Achille Lauro e Boss Doms: due bravi ragazzi da mischia

Achille Lauro e Boss Doms sono i volti scelti da Converse per i due selvaggi Midnight Carnival, due serate in cui il rapper e il producer tirano fuori tutto il loro talento.
Achille Lauro. Foto di Vincenzo Schioppa per Converse

Achille Lauro. Foto di Vincenzo Schioppa per Converse


Achille Lauro e Boss Doms ormai sono una cosa sola. Non amano nemmeno che i loro ruoli vengano distinti fra rapper (il primo) e produttore (il secondo). Semplicemente, ora sono un duo che vuole spaccare tutto. E ci è anche riuscito nelle due serate che L&B hanno affrontato a Roma e Milano lo scorso 23 e 25 marzo. Due live strepitosi, messi insieme grazie all’aiuto di Converse e rinominati Midnight Carnival, proprio per lo spirito di celebrazione e ribellione che accomuna i due matti romani e il marchio. Con la scusa della festa, ci siamo fatti due chiacchiere coi ragazzi per fare il punto della loro carriera da trapper (ma guai a chiamarli così).

Parlatemi di questi due live.
Lauro: Dopo Pechino Express e il tour del disco abbiamo deciso di fare un giro di club, volgarmente chiamati dj set. Noi non siamo discotecari, noi siamo da live vero. Dove becchi sia il pezzo pianoforte e voce che il pezzo punk, con il Doms che si lancia tra la gente. È uno show diverso dai soliti in discoteca, la gente ci rimane sotto.

Boss: È fica la discoteca perché il 99% delle volte fai un’ospitata, quindi suoni di fronte a gente che non è necessariamente lì per te, ma è cliente abituale del club. Quindi in 15 minuti di live ti puoi fare nuovi fan. Facciamo un macello: la gente si lancia coi gommoni, è uno show pazzo.

Sei tu il punk dei due, nei live?
Boss: Beh, il più delle volte sì.

Ma è Lauro quello che viene dal punk.
Lauro Sì, ma è Boss quello che si butta sulla gente. Io non lo faccio, andrei in bocca agli sciacalli.
Continuando sul Carnival, abbiamo deciso di fare due date grosse fatte bene. Roma e Milano. Era giusto ripassare per la nostra città, e con questo live ripercorriamo tutti i classici, tutte le hit e un po’ di inediti trap con contaminazioni samba. È una cosa nuova a livello mondiale, noi stiamo già due anni avanti. E poi ci sarà questa specie di “compila”, che non è propriamente un disco.

Cosa cambia?
Lauro: Per noi il disco deve essere una pietra miliare. Ragazzi Madre aveva un grande spessore artistico, e ha contribuito al nostro successo. Ma non al “successo fuoco de paglia”, ha contribuito a mettere delle basi solide alla nostra fanbase. E non stupidi bambini di otto anni che il giorno dopo non sanno manco chi sei. Quelli tipo Birillo de La Posta di Sonia. Hai presente?

No.
Lauro: L’Albero Azzurro?

Sì.
Lauro: Ecco, quello. I nostri fan invece sono pischelli pensanti: pischelli dai 18 ai 25 che capiscono e che ti porti dietro per 10 anni. Comunque, morale della favola: volevamo celebrare ’sta samba, ’sta diversità, ’sta cosa che ci ha reso quello che siamo, cioè fare sempre cose diverse. Noi abbiamo portato la trap, già nel 2014: adesso ci siamo rotti i coglioni perché è tutto uguale. Per questo abbiamo fatto uno show con un allestimento della Madonna.

A che punto vi vedete della vostra carriera?
Lauro: Per me la carriera è come una parabola, alta magari, ma sta già scendendo. La nostra è a lunga durata, fatta di spessore artistico e musica fica.

Achille Lauro. Foto di Vincenzo Schioppa per Converse

Achille Lauro. Foto di Vincenzo Schioppa per Converse

Siete già oltre il rap italiano?
Lauro: A noi il rap fa schifo, non vogliamo associarci a questa cosa, è stato solo un passaggio. Siamo sempre stati outsider: quando ci si metteva i pantaloni larghi noi ci vestivamo da donna, capito? Adesso che va la trap noi stiamo già al passo dopo, anzi tre passi dopo.

Quanto vi ha cambiato la vita Pechino Express?
Boss: Direi poco, per quanto mi riguarda. È stata una mezza riflessione su se stessi, vedere altre cose, stare dall’altra parte del mondo.

Volevate vincere?
Lauro: Ma no! Boss alla seconda puntata mi ha detto: “Oh, annamosene!”.

Però quando l’avete fatto era un periodo un po’ no, in termini discografici.
Lauro: È una diceria milanese. Abbiamo prodotto Ragazzi Madre e fatto una barca di soldi, poi abbiamo lasciato i management e abbiamo fatto da soli. Nessun periodo no. Era un chiacchiericcio dato dal fatto che avevamo discusso con Roccia Music, perché volevo fare la mia società. E sembrava che avessi fallito qualcosa, che stupidaggine.

Quindi è successo qualcosa con Roccia?
Lauro: Ma che c’entra! Marracash è un fratello. Il punto è che, senza sminuire il lavoro di Roccia Music, penso che il lavoro nostro sia superiore a chiunque.

Questa vena imprenditoriale da dove l’hai presa?
Lauro: ’A lello! Io so’ 15 anni che ho la vena imprenditoriale, non ero mica uno che vendeva i pacchettini all’angolo. Noi non siamo Future, porco zio, noi siamo gli Oasis. Sai che ce frega di ’sti mongoloidi.