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«Abbiamo visto l’inferno»: non siete pronti per il documentario sui King Crimson

‘In the Court of the Crimson King’ racconta cosa significa suonare nella band. È la storia di un gruppo inimitabile e tormentato. «Per la prima volta» dice oggi Robert Fripp «nessuno mi odia. È sconvolgente»

I King Crimson nel 2019

Foto: Raphael Dias/Getty Images

C’è un documentario che racconta la vita dietro le quinte dei King Crimson, una della band più rispettate della storia del rock, nonché una delle più misteriose. Si intitola In the Court of the Crimson King, come il leggendario album di debutto del 1969, e debutta negli Stati Uniti al South by Southwest in questi giorni (in novembre c’è stato un work in progress screening al Festival dei Popoli di Firenze, ndr).

Il film racconta cosa è successo nel tour del 2018 e 2019 dell’ultima incarnazione dei Crimson, un «doppio quartetto» con tre batteristi. Mostra riprese dettagliate della band sul palco, nel backstage e in viaggio, oltre a interviste con musicisti che hanno fatto parte del gruppo nei suoi cinquant’anni di storia. Nel trailer le scene sono puntellate dal brano più rappresentativo del gruppo, 21st Century Schizoid Man, una canzone futuristica contro la guerra.

Il film è diretto da Toby Amies, che nel 2013 ha firmato il documentario dedicato all’attore e ballerino Drako Oho Zarhazar intitolato The Man Whose Mind Exploded. Il documentario sui Crimson non racconterà solo il genio artistico del progetto – ovvero il modo in cui il chitarrista, fondatore e unico membro fisso Robert Fripp l’ha guidato dal progressive rock all’art pop, fino all’improvvisazione libera e molto altro – ma anche i problemi personali che hanno portato a un’infinità di cambi di formazione.

«Vista da fuori è la band dei sogni, quella dove puoi fare qualsiasi cosa», dice nel trailer il batterista Bill Bruford, che ha fatto parte a più riprese della band. «Alcuni di noi hanno visto l’inferno», dice il sassofonista Mel Collins, nel gruppo all’inizio degli anni ’70 e di nuovo nel 2013, dopo essersi riconciliato con Fripp.

«Dopo aver suonato quella musica per un po’ mi son caduti i capelli», dice il chitarrista e cantante Adrian Belew, frontman della versione anni ’80 del gruppo. A un certo punto, il tastierista e membro fondatore Ian McDonald – che ha lasciato la band dopo i primi successi del ’69 – si scusa con Fripp: «Ti voglio bene, Robert, mi spiace se ti ho spezzato il cuore».

Lo stesso Fripp si dice sorpreso di come la line-up più recente, che probabilmente sarà l’ultima visto che il prossimo tour sarà quello dell’addio, abbia trovato una certa armonia dopo decenni di discussioni. «È la prima volta in cui nei King Crimson non c’è un musicista che non sopporta la mia presenza», dice. «È sconvolgente».

Nel trailer appaiono anche il co-fondatore e batterista Michael Giles, il percussionista Jamie Muir, il cantante e chitarrista (della line-up attuale) Jakko Jakszyk, i batteristi Pat Mastellotto e Bill Rieflin, scomparso nel 2020 per un cancro. Il film è stato commissionato dalla band. Secondo il manager David Singleton, Amies ha avuto carta bianca.

«È molto tempo che io e Robert pensiamo ci sia bisogno di un buon documentario sui King Crimson», scrive il manager in una e-mail. «Siamo stati contattati da vari broadcaster, ma il classico formato con le interviste ci sembrava scontato e sempre meno creativo. Così abbiamo contattato Toby Amies, un regista indipendente, e gli abbiamo chiesto di fare un documentario originale. Di reinventare il format. E per riuscirci gli abbiamo dato completa libertà creativa. Il ruolo della band è stato quello di far partire la cosa, di dare a Toby l’accesso di cui aveva bisogno. Non c’è stato alcun controllo creativo. I musicisti sanno bene cosa succede quando un esterno cerca di controllare la loro creatività, era una questione di fondamentale importanza».

«È un film adulto che racconta la vita dei musicisti dei King Crimson tra il 2018 e il 2019», dice Robert Fripp a proposito del documentario. «C’è tutto il glamour dello stile di vita rock’n’roll, tra cui salire e scendere dai bus, vivere e morire, il rancore, un po’ di umorismo e anche della musica».

Prima di iniziare a lavorare al progetto, Amies non sapeva granché della band. «La musica è tutto per me. Ma non conoscevo bene i King Crimson prima della vigilia di Natale del 2017, quando Robert Fripp, un fan del mio primo documentario The Man Whose Mind Exploded, ha suggerito l’idea del film. Voleva un documentario su cosa sono i King Crimson, da produrre per il 50° anniversario della band».

«Ho accettato la sfida senza sapere quanto sarebbe stato difficile. Volevo un film che raccontasse cosa si prova a suonare nei King Crimson, sia oggi che nel passato. È sempre stato complicato per tutte le persone coinvolte. Il film lo documenta: voglio che il pubblico capisca quanta pressione c’è in quell’ambiente creativo, cosa possono fare i musicisti che ci entrano», continua Amies.

«Spero che il film colpisca i musicisti e anche chiunque abbia fatto dei sacrifici per creare qualcosa di straordinario, persino trascendente», spiega. «C’è qualcosa di meraviglioso in una band che continua a prendersi dei rischi, a fare errori e a sfidarsi anche quando il tempo sta per finire».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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