Black Crowes: «’Shake Your Money Maker’ è il suono della nostra giovinezza» | Rolling Stone Italia
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Black Crowes: «’Shake Your Money Maker’ è il suono della nostra giovinezza»

Le session «senza un soldo per mangiare», l’influenza di Rod Stewart, la scena di Atlanta, i concerti con le risse da sedare. In attesa della ristampa, Chris Robinson racconta la storia del debutto del 1990 


I Black Crowes all'epoca di 'Shake Your Money Maker'

Foto: Ian Dickson/Redferns

I Black Crowes festeggeranno il trentennale del debutto del 1990 Shake Your Money Maker con una ristampa deluxe. Uscirà il 26 febbraio in vari formati, tra cui un’edizione super deluxe con brani inediti, demo, la registrazione di un concerto selvaggio dell’epoca – in cui a metà di una canzone il cantante Chris Robinson interrompe una rissa in platea.

Nel 2019, Chris e il fratello e chitarrista Rich Robinson hanno rimesso insieme i pezzi della loro relazione, notoriamente problematica, e hanno riformato i Black Crowes con nuovi musicisti e l’obiettivo di partire in tour nell’estate del 2020. La ristampa di Shake Your Money Maker sarebbe dovuta uscire in quel periodo, ma la pandemia li ha costretti a rinviare tutto.

«Che ironia, quella è un disco piuttosto sobrio», dice Chris Robinson delle session di Shake Your Money Maker, iniziate nel 1989 ad Atlanta con il produttore George Drakoulias. «Non avevamo i soldi neanche per una birra. Mangiavamo gli avanzi di George. Non c’era budget per il cibo, per l’erba, per niente. Tutto quello che avevamo l’abbiamo messo nel disco».

Oltre ai soldi, ai Black Crowes – che all’epoca comprendevano anche il batterista Steve Gorman, il bassista Johnny Colt e il chitarrista Jeff Cease – mancava l’esperienza. Per Chris era la prima volta dietro al microfono di uno studio, il fratello aveva solo due chitarre, condivideva l’amplificatore con Cease (che ora suona nella band di Eric Church). Gorman, invece, non aveva mai suonato con il metronomo.

«George ha dovuto limitare il nostro spirito indie punk. Diceva: possiamo provarla con il click? E noi: eh no, Joe Strummer non l’ha mai fatto!», ricorda Robinson. «Prendi Twice As Hard: l’abbiamo dovuta registrare 40 volte prima di farcela».

Quando ci sono riusciti, quel brano, così come Jealous Again, Seeing Things e una cover chiassosa di Hard to Handle di Otis Redding, ha riportato in vita l’energia primitiva del rock’n’roll. In un’era caratterizzata da band pop-metal sopra le righe, i Black Crowes spiccavano per la loro reinterpretazione roots e sudista dei Faces. Anche se all’epoca la loro conoscenza di Rod Stewart era limitata all’inno del periodo new wave Young Turks.

«Non pensavo granché a quelle cose. Ma [Drakoulias] è venuto da me e mi ha fatto ascoltare Miss Judy’s Farm. Mi ha fatto andare fuori di testa. Tutto iniziava ad avere senso… quando aveva un’anima ed era sincera, quella musica aveva un’elettricità particolare, mi ispirava».

L’influenza dei Faces è evidente in Charming Mess, uno degli inediti contenuti nella ristampa, una ballata da bar all’epoca esclusa dall’album. Robinson non ricorda nemmeno il motivo – «avevamo tanti altri pezzi forti, probabilmente non ne avevamo bisogno» – ma allude alla somiglianza con il materiale di Rod Stewart. «L’inizio somiglia di brutto a Hot Legs», dice. «Per fortuna Mr. Stewart ci ha permesso di pubblicarla dopo tutti questi anni».

Oltre a Charming Mess, la ristampa contiene una versione rimasterizzata dell’album, due cover – 30 Days in the Hole degli Humble Pie e Jealous Guy di John Lennon – e una versione demo di She Talks to Angels, registrata quando la band si chiamava Mr. Crowe’s Garden. La chicca, però, è il concerto del 1990 al Center Stage di Atlanta, che fotografa la band in piena ascesa.

«Avevamo appena venduto un milione di copie. Eravamo a casa con i nostri vecchi amici», dice Robinson. «Non eravamo certo la band più amata di Atlanta e il successo commerciale ci ha alienato le simpatie dagli altri gruppi. Ma tutti quelli della nostra scena, dai Drivin N Cryin ai Mary My Hope, avevano contratti con le major. Arrivare a quel livello è stato magico. Era la nostra giovinezza, amico».

Oltre alla ristampa, i Black Crowes hanno annunciato le nuove date del reunion tour. Si parte il 25 giugno a Tampa, in Florida, poi il resto degli Stati Uniti e anche l’Europa, in autunno. Robinson è convinto che succederà e che il pubblico risponderà alla chiamata.

«Il 2020 è stato un anno di merda per tutti, ma non credo che la gente abbia perso amore e devozione per la musica», dice. «Non si tratta dei Black Crowes. È la nostra industria, il nostro mondo, tutti i musicisti che conosco… siamo fermi in attesa di fare il nostro lavoro. E credo che per i fan sia lo stesso».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.