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Ariete a Sanremo 2023: «Gli squali del festival non sono poi così cattivi»

Ha iniziato a seguire il festival solo nel 2021 e apprezza che si sia aperto alle piccole etichette. Ci arriva con l'ambizione di piazzarsi bene. Porta 'Mare di guai': firmata con Calcutta e Dardust, parla dell’amore fra due ragazze «in un’ottica di normalità»

Foto: Ilaria Ieie

Appoggia il cellulare sul tavolo e sul dorso è applicato un adesivo con la scritta “stacce”, che potremmo tradurre grossolanamente dal romanesco in “ci devi stare, che ti piaccia o no”. Sembra un po’ questo lo spirito con il quale Ariete, all’anagrafe di Anzio registrata come Arianna Del Giaccio, si appresta a partecipare per la prima volta a Sanremo. A (quasi) 21 anni, ha talento da vendere, ne è consapevole, ha alle spalle una etichetta che crede pianamente in lei e a sua volta è una esordiente al festival (Bomba Dischi), per cui le aspettative, spiega, sono «cantare bene, divertirmi e rimanere me stessa». Ma nello stesso tempo, ammette, la sua paura più grande «è perdere» e, anche se la classifica non la preoccupa poi tanto, spera di «arrivare almeno tra i primi cinque». Se ci aggiungiamo che si presenta con un brano molto forte – firmato insieme a due che di classifiche se ne intendono come Calcutta e Dardust – possiamo dire che ha le carte in regola per stupire, ma forse soltanto chi non la conosceva.

Mare di guai è una canzone stilosa, che trasuda verità e la rappresenta in pieno: un amore finito con la sua ex ragazza che genera le insicurezze tipiche dell’età adolescenziale. E se nel 2023 c’è ancora chi si stupisce dell’orientamento sessuale, lei sembra arrivare al momento giusto per riportare i giudizi verso i rapporti umani al grado zero: «In un’ottica di normalità, come ho sempre fatto». L’abbiamo incontrata e ci ha raccontato il suo mondo, composto di «squali che non sono cattivi», di un senso di famiglia che ama portare sul lavoro e una consapevolezza granitica nella sua ispirazione: «In un modo o nell’altro la musica bella va avanti».

Ormai manca poco a Sanremo, come ti senti?
Adesso bene, ma non so se ti risponderei così anche il 6 febbraio. L’altro giorno ho fatto le prove e ho scherzato con tutti. Ovviamente non sarà così in quei giorni. Ma se ci pensi sono solo tre minuti.

Che sensazione hai provato a cantare il tuo brano all’Ariston?
La versione in studio è bella, ma con l’orchestra è un’altra cosa. La senti che ti avvolge, che ti coccola.

Com’è nata Mare di guai?
L’ho scritta a luglio del 2022. Poi sono andata in studio da Dardust e mi ha fatto sentire una bozza che gli sembrava carina. L’ho provata, ma sul ritornello mi ha detto: «No, dobbiamo farla in un altro modo». Allora l’ho lasciata per un po’ in disparte. Ma quando mi sono messa in testa di provare a partecipare a Sanremo, sono tornata in studio con l’intenzione di completarla, solo che dopo due ore non è uscito nulla. Così ci fumiamo una sigaretta e Dario mi dice: «Proviamo a farla ascoltare a Calcutta, perché a me piace molto». Forse io non ci avevo creduto fino in fondo, invece a Calcutta è piaciuta tanto e ci siamo rimessi al lavoro.

Cosa ha aggiunto Calcutta?
Testo e melodia della prima parte erano pronti, con Edoardo abbiamo scritto a quattro mani la seconda strofa e lui ha avuto la trovata melodica sullo special che la rende un classicone nel suo stile. Sono molto soddisfatta di come è uscita e con l’orchestra rende al massimo.

A un certo punto canti: “Non so nuotare in una vasca piena di squali”. Chi sono questi squali?
Tutte le insicurezze di una qualsiasi ragazza di 20 anni che si ritrova, oltre che con un amore finito, in una situazione inusuale. Mi sono successe tante in soli tre anni. Mi sono interfacciata con un mondo gigantesco. Per cui c’è dentro tutto quello che ho passato negli ultimi tempi.

Anche Sanremo è pieno di squali. Sei pronta ad affrontarli?
Sono pronta. Alla fine non sono animali così cattivi. Anzi, sono carica!

Quando Amadeus ha annunciato il tuo nome al Tg1 dov’eri?
Ad Amsterdam con i miei amici e stavamo pranzando al McDonald’s, la situazione più normale possibile. Il cellulare era in modalità aereo, quindi l’ho saputo in seguito. Ma dopo aver parlato con genitori, fratelli e zii ho continuato a divertirmi con gli amici e ho rimesso il cellulare in modalità aereo. È stata una bella emozione, anche se ero molto convinta del pezzo.

Come ti sei trovata a condividere il lavoro con altri, visto che di solito lavori a tutto da sola?
È vero, di solito faccio tutto da sola, a parte qualche eccezione. A pochi ho dato l’opportunità di entrare nel mio processo di scrittura, che è molto randomico. Le prime ore mi sentivo un po’ forzata, poi mi sono lasciata andare affidandomi al buonsenso e a Dardust e Calcutta, che ne sanno molto più di me. In fondo di chi avrei dovuto fidarmi se non di loro?

Ma prima di quest’anno guardavi Sanremo?
Il primo Sanremo che ho seguito con interesse è quello del 2021, con i Måneskin e Madame. Nella mia famiglia non sono spettatori abituali del festival, mentre mio zio, il fratello di papà, è molto appassionato e si prende una settimana di ferie per seguirlo tutto. Per cui lui all’annuncio della mia partecipazione è letteralmente impazzito. I miei genitori sono contenti, ma anche preoccupati per l’esposizione mediatica della loro “bambina”.

Con i social che rapporto hai?
Quello che spesso mi lascia con l’amaro in bocca sono le tante persone che potrebbero essermi genitori e che, sui social, fanno commenti che denotano poca sensibilità nei confronti di pischelli di 20 anni che si mettono in gioco. Vado comunque a Sanremo consapevole di quello che mi aspetta, nel bene e nel male.

I commenti negativi ti fanno soffrire?
Non è questione di sofferenza. È grazie anche ai social se sono qui. Ho maturato un fortissimo seguito durante la prima quarantena, con dirette tutti i giorni dove facendo entrare gente parlandoci per ore e ore come se fossero miei amici. Credo che quello abbia avvicinato molto il pubblico a me. Rispetto a stare male per un commento, non è l’hater il problema. A me capitava anche a scuola quando uno diceva una cazzata e mi dava fastidio. E a me non piacciono le cazzate.

Ci sono particolari commenti che ti infastidiscono?
Ne ricordo due, a uno ho risposto e all’altro no. Nel 2020 andai in radio e sui social uno scrisse: «Questa per stare lì ha pagato». Per me questa è una cazzata alla quale ho risposto che ero stata chiamata, non avevo pagato per andarci. L’altro invece diceva: «Ma chi è sta lesbica?». Non gli ho risposto perché ha scritto per puro odio. E poi è la verità, ma che gli dovevo rispondere? Io non sono un personaggio astratto, rispondo in certi casi per far valere la mia, e quando gli rispondo non si fanno più vivi. Al massimo se mi vedono di persona mi chiedono un selfie.

In Mare di guai canti l’amore tra due ragazze, credi possa generare commenti negativi?
Per me è importante farlo perché mi rendo conto che per tante persone, da quando sono uscita allo scoperto, non è più una novità. Non ho mai cantato al maschile, per cui ormai dovrebbe essere risaputo. Cercherò di vivermela come me la sono sempre vissuta. E su questo non ci ho mai giocato e non voglio essere la paladina di nulla, non c’è motivo. Se questa canzone iniziasse con «tu eri più bello di me» invece che al femminile l’avrei cantata nello stesso modo e la resa sarebbe identica. La porto in un’ottica di normalità, come ho sempre fatto e farò anche a Sanremo.

In passato per il tuo orientamento sessuale hai avuto dei problemi?
Fortunatamente no. Mai avuto problemi di omofobia o di discriminazioni. È anche un po’ triste a pensarci che mi debba ritenere fortunata.

Oltre alla tua prima volta a Sanremo sarà l’esordio anche di Bomba Dischi.
Sono contenta di essere la prima. È la prova del fatto che major o non major la musica bella va avanti, a prescindere da quello che c’è dietro. E io dietro ho persone esperte, colte, gentili, interessate a cogliere il meglio, dove nessuno se la tira. E tutti stiamo vivendo questa esperienza come la famiglia che prende il furgone e va in vacanza. Forse per questo non abbiamo aspettative, perché nessuno di noi l’ha mai fatto. Ed è bello farlo insieme mano nella mano.

È la chiusura di un cerchio?
Questo Sanremo è la chiusura di un cerchio ma che ne apre subito un altro, come una spirale. In Bomba è bello che ci siano tanti artisti diversi, tipo me che sono innamorata della moda e Franco126 che si presenta in tuta in qualsiasi occasione. Ma poi lui fa cose che io non faccio. Sono contenta che mi ritengano quella su cui possono osare. Non perché gli altri non possono, ma perché non vogliono. E Bomba rispetta tutte queste anime diverse. Non sarà un caso se tra i grandi artisti che hanno scoperto non se ne è mai andato nessuno, visto che ti valorizzano senza snaturarti.

Che cerchio si aprirà dopo Sanremo?
Ci sarà sicuramente nuova musica, un tour e tanti viaggi per farmi qualche vacanza. Sono curiosa di natura, forse anche per questo sto andando a Sanremo.

La classifica al festival conta o non ci farai troppo caso?
Tutti dicono di no, poi alla fine di ogni serata sono lì ad ascoltare Amadeus che la annuncia. È vero che l’anno scorso Blanco e Mahmood con Brividi sono arrivati primi e il pezzo ha spaccato, ma è anche vero che Tananai da ultimo è andato bene, così come Madame nonostante la metà classifica. Poi ci sono i Måneskin che hanno vinto e ora sono candidati ai Grammy, ma vabbè… Diciamo che a me piacerebbe entrare tra i primi cinque. Non vado dicendo di essere sicura di farcela, ma come aspettativa nei miei confronti sarebbe figo arrivare più o meno in quella posizione.

Oltre alla classifica, hai altre aspettative?
Spero di cantare bene, rimanere me stessa e divertirmi. A Sanremo credo serva un atteggiamento di concetrazione zen. L’aspettativa maggiore è non farsi aspettative.

Con chi sogni di collaborare in un prossimo futuro?
Oltre a scrivere un brano con lui sarebbe bello collaborare di più con Calcutta. A livello internazionale, invece, mi piacerebbe lavorare con PinkPantheress, un’artista britannica fortissima.

Cosa ti manca di più di quando non eri famosa?
In generale non accuso tanto gli effetti negativi del successo, come possono essere le foto o le attenzioni. Forse quando mi capita di essere giù di morale e la gente mi ferma comunque. Mi è capitata una volta di aver litigato con la mia ragazza, sono uscita di casa e durante la passeggiata mi hanno bloccata in dieci. Un po’ mi rodeva… Ma se vuoi la bicicletta poi devi pedalare.

Su YouTube mi sono imbattuto in un tuo video di sei annni fa, quando hai partecipato a un concorso e cantavi una cover di Shawn Mendes, Stitches. Uno dei giurati ha esordito così: «Non ti trovo originale». Cosa gli risponderesti oggi?
Chi è originale ormai? Dopo i Beatles, i Nirvana, Quentin Tarantino o Pier Paolo Pasolini, cosa possiamo inventare? Non è così facile originare qualcosa di nuovo che poi tutti gli altri seguono.

Per correttezza, ricordo che il secondo giurato ti definiva «raffinata e sublime».
Hai visto? Grande a lui!

Come si vede Ariete fra dieci anni?
Più che altro come si vede Ariannna. Spero ancora con il mio cane, che dovrebbe avere poco più di undici anni, con una persona che mi vuole bene al mio fianco, perché credo nell’amore a lungo termine, a fare ancora questo lavoro e in una bella casa felice, in salute e con tutti quelli che ho intorno oggi ancora con me.

Cosa ti fa più arrabbiare?
La gente che parla senza sapere e la chiusura mentale.

E quello che ti fa più paura?
Perdere! Non a livello di gioco, ma una persona, se stessi, perdere in qualsiasi cosa io faccia.

Quando un amico ha saputo che ti avrei intervistata mi ha spedito il messaggio di sua figlia, Cloe di 11 anni: «Cara Arianna, la tua musica ha qualcosa di diverso dalle altre, quando la ascolto mi trasmette tranquillità e nel frattempo mi fa riflettere. Ti auguro il meglio». Cosa diresti a lei, che rappresenta idealmente i tuoi fan?
La ringrazio per le belle parole e per avere così tanta fiducia in me. Mi piace fare questa impressione ai giovani, ma spero dopo Sanremo di poterla fare un po’ anche su tutti gli altri.

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