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20 anni passati a graffiare vinili: intervista senza filtri a DJ Aladyn

I tempi dei "Men In Skratch" sono finiti (nulla di definitvo), ma ora non se la passa poi così male, fra Radio Deejay e clubnight

Aldino Di Chiano, classe 1976, in arte DJ Aladyn.

Aldino Di Chiano, classe 1976, in arte DJ Aladyn.

Di 10 vinili comprati oggi, soltanto un paio finiranno sul piatto di un giradischi. Il resto è tutto materiale per Instagram e, successivamente, per scaffali impolverati. Ma non è sempre stato così, e DJ Aladyn (al secolo Aldino Di Chiano) ne sa qualcosa. A vent’anni dall’epopea Men In Skratch, abbiamo incontrato il DJ milanese per fare un po’ il punto della situazione, fra nuovi progetti e carriera radiofonica.

Quanto conta la radio nella tua vita?
La radio è fondamentale. Ho cominciato ascoltando Radio Deejay negli anni Novanta, che era un po’ la radio simbolo nel mondo dei DJ.

Ed eri già DJ all’epoca.
Sì, ai tempi scratchavo già un sacco. Nel ’95 sono arrivate le prime gare ufficiali a livello nazionale. La cosa mi ha dato un po’ di visibilità, tanto che due anni dopo, nel ’97, ho vissuto la mia prima esperienza radiofonica a Radio Capital. Era il periodo in cui Cecchetto aveva mollato Radio DJ per migrare a Capital. Ascoltando il provino, Nicola Savino mi aveva proposto di collaborare con DJ Angelo. Ma era una collaborazione esterna, facevo i jingle, sigle, poca roba.

Poi da lì a Radio Station One, ma la vera figata è stata quando Jovanotti mi ha chiesto di partire con lui nel tour promozionale di Capo Horn. In quel periodo voleva fare una roba tipo Beastie Boys con Mix Master Mike. Perciò — Puf! — tour italiano ed europeo. Ed è stato grazie a questo che nel 2001 sono entrato a Radio Deejay, che come ti dicevo è sempre stato il mio sogno.
Ora sono qui da 14 anni e la radio mi occupa tutta la giornata. Tropical Pizza al pomeriggio, per tutta la stagione invernale c’è stato The Book Is On the Radio con Aldo Rock, il mio guru, e poi Nuzik, un nuovo programma su Deejay.it in collaborazione con Francesco Quarna e Giancarlo Cattaneo. Serve da filtro per la buona musica, visto che nell’era di Internet è facile farsela sfuggire. Ormai siamo talmente massacrati dalla Rete e dalle notizie che ci si perde per strada molta, troppa musica “fresca”.

Però i tuoi DJ set non si sono arrugginiti, nonostante la vita in studio.
Quando hai droppato i Public Enemy l’altra sera alla Beck’s UNacademy Night, ho quasi rovesciato la birra sulla nuca della tizia che mi stava di fronte.

[ride] Ti ringrazio. In effetti non ho mai smesso di suonare. Sono sempre in giro a mettere dischi, ogni fine settimana. Da qualche anno a questa parte propongo anche un set audiovisivo che si chiama Selectavision, proprio perché con i controller a timecode su vinile riesco a scratchare sia sulle tracce che sui video.. Alla fine vengo dal live e spesso mi ritrovo a suonare con musicisti dal vivo, con Saturnino, con i Rezophonic. Lo scratch è sempre figo, sia da solo che come accompagnamento di una band.

E di scratch ne avrai visto parecchio. Non sei stato anche ai campionati mondiali DMC?
Sia da solo che con i Men In Skratch. Nel ’99 è nata la categoria a squadre e noi nel 2000 abbiamo vinto con il Team Italia. Questo ci ha permesso di partecipare ai campionati mondiali a Londra, per ben due anni di fila.



Com’era l’atmosfera ai World DMC?
Fai conto che erano i primi anni delle DJ crew, quindi secondo me c’era la gente più forte. C’erano gli inglesi Scratch Pervert. Ci siamo anche sfidati contro la crew americana e dentro c’era gente come A-Trak e Craze. A-Trak era un ragazzino..

Tra l’altro, adesso Craze produce sulla Fool’s Gold di A-Trak.
Sì, ma in realtà non hanno mai smesso di collaborare. Prima erano entrambi nel mondo del turntablism, ora Craze è più sul Miami bass e A-Trak più EDM. Ma ci sta, con gli anni è comprensibile voler cambiare. Comunque è stata un’esperienza indimenticabile. La finale era stata allestita al Millennium Dome. Da far venire la pelle d’oca se ci ripenso.

Prossime mosse?
Ho un paio di progetti in cantiere. Una collaborazione con Marco Trentacoste, The Spooky Scientists, più scura e horror, e una con Chris Lavoro, a nome The Blues Picks. Due cose molto diverse fra loro. A me piace molto variare. Anche nei set, mi piace spaziare dai 70 ai 200 BPM. Poi, dopo l’estate uscirà sicuramente qualcosa di mio, anche se devo capire un po’ che direzione prendere, essendoci troppi sound che vorrei fare e così poco tempo per produrre. E poi, ho anche una vita privata e una morosa.

Un diritto sacrosanto, direi.
Ma sì. Anche perché a una certa fa bene fermarsi, rilassarsi e fare il punto della situazione. C’è questa spinta continua che ti fa costantemente frullare idee per la testa. Credo che sia anche colpa di Internet e dei Social. Sono un po’ saturo da tutto questo mondo di like e visualizzazioni. Torniamo all’analogico, raga.

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