Betta Lemme non è più una “bambola” | Rolling Stone Italia
free as a feather

Betta Lemme non è più una “bambola”

Il successo con un singolo nel 2017, poi qualche altro pezzo e il silenzio durato anni. C'entrano contratti discografici firmati in fretta e l'impossibilità di decidere della sua carriera. Ma ora la popstar italo-canadese è tornata e ci presenta la nuova 'Dance Til Forever'

Betta Lemme non è più una “bambola”

Betta Lemme. Foto: Vladim Vilain

Era il 2017 quando una ragazza canadese di origine italiana che all’epoca viveva a New York diventava famosa in Europa con una canzone: Bambola. Un brano ispirato alla canzone omonima di Patty Pravo, cantato un po’ in inglese, un po’ in italiano e un po’ in francese. Fu un successo: 80 milioni di visualizzazioni per il video ufficiale, 20 milioni di stream su Spotify, passaggi in radio e Tv. Una canzone che possiamo dire sia scoppiata in mano a Betta, che prima di allora non si era nemmeno mai esibita davanti a un grande pubblico, figurarsi in televisione. Sarà un anno divertente: promo in giro per l’Europa, apparizioni in radio e in programmi televisivi. Passa qualche tempo, Betta pubblica un paio di altri singoli e poi di lei si perdono un po’ le tracce. L’ultimo EP pubblicato ufficialmente è di quattro anni fa, e «non doveva neanche essere un EP». Capiremo perché.

BETTA LEMME - BAMBOLA (Official Video)

Oggi però esce il nuovo brano, Dance Til Forever, che non è solo un singolo di comeback ma un brano che rappresenta una rinascita, una sorta di liberazione. C’entrano contratti sbagliati, l’impossibilità di pubblicare i propri brani e di decidere che cosa fare con le proprie canzoni. Una storia che abbiamo già sentito, e di cui sempre più spesso gli artisti decidono di parlare. Com’è non poter fare niente dopo che hai pubblicato il tuo singolo di maggior successo? Ce lo siamo fatti raccontare da lei, che nel nuovo pezzo si definisce free as a feather, “libera come una piuma”.

Questa volta si parte da Milano, dall’Italia, dove Bambola ha avuto successo ma anche Paese originario dei suoi genitori, appunto. La famiglia Lemme arriva un po’ da un piccolo paese del Molise, Agnone. «Ci fanno tutte le campane per le chiese», mi dice fiera, e dalla Calabria. Da lì i nonni sono partiti per il Canada, dove sia i suoi genitori che lei sono nati. «Con tutto l’amore che ho ricevuto qui è stato davvero speciale tornare con la mia prima uscita da indipendente».

È facile anche capire perché Bambola fosse ispirata da Patty Pravo: «In casa ascoltavo lei, Mina, Mia Martini, Nada. Ma pure Claudio Villa, se vogliamo andare indietro. Poi Dalida. Delle canzoni italiane amo l’eleganza delle melodie». Ma poi anche Rettore e Ricchi e Poveri (Ma non tutta la vita è una delle canzoni più gettonate sulle sue Instagram stories). Ma tornando a Dance Til Forever, di cui potete vedere il video qui sotto, Betta ci spiega perché è un pezzo importante: «È arrivato all’improvviso. Parla di quando, a volte, ci troviamo in situazioni sulle quali non abbiamo il controllo. C’è stato un momento in cui mi sentivo come se non fossi libera di dire e di esprimermi come avrei voluto. Fare musica era diventato solo stressante. Per me la cosa importante è sempre stata cercare una connessione con le persone, e a un certo punto mi hanno tolto la possibilità di farlo». Ed è proprio questo il messaggio del video, tra pagine contrattuali volanti e vecchi signori impettiti:

BETTA LEMME - DANCE TIL FOREVER (Official Video)

Per capire la storia bisogna andare a dopo il successo di Bambola: «Quel singolo era uscito con un accordo di licenza», racconta. «Quando è esplosa, abbiamo firmato qualcosa che ho scoperto col tempo mi impediva di controllare le mie canzoni, di sentirle suonare come avrei voluto. E difatti così è stato. Ero così fiera di quel brano, così orgogliosa di quello che avevo costruito. Avevo voglia di mostrare il mio DNA a tutti, ma sono finita dentro dinamiche che non mi hanno aiutata. Per le donne poi è anche più difficile, soprattutto se cerchi di dire la tua. È come essere in una gabbia, se sei chiuso lì dentro non puoi evolvere, ed è come se avessi delle piccole schegge di vetro dentro. Ero depressa, ansiosa, e questa situazione ha iniziato a riflettersi nel modo in cui mi rapportavo con le persone. Mi chiedevano “Quando esce il tuo prossimo brano?”, e io non sapevo che dire. “Anche se te lo dicessi, potrebbe cambiare tutto all’ultimo”, rispondevo. Non volevo essere disonesta, dire cose che poi non si sarebbero avverate. Ero triste, piangevo tutti i giorni».

Lo dice con un velo di tristezza negli occhi che però lascia subito spazio a uno dei suoi sorrisoni quando torna a parlare dei nuovi progetti. Ora quel periodo è finito, il tempo passa e i contratti, per fortuna, scadono. «Ho iniziato a togliermi quelle schegge di vetro, ho ritrovato il gusto di fare musica che avevo perso. Spesso penso a quello che era successo con Bambola: un’occasione bellissima che non è stata sfruttata al meglio. Ma le cose vanno avanti e ora sono super orgogliosa di quello che ho fatto, da indipendente, in Canada. Di aver fatto questo nuovo pezzo, questo nuovo video e tutte le altre canzoni che verranno. Sono felice».

Betta Lemme. Foto: Vladim Vilain

Per la sé stessa di qualche anno fa ora avrebbe un messaggio chiaro: «Le direi di fidarsi del proprio istinto, di quei piccoli sussurri che ci frenano quando qualcuno ci dice di fidarci a ogni costo. Ma anche che alla fine se ne esce, grazie agli amici, alle persone che credono in te. Le direi di non mollare. Cose come queste continuano ad accadere, e ora l’unica cosa a cui penso è che voglio pubblicare qualcosa di cui essere fiera, orgogliosa».

Come dicevamo all’inizio, di storie contrattuali come questa è piena la discografia. Senza sapere chi abbia ragione o chi no, sono molte le popstar che hanno raccontato esperienze legate a conflitti con etichette o chi per loro che hanno rallentato le loro carriere. Da Kesha, legata all’etichetta di Dr. Luke (che lei aveva accusato di abusi: è stato poi assolto), a Sky Ferreira, che ha affermato che il suo nuovo disco non è ancora uscito perché è considerata «un’artista difficile con cui lavorare». «Penso che però qualcosa stia cambiando», ci dice sorridente Betta. Una nuova fase inizia sicuramente oggi, e rimangono i ricordi delle tante cose divertenti che Bambola le ha permesso di fare. Come alcune esibizioni in Italia, quando per esempio le dissero che avrebbe dovuto suonare da Fabio Fazio e lei era a NYC e non aveva neanche un chitarrista. «È successo tutto così, velocemente. Ho trovato un chitarrista, ho comprato qualche vestito e sono partita». Poi qualche evento televisivo estivo stile Festivalbar: «A un certo punto mi son detta: “Provo a puntare il microfono verso il pubblico, magari qualcuno la canta”. Il pubblico la sapeva, è stato come un grande abbraccio».

Fino ad arrivare a The Voice of Italy. Un’esibizione che potremmo definire quantomeno impegnativa. Betta si ritrovò a cantare insieme ai finalisti del talent, ma non andò come previsto. «Mi sembrava che alcuni di loro parlassero la lingua che parlano in The Sims, soprattutto sulle parti francesi», scherza. «Ma, a parte questo, è stato davvero un delirio. Abbiamo fatto le prove più veloci di tutti i tempi. Io ero molto felice, appena arrivata mi sono seduta sulla sedia di Al Bano per fare una foto. Poi vado nel backstage, mi dicono che c’è un po’ di tempo. Intanto provo il mio abito: i pantaloni erano decisamente troppo corti. Dico vabbè, faccio un bel respiro. Inizio ad arricciarmi i capelli quando mi chiamano: “Betta, è ora!”. Corro sul palco. I concorrenti iniziano a cantare, devo dire che erano tutti molto bravi. Ognuno aveva il suo pezzettino da fare e poi però a un certo punto è successo che nessuno cantava più. Io li guardavo, loro mi guardavano. Io non volevo cantare pezzi che erano stati assegnati a loro, quindi guardavo il monitor: le parole erano scomparse. Fu un bel delirio, tutto questo in diretta Tv. Quando è finita ero incredula, ma non era ancora finita davvero. A quel punto il conduttore iniziò a chiacchierare con me e mi disse: “Ho saputo che ti piace Al Bano, vuoi cantare Felicità?”. Io sapevo un po’ la melodia ma non le parole, anche perché non parlo molto bene l’italiano. L’orchestra iniziò a suonare. Del monitor sempre nessuna traccia. Allora ho chiamato Al Bano che è salito sul palco con me, e per fortuna l’ha cantata lui».

Cinque minuti televisivi che potremmo definire hardcore. «Li ho vissuti come un disastro. Alla fine sono tornata nel mio camerino, ho chiuso la porta, mi sono seduta e ho iniziato a piangere fortissimo. Solo che poi mi sono resa conto che i camerini non avevano il soffitto, in pratica tutti mi hanno sentito piangere! Fuori dalla porta c’era Rovazzi, mi ricordo che quando sono uscita ci siamo fatti una foto insieme. Dopo ho pensato: la mia vita migliorerà dopo questa esperienza, niente riuscirà a mettermi così in imbarazzo in futuro, diventerò una potenza!». Un’esibizione che non ha voluto rivedere per anni. «L’ho vista per la prima volta a dicembre. Ho riso molto». Trauma superato. Intanto è il momento di pensare al nuovo singolo e al nuovo video, magari con qualche altra apparizione televisiva: The Voice Senior? Perché no: non c’è limite, per chi è free as a feather.

Altre notizie su:  betta lemme Dance Til Forever