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Bombole d’ossigeno e tip tap: Nils Lofgren racconta il nuovo album di Neil Young

Il chitarrista della E Street Band e dei Crazy Horse racconta le session di 'Colorado' che si sono svolte a 2667 metri sul livello del mare: niente prove, macchinari difettosi e un film a sorpresa

Nils Lofgren, storico chitarrista della E Street Band, oggi e negli anni '70 nei Crazy Horse

Foto: Tim Mosenfelder/Getty Images

Il concerto del 4 febbraio di Neil Young e dei Crazy Horse alla Centennial Concert Hall di Winnipeg era solo la settima data dopo il ritorno di Nils Lofgren nella band dopo cinque anni di assenza, ma qualcosa, quella sera, sembrava diverso a tutti i musicisti sul palco. «È stata una serata davvero speciale», dice Lofgren. «Alla fine Neil mi ha detto: “Mi sembra che dopo questi sette concerti la band si sia trasformata. Mi sembrava di suonare galleggiando, eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda”».

Nei mesi precedenti, Young aveva suonato una manciata di concerti da solo e ne aveva approfittato per presentare alcune nuove canzoni, tra cui la ballata ecologista Green Is Blue e la nostalgica Olden Days, ma non sapeva ancora come utilizzarle. «Ho scritto alcuni brani molto interessanti, credo», ha detto all’epoca. «Non so in che direzione sto andando. Vado e basta. Quando mi ritroverò al punto d’arrivo saprò riconoscerlo, ma al momento non ne ho idea».

Quel concerto magico con i Crazy Horse gli ha dato la chiarezza di cui aveva bisogno: voleva registrare un nuovo album con la sua band storica. «Mi ha detto: “Quella serata mi ha ispirato e ora sto scrivendo per i Crazy Horse”», racconta Lofgren. «Una cosa tira l’altra e alla fine ha continuato a lavorare a quelle canzoni».

Nelle settimane successive, la mail di Lofgren si è riempita di demo. «Arrivavano una o due per volta», dice. «Ogni volta Neil aggiungeva: “Ora abbiamo cinque canzoni”, oppure “Ora siamo a otto!”. Quando siamo arrivati a undici, ha detto: “Mi sa che abbiamo tra le mani un album. Possiamo incontrarci e passare un paio di settimane a registrare?».

Lofgren era determinato a contribuire al massimo delle sue possibilità, ma il timing non era ideale. Era l’inizio di aprile e mancavano poche settimane all’uscita del suo nuovo LP solista, Blue With Lou, e il tour l’avrebbe impegnato dall’inizio di maggio fino a giugno. «Neil mi ha detto: “So che non è il momento migliore, ma abbiamo undici demo e siamo entusiasti”», racconta Lofgren. «”Vorrei iniziare a lavorarci prima che la tua band arrivi in città e inizi a occuparti delle tue cose. Ti andrebbe di venire a Telluride?”».

Consapevole di dover fare tutto entro il 29 aprile, giorno in cui il suo batterista Andy Newmark sarebbe arrivato dall’Inghilterra per iniziare le prove del tour, Lofgren ha accettato di avventurarsi a Telluride, Colorado – dove Young vive con la moglie, l’attrice Daryl Hannah – per due settimane di registrazioni. «Io e Amy, mia moglie, avevamo appena perso il nostro cane Rain», dice Lofgren. «Eravamo all’inizio di un lutto che francamente non è ancora finito. Le session erano una bella distrazione».

Telluride è a un’altitudine di 2667 metri, e ci vuole tempo per abituarsi, quindi i Lofgren sono arrivati in città con qualche giorno d’anticipo, il 12 aprile, e si sono assicurati che la loro camera d’albergo fosse provvista di bombole d’ossigeno. Billy Talbot, il bassista dei Crazy Horse, sarebbe arrivato quella sera guidando da Zeona, in South Dakota, ma una tempesta l’ha bloccato a metà strada, così Lofgren ha avuto un giorno in più per abituarsi all’altitudine e passeggiare nella bella cittadina. La stagione sciistica era finita all’inizio del mese e tutti i turisti erano scomparsi. «Sembrava un villaggio fantasma», dice Lofgren. «Ma abbiamo incontrato alcuni cani randagi, ogni tanto venivano a farci visita».

I Talbot sono arrivati in città la sera del 16 aprile e tutta la band ha festeggiato con una cena a casa Young. I quattro musicisti (Young, Talbot, Lofgren e il batterista Ralph Molina) non vedevano l’ora di iniziare – la formazione non registrava insieme dai tempi delle session di Tonight’s the Night, 46 anni fa. «C’è ancora la sensazione di sollievo che si prova incontrando i vecchi amici del liceo», racconta Lofgren. «Abbiamo ricominciato esattamente dove ci eravamo fermati».

Quella sera, a cena, la band ha parlato delle demo che stavano per trasformare in canzoni fatte e finite. Lofgren ha detto che una canzone, Eternity, aveva un ritmo ticchettante che gli faceva venir voglia di ballare il tip tap. È un hobby che ha scoperto dieci anni fa, quando si è operato alle gambe e il basket, la sua passione di una vita, non era più un’opzione praticabile.

Quando il giorno successivo la band ha iniziato a lavorare nello Studio in the Clouds, appena fuori Telluride, Young ha detto al team di produzione che avrebbero iniziato con Eternity, e che il pezzo avrebbe avuto una parte di tip tap. «Non sapete che faccia ha fatto il fonico», dice Lofgren. «Neil li ha mandati al tappeto. Mi piace scherzarci su, dico che ci sono voluti 50 anni per registrare il mio tip tap su un disco di Neil Young, ma valeva la pena aspettare».

Eternity è una delle tanti canzoni tristi e riflessive dell’album. Le jam a base di chitarre distorte, il marchio di fabbrica dei Crazy Horse, non sono completamente assenti, ma decisamente meno centrali rispetto a quanto registrato in passato. «I Crazy Horse non sono costretti a suonare sempre grunge con due chitarre», dice Lofgren. «Alcune di queste canzoni sono dolci, hanno un’atmosfera diversa».

Foto: DH Lovelife

Detto questo, il gruppo ha trovato un modo per aggiungere ad alcune di quelle canzoni il marchio Crazy Horse. Il processo è iniziato con Olden Days, un brano doloroso e triste sul peso del passato che Young aveva presentato durante i concerti di inizio anno. Il piano originale prevedeva che Lofgren suonasse l’accordion e la chitarra acustica, ma prima della session ha visto Neil Young fermo vicino allo stand delle chitarre elettriche. «Poco prima di iniziare a registrare mi ha detto: “Perché non proviamo con queste e vediamo che succede?”», dice Lofgren. «La canzone ha subito preso un’atmosfera diversa, più simile allo stile Crazy Horse, ma non suonava forzata. Quel brano ha gettato le basi per il resto del lavoro». (Lo stesso è successo quando Lofgren e Young hanno aggiunto le chitarre elettriche a Green Is Blue e Rainbow of Colors, cambiando significativamente le versioni originali di quelle canzoni).

Quando Young ha mandato per la prima volta le canzoni via mail, ha chiesto alla band di imparare gli accordi, ma di non scrivere nient’altro. «Voleva che scoprissimo le canzoni insieme», dice Lofgren. «E non voleva che usassimo cuffie. L’obiettivo era guardarci, ascoltarci meglio. Non è sempre stato facile».

Il processo ha generato degli errori, ma a Young non interessava molto. «Se qualcosa era troppo rozzo mi permetteva di aggiustarlo in un secondo momento», dice Lofgren. «Ma è capitato che riascoltando dicesse: “No, questo passaggio è parte di quello che è successo, non correggiamolo”. A meno che non fosse qualcosa che distraesse troppo dalla canzone, abbiamo tenuto anche i passaggi più arrugginiti. È parte dell’esperienza e di quello che Neil voleva mostrare a tutti. E i Crazy Horse danno il meglio in questo contesto. È un’esperienza, è spontaneo».

Registrare questa spontaneità su nastro è stato enormemente complicato. Per riuscirci, Young e il suo team hanno portato in studio un banco Universal Audio 610 direttamente dalle session di Harvest del 1972 e l’hanno collegato alla strumentazione digitale. «C’erano due tecnologie opposte, nate a 70 anni di distanza l’una dall’altra, a registrare insieme», dice Lofgren. «Far parlare l’analogico e il digitale è stata una sfida notevole».

Il mix tecnologico ha causato diversi problemi tecnici e alcuni ritardi. «Serviva pazienza», dice Lofgren. «Suonavamo un brano e all’improvviso l’impianto si riempiva di feedback. Era frustrante, certo, soprattutto per Neil». Lo studio era pieno di telecamere che hanno immortalato le difficoltà tecniche e il caos che ne è conseguito. «Ero convinto che le riprese fossero fatte da un amico, magari Neil e Daryl volevano un video ricordo», dice Lofgren. «Dopo un po’ ho smesso di preoccuparmene e mi sono concentrato su quello che stavo facendo, cioè registrare un disco con dei vecchi amici».

Le session si sono concluse il 27 aprile e la band ha festeggiato con un listening party a casa di Young. «Neil ha detto: “Ragazzi, è un ottimo inizio”», dice Lofgren. «”Ho ottime sensazioni. Ad agosto, quando tornerò dai concerti in europa con i Promise of the Real, forse possiamo registrare ancora”». Non ci è voluto molto, però, perché Young cambiasse idea. «Ha iniziato a dirmi: “Non so, amico, forse siamo a posto così”», racconta. «Quelle session avevano un’immediatezza, una natura sorprendente. Credo che anche Neil fosse sorpreso, per questo ha deciso che l’album era finito».

La sorpresa successiva è arrivata poco dopo, quando Young ha detto a Lofgren che il video delle session si sarebbe trasformato in un documentario. Il film, intitolato Mountaintop, è stato proiettato in alcuni cinema americani il 22 ottobre. Abbiamo parlato con Lofgren la mattina stessa, e non aveva ancora visto il film. «È proprio una cosa da Neil», dice Lofgren. «Sono un po’ nervoso, ma non vedo l’ora di vederlo».

L’album si sarebbe dovuto intitolare Pink Moon, ma molti fan hanno detto a Young (attraverso il suo sito web) che il titolo era già stato usato da Nick Drake nel 1972. Per questo, qualche mese fa ha cambiato il titolo in Colorado. L’album è uscito il 25 ottobre e il gruppo era determinato a portarlo in tour, ma il 21 giugno lo storico manager del cantautore Elliot Roberts è morto, e tutto è cambiato.

«Neil era sicuro che avremmo suonato questo mese», dice Lofgren. «Ma Elliot era il cuore dell’organizzazione. È stata una perdita incalcolabile che non si aspettava nessuno. Neil mi ha detto: “Devo onorare queste date in Europa, ma poi dovrò fermarmi. Devo abituarmi a un mondo senza Elliot”».

Al momento non c’è niente di ufficiale, ma Lofgren spera che il tour si farà il prossimo anno. L’unico possibile problema è che Bruce Springsteen ha detto che intende tornare a suonare con la E Street Band nello stesso periodo. È una situazione che potrebbe mettere in difficoltà Lofgren, che dovrà scegliere tra i due cantautori, ma la cosa non lo preoccupa granché.

«In un mondo ideale farebbero organizzare tutto a me, così da suonare un sacco con entrambi i gruppi», dice. «Ma è una fantasia che non si realizzerà. Non c’è motivo di preoccuparsi. Al momento non ci sono biglietti da comprare per nessun concerto. E ho altre cose a cui pensare a casa. Due dei miei cani hanno problemi di salute, e sono molto preoccupato. Ma guarda, è fantastico che entrambe le band tornino a suonare. Sarei felice di vederle sul palco, e anche di partecipare».

Continua: «Senti, far suonare Neil Young con i Crazy Horse è sempre stata una grande idea. Bruce Springsteen con la E Street Band è un’altra grande idea. Ma finché non compri il biglietto… resta solo un’idea. Non ci sono piani. Nessuno ha prenotato l’albergo o l’aereo. Il mio lavoro, adesso, è prendermi cura della mia salute mentale e fisica così, se Dio lo vorrà, quando una delle band partirà in tour sarò in grado di farlo anche io».

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