Bella Poarch, la popstar del futuro viene da TikTok (e dall’esercito) | Rolling Stone Italia
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Bella Poarch, la popstar del futuro viene da TikTok (e dall’esercito)

Si è messa alle spalle un’infanzia difficile arruolandosi in Marina. È diventata una creator "virale" e ora mira a conquistare il mondo della musica. Ha vinto la diffidenza dei discografici: ora convincerà anche il pubblico?

Illustrazione: Eman Casallos per Rolling Stone US

Stamattina Bella Poarch ha avuto un attacco di panico. È successo mentre legava i capelli neri in una coda alta e sistemava il trucco per il nostro appuntamento fissato per le 9 del mattino. A quel punto non era più tanto sicura di uscire di casa – sta nell’East Side di Los Angeles, dove abita con il gatto PeePee e il bulldog francese PooPoo. Anzi, era certa che sarebbe rimasta lì. E invece eccola seduta sul divano di fronte a me in uno studio a Culver City la venticinquenne ex militare della marina che è diventata prima creator ipervirale – il suo lip-sync su un verso di M to the B (Soph Aspin Send) di Millie B, uscito ad agosto 2020, è ancora il contenuto TikTok più visto di sempre, con più di 56 milioni di like – e ora aspirante popstar.

Anche se sui social è una goth sempre pronta alla battaglia, di persona è timida. Il disagio che le provoca il suo successo è palpabile. Tuttavia, come ha fatto per tutta la vita, ha messo da parte ansia e paura («Pensavo: ce la posso fare») per arrivare dove voleva.

Per le star dei social, il passaggio dall’anonimato al successo è particolarmente strano. Una giorno suoni l’ukulele in cameretta, ripresa dalla fotocamera del telefono (come faceva Poarch) e il giorno dopo hai milioni di follower (nel suo caso, più di 88). Di solito, il lavoro del creator è spesso piuttosto solitario, non richiede collaboratori o autografi da firmare a schiere di fan urlanti. Quando però diventi famoso quanto Poarch, capita di ritrovarsi a interagire con un sacco di sconosciuti.

«Incontrare tante persone nuove può essere… troppo», dice Poarch con voce fanciullesca e fare timido. «È il problema che sto affrontando adesso».

Era altrettanto timida quando ha incontrato per la prima volta il produttore Sub Urban, un altro artista di casa Warner esploso su TikTok. Quella volta, dice, non ha «parlato per niente», ma in qualche modo ha superato anche quell’attacco di nervi. Insieme, i due hanno scritto Build a Bitch, il suo primo singolo che è arrivato nelle classifiche di tutto il mondo e al 56° posto nella Hot 100 di Billboard. Nelle 24 ore successive al debutto, a maggio, era il video più visto su YouTube, con 10 milioni di visualizzazioni.

Il successo di Build a Bitch ha sorpreso tutti quelli che consideravano Poarch nient’altro che una ragazza carina che fa lip-sync. Appariva sicura, divertente, cupa e stramba. Il video aveva effetti speciali degni di un filmone e conteneva cameo di altri creator come Bretman Rock e Mia Khalifa. Per ogni nuovo fan conquistato, arrivava uno scettico convinto che Poarch non sarebbe mai diventata una vera artista.

«Perché fai musica? Sai fare solo le faccette», racconta dei commenti negativi che leggeva online. «Mi odiavano perché avevo deciso di fare musica dopo essere diventata famosa sui social».

Le critiche non l’hanno fermata. Poarch è al lavoro al suo EP di debutto, in uscita quest’anno, che conterrà canzoni scritte con Sub Urban e con la nuova amica Grimes, che l’ha definita «super hardcore». Per una che ha vissuto un’infanzia difficile, l’esperienza nell’esercito e poi il successo globale, la sua reazione alle critiche è un altro esempio della sua capacità di superare gli ostacoli e ribaltare ogni pronostico.

TikTok è pieno di aspiranti attori, ballerini e gente che condivide di tutto di più. Quando Poarch ha iniziato a usarlo, nel pieno dell’estate-Covid del 2020, i suoi contenuti non rientravano in nessuna di queste categorie. Anzi, erano incredibilmente semplici. Sfruttando la funzione Face Zoom della app, creava video con lip-sync minimali pieni di espressioni cartoonesche prese da videogiochi e anime (guardate il sorrisetto che punteggia M to the B). Interpretare un personaggio le dava conforto, una tecnica di fuga che ha perfezionato per tutta la vita.

Nata nelle Filippine, Poarch ha vissuto con la nonna fino ai 3 anni di età. È stata poi adottata da un ex militare bianco americano e dalla moglie filippina. Si è ritrovata così con due sorelle e un fratello, anche loro adottati.

Come ha detto l’anno scorso nel podcast H3, quando aveva 7 anni la vita nella fattoria di famiglia ha iniziato a complicarsi. Il padre di Poarch era duro sia con lei che col fratello, il più giovane della famiglia. Dovevano svegliarsi alle tre o quattro del mattino per come pulire gli escrementi degli animali (le altre sorelle erano esentate dal farlo). Spesso non era loro permesso fare la doccia prima di andare a scuola e perciò i compagni di classe li bullizzavano. Se il lavoro in fattoria non rispettava gli standard del padre, lui le proibiva di mangiare e a volte la picchiava. E intanto la madre restava zitta.

A scuola Poarch ha trovato un modo per esprimersi. Di nascosto dai genitori, ogni mese partecipava a un talent show. E ogni mese vinceva. «Ho tipo 36 medaglie d’oro», dice con orgoglio. Tutte queste vittorie sono arrivate grazie alla sua versione di Listen di Beyoncé, la canzone del film Dreamgirls, che è anche la storia di una ragazza che si libera da un marito oppressivo. È ancora il suo pezzo preferito quando canta al karaoke.

Poarch si è arruolata in Marina a 17 anni, è stata in missione in Giappone e alle Hawaii, è stata congedata a 23 anni. «È un’esperienza che mi ha aiutata a spingermi al limite». Foto per gentile concessione di Bella Poarch

Quando lei aveva 13 anni, la famiglia si è trasferita negli Stati Uniti, a Fresno, California (non le sorelle, che sono rimaste nelle Filippine). Lì gli abusi del padre sono diminuiti, ma a 17 anni se n’è andata sempre. Si è arruolata in Marina, come il fratello qualche anno prima. Stranamente, ha trovato la libertà in Virginia, sede del primo addestramento. È vero che doveva seguire una certa disciplina, ma nei giorni liberi poteva fare tutto le cose divertenti che a casa erano vietate, come andare al centro commerciale o giochicchiare col make-up. «Era bel cambiamento», ricorda. «Ho scoperto più cose su me stessa».

Mentre era all’accademia di aviazione a Pensacola, Florida, Poarch si è fatta il primo tatuaggio, un piccolo cuore. Ora è piena di tatuaggi, alcuni dei quali le sono serviti per nascondere le cicatrici della sua infanzia. Il suo preferito è sulla schiena, sono due ali con al centro una nave, un tributo al periodo in cui era addetta agli armamenti dell’aviazione.

«Ero la più minuta», racconta. «Il mio lavoro era prendere grosse mitragliatrici da 35 chili, portarle sugli elicotteri e fare la manutenzione. Mi prendevano in giro perché ero piccolina, ma quel lavoro mi ha aiutata a sfidare i miei limiti. Mi ha insegnato che potevo fare quello che volevo, che potevo superare un sacco di ostacoli».

Dopo il congedo dall’esercito, Poarch si è trasferita alle Hawaii. All’inizio del 2020 è entrata su TikTok per la prima volta. Pochi mesi dopo, mentre il suo video di M to the B ha iniziato a diventare virale, aveva già firmato per una società di management in cerca di content creators promettenti e non bianchi. Si è trasferita a Los Angeles nel bel mezzo del successo virale per poi decidere di voler provare con la musica. Durante gli incontri con le etichette in molti le hanno riso in faccia, racconta Aryan Mahyar, uno dei suoi manager. Hanno smesso di farlo quando ha mostrato un video in cui cantava un pezzo di Shiloh Dynasty, un artista lo-fi, e suonava l’ukulele. «È così che hanno iniziato a credere in me», dice.

Foto: Stefanie Keenan/Getty Images for LACMA

Prima dell’uscita di Build a Bitch, però, Poarch ha dovuto combattere un’altra battaglia. Era diventata una dei tanti creator che volevano passare alla musica, come Dixie D’Amelio, Addison Rae e Bryce Hall. E tutti faticavano a trovare un pubblico fuori dalla piattaforma. «Dicevano continuamente che i tiktoker non hanno talento», dice Mahyar. Poarch era pronta per affrontare anche questa sfida. «Credo che la cosa l’abbia incoraggiata, l’ha presa come un’opportunità».

Le due nuove canzoni che mi ha fatto ascoltare dimostrano che ha preso quella sfida sul serio. Ricordano lo stile di Melanie Martinez, doll-core maledetto, pieno di rumori inquietanti che fanno da contrappeso alla sua voce dolce e gentile. Lei descrive il suo sound come dark pop, mentre i testi sono scritti per ispirare il suo pubblico a combattere. Ogni cosa è figlia del suo viaggio per imparare ad accettarsi e amarsi. «Prendi Beyoncé, lei canta per sostenere gli altri», dice Poarch. «È quel che voglio fare anche io».

L’amica Grimes dice che la sua musica ha senso: «Bella è calma in mezzo al caos. Anche se ha vissuto esperienze tremende, è super orientata all’ottimismo, desidera che tutti vincano».

Il giorno dopo il nostro incontro, Poarch è partita direzione Austin per partecipare alla festa di compleanno di Grimes. A parte questo, la nuova stella timida del pop è tutta concentrata su canto, scrittura e meditazione. Nei weekend il fratello, che ora ha 28 anni ed è ancora nella Marina, la raggiunge da San Diego. Ha anche ricostruito il rapporto con le sorelle, che vivono nelle Filippine e ora hanno una trentina d’anni. «Eravamo giovani, non le incolpo di nulla», dice.

Per quanto riguarda i genitori adottivi, ha parlato con loro per l’ultima volta qualche anno fa, giusto per spiegare come andava. Il padre l’ha salutata con un «buona fortuna» e poco altro. «È lì che ho capito che non gli avrei mai più parlato. Non gli interessavo». Ha bloccato i numeri di entrambi e per ora è a posto così.

Mira ad obiettivi più grandi. La musica è la priorità, ma vorrebbe anche recitare in un film, magari come supereroina Marvel. Il suo prossimo video, che ha girato dopo qualche settimana di lezioni di arti marziali, potrebbe funzionare anche da provino perfetto. Non che abbia ancora bisogno di impressionare qualcuno. Come dice lei, «sono qui per dimostrare a me stessa che ho ragione».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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