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In un mondo di Lizzo siate Doja Cat

Storia di una popstar anomala che suggerisce ai fan di «staccarsi dal telefono, trovarsi un lavoro e aiutare i genitori con le faccende di casa». Nell'epoca degli artisti che dicono sempre la cosa giusta, non è meglio essere un po' stronzi ma sinceri?

Forse Doja Cat è una rockstar, e prima di insultarci tirando fuori i soliti “e allora Jim Morrison? E allora Kurt Cobain?” leggete questo pezzo. Forse Doja Cat è una rockstar, sì, ma mica perché fa rock. Forse Doja Cat è una rockstar perché litiga con tutti, che è appunto una di quelle cose che se la fai nel mondo dello spettacolo diventi una rockstar, mentre se lo fai nel mondo reale sei semplicemente un po’ stronzo.

Piccolo reminder per chi non sapesse chi sia Doja Cat: Amala Ratna Zandile Dlamini, questo il suo vero nome, è nata nel 1995 ed è diventata famosa nel 2020 grazie al suo brano, viralissimo su TikTok, Say So, che le ha permesso di raggiungere la posizione numero 1 della classifica USA. Popolarità che ha confermato l’anno dopo col disco Planet Her, album che entra nelle top ten di praticamente tutti i Paesi che contano a livello discografico, e dal quale sono estratti diversi brani di successo come Kiss Me More feat SZA, Need to Know e Woman. Insomma, grandi numeri, molti follower, milionate di stream (a volte anche miliardate).

Carriera di successo che significa una sola cosa: fan adoranti. Per dimostrarvi la tesi della prima riga, partiamo da qui. Prima che Lizzo diventasse il nemico numero 1 c’è stata Doja. Qui niente denunce o molestie, per carità, solo un po’ di sana cattiveria. Su Threads (il Twitter di Zuckerberg), la rapper si è messa a commentare la scelta dei suoi fan di darsi un nomignolo che li identificasse come tali. Come le “cartine” sono le fan di Marco Carta (c’è chi ha seguito Amici 2009 e chi mente), i kittenz sono quelli di Doja Cat. Gatta lei, gattini loro.

Associazione semplice, che però non le è piaciuta. «Se ti chiami kitten o kittenz, significa che devi staccarti dal telefono, trovarti un lavoro e aiutare i tuoi genitori con le faccende di casa». Un account di fan, TheKittenzWeb, ha quindi chiesto a Doja Cat quale nome dovrebbe utilizzare chi la segue. Risposta: «Basta cancellare l’intero account e ripensare a tutto. Non è mai troppo tardi». Qualcuno la chiamerebbe educazione siberiana.

Ma lo sfogo contro i fan, sui social, non era ancora finito: Doja ha continuato a postare scrivendo che le persone che utilizzano il suo vero nome (Amala) come nickname sono «inquietanti da morire». Un altro account, a quel punto, le ha chiesto di dire ai suoi fan che li ama. «Non lo faccio, perché non vi conosco nemmeno». Ragionamento che, nel mondo degli adulti, non fa una piega. Ma questa è un’altra cosa. «Nemmeno noi conosciamo te, ma ti sosteniamo e senza di noi non saresti nulla», rispondono i fan. Continua Doja: «Nessuno ti ha obbligato, non so perché mi parli come se fossi mia madre, sembri una pazza».

Interazioni che hanno generato chiaramente moltissimi meme e risate, e che sicuramente non siamo abituati a vedere nell’epoca del people pleasing. Le popstar non si espongono quasi mai, se lo fanno è per dire sempre la cosa giusta e sicuramente non per andare contro i loro fan. Doja però se ne sbatte. Vendendo dischi (ma quali dischi, ma chi li compra), anzi vendendo sé stessa, questa non sarà probabilmente ricordata come mossa più furba del secolo. Si può valutare facilmente in termini numerici: Doja ha perso 500k follower nelle ultime settimane, e sono numeri destinati ad aumentare.

Non è la prima volta che le capita una roba simile. Nel maggio del 2020 l’accusano di aver partecipato, quando era più giovane, ad alcune chat associate a gruppi razzisti. Prima controversia, primo #DojaCatIsOverParty su Twitter. Poi le scuse: «Chattavo spesso, da piccola, ma non sono mai stata coinvolta in conversazioni razziste. Mi dispiace per tutti quelli che ho offeso». Tornata nel gruppo.

Poi ha litigato con Noah Schnapp, attore di Stranger Things. Lui ha pubblicato alcuni messaggi privati ​​in cui lei gli raccontava della sua cotta per un altro attore della serie, Joseph Quinn. Lei lo ha definito «una me**a di serpente borderline» in diretta Instagram (ci va anche della fantasia). Alla fine della storia, lui che ha pubblicato su Insta una chat privata è diventato paladino dei giusti perché «in buona fede», lei una stronza. Lui ha guadagnato 2 milioni di follower, lei ne ha persi 200k (a conferma di quanto questa cosa delle persone che si spostano di qua o di là sia comunque di una scemenza disarmante). I due poi hanno fatto pace, amici come prima.

Poi, nel 2022, il caso Paraguay. A marzo dell’anno scorso Doja doveva esibirsi ad Asunción, ma le condizioni meteo non l’hanno permesso. I fan hanno iniziato ad accusarla di non essersi presa nemmeno un po’ di tempo per salutarli fuori dall’hotel, mentre loro aspettavano sotto una pioggia battente. «Quando ho lasciato l’hotel, la mattina dopo, non c’era nessuno che mi aspettava», dice lei. Segue botta e risposta sui social, e dopo qualche giorno Doja scrive: «Non vedo l’ora di sparire, sono una stupida per aver pensato di essere fatta per questo. È un incubo, non seguitemi». Drama queen, sì, totalmente e infinitamente.

Ma quanto è rivoluzionario questo gesto comparandolo alle miserie per racimolare like che vediamo ogni giorno sui social? Dei gruppi Telegram che i cantanti creano per «sentire i fan più vicini» e dei «mettetemi un commento perché l’algoritmo mi penalizza», Doja non vuole saperne nulla. Canzoni, concerti, e poi sparire. «Sogna ragazza, sogna», direbbe il caro Vecchioni.

In tutta questa storia non poteva non esserci anche un fidanzato questionabile: J Cyrus, popolare streamer accusato da più donne di molestie e bullismo (non ci facciamo mancare nulla). E anche qui, quando qualche fan glielo fa notare, Doja è pronta con un bel «non me ne frega un cazzo di quello che pensi della mia vita personale, non mi è mai importato e mai mi importerà, buona liberazione, misere zappe».

E se non fosse Doja a scrivere, ma Scarlet? I pochi fan rimasti attivi sulle pagine dei fan offrono una teoria alternativa: che tutto questo giocare alla “cattiva” sia studiato ai fini di diventare Scarlet, appunto, sanguinario alter ego che la cantante avrebbe scelto per questo periodo della sua carriera. «Doja ci ama, ma ora interpreta un ruolo, sono due personaggi diversi…». Che poi sarebbe un’ottima scusa per quando abbiamo voglia di rispondere un po’ male, magari in coda alle poste.

Un personaggio evil, effettivamente, ha fatto la sua comparsata nel video del suo ultimo singolo, Paint the Town Red. All’inizio del video, Doja si strappa il bulbo oculare e inizia così un viaggio nelle profondità dell’inferno. Lì la vediamo accettare la morte, ondeggiare con il diavolo, lanciare pezzi di carne insanguinata e cavalcare una gigantesca creatura verde nel cielo.

Nel brano c’è un campionamento di Walk on By, brano di Dionne Warwick del 1964, e nel ritornello Doja rappa: «Sì, stronza, ho detto quello che ho detto, preferirei essere famosa invece, ho lasciato che tutto questo mi desse alla testa, non mi interessa, dipingo la città di rosso».

Nell’attesa di capire se sia una farsa o solo sano livore, i fan possono consolarsi con cento, mille, diecimila artisti che venderebbero la madre per far credere ai fan che sono una grande famiglia e che li amano. Che è bello, va bene ed è giustissimo. Ma poi non stupitevi quando viene fuori che Lizzo dice alle sue ballerine che sono grasse o casi simili. Non è meglio essere stronze ma sincere?

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