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Bello Figo e l’arte di non prendersi sul serio

Abbiamo intervistato il "capo dello swag in Italia" che ci ha raccontato della mentalità degli hater, di sua mamma e degli insulti razzisti

Bello Figo, immagine via Facebook

Bello Figo, immagine via Facebook

Ha 21 anni, vive a Parma, e da qualche anno è diventato – almeno a detta sua – “il capo dello sswag in Italia”. Bello Figo è un ragazzo che si diverte, che ama farlo, e che “cazzeggiando” ha raggiunto una visibilità che neanche lui all’inizio poteva immaginare, tanto da essere coinvolto nel recente dibattito nato sulla scia dell’hype per il Referendum Costituzionale del 4 dicembre.

Abbiamo deciso di intervistarlo per dargli l’opportunità di rispondere, sia a chi lo insulta per il colore della pelle, sia a chi si sconvolge del suo successo e che considera il suo ‘non prendersi sul serio’ come un’offesa e un segnale della decadenza culturale del nostro paese.

Senza voler innalzare un altro, immotivato, polverone attorno alla sua figura, pare comunque doveroso far notare che affiancare il mondo della cultura a Bello Figo che dell’evidente ironia – e soprattutto dell’autoironia – ha fatto una carriera decisamente e volutamente lontana dai salotti, insomma, mettere dentro lo stesso recinto il suo swag e Massimo Cacciari, ci pare un po’ eccessivo.

Per chi voglia mettere da parte la bile e l’hating immotivato per un ‘successo’ costruito su rime un po’ così e video ancora più improvvisati, l’intervista completa sarà online mercoledì 7 su TIMmusic, con una selezione dei pezzi più SWAG del momento scelti da Bello Figo.

Quando hai iniziato a rappare?
Agli inizi del 2005, ho iniziato a scrivere qualcosa con i miei amici facendo freestyle sulle basi americane, all’inizio in inglese poi ci ho pensato su e ho detto “Cazzo, ormai sono in Italia quindi devo cercare di fare qualcosa anche in italiano”. Provandoci ci sono riuscito ma sempre swaggando.

Sei nato e cresciuto a Parma?
Arrivo dal Ghana, sono arrivato qui nel 2004 e ho iniziato subito a swaggare.

Qual è stato il pezzo che ti ha lanciato e che ti ha fatto capire che forse potevi provarci a portare avanti il sogno di diventare un rapper?
Il primo brano con cui, nella mia città, la gente ha iniziato a dirmi “spacca” è stato Negro Boy Swag nel 2011 poi, un anno dopo, c’è stato quello che mi ha lanciato in tutto il paese, Mi Faccio Una Sega, te lo ricordi?

E chi se lo dimentica…poi si è creato tutto un movimento, fra tutti quelli che rappavano insieme a te.
Da Mi Faccio Una Sega è nato uno stile, lo swag, cazzeggiare, e l’ho iniziato io da solo. Poi comunque c’erano anche altri, come Don Cappuccino che già all’inizio erano con me, anche John Osako. All’inizio ero solo io, ma è tutto nato perché doveva succedere. Una volta ho conosciuto un ragazzo che ha detto la cosa precisa “Secondo me ancora manca uno che canta così in Italia”, ed è per questo che la gente è arrivata a capire che questo è il futuro. Io che tappo sulle mie belle scarpe, pazzeggiando, swaggando.

Quando parli di quello che fai mi dici sempre cazzeggiare..quanto prendi sul serio di quello che fai?
Molti pensano che sono finto ma io canto ciò che vivo…Se io mi sveglio la mattina e mi faccio una sega allora canto Mi Faccio Una Sega, non posso star lì su una roba studiata, non posso cantare “Sono innamorato” perché non c’ho la ragazza e per questo mi faccio una sega. Canto quello che vivo, canto ciò che ho e ciò che vorrei avere, senza prendere mai le cose troppo sul serio.

Credi che la tua musica venga capita?
A volte non è capita apposta, solo perché fatta da me, ma a volte c’è gente ancora con la mentalità chiusa che per loro la musica non va fatta così, ma va fatta seriamente parlando di cose seria. Secondo me si possono dare emozioni, un sorriso, anche dicendo cazzate…come fanno gli americani. La mia idea è questa.

Che tipo di rapporto hai con gli altri rapper italiani?
Io ascolto solo roba americana, in italiano ascolto solo la mia musica. Se li conosco è perché qualcuno mi nomina ma non ho avuto modo e tempo di ascoltarli, perché proprio non mi interessa.

E invece, fra gli artisti americani, chi ascolti di più al momento?
Vabbè Lil Uzi ovviamente, ho passato tutta l’estate con Lil Uzi

Uno dei personaggi principali della scena americana è Young Thug, anche molti lo criticano per il suo modo di rappare che a volte non è così chiaro, lo accusano di non pronunciare bene le parole.
È come quando ho iniziato io, quando dicevo “Tutto bello tutto fresho”, la gente si chiedeva che cazzo vuol dire “Tutto bello tutto fresho”. Però, soprattutto gli americani, ci arrivano di più a questo modo di rappare, perché non ascoltano solo quello che dicono le parole, ma come lo si dice sulla base, come va la canzone…Prima o poi ci arriveranno anche qui.

Tu stai facendo questa cosa da tanti anni, non ti è mai venuta voglia di fare un disco vero e proprio, con delle basi tue, di fare un upgrade rispetto a quello che fai attualmente?
Nel 2012 ho fatto uscire un disco con un’etichetta che è andato malissimo perché la produzione secondo me faceva schifo, ho avuto anche casini con il nome di un marchio molto importante e quindi è stato ritirato. Io vado molto a sensazione: robe serie si ma solo se la produzione mi gasa, se riesco a esprimere me stesso, se riesco a unire la roba seria al cazzeggio che faccio io, l’importante è che la roba che butto fuori sia quello che voglio. Fino ad ora, tra tutti quelli che mi hanno contattato, non sono mai riuscito a esprimermi come volevo, quindi ho deciso di non lavorarci.

Come pensi di far crescere il tuo brand, di continuare con la tua carriera?
Fino a ora non ho mai programmato niente anche perché, di tutto quello che è successo, non mi sono reso bene conto neanche io. Penso di continuare a essere sempre me stesso e quello che viene poi viene; faccio così quasi da 5 anni e quando ho iniziato molti dicevano fra 1 o 2 anni nessuno si ricorderà neanche il suo nome. Io sono sempre me stesso, poi quello che succede succede, non mi va di programmare niente.

Sei a Milano perché questa sera farai un live. Che tipo di situazione si crea a un tuo concerto?
Bordello!! Non hai visto i video? “Con Tonnooohhh”…tutta la gente che canta…e il bello è quello, che i testi sono semplici da cantare. Molti dicono che è una serata da ignoranza, molti invece cercano sempre di giustificarsi perché vengono a una mia serata. Io dico vieni, ti diverti, e basta. Sempre bordello, sempre divertimento, infatti stasera se vieni vedrai….

Sul palco sei tu da solo e c’è qualcuno che ti accompagna?
Di solito c’è gente che canta con me, Don Capucino robe varie così…Quando non possono faccio da solo non è un problema.

La tua famiglia come ha reagito a tutto quello che ti sta succedendo?
All’inizio non sapevano niente perché comunque io sono un tipo molto chiuso…Mi chiudo in camera e faccio tutto da solo. Dopo è arrivata voce a mia mamma “Guarda che tuo figlio canta, sta diventando famoso”, infatti è venuta da me e mi ha chiesto se cantavo e io ho risposto “Si, da un po’”, poi mi ha chiesto di farle sentire qualche pezzo ma le ho fatto ascoltare quelli più leggeri tipo Al Pranzo o iPhone 6 Plus. Ormai la mia famiglia sa che faccio sta cosa e sono contenti, mia mamma vuole venire ai concerti ma ancora non l’ho ancora portata…troppo bordello.

Cosa deve avere una canzone per piacerti, oltre allo swag, ovviamente?
Il ritmo, deve essere ballabile. Poi la melodia e la bella voce di quello che canta.

Come recuperi le basi che usi nei tuoi pezzi?
Su Internet. Ci sono dei ragazzi americani che fanno i remake delle tracce, li mettono su un sito. Così puoi scaricarle! Alcune le fanno anche pagare, ma se cerchi on line le trovi tutte

Una delle ultime tracce che hai fatto è quella del referendum. E tu sei sicuro che voterai “Sì”. Hai già scelto…
Io sto sempre con Matteo Renzi, in ogni caso. Già nel 2014 gli avevo dedicato una canzone ancora prima del referendum. Se lui dice vota “No”, io mi fido e voto “No”. Se lo dice lui allora va bene.

Hai un circolo di persone che ti aiutano quando fai le tracce? Che magari giudicano quello che fai prima di pubblicarlo...
L’unico circolo che ho è la mia testa! Faccio la canzone e la butto fuori: è il meglio del mio personaggio. È andata sempre così.

C’è una traccia che è andata peggio delle aspettative?
Troppo figo per camminare. Mi aspettavo di più da quella, ma già sapevo che quando vado un po’ fuori dal personaggio il mio pubblico non mi appoggia. Lo fa di più quando dico che mi faccio una sega: sia per l’argomento, sia per come lo dico. È una cosa che ho capito subito.

C’è una ricetta quindi?
Sì, è una linea retta: non devo sbagliare, se sbaglio non si divertono più.

Hai detto che ti piace tanto Justin Bieber che da poco ha suonato vicino a casa tua. Sei andato a vederlo?
No, non mi piace stare in mezzo alla gente. A meno che non mi invita lui, non vado ai suoi concerti. Mi piacerebbe vederlo ma solo nel backstage, mi piacerebbe conoscerlo, parlargli, altrimenti non ha senso.

Lui è uno di quelli che ha avuto più hater di tutti… Come giudichi questo fenomeno?
È normale! Se li ha Bieber è normale che ce li abbiano tutti. Loro fanno una parte, la fanno molto bene. Ognuno ha un ruolo.

Ti interessa quello che dicono?
Faccio questo dal 2012, mi sarei fermato subito se avessi ascoltato quello che dicevano. È il loro ruolo. Loro fanno bene quello, e io faccio il mio.

Ti caricano, anche?
A volte sì! Ti dà quella spinta in più… Ti porta a dimostrare qualcosa. A volte ci sta anche fare qualcosa, anche per farli incazzare

Ascolti altra musica che non sia rap?
Se è una hit HIT sì, altrimenti no. Come Let it go che ho usato per Al pranzo: è bellissima, non puoi non ascoltarla.

E come le scopri? Magari guardi film o serie…
Film no, proprio no. Se fanno ridere, le serie sì. Guardavo sempre Disney Channel, ad esempio…

Dove ti vedi tra dieci anni? Avrai ancora lo stesso nome?
Beh, l’avevo cambiato per dei motivi gravissimi. Ora terrò questo nome. Mi vedo sempre qui, comunque, a meno che non succeda qualche cambiamento. Vorrei continuare con il mio stile, con qualcosa di buono e vorrei che la mia roba funzionasse. Altrimenti tanto vale che me ne sto per conto mio.

Di recente sei stato preso a male parole dai tuoi colleghi della Dark Polo Gang cui, durante un video postato su Instagram, è partito un insulto razzista nei tuoi confronti. Cosa ne pensi?
Le parole della Dark Polo Gang non mi hanno offeso. Sono cose che sento tutti i giorni, anche nei commenti. Ci sono abituato

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