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Anna Tatangelo torna in periferia con Achille Lauro

Abbiamo chiacchierato con Anna per capire qualcosa in più su questa collaborazione - di cui vi mostriamo il video in anteprima - ma siamo finiti a parlare anche di crisi del mercato discografico, di X Factor, di quanto sia problematico il successo in tenera età e, ovviamente, anche di Gigi D’Alessio.

Lui è il golden boy della trap, con i suoi vestiti queer, l’attitudine da spaccone e i tatuaggi in faccia. Lei invece è l’incarnazione del pop sanremese, cresciuta a pane, Pippo Baudo e paparazzi. Achille Lauro e Anna Tatangelo sembrano venire da due pianeti diversi. Eppure, i due hanno fatto un pezzo insieme. Non un brano a caso, ma il remix della più grande hit di lei, Ragazza di periferia, la ballatona che parla di frasi scritte sul telefono, ferite dentro l’anima e amori incancellabili. Potete vedere il video in anteprima, qui sopra.

Abbiamo chiacchierato con Anna per capire qualcosa di più su questa collaborazione che non ci aspettavamo, ma siamo finiti a parlare anche di crisi del mercato discografico, di X Factor, di quanto sia problematico il successo in tenera età e, ovviamente, anche di Gigi D’Alessio.

Come sei finita a duettare con Achille Lauro?
È nato tutto su Instagram. Ho pubblicato una story con un suo brano, lui mi ha ringraziato e mi ha risposto dicendomi che Ragazza di Periferia era uno dei pezzi che canticchiava più spesso. Poi mi ha chiesto se mi andava di remixarlo.

E tu hai risposto di sì.
Gli ho chiesto di farmi sentire cosa aveva in mente. Ci ha lavorato con Boss Doms e mi ha inviato una demo. Quando l’ho ascoltata ero felice perché avevano realizzato una versione nuova senza stravolgere l’originale. Non hanno esagerato.

Devo dire che non è stato semplice immaginarvi insieme.
Veniamo da due mondi molto diversi. Io dalla scuola sanremese, lui dal web. Ci hanno unito l’amore per la musica e il voler raccontare la storia dei ragazzi di periferia, appunto.

Che è una storia che nella trap si sente spesso.
Perché è la storia di tutti quelli che realizzano un sogno. Il viaggio verso la grande città è un’esperienza comune. In periferia è tutto meno scontato, meno facile. Quando sono arrivata a Roma, da Sora, mi sembrava di stare a Manhattan.

I tuoi fan storici come hanno reagito al brano?
Chi mi segue sa che mi piace mettermi in gioco. Mi piace imparare, capire, provare cose nuove. Sono orgogliosa di questa “Ragazza di Periferia 2.0.”

Sbaglio o la canzone originale è arrivata da poco su Spotify?
Vero. Ero un po’ distante da tutto questo mondo, mi ci sono avvicinata nell’ultimo anno. Ti dico solo che quando l’abbiamo inserita, gli ascolti sono aumentati tantissimo.

In effetti è un pezzo che conoscono proprio tutti.
È una delle mie più grandi soddisfazioni. Ai concerti le persone la cantano in coro, non sbagliano una parola. È diventata la canzone di tutti, e grazie allo streaming ho capito il suo successo nel tempo.

A proposito di streaming, in una recente intervista con noi, Emma Marrone ha ammesso la crisi del pop tradizionale, le difficoltà che sta avendo questo genere. Se guardi la classifica di Spotify ci sono praticamente solo rapper nelle prime posizioni. Che ne pensi?
Qualche anno fa si faceva più o meno lo stesso discorso con i vincitori dei talent. Sembrava ci fossero solo loro. Sono momenti, percorsi. Il successo va aldilà delle vendite e delle classifiche. Come dicevo prima, quello che dovrebbe contare di più per gli artisti è la durata nel tempo.

Anna Tatangelo - ph: Cosimo Buccolieri

Anna Tatangelo – ph: Cosimo Buccolieri



Il tuo ultimo disco è stato pubblicato nel 2015. Cosa rispondi a quelli che dicono che la tua carriera sia stata oscurata dal gossip?
Non li ascolto troppo. E poi il gossip mi accompagna da quando ho 18 anni, ormai ci ho fatto il callo.

Immagino di sì. Qual è stato il pettegolezzo che ti ha fatto incazzare di più?
Mah, guarda, quando inizi a incazzarti così giovane arrivi a 31 anni che hai smesso. Una cosa che sicuramente mi ha dato fastidio è che, in un momento di debolezza, mi siano state affibbiate una serie infinita di frequentazioni, tutte false. Non hanno rispettato la difficoltà di quel momento e, soprattutto, non hanno rispettato mio figlio. Bastava mettessi like a qualcuno su Instagram per farlo diventare il mio nuovo compagno.

Cuore su Instagram = amore nella vita reale. Teoria interessante.
Esatto. È successo e succede ancora.

Vabbè, già che siamo sull’argomento me lo puoi dire: tu e Gigi vi sposate o no?
No, dai, non chiedermelo anche tu! Comunque no, per ora no.

Non insisto. Farò attenzione ai like su Instagram.
Ecco.

Torniamo agli esordi: hai iniziato giovanissima. Avevi 15 anni. Cosa ti ricordi di quel debutto?
Il ricordo più bello è legato a Pippo Baudo. L’ho visto anche ieri, mi ha abbracciato forte. Mi vuole bene come a una figlia. Ogni volta che lo vedo mi sento una bambina e mi rivedo su quel palco, a 15 anni. Lui mi ha scelto nell’Accademia di Sanremo. Ero sola, non avevo l’appoggio di nessuno, c’era solo mio padre. Torno bambina attraverso il suo sguardo.

Qualcosa che invece non rifaresti?
Rifarei tutto. Certe cose mi hanno segnata… ma è la mia storia, nel bene e nel male.

Com’è diventare famosi a quell’età?
Psicologicamente è devastante. Nessuno ti spiega come funziona, che il successo va e viene. Lo vivi sulla tua pelle. Dopo il primo Sanremo, per esempio, quando sono tornata al mio paese mi stavano aspettando tutti. C’erano gli striscioni, i giornalisti a scuola, tutto il paese in festa. L’anno dopo, sempre dopo Sanremo, non c’era nessuno.

E come hai reagito?
Ho imparato che funziona così, ma quando sei così giovane non lo sai. A quell’età ti preoccupi di più del giudizio dei compagni di scuola.

Beh, pensa a come si sentono tutti quei giovanissimi concorrenti di talent che, quando finisce il programma, vengono abbandonati al loro destino.
La mia fortuna infatti è stata quella di avere una famiglia molto presente. Ok, facevo Sanremo. Ma poi mio papà mi mandava al mercato a vendere le ciambelle con mamma. Mi diceva: «Va bene tutto, va bene la musica, ma devi studiare e dare una mano al negozio». Siamo quattro fratelli, bisognava darsi da fare.

Sempre a proposito di talent, sei stata giudice a X Factor. Prima donna così giovane a ricoprire quel ruolo. Che esperienza è stata?
A conti fatti, bellissima. Ma anche traumatica.

Perché?
Perché mi guardavano dalla testa ai piedi, come a dire “Che ci fa questa, qui?”. Nonostante avessi già vinto dischi d’oro e Festival. C’era grande diffidenza nei miei confronti.

Come l’hai affrontata?
Tenendo duro, col tempo, e tirando fuori il mio carattere. Mi ha aiutato anche una battuta diventata storica.

“Quando la persona è niente l’offesa è zero!”
Esatto! Da lì sono diventata più simpatica a tutti.

Quella frase è entrata nel vocabolario di molti. Mio in primis.
Pensa che la gente mi fermava per strada, avevano fatto anche le magliette. Avevo mostrato la vera me stessa, e le persone hanno capito che non ero così algida.

Ottima gestione di momento critico. Confermi quindi che l’attacco di Milly D’abbraccio nei tuoi confronti fosse vero e non scritto dagli autori?
Assolutamente sì, confermo. Tutto vero.

Hai vinto pure Masterchef VIP. Lì com’è andata?
Anche lì, all’inizio tutti mi guardavano come per dire “ma questa?”. Però poi alla fine ho vinto, quindi doppia soddisfazione.

Secondo te perché c’è questo pregiudizio nei tuoi confronti?
Quando da giovane sei sempre attaccata e giudicata, devi avere dei meccanismi di autodifesa. Io ho imparato a evitare gli scontri chiudendomi, stando in silenzio. Alcuni fraintendono, e pensano che io sia altezzosa.

Ti hanno proposto altri reality?
Sì, certo, ma non fanno per me.

Archiviata la TV, sul web ti danno per certa a Sanremo 2019.
Ah sì? Non ne avevo idea.

Ma c’è questa possibilità?
Stiamo valutando se presentarci o meno, è tutto a livello embrionale.

Il disco nuovo quando esce?
Non ti posso dire nulla. Voi aspettatemi che io arrivo.

Anna Tatangelo - ph: Cosimo Buccolieri

Anna Tatangelo – ph: Cosimo Buccolieri

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