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«In gioco c’è l’anima del mondo»: i musicisti reagiscono alla guerra in Ucraina

Messaggi anti Putin, dichiarazioni di pace, cancellazioni, raccolte fondi, boicottaggi: dall’Italia agli Stati Uniti fino alla Russia, ecco cosa stanno facendo e scrivendo i musicisti dopo l’invasione

Foto: Rostislav Artov (1)/Caleb George (2)/Unsplash

«Questa guerra non riguarda solo l’Ucraina, ma l’anima del mondo». L’ha scritto Stevie Wonder in un videomessaggio, una delle sue rare apparizioni sui social. «Mentre parliamo, gli ucraini combattono contro le forze del male. Abbiamo visto cosa può fare il male, non importa quale sia il Paese o il colore. Il male minaccia la sovranità di un Paese e la sacralità di tutti gli altri. Quante tragedie serviranno per farci fermare quest’aggressione?».



Nick Cave ha cancellato tutti i concerti previsti in Russia e Ucraina per la prossima estate. «I nostri pensieri vanno al coraggioso popolo ucraino, al loro leader eroico, a tutti quelli che soffrono per questa guerra insensata. Stiamo con l’Ucraina e con tutti quelli che si oppongono a quest’azione brutale. Preghiamo che questa follia finisca presto», dice il comunicato firmato dal cantante.



David Gilmour non ha concerti programmati in Russia o in Ucraina, ma la nuora è ucraina. «Smettete di uccidere i vostri fratelli, questa guerra non avrà vincitori», ha scritto su Twitter rivolgendosi ai soldati russi. «Le mie nipoti hanno visitato l’Ucraina, un paese meraviglioso. Fermatevi prima di distruggere tutto. Putin deve andarsene».



Sting ha pubblicato un video in cui suona Russians, la canzone del 1985 sulla Guerra fredda e sulla minaccio nucleare: “Spero che anche i russi amino i loro bambini”. «L’ho cantata raramente, non pensavo che sarebbe tornata rilevante. Ma alla luce della decisione sanguinaria e assurda di un uomo di invadere un Paese pacifico e non minaccioso, è tornata ad essere un appello alla nostra comune umanità. È per i coraggiosi ucraini che combattono questa tirannia brutale e anche per i russi che protestano nonostante la minaccia del carcere. Tutti amiamo i nostri figli. Fermate la guerra».



Elton John ha pubblicato su Instagram una foto della bandiera ucraina e raccontato del lavoro della sua fondazione nel Paese per aiutare i malati di HIV. «Siamo addolorati e sconvolti nel vedere questo conflitto, il popolo ucraino non merita di vivere quest’incubo. Vogliamo che la violenza finisca e che gli aiuti umanitari possano raggiungere chi ne ha bisogno».



«Putin ha violato tutti gli accordi esistenti sui diritti umani. Non ha nessun diritto di cancellare l’Ucraina», scrive Madonna su Instagram, dove ha pubblicato un montaggio video di un fan con il remix della sua Sorry.



«È scioccante vedere così tanti ucraini uccisi, è una guerra inutile e ingiustificata», scrive Peter Gabriel su Twitter. «L’invasione è una delle tante decisioni barbariche di un solo uomo. È un crimine di guerra: qualunque cosa accada, non dobbiamo più permettergli di lasciare il suolo russo».



Alex Kapranos dei Franz Ferdinand ha pubblicato su Instagram una foto della band in visita a Kiev. «Tre anni fa era così. Ho amato questa città, c’era ottimismo e una storia profonda. Mi ha ricordato la Berlino di 25 anni fa, un fiore di opportunità che si apre al sole della primavera. Guardare i missili che esplodono su quelle strade mi riempie di un orrore incomprensibile per quello che verrà distrutto, per quello che accadrà. Tutto per la paranoia e l’ego di un pazzo criminale». La band ha cancellato i concerti organizzati a San Pietroburgo per la prossima estate.



«Solidarizzo con chi in Ucraina è stato colpito da questo attacco e con la comunità mondiale che chiede la fine della violenza», ha scritto Miley Cyrus dopo l’invasione.



Dee Snider ha spiegato che approva l’uso di We’re Not Gonna Take It dei Twisted Sister da parte degli ucraini. La canzone era stata “adottata” anche dai manifestanti canadesi contro le misure anti-Covid. «In un caso c’è una battaglia giusta contro un oppressore, nell’altro c’è gente infantile che batte i piedi perché prova un disagio».



Alcuni artisti stanno cancellando concerti per un mix di preoccupazione per l’incolumità del fan, protesta, impossibilità di farli. Quest’ultimo sembra il caso degli Iron Maiden, che hanno comunciato la cancellazione come scelta del promoter e senza prendere posizione: «La nostra priorità è e sempre sarà l’incolumità dei fan».



Gli Slipknot hanno rimandato tutti i concerti previsti per il prossimo luglio in Russia, Ucraina e Bielorussia. Il frontman Corey Taylor ha poi condiviso un videomessaggio in cui appare col figlio Griffin: «Vogliamo mandare il nostro amore e i nostri auguri alle famiglie e ai nostri amici in Ucraina. Siate forti, siamo dalla vostra parte e vi pensiamo. Speriamo di rivedervi presto».



Anche l’ex One Direction Louis Tomlinson ha cancellato i concerti in Russia (e Ucraina) previsti per il suo prossimo tour mondiale, programmato per la prossima estate. «La sicurezza dei fan è la mia priorità, i miei pensieri vanno agli ucraini e a tutti quelli che soffrono in questa guerra inutile»



«Questo non è il momento dei concerti rock negli stadi, ci sono cose più importanti», hanno scritto i Green Day dopo l’annullamento del concerto a Mosca del 29 maggio. «Sappiamo anche che il rock è per sempre e siamo sicuri che in futuro torneremo».



Nell’annunciare la cancellazione dei concerti in Russia, «conscio che la violenza del regime non rappresenta gli ideali delle persone», Yungblud si è detto convinto che chiunque (inteso: la nazione ucraina) debba poter decidere del proprio destino senza subire «atti di guerra e aggressioni. Ucraina, prometto che tornerò appena possibile. Il mio cuore è con te».



«Sosteniamo l’Ucraina mentre resiste allo scioccante attacco deciso dal governo russo», scrivono i tedeschi Rammstein sui social, dove hanno pubblicato la bandiera gialla e blu. «In questo momento siamo addolorati per le sofferenze del popolo ucraino. Conosciamo anche la disperazione dei nostri fan russi di fronte alle azioni del loro governo, vogliamo ricordare l’umanità che condividono i cittadini russi e ucraini».



Stevie Nicks ha paragonato Putin a Adolf Hitler: «In una notte ha invaso un Paese sovrano. Come ha osato».



I Placebo hanno deciso di ritirarsi dal Park Live di Mosca. «Siamo fermamente contrari a questa guerra atroce contro l’Ucraina. Abbiamo suonato in Russia per vent’anni, è orribile vedere una nazione che amiamo, piena di amici, trascinata in questo incubo».



In Russia, una settimana fa il rapper Oxxxymiron ha cancellato sei concerti in segno di protesta contro l’invasione dell’Ucraina.



I Garbage si dicono sconvolti e impotenti di fronte ai bombardamenti russi.



Nadya Tolokonnikova delle Pussy Riot si è espressa in un concerto a New York: «Odio la guerra. Amo la pace. Supporto l’Ucraina. Vaffanculo Putin. Spero muoia presto». Ha lanciato una raccolta fondi in criptovalute per gli ucraini («Non si può fare la rivoluzione con valute convenzionali») e l’account ufficiale del gruppo twitta su quel che sta accadendo in Russia. Questo è di ieri: «Arresti VIOLENTI in Russia per chi protesta contro la guerra. Più di 3000 persone arrestate oggi. Secondo l’ultima legge di Putin, si rischiano fino a 15 anni nei campi di lavoro se di dice che QUESTA È UNA GUERRA e non una “operazione militare speciale”».



Lenny Kravitz ha condiviso su Twitter un messaggio di dolore e pace: «Siate forti e lasciate che l’amore trionfi (nell’originale Let Love Rule, come il titolo di un suo album, ndr), non dimentichiamo che siamo un solo popolo, una sola famiglia».



Se l’Eurovision ha deciso di eliminare la Russia dalla competizione si terrà in maggio a Torino, in Italia fa discutere la scelta della Siae di sospendere il pagamento del diritto d’autore alle società d’autori russe, penalizzando così autori che nulla hanno a che fare col conflitto. «Siamo consapevoli che è un’azione forte e senza precedenti nella storia recente di SIAE», ha detto Mogol, presidente della Società Italiana degli Autori ed Editori. «Vogliamo sottolineare però che non si tratta di una presa di posizione contro gli autori e gli editori russi, che non hanno alcuna responsabilità con riferimento a quanto sta accadendo, ma è un’azione con cui vogliamo manifestare la nostra contrarietà a qualsiasi tipo di guerra».



Se a fine febbraio Gianni Morandi ha partecipato alla manifestazione per l’Ucraina a Bologna suonando C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones, Mahmood si è esibito all’Expo di Dubai con la bandiera ucraina e ha visitato il padiglione di Kiev dicendo che «è importante lasciare messaggi giusti e forti in un periodo come questo», ovvero «stare sempre dalla parte degli oppressi e mai degli oppressori».



Nel rimandare le date del tour italiano ed europeo, i Måneskin si sono detti vicini «a tutti coloro che stanno soffrendo a causa del conflitto in Ucraina» senza però citare la Russia. «Speriamo che la violenza in atto possa vedere una fine».



La Rappresentante di Lista ha lanciato l’idea di un concerto per i profughi dell’Ucraina e il sindaco di Bologna si è detto disposto a ospitarlo.



«Io mi vergogno». Con queste parole inizia il messaggio postato da Cesare Cremonini quattro giorni fa: «Io mi vergogno. Questo è stato il primo pensiero, il sentimento, che ho provato il 25 febbraio, quando mi sono svegliato alle 6.20 perché era il tanto atteso giorno di uscita del nuovo album e ho acceso la tv, ho aspettato la colazione, sorriso a Milano che era gentile e risplendeva di sole, poi la prima immagine su Rai News: una enorme palla di fuoco che saliva verso il cielo. Ho provato e continuo ininterrottamente a provare vergogna».



Oltre a citare Neruda («Le guerre sono fatte da persone che uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono»), Vasco Rossi ha tirato in ballo C’è chi dice no per dire il suo “no war” e ha ripostato foto delle manifestazioni di una settimana fa.



Vinicio Capossela ha postato su Instagram un lungo messaggio nel giorno delle ceneri scrivendo che «nulla di una emergenza legata alla natura, per quanto terribile, può gettare nello sconforto quanto la catastrofe completamente umana della guerra. Allo sbigottimento si unisce lo sconforto, per la follia umana, la sensazione di meritare l’estinzione come specie. E poi ci si guarda intorno e si avverte bene come la guerra non sia mai finita. Penso all’estate del 1914, l’Europa della Belle Epoque, che aveva perso la memoria della guerra e che in un mese si buttava in massa in una apocalisse mai immaginata prima. La guerra è la più terribile delle bestialità, è il lutto del genere umano. Oggi è il giorno delle ceneri. Il giorno in cui coprirsi il capo di cenere. Fossi a Ovodda, in Barbagia al meraviglioso e selvaggio carnevale delle ceneri, mi vestirei anche io la faccia di notte, a lutto, per esprimere il buio, più pesto di quello dell’eclissi, che stiamo vivendo. Vi abbraccio tutti e tutte. Teniamo accesa la luce. La pace è la cosa per cui più vale lottare».



Uno degli ultimi messaggi sulla guerra è di Piero Pelù che su Instagram ricorda i profughi: «Putin promette i corridoi umanitari per i civili in fuga ma poi spara sulle famiglie con i bambini. L’uomo è l’animale più feroce sulla Terra, ma non tutti sono così assetati di potere e di sangue, anche sotto le bombe dell’invasore c’è chi crede ancora nell’Amore».



Una sorta di guerra fredda sta invece attraversando il mondo della musica classica. La Scala di Milano, ad esempio, ha sostituto il direttore russo Valery Gergiev. L’uomo, sostenitore di Putin, ha perso anche un contratto con la Carnegie Hall. «Obbligare artisti, o qualsiasi figura pubblica, a dar voce alle loro opinioni politiche in pubblico e a denunciare la loro patria non è giusto. Non sono una politica, non sono un’esperta, sono un’artista», ha reagito su Instagram la soprano Anna Netrebko, che in passato ha appoggiato non solo Putin, ma anche esplicitamente i separatisti di Donesk. Netrebko ha perso vari ingaggii tra cui quello con la Metropolitan Opera di New York.

Kirill Petrenko, direttore d’orchestra dei Berliner Philharmoniker russo naturalizzato austriaco, ha espresso solidarietà coi colleghi ucraini parlando dell’invasione come «una coltellata alla schiena alla pace e un attacco alle arti che, com’è noto, superano ogni confine». In Spagna, il Teatro Real di Madrid ha cancellato lo spettacolo previsto del russo Bolshoi e il direttore stesso del teatro russo Tugan Sokhiev si è dimesso (anche da direttore musicale dell’Orchestre National du Capitole de Tolosa) di fronte alla «impossibilità di scegliere fra i miei musicisti preferiti russi e francesi». Altri musicisti classici russi hanno preso più nettamente posizione. Tra i tanti, il pianista Evgeny Kissin, nato a Mosca (ha poi preso la cittadinanza britannica e israeliana): «Non ci sono scuse per una guerra di aggressione».



Dal concerto per strada in Cornovaglia fino ai jazzisti di Londra, si stanno organizzando ovunque piccoli eventi a favore dell’Ucraina. A Trafalgar Square, Londra, si è tenuto un flashmob in supporto all’Ucraina a cui hanno partecipato 300 musicisti diretti da Petr Limonov. C’era anche Gabriel Prokofiev, nipote di Sergei Prokofiev e a capo dell’etichetta di musica contemporanea Non Classical.

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