«Britney sapeva perfettamente cosa fare»: il duetto con Elton John raccontato da chi l’ha registrato | Rolling Stone Italia
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«Britney sapeva perfettamente cosa fare»: il duetto con Elton John raccontato da chi l’ha registrato

Il produttore Andrew Watt spiega com'è nata e com'è stata realizzata 'Hold Me Closer'. C'entrano la passione per 'Tiny Dancer', una linea di chitarra dimenticata, una tequila a Ibiza e certi vocalizzi improvvisati

Britney Spears con Elton John

Foto: Michael Kovac/Getty Images for EJAF

Andrew Watt ha conosciuto Britney Spears il giorno in cui la cantante ha inciso le sue parti del duetto con Elton John Hold Me Closer, la sua prima canzone da sei anni a questa parte. Il produttore le ha domandato quali fossero i suoi artisti preferiti e lei ha risposto: «Onestamente? Elton John. Tiny Dancer è uno dei miei pezzi preferiti. Ecco perché ho accettato».

La passione per Tiny Dancer emerge dalla rilettura da tre minuti della hit, a cui sono stati aggiunti un tempo disco, eco e tastiere dal suono caldo. Elton e Britney cantano su ottave diverse il testo del singolo del 1992 di John The One, mentre una linea di chitarra avviluppa le voci. Ci sono le improvvisazioni tipiche della popstar (un “baby” aggiunto qua e là) e melodie melismatiche. Spears sembra libera ed è precisamente ciò in cui speravano i fan dopo che, lo scorso anno, è stata affrancata dalla tutela a cui è stata sottoposta per anni. La canzone è diventata subito un successo ed è schizzata al numero uno nel Regno Unito, oltre a diventare un tormentone negli Stati Uniti.

«È decisamente fico cantare con uno degli uomini più speciali del nostro tempo… Elton John!!!», ha twittato la cantante. «Sono quasi sconvolta… è una cosa importantissima per me!!!». «Sono entusiasta per l’opportunità che ho avuto di lavorare con Britney Spears», ha detto John in un comunicato. «È un’icona, una delle più grandi popstar di tutti i tempi e in questo pezzo è fantastica. Le voglio molto bene e sono felice di ciò che abbiamo creato insieme».

L’idea di coinvolgere Spears è stata di John e di suo marito David Furnish. È venuta quando i due stavano valutando con quali artisti John avrebbe potuto collaborare dopo il successo del duetto con Dua Lipa Cold Heart. John aveva incontrato Spears alla notte degli Oscar del 2014, durante una festa per la sua fondazione che sostiene la lotta contro l’AIDS. Lei il giorno dopo aveva espresso su Twitter la sua passione per Tiny Dancer.

«Non era una cosa facile da realizzare visto che Britney aveva detto chiaramente di voler stare lontana dalla musica per un pezzo», spiega Watt. «Elton l’ha contattata, l’idea le è piaciuta e ha deciso di farlo». Il produttore (che ha incontrato John per la prima volta nel 2019, quando lui lavorava al duetto con Ozzy Osbourne in Ordinary Man) ha scelto Tiny Dancer non solo perché «è una delle mie canzoni preferite di sempre, ma è anche una delle più belle registrazioni/canzoni/ballad di tutti i tempi». Ma, soprattutto, voleva ascoltare le bobine multitraccia originali. Il coinvolgimento di Spears ha rappresentato la proverbiale ciliegina sulla torta, visto che condivide con lei passione e attenzione per i dettagli.

Nella testa di Watt, rielaborare il pezzo di 50 anni fa sarebbe stato istruttivo. «Mi dicevo: se verrà uno schifo, nessuno dovrà mai ascoltarlo», dice ridacchiando. Ha poi chiesto all’amico produttore Cirkut di lavorarci assieme e, a un certo punto, hanno scovato nei nastri una linea di chitarra hendrixiana suonata nell’originale da Caleb Quaye. Nemmeno Elton ne ricordava l’esistenza. «Ci ha detto: “Bella, l’avete aggiunta voi?”». L’hanno campionata e trasformata in un loop da 16 battute, hanno modificato il tempo e hanno dato al tutto un beat in quattro quarti, da dancefloor.

«Elton, con grande intelligenza, mi ha detto: “Non metterti così tanta pressione addosso”», racconta Watt. «“Mica è la nuova Tiny Dancer, è solo una nuova versione divertente del pezzo pensata perché la gente la ascolti mentre si fa un drink a Ibiza e ci balla sopra. Non è una cosa seria”. Ok, mi sono detto, vediamo allora di entrare nel mood: sono a Ibiza con una cazzo di tequila in mano, cosa vorrei ascoltare che sia comunque fedele allo stile di Elton John?”».

Andrew Watt dal vivo con la band di Eddie Vedder, gli Earthlings. Foto: Jeff Kravitz/FilmMagic

I due produttori hanno lavorato con la parte di chitarra, inserendo campionamenti dal primo duetto di Elton John premiato con un disco platino, Don’t Go Breaking My Heart, oltre a mettere in evidenza il refrain “Hold me closer, hold me closer” nella parte finale. A John è piaciuto talmente tanto che ha chiesto a Watt e Cirkut di farlo diventare il cuore del pezzo. Elton ha poi inciso alcune linee di piano nuove, aggiungendo qualche parte di Rhodes, duettando con se stesso a mezzo secolo di distanza e giocando con il testo di The One su una nuova melodia. Tutti sapevano che quando Spears avrebbe registrato le sue parti il pezzo sarebbe cambiato ancora.

«Britney ha esposto le sue idee», spiega Watt. «Voleva aumentare un po’ la velocità e l’abbiamo fatto. È una grandissima professionista della dance, capisce quella roba e sa perfettamente cosa funziona per lei». La cantante ha impiegato un solo giorno di lavoro nello studio di Watt per registrare tutto alla perfezione. «Sapeva esattamente quel che voleva fare», dice il produttore. «Aveva studiato a lungo il pezzo, conosceva tutte le parole, l’aveva fatto suo. È stato fantastico vederla così forte, è andata alla grandissima. Lei è incredibile nel disco e ha voluto partecipare attivamente fino al mixaggio finale».

Era la prima incisione in sei anni, ma l’ha affrontata con tranquillità. È arrivata in studio con il suo manager e marito pronta a mettersi subito al lavoro. L’unica cosa che l’ha messa leggermente in difficoltà è stata che lo studio di Watt è una stanza unica molto spaziosa, mentre lei era abituata a cantare in cabine isolate e poco illuminate. «Ok, dove mi metto per incidere?», ha chiesto. Watt le ha risposto: «Il microfono è lì, davanti a te». «Devo cantare qui?». «Sì, ma starò qui vicino, così possiamo comunicare». L’ha fatto e alla fine le è piaciuto. «Eravamo tutti assieme e questo ha reso tutto più divertente e vivo, è stata una cosa positiva».

Spears si è presa un bel po’ di tempo per scaldare la voce e ha chiesto di fare più riprese per ottenere una performance all’altezza dei suoi standard. «L’ha rifatta molte volte e senza che glielo si dovesse chiedere. Sa perfettamente quando una sua parte è buona». Per il finale le hanno fatto sentire la base più volte, per farla entrare nel mood; poi ha chiuso gli occhi e ha iniziato a giocare con le melodie. «Era totalmente libera e improvvisava sulla musica», ricorda Watt. «È da lì che sono nate tutte le sue improvvisazioni. Quei momenti sono totalmente suoi e riflettono la sua personalità». Watt e Cirkut poi hanno lavorato al mixaggio utilizzando frammenti di tutte le linee vocali da lei incise (Watt ha definito quelle registrazioni una «miniera di tesori») e li hanno amalgamati con le parti di John. Spears ha collaborato durante tutto il processo, dando spunti per perfezionare il pezzo.

Watt è entusiasta del falsetto di Spears (lo paragona al modo di cantare in Toxic) e del modo in cui la voce di lei si armonizza con quella di John. «Quel falsetto fa tanto Britney. Senza di lei non l’avremmo mai inserito. Mi piace come cantano in duetto e il modo in cui le loro voci funzionano assieme. Dopo che lei ha cantato quel ritornello, ho lanciato in aria le cuffie. Mi sono detto: wow, è come sentire Tiny Dancer cantata da Britney Spears. È semplicemente iconico, fantastico».

Tradotto da Rolling Stone US.