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“AIM”, la rivoluzione permanente di M.I.A.

Mentre esce il nuovo album ci confida di averne abbastanza e di essere pronta a ritirarsi. L'intervista completa su Rolling Stone di settembre

M.I.A, 41 anni - Foto di Nadav Kander

M.I.A, 41 anni - Foto di Nadav Kander

«Mi piacerebbe sapere perché sembra sempre che tocco i tasti sbagliati», dice M.I.A.. «Tutti sanno che toccare quei tasti è sbagliato, se lo fai vieni punita». È una mattina di luglio, il 18 per la precisione, e M.I.A. sta bevendo un caffè a Hyde Park, Londra, con indosso un vestito felpa verde e un paio di occhiali da sole con le lenti verdi coordinate. Oggi M.I.A. (vero nome Mathangi Arulpragasam, detta Maya) compie 41 anni, ma dice che non le è mai importato granché dei compleanni. Invece, le importa capire perché fa sempre danni. Negli ultimi anni è riuscita a far incazzare la NFL (che le ha fatto causa per 16.6 milioni di dollari per aver fatto il dito medio durante la sua esibizione insieme a Madonna all’halftime show del Superbowl 2012. Il caso è stato chiuso con un accordo economico rimasto segreto, ndr) e il Dipartimento di Stato americano, che le ha negato il visto per rientrare negli Stati Uniti.

Nata a Londra da genitori originari dello Sri Lanka, Maya ha un figlio di 7 anni, Ikhyd, avuto dall’imprenditore e ambientalista americano Benjamin Bronfman, ma le negano comunque il visto, forse perché in passato è stata segnalata come sostenitrice delle Tigri Tamil, un gruppo separatista dello Sri Lanka che gli Stati Uniti considerano un’organizzazione terrorista. Lei ha sempre negato il suo appoggio alle Tigri, anche se ha sostenuto apertamente la minoranza Tamil. «Non mi dicono mai no e neanche sì», dice a proposito del suo visto, «continuano solo a dirmi che stanno esaminando il mio caso». Lo scorso aprile M.I.A. è stata bersagliata dalle critiche a causa di alcune dichiarazioni che sono state interpretate come dispregiative nei confronti del movimento Black Lives Matter e, cosa ancora più grave, nei confronti di Beyoncé. «In America l’unica questione di cui sembra che si possa parlare è Black Lives Matter», ha detto all’Evening Standard, «perché Beyoncé o Kendrick Lamar non dicono Muslim Lives Matter, o Syrian Lives Matter?».
In seguito ha chiarito la sua posizione in un tweet: “Non era una critica rivolta a Beyoncé, ma al fatto che oggi nel 2016 si può dire A, ma non si può dire B”. A causa delle polemiche, però, M.I.A. ha perso il posto da headliner al prossimo Afropunk Festival di Londra.

M.I.A, 41 anni - Foto di Nadav Kander

M.I.A, 41 anni – Foto di Nadav Kander

Adesso M.I.A. dice che l’unica cosa che vuole fare è pubblicare il suo nuovo album in pace, intitolato AIM, e poi ritirarsi. «Sono stanca, voglio crescere mio figlio». Se veramente sarà il suo ultimo album, sarà una bella svolta: AIM è più leggero, meno apertamente politico e più arioso di quello per cui è conosciuta: «È il mio album più positivo, non c’è nessuno degli argomenti caldi del momento: niente razzismo, niente politica, niente questione gender. Sarà un viaggio interessante per me, un messaggio di amore», dice con un sorrisetto, «sto facendo di tutto per non sembrare Madonna». Blaqstarr, suo amico e produttore, dice che M.I.A. ha un lato dolce che il pubblico non ha molte occasioni di vedere: «Viene considerata una specie di Nikita, ma sotto l’armatura c’è il desiderio di essere una figura materna».
A quanto pare Maya ha anche fatto pace con il suo ex fidanzato e collaboratore Diplo, con cui si è scambiata spesso frecciate attraverso i giornali. Dopo averlo definito «maniaco del controllo» e aver detto che «lui non vede l’ora di diventare il miglior amico di Taylor Swift», l’anno scorso ha postato una foto in cui lo abbraccia. Diplo ha anche remixato un pezzo di AIM. Ma nonostante tutto questo, M.I.A. sa che prima o poi ne combinerà un’altra: «Finirei nei casini anche se ti dicessi che voglio stare in questo parco, piantare una tenda e vivere come una yogi per 30 anni. Finisco sempre nel cazzo di occhio del ciclone, e non so perché. Sto cercando di gestirlo. Perché? Perché? Dovrei cambiare la mia vita per trovare la risposta».

L’intervista è stata pubblicata in versione integrale su Rolling Stone di settembre.
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