studios. Shirts by Dries Van Noten and Acne Studios. Pants by Diesel
Jimin, la cui voce di seta e il magnetismo felino emergono anche in un gruppo pieno di personalità forti e di cantanti virtuosi, si è stupito del suo stesso successo come solista. Like Crazy è arrivata al numero uno della classifica mesi prima di Seven, trasformandolo nel primo artista coreano a raggiungere la vetta della Hot 100 americana. «Non me l’aspettavo, ma ho capito che ho ancora molta strada da fare». Si è arruolato nello stesso periodo di Jung Kook e nei primi giorni si sono trovati a prendere parte ad alcune esercitazioni insieme. Nel 2021 mi aveva raccontato che non riusciva ad immaginarsi senza il gruppo. «Non ho cambiato idea. I BTS sono ancora la mia priorità. Voglio essere un cantante migliore. I miei compagni sono fantastici, devo migliorare per non sfigurare».
V, il baritono e anima old school della band, nonché occasionalmente attore, ha scelto di sottrarsi alla corsa agli armamenti del pop, puntando invece su un R&B sensuale, venato di jazz, nel suo EP Layover. «Se non fosse uscito, credo che V come artista sarebbe rimasto bloccato nel ruolo di performer tra danza e canto, senza riuscire a mostrare le sfumature diverse che ha dentro». Aggiunge che prima o poi farà anche un album pop: «È comunque un genere che amo, su cui ho lavorato parecchio. Non so quando succederà, ma sento di doverlo e volerlo esplorare».
Durante la leva ha provato a mettere da parte la carriera musicale, usando quel tempo per resettarsi. «Mi sono allenato molto, ho letto parecchio, ho ascoltato tanta musica. È stato un modo per ricostruire corpo e mente». Oggi arriva a sollevare 105 chili alla panca piana, un peso che nella sua unità, piena di atleti, veniva considerato da principianti, ma che secondo lui lo rende comunque il più forte dei BTS. Ha letto Han Kang, la scrittrice sudcoreana premio Nobel, e il giallista giapponese Keigo Higashino. Si è perso nelle loro storie, immaginandosi nei panni dei personaggi. «Ero immerso completamente nella mia fantasia in quel periodo. Se è stato utile? Non ne sono sicuro».
In principio si vestivano di nero, portavano catene d’oro al collo e anche Jung Kook rappava. Il primo singolo No More Dream del 2013 aveva una linea di basso non dissimile da quella di Deep Cover di Dr. Dre & Snoop Dogg. Dalla canzone e dal video veniva fuori una versione dei BTS hip hop e quasi comica nella sua aggressività. Ma già in pezzi dello stesso anno come Coffee e Outro: Luv in Skool l’approccio è cambiato e i cantanti hanno guadagnato via via più spazio. Ai tempi della trilogia di hit in lingua inglese molti ascoltatori ignoravano le origini rap del gruppo, ma per il nuovo disco i BTS hanno voluto recuperare parte di quel vecchio sound, anche se in forma più matura. «Ci siamo messi insieme e abbiamo iniziato nel 2013», dice RM. L’album rappresenta «un nuovo inizio, ma è inconsciamente anche un ritorno ai primi tempi, a quella carica, all’energia di chi deve ancora dimostrare qualcosa al mondo».
Ha cambiato idea anche Jin, che ama le hit e non aveva alcun problema col periodo che va da Dynamite a Permission to Dance. «Non ero d’accordissimo con gli altri su questo punto. Visto che nella musica i risultati contano, consideravo le nostre hit come rappresentative di chi eravamo. Non tutti però la vedevano così. Dopo molte discussioni mi sono convinto del fatto che la migliore rappresentazione della nostra identità sia la musica che facevamo prima». Pdogg, producer legato da tempo a BigHit Music/Hybe, ha iniziato a lavorare con i BTS ben prima di No More Dream, pezzo che ha contribuito a scrivere e produrre. «Ho visto da vicino tutto il percorso di crescita dai primi giorni fino a oggi». È stato coinvolto parecchio anche nella lavorazione di Arirang dove, dice, «volevano una sensibilità hip hop. È vero che nel disco ci sono vari generi, ma resta comunque una radice hip hop».
A luglio 2025 i membri del gruppo tranne Jin, che era ancora in tour da solista, sono andati a vivere tutti insieme in una casa a Los Angeles. Hanno passato due mesi in studio lavorando sette o otto ore al giorno in quattro diverse stanze. In ognuna c’erano producer e autori. Diplo, che ha messo le mani su vari pezzi, ha suggerito la presenza di alcuni produttori e co-autori occidentali. Per Gia Lim, responsabile A&R della BigHit, le session sono servite «fondamentalmente a mettersi alle spalle il flusso di lavoro che usiamo di solito per concentrarsi sul dare un taglio globale e fresco all’identità dei BTS».

Jimin. Foto: Pak Bae. Outfit and jewelry by Dior
Uno dei collaboratori è il producer hip hop Mike WiLL Made-It, che ha dovuto abituarsi a fare musica durante l’orario d’ufficio. «In America non funziona così», racconta Mike, che ha legato coi membri del gruppo parlando di orologi. «Non ci facciamo problemi a restare in studio tutta la notte, ma lo capisco, il loro è un metodo di lavoro più efficiente». Ha apprezzato il fatto che si siano rivolti direttamente a lui e non a un imitatore. «Tanto di cappello ai BTS per essere andati direttamente alla fonte. Non parliamo nemmeno la stessa lingua, ma ci capivamo benissimo lavorando ai pezzi. Hanno cercato di cambiare e questo mi è piaciuto. Hanno scelto beat che non somigliano alle altre loro produzioni. Sono fuori dagli schemi, assolutamente originali».
Per la prima volta Pdogg è stato coinvolto in ogni fase della lavorazione di un album dei BTS, dalla scrittura al mastering. La differenza si sente. «L’identità di ogni membro è più marcata, è stato fatto un lavoro più ambizioso». Invece di cercare di fondere le sette voci in una sola, si è scelto di valorizzare le identità singole sviluppate nei lavori solisti: «Ci siamo focalizzati sul far emergere il carattere distintivo di ognuno». Anche nei BTS c’era chi si chiedeva se le esperienze soliste avrebbero cambiato la dinamica interna al gruppo. «Dato che tutti e sette abbiamo avuto carriere soliste e rafforzato il nostro ego», dice V, «pensavo che quando saremmo tornati a lavorare insieme avremmo avuto opinioni molto più forti. E invece, con mia grande sorpresa, hanno tutti mostrato grande apertura mentale, pur avendo approfondito il proprio carattere individuale. Ho imparato tantissimo da loro lavorando a questo album».
Il singolo Swim ha preso forma nella sua versione base durante le pre-session, settimane prima che i membri del gruppo arrivassero a Los Angeles. «Mi è sembrato un pezzo speciale fin dalla prima volta che l’ho ascoltato», dice Pdogg. «Ho sempre pensato che la cosa più cool che potevano fare era pubblicare un pezzo meno appariscente», dice il co-autore James Essien. «Cercare di rifare Dynamite sarebbe stata una mossa prevedibile». Ricorda di aver improvvisato la base del brano con l’autore e polistrumentista Tyler Spry dopo che Bang Si-Hyuk, presidente di Hybe, non era rimasto particolarmente impressionato da un altro pezzo che gli era stato presentato. «Bang non ha alzato un sopracciglio», ricorda Essien. «Allora abbiamo lavorato un’altra idea e la melodia è arrivata da sola. È tipo caduta dal cielo». Il gruppo ha esitato, era orientato verso un altro brano, ma RM ha detto a Essien che «questo è più sexy ed è quello di cui abbiamo bisogno adesso. Siamo più sexy, ci hanno decorati sotto le armi».
Lo spagnolo El Guincho, che ha lavorato come producer con gente che va da Rosalía a Charli XCX, ha fatto ascoltare alla band due beat nei primi dieci minuti in cui si sono visti. Hanno scelto di usarli entrambi, combinandoli per Hooligan, che sovrappone archi campionati da un film francese del 1962 e beat che danno l’impressione di coltelli che si scontrano. «Erano attratti dalle soluzioni estreme, non da quelle caute», racconta. «Tipo, “Fammi sentire la cosa più folle che hai per le mani”». È stato Jung Kook, ripensando alle radici rap, a ideare il concept di Hooligan. «Il flow mi è venuto subito dopo aver sentito la traccia. Non sapevo se alla fine sarebbe finita nel disco, ma è successo ed è stato pazzesco».
Mentre El Guincho modellava Hooligan, i membri del gruppo stavano già provando i passi di danza. Si è quindi ritrovato ad adattare i pattern di batteria alle loro mosse. «È quello che li rende diversi da qualsiasi altro artista con cui ho lavorato». A un certo punto Essien è entrato in una stanza dello studio dove un team stava strutturando le coreografie per canzoni non ancora finite. «Ho pensato: questa sì che è una macchina perfettamente oliata».

J-Hope. Foto: Pak Bae. Jacket and shoes by Louis Vuitton. Watch by Audemars Piguet
Per i produttori Suga era una specie di enigma. Entrava in una stanza, ascoltava, non diceva nulla, usciva, tornava giorni dopo. A volte prendeva una chitarra per accompagnare la musica. «Si vedeva che stava sentendo davvero la canzone, che stava cercando di capirla», dice El Guincho. J-Hope ha sorpreso tutti passando dalla sua nomale personalità solare al rap tosto, che un collaboratore paragona a quello di DMX. Jimin restava in silenzio per mezz’ora, ascoltando le idee dei produttori per poi intervenire con una take perfetta che incorporava tutti i feedback. Jung Kook ha lasciato tutti a bocca aperta per la facilità fuori dall’ordinario di cantare in un inglese perfetto. «Ho orecchio per questo genere di cose, ma alla fine è pur sempre una lingua straniera. Non voglio che i madrelingua mi sentano parlare e lo trovino sgradevole, o che lo detestino, e quindi ci ho lavorato parecchio».
V, invece, si è fatto avanti come autore, in particolare nella traccia che chiude l’album, l’eterea Into the Sun. È nata da una jam session con la band dal vivo. «Le cose non giravano bene», ricorda Pdogg. «Abbiamo deciso di rilassarci e divertirci un po’. V ha preso il microfono, io ero al basso Moog, [i produttori e co-autori] Tyler Johnson e Nitti erano uno alla batteria e l’altro alla chitarra». Suga ha scritto la parte rappata sulla terrazza della casa in cui stavano. «Non avrei mai immaginato di lavorare a una canzone in uno spazio aperto. Avevo solo un quaderno e una penna».
Quando Jin ha finito il tour solista, ha raggiunto gli altri in studio e ha scoperto che erano già state scritte più di 100 canzoni. «Temevo che i fan si annoiassero mentre gli altri facevano il militare e quindi ero lì a confortarli. E nel frattempo loro tiravano fuori tutti quei pezzi». È stato frustrante? «Sono un po’ dispiaciuto, ma nella vita non c’è solo presente, c’è il futuro. E poi, se avessi ragionato in mondo egoista e avessi fatto pressioni per aggiungere le mie canzoni, quest’intervista l’avremmo fatta fra tre mesi. I fan si sarebbero annoiati troppo in quel periodo?».
È stata un’idea di Bang Si-Hyuk e di Hybe quella di chiamare l’album Arirang, come l’antica canzone popolare coreana, profondamente malinconica, quasi sacra. Il gruppo ha sposato l’idea quasi subito ma, come si vede nel documentario su Netflix, ci sono state settimane di discussioni per decidere se includere o meno un campionamento della canzone in Body to Body. A parte quel momento, «non ci siamo proposti di evidenziare la “coreanità”», dice Pdogg. In ogni caso, il gruppo ha spinto per dare di nuovo priorità ai testi in coreano. Please è stata registrata in inglese, ma i BTS hanno insistito per riscriverla quasi completamente in coreano. Lim e il team A&R erano fiduciosi che «la musica sarebbe bastata a superare le barriere linguistiche».
L’album avrebbe potuto essere completamente diverso. «Ci sono stati parecchi conflitti su cosa includere e cosa no», confessa RM. A J-Hope piace ancora una canzone che è stata esclusa e che si intitola Like This, mentre Essien ricorda un pezzo chiamato Five Minutes che sembrava piacere a tutti. «Cosa succederà?», chiede Jimin. «Che fine faranno le altre canzoni che abbiamo scritto?». Suga ha la risposta: sono destinate a futuri progetti solisti. «Perché non usarle individualmente o qualcosa del genere? Resterebbero tra di noi, non le daremmo via».
I BTS hanno fatto la storia insieme, si sono separati, hanno fatto altra storia individualmente e sono riusciti a ritrovarsi. Saranno in tour fino a marzo 2027. È stato Jin a fare pressione per estendere l’itinerario di circa otto mesi. «All’inizio» racconta «non erano previste molte date. Il tour sarebbe durato solo tre o quattro mesi. Ho detto: siamo tornati e abbiamo promesso a tantissime persone che saremmo andati a trovarle, con questo tour non manterremmo la promessa».

V. Foto: Pak Bae. Jacket by BONBOM. Sweater by SSSTEIN. Pants by Maison Margiela
Al di là di questo, quali traguardi deve ancora tagliare il gruppo? Suga vorrebbe cambiare approccio. «Dovremmo divertirci di più. Un tempo eravamo fin troppo competitivi. Ho la sensazione che, nella corsa per raggiungere i nostri obiettivi, non ci importasse più di tanto della nostra salute fisica ed emotiva. Ora possiamo rilassarci un po’, soprattutto perché siamo tutti più grandi. Possiamo godercela di più». Per J-Hope «è già incredibile che siamo riusciti a tornare insieme e che stiamo ancora facendo musica in gruppo. Quando ci penso, gli obiettivi non contano più di tanto».
Durante le prove a febbraio, Jimin ha suggerito agli altri di tornare subito in studio appena finito il tour per registrare un altro album. A Suga è venuta un’idea alternativa. «Il tempo passa velocemente, le tendenze cambiano altrettanto in fretta. Mi chiedo se non dovremmo provare a pubblicare singoli per un po’. Abbiamo finito l’album, almeno la fase prima della registrazione, a settembre, ma ci sono voluti tutti questi mesi prima di farlo uscire. Quando lo abbiamo fatto non avevamo idea delle tendenze che ci sarebbero state a marzo o ad aprile, né di quali generi sarebbero stati popolari. Era complicato cercare di fare buona musica. Ecco perché forse faremo un singolo, forse un mini album, qualcosa del genere».
I membri del gruppo hanno preso nota del trionfo al Super Bowl di Bad Bunny, che ha cantato solo in spagnolo, e l’idea di seguirne l’esempio li affascina. «Ma non possiamo farlo se non ci invitano», dice Jimin, mentre Jin già immagina come potrebbe essere il loro show. RM è più cauto. «Chissà, se col passare del tempo e il cambio di mentalità… La gente in tutte le parti del mondo guarda Parasite, stanno succedendo grandi cose attorno alla cultura coreana, se ci sarà un’opportunità, la coglieremo».
Il leader del gruppo sa che i BTS hanno hater molto accaniti e si rivolge direttamente a loro in 2.0, una canzone prodotta da Mike WiLL Made-It. «Esistono davvero persone che a casa pregano: per favore, BTS, fallite, disgregatevi e sparite», dice RM. «Quindi diciamo: “Ok ragazzi, per due o tre anni siamo stati separati… ne sono passati tre, l’Army ci aspetta, il mondo ci aspetta, vi siete divertiti abbastanza”».
Quindi leggono ancora i commenti? «Mai!», risponde Suga.
«A volte», ammette RM, mentre gli altri scoppiano a ridere.
In un certo senso, 2.0 sembrano parlare anche ai competitor dei BTS, ma chi potrebbero essere mai, a questo punto? Forse icone globali del pop: Taylor Swift, Bruno Mars, Harry Styles. RM si irrigidisce. «Sono artisti più grandi di noi. Noi siamo più piccoli. Siamo solo una boy band che viene dalla Corea». Ed è l’unica cosa che ha detto durante la giornata che non sembra del tutto vera.

Foto: Pak Bae. V: Jacket by Simone Rocha. Shirt by Ami. Pants by Maison Margiela. Jewelry by Celine and Cartier. SUGA: Jacket by Enfants Riches Déprimés. Shirt by SSSTEIN. Jewelry by Werkstatt München. JIN: Shirt by Rick Owens. Jewelry by Fred. JUNG KOOK: Outfit by Calvin Klein Collection. Bracelet by Werkstatt München. Watch by Hublot. RM: Outfit by Rick Owens. Shoes by Guidi. Necklace by Werkstatt München JIMIN: Jacket by John Lawrence Sullivan. Hoodie by Our Legacy. Pants and jewelry by Dior. J-HOPE: Jacket by Juun.J. Shirt by Post Archive Faction. Watch by Audemars Piguet. Rings by Louis Vuitton. Necklace by SCHO
***
Photographs by Pak Bae
Styling by Yejin Kim
Hair by Hansom, Hwayeon, and Hyunwoo Lee
Makeup by Dareum Kim and Shinae
Set design by Yeabyul Jeon
Produced by Nuhana
Executive Producer Sooh Hwang
Producers Sebin Park and Kaly Ngo. Line producer: Cherry Lee
Digital Technician: Huijin Kim
Photographic Assistance: Soojung Oh, Minhyuk Lee, Minjun Kim, Jihyun Oh, Juwan Kang and Junhyung Yang
Set Design Team: Sohyun Won, Yunseon Choi, Junhyuk Sim
RS Video DoP Mike Beech
Camera Operators: Byeong Hwi Min, Churl Gwon, Hyunsuh Paik
DIT : Jiwoon Lee
Sound operator: Min Jae Lee
Production assistant: Seohyun Yoon
Da Rolling Stone US.