Antonio Dimartino racconta il viaggio alla ricerca di Chavela Vargas | Rolling Stone Italia
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Antonio Dimartino racconta il viaggio alla ricerca di Chavela Vargas

Con Fabrizio Cammarata è partito per il Messico. Il risultato? "Un mondo raro", un libro e un disco usciti a fine gennaio

Fabrizio Cammarata e Antonio Di Martino, un viaggio sulle orme di Chavela Vargas

Fabrizio Cammarata e Antonio Di Martino, un viaggio sulle orme di Chavela Vargas

Sono partiti da Palermo per arrivare fino a Chavela Vargas, la mitica cantante messicana, figura di culto in Sudamerica ma quasi sconosciuta da noi. Antonio Di Martino e Fabrizio Cammarata hanno formato una coppia che è andata oltre la musica per scrivere un ritratto completo di un vero mito. Il risultato è un libro, uscito il 19 gennaio per La Nave di Teseo, e un disco, pubblicato il giorno dopo da Picicca. Si chiamano entrambi Un mondo raro e aprono un mondo tutto da scoprire.

Com’è nata la vostra passione per Chavela Vargas?
In realtà è nata da Fabrizio: faceva questa cover della Llorona, una canzone tradizionale messicana con una storia misteriosa. E quando la cantava rimanevo sempre affascinato dalla storia. C’è una specie di mistero, non si conosce l’autore, non si sanno troppi dettagli. Mi ha raccontato che la maggiore interprete era Chavela Vargas, quindi ci siamo appassionati alla sua storia. Stava partendo per il Messico nel 2014 per fare un documentario sulla storia di questo pezzo, io doveve andare in Texas per suonare al SXSW con gli Omosumo e mi sono unito.

Com’è nato poi questo disco?
È nato a Palermo, in realtà. Un bassista di Agrigento, trasferitosi in Messico dieci anni fa, suona il basso con una delle più grandi cantati messicane Lila Dawns, erede di Chavela Vargas. Lui è in contatto con tutta la scena musicale locale: ci ha aperto le porte degli studi, ci ha messo in contatto con i musicisti e i chitarristi della Vargas, due signori over 70 incredibili. A quel punto, abbiamo preso uno studio, un produttore e assieme a loro abbiamo iniziato a suonare quei pezzi: abbiamo tradotto i testi durante quei giorni, tra un albergo e l’altro.

E il libro come è nato?
Dopo! A quel punto siamo rimasti scioccati dagli aneddotti che la gente ci raccontava su di lei: era una sciamana, omosessuale, nata in Costa Rica e poi cacciata per diventare simbolo del Messico. Una figura totale, un’icona del Novecento. In Italia si conosce poco ma, oltre alla sua musica, c’era da raccontare anche la sua vita, che era già un romanzo, era solo da scrivere.

Quanto si sente la sua figura nel Messico di oggi?
Non è una figura intellettuale, non è vista da nessun messicano come un personaggio di cultura. È popolare, negli strati bassi della società anche adesso è molto conosciuta. In Europa, ha aiutato Almodovar, si è legato a lei e l’ha fatta conoscere tanto in Spagna e in Francia, in Italia è ancora sconosciuta.

Avete trovato una linea che accomuna il Messico e la Sicilia?
Sicuramente in entrambe le culture c’è un senso di tragedia comica: entrambi abbiamo la Festa dei morti, che si festeggia solo in Messico e in Sicilia. La morte è vista come qualcosa di benvolo, che devi ingraziarti piuttosto che respingerla. Per la musica mi viene in mente Rosa Balistreri, una figura molto simile alla Vargas.