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50 anni di ‘Concerto Grosso per i New Trolls’: «Eravamo totalmente incoscienti»

Parla Vittorio De Scalzi: l'album nato come colonna sonora, l'orchestra, gli strumentali pazzeschi. E poi la svolta pop: «Avevamo Maserati, Ferrari, Lamborghini, dovevamo mantenere un certo stile di vita»

I New Trolls nel 1971: Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo, Giorgio D'Adamo, Gianni Belleno

Foto: Mondadori via Getty Images

È uno dei dischi rock italiani più venduti di sempre, oltre 800 mila copie. Sicuramente il top seller del prog rock italiano. È ricordato come una delle opere che in maniera innovativa sono riuscite a celebrare il matrimonio tra rock e musica classica, anzi barocca. Si parla del Concerto Grosso per i New Trolls, composto dal premio Oscar Luis Enríquez Bacalov ed eseguito (insieme a un’orchestra) dalla band genovese che nel corso del tempo – pur tra litigi, cambi di formazione e band satellite – ha saputo spaziare come pochi altri tra collaborazioni con Fabrizio De André, psichedelia, prog, hard rock e pop in maniera spesso innovativa e peculiare, riuscendo a ottenere un successo strepitoso in qualsiasi incarnazione sonora.

Approfittando dei 50 anni del disco che li lanciò in vetta alle classifiche interpelliamo il leader di sempre, Vittorio De Scalzi, affinché ci racconti la sua versione della storia.

Dopo il concept tra proto prog e cantautorato di Senza orario senza bandiera, con i testi di Riccardo Mannerini e Fabrizio De André, arrivate al boom rock barocco di Concerto Grosso. Come giungete a tale mutazione?
L’idea di Concerto Grosso venne a Sergio Bardotti, il nostro produttore, che propose di inserirci nella colonna sonora del film La vittima designata, un thriller diretto da Maurizio Lucidi con protagonista Tomas Milian. Luis Bacalov si stava occupando di comporre le musiche e l’idea geniale di Bardotti fu quella di provare a mettere insieme un gruppo rock a delle partiture barocche. Il film era ambientato a Venezia e Bacalov compose apposta quel genere di musiche per entrare nell’atmosfera della città. Bardotti però aveva fatto notare al regista che la trama del film era piuttosto forte: la storia di un tizio che paga un killer per farsi uccidere. Una trama rock. Da lì siamo stati interpellati per dare vita a una formula moderna del concerto grosso, che in epoca barocca vedeva un piccolo gruppo di solisti, a volte posti su un palco separato, in una serie di botta-e-risposta con l’orchestra. I New Trolls sono così diventati il gruppo di solisti dotati di strumenti elettrici che dialogavano con l’orchestra. Una cosa mai sentita prima.

Quindi Concerto Grosso nasce come colonna sonora, non come progetto discografico a se stante?
Esattamente, quando però fu pubblicato ottenne un successo così massiccio rispetto al film che alla fine molti si dimenticarono che era una colonna sonora.

Come vi siete sentiti a interfacciarvi in composizioni non vostre?
Eravamo assolutamente incoscienti, semplicemente ci piaceva l’idea e abbiamo suonato, senza nemmeno molta preparazione. Avevamo 20 anni e ci lanciavamo nelle sfide senza porci molte domande.

Gli arrangiamenti della sezione rock sono vostri, immagino.
Sì, certo. Io suonavo il flauto e la chitarra, oltre a cantare, e uno dei due assoli di chitarra sull’Adagio è mio. All’epoca poi mi piaceva Ian Anderson e cercavo di suonare il flauto con il suo stesso piglio, molto rock.

Concerto Grosso non è solo il rock barocco del lato A ma anche i 20 e passa minuti di Nella sala vuota: Improvvisazioni dei New Trolls, che propone un lato completamente diverso della band, più hard/psichedelico.
Sì, lo abbiamo inserito perché la musica che aveva scritto Bacalov non riempiva un album ma solo parte della prima facciata. Così decidemmo di montare tutto il nostro impianto nella sala A dello studio di registrazione della Fonit Cetra, situato in via Meda a Milano, come se dovessimo fare un concerto. A quel punto ci siamo lanciati a eseguire live ciò che in quel periodo suonavamo abitualmente, una specie di medley con diversi spunti, tra i quali un richiamo al brano Il sole nascerà (lato B del singolo Una miniera del 1969, nda).

Nel momento della sua pubblicazione Concerto Grosso si rivela un successo senza precedenti in ambito rock italiano.
Oltre 800 mila copie vendute… Tutt’ora a distanza di 50 anni continua a vendere. Un qualcosa che ci ha segnato per il resto dei nostri giorni. Grazie a quel successo poi molte persone si sono interessate al mondo della musica classica, ha contribuito ad aprire le menti, specie del nostro pubblico più giovane. Fu anche uno stimolo per molti musicisti nel lanciarsi in qualcosa che potesse fondere rock e classica, come avevamo fatto noi.

Dal vivo portavate l’orchestra?
No, ci arrangiavamo con le tastiere, con il Solina che imitava il suono degli archi in un modo pietoso… Solo una volta riuscimmo a eseguirne parte con l’orchestra, durante una trasmissione tv della Rai, Senza rete. Poi all’epoca si utilizzavano amplificatori enormi, la batteria doveva pestare forte… interagire con l’orchestra era quasi impossibile. Oggi è tutto molto più semplice.

Da lì i New Trolls si lanciano in una loro versione del prog imperante, non dimenticando che le loro origini erano nel pop, infatti a un certo punto tornate a quel genere.
Purtroppo l’ondata prog in Italia non è durata molto, a un certo punto non era più possibile fare business con tale genere, così lentamente tornammo a comporre canzoni, sfruttando anche le nostre capacità vocali e approdando a Quella carezza della sera, un altro successo esorbitante.

Una dicotomia particolare questa dei New Trolls, sempre in bilico tra pop e prog.
Beh, all’epoca facevamo più di 200 concerti l’anno, il successo era pazzesco, ognuno di noi aveva la sua bella Maserati, Ferrari, Lamborghini… eravamo dei principini. Quando il periodo del prog è finito abbiamo dovuto remare in direzione del pop, anche per mantenere un certo stile di vita… Chiaramente esagero per ridere, però in fondo è andata così, anche perché continuando a suonare prog a un certo punto il nostro manager non trovava ingaggi, non c’era più terreno per quel tipo di musica.

Nel frattempo però tu hai messo in piedi un paio di etichette, la Magma e la sua sussidiaria Grog, che si sono occupate di produrre una serie di album entrati nella mitologia del prog italiano: quello degli Alphataurus, dei Pholas Dactylus, i Picchio dal Pozzo di tuo fratello Aldo…
Anche i New Trolls Atomic System. Tempi dispari è un disco eccezionale, con Tullio De Piscopo alla batteria, Giorgio Baiocco al sax… è una sorta di prog-fusion. Prima di tornare al pop abbiamo sperimentato in lungo e in largo.

Sai spiegarmi come mai i New Trolls sono stati un gruppo così litigioso?
Questione di caratteri, di indole, anche di eccesso di successo, eravamo molto giovani… Poi come sempre succede nei gruppi ognuno vuole arrogarsi i meriti… Bisogna però rendersi conto che le band sono l’unione di tutta una serie di persone, quindi il merito è di tutti. In seguito ognuno poi ha dato fondo all’esperienza creata assieme dando vita a un suo gruppo. Poi ci sono state varie vicissitudini, Gianni Belleno aveva mollato per mettersi con Anna Oxa, l’incidente a Nico Di Palo del 1998…. Penso però che nel momento in cui ci si era divisi in vari gruppi (il periodo ’73-76, nda) c’è stata molta bella carne al fuoco, ognuno ha potuto mostrare le sue capacità. Io ho scelto una strada orientata verso il jazz, la fusion, come dicevamo prima, Nico ha messo su gli Ibis che erano più rock…

Ti piacevano gli Ibis?
Non molto, forse il primo album, ma andando avanti Nico ha partecipato sempre meno…

Chi erano i tuoi artisti favoriti all’epoca, in ambito prog?
Sicuramente i Jethro Tull, credo si senta (ride), poi i King Crimson. A proposito di prog, credo che uno dei nostri dischi più interessanti sia Searching For a Land (1972), un album che sento molto mio…

Con brani in italiano e altri in inglese, lo facevate spesso all’epoca.
Speravamo di passare le frontiere, purtroppo con pochi risultati. La nostra casa discografica poi, la Fonit Cetra, era prettamente italiana e aveva pochi contatti con l’estero. C’è da dire che vista la mole di concerti che facevamo in Italia non avremmo nemmeno avuto il tempo di espatriare, eravamo continuamente in tour e non ci abbiamo lavorato più di tanto.

La tua voce insieme a quella di Nico davano vita a un impasto incredibile.
Beh sì, Nico poi aveva una voce speciale, strepitosa.

Nel ’72 esce anche UT.
Lì eravamo già al limite dello scioglimento, però è un bel disco, soprattutto per merito di Nico.

Nel 1976 i New Trolls finalmente riuniti ritentano la carta del Concerto Grosso.
Un modo per riprendere da dove avevamo lasciato. Il Concerto Grosso Numero 2 racchiude diverse esperienze portate avanti negli anni: il prog, il jazz-rock, il funk, la canzone… c’è Le Roi Soleil che è uno dei miei pezzi preferiti.


Lì si uniscono anche Ricky Belloni alla chitarra e Giorgio Usai alle tastiere, come mai questa scelta?
Durante la scissione del periodo ’73-76 Belleno andò da mio padre che gestiva le varie attività della band e delle etichette per proporgli il suo nuovo progetto, i Tritons, con il quale ebbe anche una hit con una cover di (I Can’t Get No) Satisfaction. Io gli produssi l’album Twist and Shout with Satisfaction, gli organizzammo un tour e nella sua band confluirono Belloni e Usai, provenienti dalla Nuova Idea. Quando facemmo la reunion Belleno disse che voleva assolutamente i due che così entrarono in formazione.

L’esperienza dei Concerti Grossi è ripresa nel numero 3 della serie, con la formazione originale e un concerto speciale nel 2011 al teatro Carlo Felice di Genova, ancora con Bacalov.
Una sorta di amarcord. Giorgio D’Adamo, che poi è mancato, non suonava da anni… È stato più una cosa sentimentale, ma sono contento di averlo fatto.

Quali sono i tuoi piani futuri?
Fra un paio di mesi uscirà un cofanetto con un libro, 2 CD e un DVD nei quali ho raccolto materiale diverso. Il primo è registrato durante il tour del 2019 con la mia band, La Storia dei New Trolls, e contiene tutta una serie di pezzi storici, da Davanti agli occhi miei a Quella carogna della sera (ride). Nel secondo CD ci sono i Concerti Grossi eseguiti con l’orchestra della Magna Grecia e tre inediti, sempre con l’orchestra. Il DVD si chiama Il suonatore Jones ed è incentrato sulla mia collaborazione con Fabrizio De André. Chiaramente appena si potrà vorrei poi riportare i Concerti Grossi dal vivo.

Come giudicò all’epoca De André il vostro passaggio da Senza orario senza bandiera a Concerto Grosso?
In quel frangente ci eravamo un poco persi di vista ma lui è sempre stato incuriosito dalla novità, se noti nei suoi dischi cercava sempre il modo di rinnovarsi, anche grazie ai giusti collaboratori.

Quali sono i tuoi album preferiti dei New Trolls?
È difficile scegliere viste tutte le cose diverse che abbiamo fatto, ma direi proprio Senza orario senza bandiera e il primo Concerto Grosso.

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