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«A Sanremo vedrete un nuovo Gabbani»

Il vincitore del 2017 torna al festival con 'Viceversa', canzone sull’amore universale. Non aspettatevi un'altra 'Occidentali's Karma'

Francesco Gabbani

Foto: Isabella Sanfilippo

Il palco dell’Ariston gli ha sempre portato fortuna. Nel 2016 ha vinto la gara dei Giovani con Amen, l’anno successivo ha trionfato nei Big con Occidentali’s Karma. La terza volta di Francesco Gabbani a Sanremo ha un sapore diverso: Viceversa è un brano più intimo, ma subito orecchiabile.

Viceversa è una canzone d’amore sui generis.
Racconta gli equilibri dell’amore, è stata scritta nel settembre 2019. Ho pensato potesse andare a Sanremo perché mostra un altro mio modo di fare musica che il pubblico non ha ancora percepito. Viceversa esprime la mia parte più sincera. Canto le dinamiche dell’amore, non esclusivamente di coppia: tra un uomo e una donna, tra una donna e una donna, tra un uomo e un uomo, verso un animale o per la natura. Qualsiasi rapporto che ha un tessuto emozionale passa dal concetto di condivisione, del dare e dell’avere, del ritorno, del viceversa. La canzone spiega quanto abbiamo bisogno dell’altro.

Cosa vedremo sul palco dell’Ariston?
Non vado per stupire o per pormi in un modo aggressivo. Sono curioso di capire la reazione che la canzone susciterà.

E dei bookmaker che ti danno tra i favoriti che dici?
Ma pensa te. Sono talmente incasinato che me la sono persa ‘sta cosa. Mi fa piacere, ma vado al festival con la voglia di cantare la mia canzone senza alcun tipo di sovrastruttura. Se poi arriva un buon risultato, ben venga. Quel palco è particolare. Avendolo già vissuto due volte, sarò meno teso, ci arrivo un po’ più preparato.



Com’è andata con Amadeus?
Ci siamo proposti, poi Pacifico mi ha aiutato a perfezionare il brano, è stato quasi uno psicoterapeuta.

Dell’album Viceversa che uscirà il 14 febbraio che mi dici?
Va pari passo con i miei cambiamenti, con quello che mi ha interessato dopo il successo di Occidentali’s Karma.

Vale a dire?
La necessità di un’analisi più intima. Se c’è un filo conduttore è questo tentativo di interpretare da più angolazioni questo aspetto: chi siamo e che posto abbiamo nel sistema sociale, tra contraddizioni, etica e morale. È un progetto che parla del ritorno a casa dopo l’album di viaggio Magellano, per fare i conti con se stessi.



E cos’hai capito, facendo i conti con te stesso?
Che c’è ancora tanto da capire. Ma se mi guardo allo specchio non ho né rimorsi, né rimpianti. E continuo a vivere il mio rapporto con la musica senza inseguire il successo.

Dopo Sanremo?
Farò un tour, perché tutto quello che faccio protende alla dimensione live. Molti non sanno che vengo da un passato blues e da tanto palco. I miei concerti non sono mai ostentazione.

Perché hai rifiutato le tante proposte di fare il giudice ai talent?
Non credo fosse ancora il momento di giudicare qualcun altro.

È un Sanremo pieno di polemiche, una su tutte, quella che ha coinvolto Junior Cally.
Anche se i testi incriminati si discostano dal mio pensiero e modo di scrivere, sono contro le limitazioni. L’arte e l’espressione musicale devono essere libere. E poi, se dobbiamo mettere sul banco degli imputati Junior Cally dovremmo fare altrettanto con vari artisti che fanno parte della storia di Sanremo.