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24kGoldn è convinto di essere lo Steve Jobs della musica

Ha lasciato una borsa di studio in economia per sfondare su TikTok con 'Mood'. «Sono un rapper, una rockstar, un cantante r&b. Vinco tutto: ho la prospettiva dell’artista e la mentalità commerciale»

24kGoldn

Foto: Samuel Trotter per Rolling Stone US

L’intervista su Zoom è appena iniziata quando 24kGoldn, senza che nessuno glielo chieda, si definisce «lo Steve Jobs dell’industria discografica». È la tipica frase da spaccone che solo un 20enne che ha centrato una delle hit più grosse dello scorso anno può permettersi di fare senza ironia. Tuttavia, questo rapper venuto fuori dal nulla e impossibile da incasellare in un genere ha più di una buona ragione per essere così sicuro di sé.

Goldn, che in realtà si chiama Golden Landis Von Jones, è l’artista venuto da TikTok che ha avuto più successo dopo Lil Nas X, ed è uno dei pochi ad aver tirato fuori più di una hit virale dall’app. Non è stato scoperto su TikTok, dice – ha firmato per la sua etichetta, Records, nel 2019 –, ma il social è diventata la sua piattaforma di fatto. È qui che ha pubblicato i tre singoli che l’hanno portato al successo, inclusa la canzone spaccaclassifiche Mood – con la collaborazione di Iann Dior –, una delle più grandi hit del 2020.

«Sto rivoluzionando ‘sta roba», dice Goldn dell’industria discografica. Durante tutta l’intervista elenca una serie di possibili potenziali successi del futuro, come se tutto dovesse capitare da un momento all’altro. Lui sa che avrà altri singoli al primo posto in classifica, sa che un giorno avrà un’etichetta tutta sua. L’unica cosa che non sa è il giorno della settimana in cui ci siamo incontrati. Dice che è così consumato dalla sua carriera che le giornate si confondono una con l’altra (gli ho comunque ricordato che era venerdì).

Dopo essere diventata virale, Mood ha ricevuto il trattamento tipico di tutte le hit. È arrivata in cima alle classifiche delle radio, e superstar come Justin Bieber e J Balvin ne hanno fatto un remix. Goldn dice che il segreto del successo del brano sta nella sua atmosfera gioiosa. In un anno definito dalla crisi della pandemia, dalle manifestazioni contro il razzismo e da un’elezione presidenziale divisiva, alcuni artisti hanno cercato di connettersi col pubblico registrando musica che parlasse dello stato del mondo. Altri l’hanno evitato del tutto. Goldn ha scelto questa seconda strada per Mood, che spicca per un beat leggero ed estivo e una melodia spensierata.

«Ci siamo divertiti a registrarla, l’essenza di quei momenti è catturata nella canzone», dice. «Chiunque la ascolti, anche in casa da solo, sente lo stesso divertimento provato producendola. Il contrasto tra quello che succede nel mondo e le sensazioni che trasmette il pezzo è così grande e meraviglioso che fa star bene tutti».

La notorietà che si accompagna a un singolo al primo posto a inizio carriera non sembra preoccupare Goldn. Dice che è abituato a farsi notare: «I miei genitori mi hanno chiamato Golden, e per i primi 12 anni della mia vita sono andato in giro con un afro gigantesco. Ho sempre spiccato, avevo stile».

La musica non è sempre stata la sua priorità, e aveva un piano B solido. Ha studiato per un anno alla University of Southern California, con una borsa di studio in economia, e se la sua carriera non fosse decollata voleva diventare un gestore di fondi speculativi o un qualche tipo di imprenditore. Per questo, è coinvolto negli aspetti economici della sua vita musicale: è tutta pratica, dice, per quando avrà la sua etichetta.

«Ho bisogno di conoscere certe cose, così sarò per gli altri la fonte di ricchezza e conoscenza che il mio team è stato per me», dice. «So quanto possono essere inefficienti le etichette. Records mi ha dato la libertà di fare quello di cui avevo bisogno. Altre etichette non lasciano fare le stesse cose agli artisti. Galleggiano in attesa di una hit. Io ho la prospettiva dell’artista e la mentalità commerciale, quindi riuscirò a farcela meglio di chiunque altro».

24kGoldn è onnipresente nella scena rap di TikTok, ma non vuole che il suo suono venga incasellato in quel mondo. Anche i classici generi gli sembrano riduttivi: rappa molto, è vero, ma Valentino e City of Angels, le sue due prime hit, contengono parti vocali più simili all’emo. Mood, invece, è più vicina al pop estivo.

«Quando ero al liceo tutti dicevano che ero un SoundCloud rapper, ora sono un TikTok rapper», spiega ridendo. «Non me la prendo. Per la gente è più facile metterti in una casella che accettare quello che sei. Con il tempo la gente capirà che sono qui per restare».

I suoi genitori hanno influenzato molto i suoi ascolti adolescenziali. È grazie a loro che ha scoperto l’hip hop e il pop mainstream di inizio millennio di Kanye West e Black Eyed Peas così come il jazz di Miles Davis. Durante le scuole si è dedicato maggiormente al rap, e nomina tra le sue influenze Pusha T, Young Thug, Chief Keef e Rick Ross. Alla fine del liceo ha scoperto rock e alternative.

In un’era in cui rapper come Machine Gun Kelly provano a scrivere dischi punk pop e altri, come Juice WRLD, sperimentano testi emo su beat trap, o suonano interi concerti di cover dei Nirvana (come ha fatto Post Malone), Goldn vuole esplorare tante direzioni diverse.

«Non potete incasellarmi, l’ho dimostrato più di una volta. La mia vita dimostra che è il mondo a seguire me, non il contrario», dice. «Sì, sono un rapper. Ma sono anche una rockstar, un cantante R&B e tutto quello che vorrò essere. Non sto in nessuna categoria. Sono solo Goldn».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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