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A che diavolo pensava Ice Cube quando ha deciso di lavorare con Trump?

Il rapper risponde alle polemiche sulla collaborazione col team del presidente e spiega che Trump non è peggio di Biden e che è meglio sporcarsi le mani che sedersi dalla parte del giusto e non fare niente

Ice Cube

Foto: Kevin C. Cox/Getty Images

Nella prefazione del “Contract With Black America” che Ice Cube ha pubblicato in agosto, nel bel mezzo delle proteste per i diritti civili, il professore ed economista Darrick Hamilton ha messo nero su bianco l’obiettivo del documento. Incoraggiato dalla crescita globale del movimento, Hamilton sostiene che «le generazioni più giovani e i movimenti sociali potrebbero ridefinire il concetto di bene economico per far sì che tenga conto dei principi di moralità, umanità e sostenibilità» e che «questo contratto rappresenta un modo patriottico per promuovere la prosperità condivisa e ottenere giustizia razziale ed economica».

Se è questo il succo del contratto, che c’entra Donald Trump? E perché Ice Cube ne ha parlato col team del presidente? I collaboratori di Trump hanno buone ragioni per interloquire col rapper. Il loro capo ha permesso che la pandemia facesse vittime fra i neri più di qualunque altro gruppo e come se non bastasse ha scoraggiato l’adozione di misure di sicurezza. S’è vantato del calo della disoccupazione giovanile anche se le sue riforme non hanno fatto niente affinché succedesse e ha ignorato le disparità e le discriminazioni esacerbate dalle sue stesse politiche. E allora, per conquistare l’elettorato bianco non razzista, vogliono fare in modo che la sua campagna appaia vicina alle idee di uno dei grandi dell’hip hop. Perché, insomma, non coinvolgere questa leggenda vivente nel Platinum Plam, la lista di riforme a tema razziale che Trump ha annunciato in ottobre? 

Il Platinum Plan è la tipica vaga lista di obiettivi che i candidati stilano («Eliminare le disparità nelle cure sanitarie», dice Trump dopo aver distrutto l’Obamacare) e comprende una vagonata di cose che il presidente avrebbe potuto fare nel primo mandato, se mai gli fosse fregato qualcosa dei neri.

Comunque, è questo l’oggetto del contenere di cui ho parlato con Ice Cube: nessuno dei partiti politici ha sufficiente interesse per i neri o vuole investire denaro nei loro quartieri. Essendo questo un momento disperato per i neri americani, dice Ice Cube, non ci si può affidare a un solo partito per trovare una soluzione, soprattutto coi Repubblicani alla Casa Bianca. «Spero che i nostri amici possano cambiare la narrazione», dice a Rolling Stone. «Ma viviamo un momento critico, non credo che ci si possa permettere di fare gli schizzinosi circa il nome di chi firma un assegno».

«È nata una controversia enorme su un singolo incontro, è assurdo», dice Cube, che ha causato un putiferio anche su Twitter postando immagini antisemite. «Gesù ha incontrato uomini di potere. Mosè ci conviveva, col potere. E insomma, coi potenti bisogna parlarci». Non l’ha fatto solo con la campagna di Trump, ma anche con quella di Biden. Ma quando la consigliera di Trump Katrina Pierson ha pubblicato un tweet sulla sua «disponibilità a farsi avanti e lavorare con l’ammistrazione per sviluppare il Platinum Plan», per il rapper è scoppiato l’inferno.

Partiamo dall’inizio: puoi spiegarmi precisamente cosa hai fatto con i team dei due canditati alla presidenza?
Ho fatto una call su Zoom con la gente di Biden. C’erano membri del Congresso e persone che lavorano alla campagna elettorale. Hanno detto che concordavano con l’85% di quello che c’era scritto nel Contract With Black America. Hanno detto che vogliono vincere le lezioni e che vogliono farmi partecipare, discutere le proposte e supportarle. In pratica mi hanno offerto un posto al tavolo.

Poi siamo stati contattati dall’amministrazione Trump. Hanno detto: «Abbiamo visto il contratto e noi abbiamo il Platinum Plan. Vorremmo potenziarlo». Sembravano sinceramente interessati alla discussione. Siamo andati a Washington. Non sono andato alla Casa Bianca, né ho incontrato Trump. Mai incontrato in vita mia. Ho parlato con quelli della campagna in un hotel. Quando hanno presentato il loro piano, ho visto che avevano implementato alcune idee prese dal nostro contratto.

Di quali idee si tratta?
Sia il piano democratico che quello repubblicano sono deboli. Sono scritti con un linguaggio che deve essere migliorato per i neri americani.

Detto questo, il piano di Trump era piuttosto esile e l’hanno potenziato in diverse aree. Il problema di questi piani è che usano parole come “minoranza”, “gente di colore”, “diversità” e “urban”, ma nessuna di queste significa che le famiglie nere avranno del denaro. Significa che ci saranno dei fondi in un grosso calderone e a noi finiranno gli avanzi.

Non m’importa se si tratta di un candidato repubblicano o democratico. Chiunque diventerà presidente dovrà occuparsi dei neri. Ci vogliono politiche dirette specificamente a noi, perché ci sono ragioni precise per cui il Paese è finito in questa situazione, con tutte le proteste e la gigantesca diseguaglianza economica, che ora è vasta quanto il Grand Canyon, tra famiglie nere e bianche.

Che cosa significano in termini pratici queste collaborazioni? Nel caso di Biden non ci sono leggi che può far passare…
Bisogna iniziare con una sorta di accordo pubblico, altrimenti è solo una promessa fatta a Ice Cube. Devono dirlo a tutti. Quando verranno eletti, dobbiamo fare pressione laddove possibile con tutti i candidati, anche quelli delle elezioni di metà mandato. Dobbiamo utilizzare anche il sistema giudiziario. Abbiamo tante opzioni a disposizione, ci sono cose da fare e le persone a cui ci siamo affidati non le stanno facendo.

Ci vorranno otto o dieci anni per cambiare le cose e aiutare i discendenti dagli schiavi. È questo l’obiettivo, indipendentemente da chi sarà presidente. È una questione bipartisan, non un tema dei democratici. È un problema che devono risolvere tutti i partiti. Devono mettersi d’accordo né più né meno come quando mettono un tetto al debito o danno fondi ai militari.

Mi interessa solo che i neri ottengano capitali, perché al momento non partecipiano al gioco. Facciamo finta che vi partecipino e invece in una società capitalista chi non ha soldi è escluso dal gioco.

Pensi che non ci sia alcuna differenza tra democratici e repubblicani? Entrambi hanno fatto cose orrende alle nostre comunità e ora stanno lavorando per trovare una soluzione?
No, ovviamente non lo stanno facendo. Sembra che stiano cercando una soluzione, ma stanno solo incasinando le cose. Al momento sono impegnati a far sì che il denaro non arrivi alle fasce più basse della popolazione. Usano ancora trucchi linguistici. “Minoranza”, “diversità”, “persone di colore” e tutte le parole che usano… Noi crediamo di prendere la nostra fetta, ma non è così. Entrambi i partiti sono colpevoli.

Ma lasciami chiedere una cosa, perché c’è un partito a cui siamo sempre stati più fedeli? Cos’è peggio, un nemico o la tua famiglia che ti fa del male?



La famiglia è peggio, te lo concedo. Ma il problema è chi considera questi politici una famiglia. Non lo sono affatto. 

Beh, allora amici.

Sì, forse amici. Direi che stiamo cercando di sedere a tavoli dove non siamo invitati. Non dovremmo invece cercare di ottenere più potere?
Facciamo le stesse cose degli anni ’60, più o meno. Rispetto ad allora, però, ci sono state migliaia di persone nere, uomini e donne, elette in posizioni di potere, eppure la situazione non è affatto cambiata. Quindi sì, siamo seduti al tavolo, ma non abbiamo il potere e non ce l’abbiamo perché siamo senza soldi. Non abbiamo capitali. Non costruiamo abbastanza cose. L’unica cosa che abbiamo, scusate il termine, è un culo nero. È tutto quello che abbiamo, essere neri e un paio d’opinioni.

E un’altra cosa: non sto dicendo chi votare. Non appoggio nessun candidato. È una decisione che ognuno deve prendere da solo. Ma voglio parlare con tutti, non voglio più stare dalla parte di una sola squadra. Sono un elettore monotematico.

Pensi che l’amministrazione Trump cercherà di sfruttare la tua disponibilità e buona fede? 

Beh, è la politica. Entrambi i partiti cercheranno di sfruttare ogni piccola informazione per spostare qualche voto. Biden si è forse preso il merito per quelli che vanno in giro a dire di votare per lui? Chi lo sa? Sta succedendo. È politica. È un gioco che non m’interessa.

Foto: Raymond Boyd/Michael Ochs Archives/Getty Images

Nel Contratto ci sono tante idee che l’amministrazione Trump ha osteggiato durante il suo mandato. E c’è un equilibrio delicato fra collaborare col potere per ottenere qualcosa e legittimarlo. Pensi di trovare quest’equilibrio parlando con tutti, non solo con l’amministrazione Trump?
Certe cose le puoi controllare fino a un certo punto. Trump potrebbe mentire o fare qualcosa di concreto per i neri. Da quanto ho capito, non ci sono tanti neri che gli hanno chiesto di fare qualcosa per la comunità. Gli chiedono contributi per i loro piccoli progetti, roba così. Il 40% delle imprese dei neri hanno chiuso. Abbiamo bisogno di capitali per riportarle in vita.

Ora, lui mente, ma tutti i politici lo fanno. Non so se Trump sia una brava persona o meno. Non mi interessa, sono stati tutti pessimi con noi. I problemi sociali e il tema della dignità vanno affrontati, ma finché non avrai soldi e capitali non ci sarà alcuna dignità in una società capitalista.

Trump avrebbe potuto adottare alcune soluzioni offerte dal Contratto, ma non l’ha fatto. Quando hai incontrato il team di Trump, gli hai chiesto come mai i fondi del Covid siano stati assegnati in maniera discriminatoria? 
Beh, ovviamente sono tutti convinti di fare tanto e di fare bene. Dicono che lavorano per le minoranze, che ci sono opportunità, questo e quest’altro. Invece bisogna chiedere di non aggregarci al 70% di persone di questo Paese, di non chiamarci genericamente minoranza. Bisogna parlare dei neri e risolvere questo specifico problema.

Ora, non so se uno dei due partiti si è concentrato sulle nostre comunità, perché ci hanno ammaliato con le parole “diversità”, urban” e tutto il resto. Alla fine prendiamo solo il 2% di quanto promesso. Non è abbastanza per sostenere il 13% del Paese. È per questo che siamo degli straccioni. E insomma, per me bisogna guardare i due lati della medaglia. Un tizio ha destabilizzato le comunità nere più dell’altro. Biden si è assicurato che la gente resti in prigione con le leggi degli anni ’90. Ci ha fatto male più di Donald Trump. Trump ha offeso i nostri sentimenti, ma quel tizio ha offeso i nostri corpi e ci ha messi in carcere. Abbiamo i dati, fratello…



No, non sto difendendo le leggi di Biden, ma anch’io ho i miei dati. Possiamo iniziare con il Covid-19.
Hanno tutti le mani sporche. Non possiamo scegliere uno rispetto all’altro solo perché uno sa giocare al gioco della politica e l’altro è scarso.

Il Covid-19 ha ucciso un nero americano su 1000 in questo Paese, punto. Non è una questione economica.
Lo capisco.

E Trump sta lasciando che si diffonda in tutto il Paese, senza…

Capisco il Covid. È una pandemia. Non sappiamo cosa avrebbero fatto altre amministrazioni, onestamente. Tu credi che a seconda di chi sarà presidente, a gennaio sarà sparito e che tutto tornerà alla normalità? Sarà comunque un disastro.

Sarebbe stato meno disastroso con un’altra persona al potere.
Ok, te lo concedo, ma solo ipoteticamente. Resta un’ipotesi. Chiunque sarà al potere…

Sì, è l’unica cosa che possiamo influenzare…
… affronterà la cosa come meglio crede, ma tu hai i dati su una delle due parti e non li hai sull’altra. Noi, i neri, dobbiamo essere indipendenti. Dovremmo dire: il partito ci aiuterà a rialzarci avrà il nostro voto. Se invece continuiamo a legarci a un solo partito, un partito che non risponde ai nostri bisogni, resteremo bloccati in questa situazione.

L’altro partito non ha mai mostrato interesse verso…

Beh, perché dovrebbero farlo?

Aspetta. Non ha mai mostrato interesse verso i nostri obiettivi, come renderci più prosperi o farci vivere più a lungo. Hanno mostrato così poco interesse che ora non possono vincere le elezioni senza di noi. E francamente, hanno un’agenda plutocratica e legata al suprematismo bianco. Sono questa roba qui. 

Pensi che i democratici non abbiano niente a che fare con il suprematismo bianco?

Forse in parte, sì. Ma il punto è che i Repubblicani lo sono e lo dicono esplicitamente. 

No, penso siano identici. È come il poliziotto buono e quello cattivo. Sanno a che gioco stanno giocando, ma sono tutti sbirri.

Allora la mia domanda è: dovremmo escluderci completamente dal sistema?
No, non sto dicendo questo.

E allora cosa facciamo? Smettiamo di votare? 

Dobbiamo andare a votare. Votiamo per chi fa i nostri interessi. E invece la gente sceglie un partito e quando si sente parte di una squadra vuole che vinca a tutti i costi. Ed è un problema. Devi continuare a spingere il tuo candidato perché faccia cose buone, perché migliori la sua offerta alla tua comunità. Dicono che hanno un piano e che non si può fare meglio. Non vogliono neanche pensarci. Dovremmo rispondere: “Ma che cazzo dici? Il tuo piano è debole. Dobbiamo migliorarlo per i neri. Tutto questo linguaggio sulle minoranze è un trucco”.

Su questo sono d’accordo, ma non pensi di esagerare con l’equivalenza tra i due partiti? Stiamo parlando di un presidente che dice di essere il nostro salvatore, ma che dice anche che John Lewis non valeva niente. L’altro è imperfetto, è vero, ma non è così.
Devi capire che persona sei tu. Sei un sentimentale o un uomo d’azione? Se non ti piace che qualcuno ferisca i tuoi sentimenti, e non consideri razionalmente le loro azioni perché ti concentri sulle parole che usano, allora prenderai la tua decisione.

Io invece sono uno che preferisce l’azione. Trump e Biden sono stati al potere, uno dei due al posto più alto. Ma sono entrambi degli anni ’50. Uno dei due ha guardato Obama mentre faceva poco per la gente nera. E quindi temo che possa dire: “Ehi, avete avuto un presidente nero. Se non l’ha fatto lui, perché dovrei farlo io?”. Alla fine, come diceva mio padre, non importa chi è presidente, la mattina bisogna alzarsi e andare a lavorare. È così. Mentono tutti.

Hai visto un qualche cambiamento significativo, da questo punto di vista? 

Abbiamo scritto una canzone che si chiamava Fuck Tha Police. Erano tutti infuriati. Tutti chiedevano che ci censurassero. L’FBI ci spiava. Tutti dicevano che avevamo fatto la cosa peggiore dell’universo.

La polizia non è mai ritenuta responsabile di nulla. Se in un processo contro un poliziotto lui ti indicava e diceva che eri colpevole, beh, eri colpevole. Nessuno metteva in discussione quell’agente, le sue motivazioni, il suo atteggiamento o il suo metodo. Le cose sono cambiate, ora ci sono poliziotti in carcere per omicidio, poliziotti licenziati, poliziotti responsabili in tanti modi diversi. Scrivendo quella canzone, abbiamo reso manifesto un problema che c’era. Ci è voluto del tempo perché accadesse.

Vedi quello che stai facendo oggi in questa stessa luce? 

Chiunque vincerà, ora delle prossime elezioni dovrà prendere sul serio i neri. Nessuno ci darà più per scontati, non lascerò che accada. Nessun partito ci darà per scontati.

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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