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Boyband a chi? L’intervista di Rolling Stone ai 5 Seconds of Summer

Con i 5SOS nella villa più figa della California, dove se la sono spassata alla grande. In vista di un tour appena passato anche da noi (per due date andate subito sold out)

5SOS - Foto Martin Schoeller per Rolling Stone

5SOS - Foto Martin Schoeller per Rolling Stone

Macchie di vino sulle assi del pavimento intorno alla piscina che si affaccia sullo Chateau des Fleurs, una villa da 100 milioni di dollari che è in vendita da quando è stata costruita, e l’Oceano Pacifico sullo sfondo. Il camino è circondato da bottiglie vuote.

«Dovrebbero svegliarsi a momenti», mi dice Zoe, l’assistente inglese della band, leggendo un libro mentre aspetta. Prova anche a mandare dei messaggi ai ragazzi, per non dover bussare alla porta delle loro camere. Non risponde nessuno. Alla fine, il frontman rubacuori della band, Luke Hemmings, scende in cucina ancora sfatto, con addosso solo una t-shirt e un paio di boxer neri. Il suo ciuffo di capelli biondi da folletto, che ha ispirato una certa quantità di tutorial su YouTube, è un vero disastro. Hemmings spalma avocado su una fetta di pane tostato. «Scusa se mi faccio vedere così in mutande, non mi sono ancora ripreso», dice, prima di trascinarsi di nuovo verso la sua camera.

5SOS - Foto Martin Schoeller per Rolling Stone

5SOS – Foto Martin Schoeller per Rolling Stone

Seratona

Seratona
Verso le cinque del pomeriggio, la casa comincia ad animarsi. Il bassista Calum Hood, che ha 19 anni ma sembra ancora il calciatore della squadra del liceo che era fino a pochi anni fa, compare in giardino con un bicchiere di Coca Cola in mano, le unghie dipinte di nero e un cappellino Billabong in testa. «Fammi mettere un po’ di bourbon in questo bicchiere», dice tornando in cucina.
Il chitarrista Michael Clifford gira in salotto, Hood gli sta alla larga. «È ancora in piena serata», commenta accendendosi una Camel. Alla fine Clifford si materializza, pallido e con la camicia completamente sbottonata, ma più fresco del previsto. «Cazzo, sono vivo!», esclama. «Scusa, ieri stavo letteralmente per morire».
Ieri i 5 Seconds of Summer si sono esibiti agli American Music Awards: «Una schifezza, era pieno di gente fasulla», dice Clifford. Anche Hemmings si lamenta: «Solo personaggi da Vine e celebrità di Internet. Una cosa che mi fa incazzare. Mi viene da dire: “Ma perché siete qui?». Dopo lo show, Clifford e Hemmings sono andati al party del loro amico Nick Jonas e poi si sono imbucati in quello di Justin Bieber nel loro locale preferito, il Nice Guy. Non hanno parlato con Bieber: «Credo che ci odi», dice Clifford. Si sono divertiti comunque: «Un bel casino, gente che ballava sui tavoli e cose del genere. Forse non dovrei dirlo, ma la musica della serata era il suo cd, che è andato in loop per due, forse tre ore». Clifford ha finito la serata a Beverly Hills nella casa di The Weeknd, dove c’era un party così esclusivo che un buttafuori era dedicato solo a sorvegliare la piscina.
È passato anche il batterista della band, Ashton Irwin, il più grande e forse il più responsabile di tutti, ma se n’è andato presto, dopo essersi ritrovato schiacciato contro un muro da Diddy e la sua crew che si facevano largo.

Le urla dei fan sono una cosa stressante, ma anche bellissima

Oggi sono probabilmente la band più sexy del mondo. Fino a qualche anno fa erano compagni di classe in un quartiere residenziale di Sidney che postavano su YouTube video delle loro cover di Justin Bieber e Bruno Mars, poi hanno attaccato gli strumenti all’amplificatore, hanno scelto un look un po’ più punk e nel 2013 sono partiti con gli One Direction per un tour di 63 date. Ora sono diventati la prima band della storia ad aver debuttato al n. 1 in classifica in America con i loro primi due album. Un viaggio epico lungo quattro anni immortalato in How Did We End Up Here?, il documentario che ripercorre la loro ascesa dal web a Wembley. Ogni cosa che postano viene ritwittata a velocità vertiginosa dalle loro fan adolescenti (circa 13mila retweet al minuto), sono al primo posto della classifiche di Tumblr e sono anche il soggetto di una serie di fiction create dai fan, che comprendono anche scene di bondage e travestimento. «Non leggo quelle cose», mi dice Hood, «mi fanno paura». A Las Vegas, un gruppo di 60 ragazze sono state arrestate mentre cercavano di entrare a un concerto dei 5SOS passando dall’impianto di areazione. «Le urla dei fan sono una cosa stressante, ma anche bellissima», dice Irwin.

Siete una boy band?
Nel gennaio dell’anno scorso la loro etichetta, la Capitol, ha affittato questa villa di Bel Air e li ha mandati a vivere lì per tre mesi con il compito di scrivere un nuovo album. «Un sogno che diventa realtà», dice Irwin. Il problema è che hanno finito prima del previsto: «Quindi adesso facciamo festa tutto il giorno», dice Hemmings. Sono appena usciti da un anno di promozione «implacabile», come dice Hemmings, in cui hanno fatto di tutto: hanno giocato a imitare versi di animali in un programma televisivo svedese, hanno provato a descrivere il loro nuovo disco usando solo degli emoticon. C’è solo una domanda che li fa incazzare: «Siete una boy band?».
«Il 75% della nostra vita è dedicata a dimostrare che siamo una vera band», dice Irwin, «stiamo diventando bravi. Non vogliamo essere solo un gruppo per ragazzine, vogliamo suonare per tutti. Questa è la nostra missione. Se ci sono riusciti i Beatles, i Rolling Stones e tutti gli altri allora possiamo farlo anche noi». C’è ancora molto da lavorare.
Il tour che hanno iniziato a febbraio li porterà in giro in tutto il mondo almeno fino alla fine dell’anno. Hanno passato gli ultimi quattro anni sempre insieme, e la tensione comincia a sentirsi. «Qualcuno ogni tanto sbrocca e dice cose che normalmente non direbbe», spiega Hood. Clifford sembra essere quello che se l’è passata peggio. Ha trascorso la maggior parte dell’anno chiuso in casa a giocare a Call of Duty, ma ultimamente ha cominciato a uscire parecchio. «Il punto è capire qual è la cosa che ti rende più felice. Per me questa settimana è fare festa». Tutti dicono che Clifford è quello più punk, il Sid Vicious della band – se Sid avesse cantato cover di All Time Low ed Ed Sheeran. Ha molti tatuaggi, orecchini di diamanti, il polso destro ricoperto di braccialetti neri, molti dei quali regalati dalle sue ammiratrici. Oggi i suoi capelli sono rossi. I fan tengono attentamente il conto delle sue decolorazioni e fanno anche delle classifiche online. «Ho creato un personaggio e adesso devo continuare ad alimentarlo», dice Clifford, «Parliamoci chiaro: gran parte del pop punk sono i capelli!».

Influencer
Mentre pranza in un ristorante di Beverly Hills, Hemmings tiene la mano della sua fidanzata Arzaylea, una brunetta di 21 anni con il piercing al naso e una maglietta con scritto: “Preferisco mangiare”. Si sono incontrati a un party tre mesi fa. «Una festa orribile», dice Hemmings. Lui però è rimasto colpito quando lei gli ha detto che la sua band preferita erano un gruppo emo dell’Arizona, i Maine. Alle tre del mattino l’ha invitata ad andare con lui nella villa dei 5SOS e da allora non si sono più separati. Ha provato a tenere la relazione segreta per qualche settimana, ma stasera sembra essersi arreso: «La cosa strana è che vuoi che sia segreto, ma allo stesso tempo non lo vuoi». Arzaylea è cresciuta tra Austin e New York, e ha frequentato l’Aveda Institute, una scuola di estetiste. «Ma ora non mi occupo di quello». E cosa fai? «Sono una influencer. Soprattutto posto foto in Rete, è facile». In un’intervista online qualcuno le ha chiesto: «Non hai un lavoro e non vai a scuola: non ti preoccupi del futuro?». «No», ha risposto. «I miei mi hanno lasciato dei soldi da parte». Arzaylea è diventata il nemico numero uno delle fan ossessionate da Hemmings. L’universo online dei 5SOS è pieno di teorie cospirazioniste su di lei. Dicono che lo stia usando perché è famoso, che ha 25 anni e non 21, che è un fantoccio nelle mani del management pagata per creare discordie e fare pubblicità alla band. “Mi odiate, ma non mi conoscete”, ha twitatto lei, “non ho bisogno di usare nessuno. Posso fare tutto da sola”.

College
Hemmings, Hood e Clifford si sono incontrati al Norwest Christian College, una scuola privata in un quartiere residenziale di Sydney, in cui gli studenti vanno in giro con la divisa e in cui “i professori usano la loro esperienza di cristiani per insegnare secondo i principi della Bibbia in ogni disciplina”, come si legge sulla pagina web dell’istituto. «Era molto rigida», dice Clifford. Hemmings si descrive come uno studente «terribilmente mediocre». Sua madre è insegnante di matematica e suo padre ha un’attività che si occupa di manutenzione delle piscine. Clifford e Hood si conoscevano già da piccoli, Hemmings invece è arrivato al Norwest a 12 anni.
«Lui era quello figo», dice Clifford, la cui famiglia gestisce un negozio di computer, «e faceva lo stronzo. Non ci piacevamo per niente». «Ero ciccione», dice Hemmings, «avevo ancora la voce da bambino. Michael era alto, magro e con dei capelli fantastici e quindi per me era: “Che si fotta”». Il loro insegnante di musica, Adam Day, ha detto che Clifford è sempre stato ambizioso: «Mi diceva sempre: “Un giorno sarò una superstar”», ricorda.

YouTube
È stato Hemmings però a fare sul serio per primo nel 2011, a 14 anni, postando su YouTube una cover della stucchevole Please Don’t Go di Mike Posner. Grazie al suo aspetto e al suo modo di esibirsi ancora incerto ma accattivante, ha fatto 40mila visualizzazioni in pochi mesi. A quel punto si sono aggiunti Clifford e Hood, che però faceva sul serio con il calcio al punto da andare in Brasile per frequentare un training camp. I tre si piazzano davanti alla webcamera, cantano Next to You di Chris Brown e Justin Bieber e fanno 600mila visualizzazioni.
«Avevano un’energia nervosa», dice il loro primo manager Adam Wilkinson, che li ha conosciuti nella primavera del 2011 durante una loro visita agli Studios 301 di Sydney. Nel dicembre dello stesso anno, i 5SOS hanno fatto il loro primo concerto all’Annandale Hotel di Sydney. Avevano bisogno di un batterista e hanno chiamato Irwin, che al tempo suonava in un gruppo pop acustico. Raccontano che nel locale c’erano solo 12 persone. «Ma su Internet ce n’erano molte di più. A nessuno fregava niente di dove fossimo, c’erano ragazzi in Norvegia e Svezia che ci guardavano e dicevano: “Che figo!”».

Costruzione pop
A quel punto Wilkinson mette giù un piano per trasformare nel giro di 12 mesi i 5SOS in una corazzata pop. Questa è la strategia che ha proposto alla band: «Musicalmente i 5SOS possono posizionarsi sul mercato occupando lo spazio tra One Direction e la boy band inglese McFly. Sono giovani, carini e alla mano, ma hanno anche un lato un po’ sfacciato e sanno suonare gli strumenti. Non hanno la possibilità di entrare nel territorio del pop punk, ma possono rimanere ai margini e intercettare la coda di quel mercato». «Loro avrebbero sempre voluto essere i Blink 182 o i Good Charlotte, ma sono il primo ad ammettere che non era un obiettivo raggiungibile», dice Wilkinson, «quindi abbiamo cercato di renderli più pop».
Nel maggio del 2012 la band va in tour per la prima volta, suonando in tre città australiane in club da 200 posti. I biglietti vanno esauriti in due minuti: «Questi ragazzi sono partiti da zero e in tre mesi hanno riempito date in posti dove le altre band impiegano anni per farsi notare». La scommessa si fa alta quando la band comincia ad attirare l’attenzione di Modest Management, la società londinese che gestisce gli One Direction. Arrivano in Inghilterra nel dicembre del 2011, un mese dopo il tweet di Louis Tomlinson degli One Direction che linkava su YouTube uno dei loro primi pezzi, Gotta Get Out: “Sono un fan di questa band già da un po’, seguiteli tutti”. Un appoggio così esplicito non è gratis. Secondo le indiscrezioni, gli One Direction hanno ottenuto in cambio una quota del 50% nella loro società a responsabilità limitata e una buona fetta del ricavato delle vendite della loro musica e del merchandise. Qualche mese dopo il tweet, gli One Direction hanno annunciato che i 5SOS avrebbero aperto per loro. Dopo una decina di concerti i 5SOS salgono da soli sul palco della O2 Arena di Londra e quando atterrano a Miami durante una tappa del tour trovano 200 ragazze che li aspettano in aeroporto.

Sesso, sesso, sesso
Hemmings ammette che hanno approfittato delle loro attenzioni. Nei primi tour erano ancora più scatenati, spesso dopo i concerti andavano a incontrare i fan nei bar. «Metti quattro ragazzi in un tour bus, li fai suonare prima nei posti piccoli e poi nelle arene e stai certo che ci sarà un sacco di sesso. Ci siamo divertiti», dice Hemmings. Anche con più di una ragazza a sera? «Non posso dirlo», sorride, «diciamo che le possibilità sono alte». Più ragazze nello stesso momento? Fa una risata diabolica e aggiunge: «Le possibilità sono infinite».
«Il punto è che ci sono ragazze che a scuola non mi avrebbero neanche guardato che vengono da me, mi dicono delle cose, mi passano il loro numero», dice Hood. «La mia reazione è: “Cazzo, sì!”. Sono diventato un po’ più temerario».
Nel 2014 è comparso in Rete un video che Hood ha mandato via Snapchat a una ragazza, in cui si riprende mentre si guarda allo specchio mostrando il pene. In realtà è successo molto tempo fa, lo si nota anche dal fatto che non ha tatuaggi: «Ma è stata una specie di benedizione, perché non può capitarmi ancora una cosa del genere», dice fumando nel portico della villa, «se dovesse venire fuori un’altra foto del mio cazzo la reazione sarebbe: “Oh! Ancora il suo cazzo”». Un video che gli ha fatto pubblicità: «Ora devo pensare al sex tape, ovviamente. Ci sto lavorando, pensavo di chiamare Pamela: “Hey, è un po’ che non ci sentiamo. Abbiamo bisogno di far parlare un po’ della mia band».

Salute mentale
La pecora nera dei 5SOS è Clifford. Lo è da sempre, da quando Irwin doveva andare a svegliarlo a casa per portarlo alle prove. È inaffidabile e il più incline a creare casini: lo scorso novembre, a una cerimonia di premiazione a Londra, dopo 10 secondi ha fatto un salto sbagliato, è caduto dal palco ed è finito nella buca dell’orchestra. «Mi sono distrutto un tallone». A giugno, alla Wembley Arena ha fatto di peggio: è finito in mezzo a un fuoco pirotecnico, i suoi capelli e la maglietta si sono incendiati e ha cominciato a rotolarsi sul palco. È stato portato all’ospedale senza conseguenze, ma ha passato attimi di terrore perché non riusciva ad aprire gli occhi. Ha anche interrotto un concerto nel Michigan per dire al pubblico: «Sto provando a mettere a posto la mia salute mentale. Nella pausa tra una canzone e l’altra, parlo con uno psichiatra». Dice di soffrire di «cali di autostima, solitudine, un po’ di depressione», e che prende troppe pillole per dormire. Ad Amsterdam ha toccato «il punto di non ritorno», ha telefonato al nuovo manager, Matt Emsel, e gli ha detto: «Non ce la faccio più, torno a casa. Sparisco per un mese o due». I fan hanno cominciato a incoraggiarlo su Twitter con l’hashtag #WeLoveYouMichael. «Sono diventato una specie di portavoce della salute mentale, capisci?». E non gli piace.
Quello che lo protegge di più è Irwin, preoccupato che i problemi del suo chitarrista «non diventino una stronzata in mano al marketing». Irwin era contento di vedere Clifford sorridere quando sua madre è passata a trovarlo durante il tour. «Michael adora stare a casa sua, con il suo fottuto computer sulle ginocchia. È lì che siamo andati a prenderlo ed è lì che lo riporteremo». Secondo Wilkinson, Irwing è così pronto ad aiutare il suo amico perché ha avuto un’infanzia difficile. Suo padre se n’è andato quando aveva 2 anni, lui ha aiutato la madre a crescere fratello e sorella, nati da un altro padre. Irwin è l’unico ad aver finito il college prima di partire per l’Inghilterra. Era un ottimo nuotatore e vicepresidente di classe e ha studiato recitazione. È stato difficile lasciare i suoi fratelli a Sydney, ma sapeva che era un’occasione da non perdere: «La mia vita era molto più stressante a casa. Ma non sono condizionato dal mio passato, ormai sono adulto». Si allena molto in palestra («Mi ispiro a gente come Sting e Springsteen, sono sempre in forma e sul palco sono eccezionali») e si preoccupa anche di stringere contatti con la gente che lavora dietro le quinte, per esempio i tecnici del suono con cui ha scambiato quattro chiacchiere dopo le prove agli American Music Awards: «Un giorno ti ritroverai alla posizione n. 60 in classifica e quelle sono le persone che ti potranno aiutare. È importante».

Scappare lontano
Non mancano i contrasti con Clifford, soprattutto sulla direzione artistica da prendere: «A volte mi dico: “Cazzo, perché litighiamo così tanto?”», dice Clifford. Lui tende a scrivere pezzi dark e duri come Jet Black Heart, Irwin è più commerciale. «Mi preoccupo per la mia band, lo faccio davvero», dice Irwin, «ogni tanto qualcuno avrà il cuore spezzato o sarà un po’ depresso o esagererà con le feste. Io voglio che riescano ad andare avanti, dobbiamo far funzionare questa cosa». Per ora sta funzionando. Nel 2016 hanno in programma di vivere in posti separati: Hemmings e Clifford vivranno in una casa, Hood e Irwin nell’altra: «Arriveremo a un’età in cui non riusciremo a stare insieme 24 ore su 24». Sembra però che si rendano conto che proprio l’essere una band li rende diversi da tutte le altre star al loro stesso livello. «Non esistono amici in questo fottuto mondo», dice Irwin. Nonostante le tensioni, i 5SOS andranno tutti insieme in vacanza in Indonesia: «Bisogna lavorare sulla relazione, come in una storia d’amore».
Il momento preferito di Clifford l’anno scorso non è avvenuto sul palco o mentre venivano inseguiti dai fan o quando il loro disco è andato al n.1. È stato a Milano, quando hanno chiesto di poter stare cinque minuti da soli senza il loro entourage. Hood si è calato dalla finestra della stanza d’albergo ed è scappato nel parcheggio. Gli altri gli sono andati dietro. «Ci dicevamo: “Cazzo, questo è lo scherzo più bello del mondo”», dice Clifford, «I nostri manager sono entrati nella stanza e sono impazziti: “Dove sono andati?” Ci hanno cercato in bagno, dappertutto: “Cazzo, sono scappati!”». «Dovevamo scappare», dice Clifford sorridendo, «dovevamo scappare lontano».

L’intervista è stata pubblicata in versione integrale su Rolling Stone di maggio.
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