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Adam Clayton: «Nel prossimo disco gli U2 saranno veloci e sporchi»

Il bassista della band racconta che ruolo avrà nel canale radio in onda su Sirius XM, spiega che i lavori per il nuovo album sono in stato avanzato e discute la possiblità di portare in tour 'Achtung Baby'

Adam Clayton

Foto: Franck Patrick/Action Press/Shutterstock

Quando gli U2 hanno annunciato i dettagli della programmazione del loro nuovo canale radio su SiriusXM, nessuno ha spiegato che ruolo avrebbe avuto Adam Clayton. Il bassista, però, ci ha spiegato che è molto coinvolto nella programmazione e che continuerà a lavorarci in futuro.

«Il mio ruolo sarà di tenere sotto controllo la cosa e restare a disposizione per dichiarazioni e interviste», dice. «Edge farà uno show di interviste e ospiterà principalmente chitarristi, ma sono sicuro che andrà oltre. Quando avrà bisogno di una pausa, tra sei mesi o più avanti, prenderò il suo posto per qualche puntata».

In questa intervista, Clayton parla anche della genesi del canale, dello stato del nuovo album degli U2 e della possibilità di resuscitare Zoo TV in un prossimo tour.

Come stai passando l’isolamento?
Per alcuni la quarantena è una bella esperienza perché non si deve viaggiare e fare altro. Ecco, io sono uno di quelli che la pensa così. Se non vivi in un appartamento, lontano dalla famiglia, la quarantena è piuttosto rilassante perché ti costringe ad abbassare il ritmo. Mi sto godendo il tempo con la mia famiglia.

Vorrei dire che sono produttivo, ma in verità ho semplicemente letto più libri di quanti ne ho finiti negli ultimi cinque anni. Erano quasi tutte biografie musicali. Ho letto quella di Debbie Harry, e mi è piaciuta perché mi ha ricordato la mia New York. Ho anche finito il libro di Elvis Costello, che è scritto benissimo.

Hai una figlia molto giovane, sarà stato bello passare tempo assieme…
È stato fantastico. In questo periodo di solito passa la giornata a scuola e invece sono quattro mesi che siamo tutti assieme. È stato bello.

Raccontami la storia del canale su SiriusXM. 

Negli ultimi anni Sirius ha lanciato diversi canali personalizzati con gli artisti, ci sembrava il momento giusto per provare a farlo. Al momento gli U2 non hanno grandi piani, quindi possiamo dedicare al progetto l’attenzione che merita. Per fare un canale radio curato dagli U2, e non una semplice playlist, dovevamo essere coinvolti. Volevamo determinare l’atmosfera dei programmi, decidere cosa succede nei vari momenti della giornata, e non buttare in onda un carico di canzoni degli U2 in loop per 24 ore di fila.

Abbiamo collaboratori molto interessanti. C’è Cait O’Riordan, bassista dei Pogues. È una vecchia amica della band, e ovviamente suona il mio stesso strumento. Due bassisti sono meglio di uno. Credo che capisca la sensibilità della band, sarà la nostra guardia del corpo. Ora passa molto tempo a New York, quindi può farci capire cosa succede lì: non siamo in America così spesso come un tempo. Poi c’è Bill Flanagan. Anche lui collabora con noi da parecchio tempo. Ha scritto la prima biografia della band, e credo anche la migliore.

E John Kelly, un amico di Dublino molto bravo con la musica. Lui farà qualcosa la domenica, che è la giornata delle ispirazioni. Si concentrerà su musica positiva, tipo il gospel. Ci saranno interviste più spirituali, è un modo per dire che ovunque tu sia nel mondo, la domenica ha sempre qualcosa di sacro. Speriamo che il nostro pubblico apprezzi.

Per quanto mi riguarda, sto pensando a come il canale possa far conoscere alla gente gli U2, il mondo da cui veniamo, la musica che ci ha influenzati. Passeremo dischi con cui siamo cresciuti e, in futuro, inseriremo musica contemporanea che ci entusiasma.

Le radio tradizionali passano sempre le stesse sette canzoni degli U2, I Will Follow, Where the Streets Have No Name… è meno dell’1% del vostro catalogo.
Hai assolutamente ragione. È difficile da accettare per gli artisti. Sfortunatamente succede la stessa cosa con le playlist di Spotify. La ricchezza del catalogo si perde completamente ed è uno dei grandi difetti delle playlist e di Spotify in generale.

Una delle cose più belle del canale è che ci permette di far sentire canzoni degli U2 non troppo conosciute, e anche i remix, che di solito vengono ascoltati solo dai fan più hardcore. Riascoltandoli puoi capire com’è cambiata la musica, l’influenza dell’EDM e dei suoi nuovi ritmi e così via. Alcuni dei nostri remix sono importanti tanto quanto le canzoni.

Quanto andrete a fondo nel catalogo? Ci saranno pezzi del passato come Pete the Chop e Cartoon World? Ci sarà tutto?
(Ride) Sarebbe fantastico se mettessimo tutto. E non c’è ragione per non farlo, magari più avanti. Ci sono persone molto talentuose al lavoro sul canale, metteranno le loro canzoni preferite degli U2 e scaveranno a fondo nel catalogo. Sono sicuro che attraverso programmi come Bono Calling, in cui chiederà alla gente di suonare le sue canzoni preferite degli U2, arriveremo a tutti i pezzi.

Tra le cose più belle del canale di Springsteen ci sono i concerti presi dall’archivio. Lo farete anche voi? 

Siamo convinti che la storia dei nostri concerti sia molto importante, non c’è motivo per cui non debbano avere un posto nella programmazione. In un certo senso, sfortunatamente, negli ultimi 20 anni il valore delle nostre registrazioni dal vivo non è sempre stato alto. Non viviamo più i giorni in cui le band potevano pubblicare un grande live album come quello a Red Rocks: la gente registra i concerti sul cellulare, non vive più il momento come prima. Ci sono tanti concerti degli U2 distribuiti digitalmente con un suono di bassa qualità. L’idea è bilanciare la cosa.

Poi ci sono gli inediti registrati in studio. Li farete ascoltare? 

Abbiamo pubblicato tanti inediti in digitale, ma la gente tende a perderli o dimenticarli. Siamo tornati a lavorare su quei pezzi con il nostro programma di ristampe, ne abbiamo inseriti tantissimi. Il pubblico, però, tende verso i pezzi che conosce già. Le canzoni incomplete e non pubblicate sono più una curiosità.

Quando sostituirai Edge, intervisterai dei bassisti?
(Ride) Umh… se ce ne sono di interessanti con cui parlare. È difficile. In quanto bassista, so che non ci piace fare lunghe interviste sullo strumento, non è sempre così interessante parlarne. Non vorrei limitarmi ai bassisti. Ma certo, se c’è una ragione per intervistare un bassista, magari qualcuno che mi ha influenzato o che rispetto, lo farò sicuramente. Ma non è così interessante parlare di come si suona il basso.

Dev’essere difficile riempire la programmazione di una radio in onda 24 ore su 24… 

Forse è per questo che abbiamo evitato di farlo per tanto tempo. Suonava un po’ autocelebrativo… ma quando abbiamo capito che ci saremmo divertiti a farlo, che avremmo potuto giocarci, invitare altre persone, il progetto è diventato più interessante. Paul Oakenfold è un dj dance che ha fatto alcuni remix con noi, e anche lui collaborerà. C’è anche un dj irlandese, Dan Hegarty, che curerà parte della programmazione.

Speriamo di poter infilare altre cose che non siano le solite hit degli U2 che conoscono tutti. La radio non è migliorata molto con la tecnologia. Io la ascolto molto, perché mi informa. Spero che riusciremo a mantenere lo stesso spirito. In fondo l’America è il posto dove la radio è diventata grande. Ma mentre diventava più commerciale, la possibilità di presentare al pubblico nuovo materiale è diminuita. Forse possiamo invertire la tendenza. Possiamo fare in modo che la gente pensi: «Oh, non sapevo che questo pezzo venisse da qui, ecco dov’è il collegamento».

Ho parlato con Edge dell’anniversario di Achtung Baby, e ha detto che non gli dispiace l’idea di ripetere lo Zoo TV tour. A te piacerebbe? 

Prima del Joshua Tree Tour, probabilmente avrei detto di no. Ma la possibilità di tornare su un disco ancora rilevante e reinterpretarlo in una maniera diversa è interessante. È una cosa nuova, se vuoi. Non lo facciamo per nostalgia. Lo facciamo per rinfrescare il materiale ed espanderlo. Se è il tuo catalogo, la tua storia, non c’è niente di male a tornare indietro e reinterpretare un disco in maniera diversa, per un’epoca diversa.

Quindi sì, mi piace l’idea. E credo sia eccitante anche per il pubblico che conosceva quelle canzoni in un certo contesto e in un’epoca specifica. Viviamo tempi interessanti. Sarà un anno molto particolare per l’America e quindi per il mondo. Quelle canzoni cambieranno volto a seconda del mondo verso cui ci muoveremo. Sono pronto a farlo, e non ci vedo niente di male.

Domanda secca: state attivamente pianificando un tour per i 30 anni di Achtung Baby?
Veniamo da cinque o sei anni di lavoro continuo. Nessuno di noi guarda così avanti. Per quanto riguarda il prossimo futuro, i tour negli stadi sono a rischio. Non so come cambieranno e ripartiranno.

State lavorando a delle canzoni per il nuovo disco degli U2?
Sì. C’è sempre qualcosa a cui lavorare, come sono sicuro ti ha già detto Edge. L’anno scorso abbiamo registrato qualcosa, è un ottimo inizio e abbiamo già delle canzoni complete. C’è un album pronto per uscire, ma non siamo sicuri quando sarà il momento giusto per pubblicarlo.

Wow. 

Quando dico “pronto”, intendo “pronto per essere completato”. Diciamo così.

Quindi le canzoni sono scritte, ma dovete registrarle nella versione definitiva. Giusto?
Esatto.

Fico. Non vedo l’ora di ascoltarle. Immagino ci vorrà un po’…
Il materiale è molto, molto fresco. Abbiamo scritto tutto velocemente. Stiamo arrivando al risultato in poco tempo. Il feedback è molto buono. Nel prossimo disco gli saremo veloci e sporchi.

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