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‘In Computero’: storia dell’intelligenza artificiale che ha scritto un inedito dei Nirvana

Una macchina ha composto anche “nuove canzoni” di Jimi Hendrix e Amy Winehouse. È un progetto di sensibilizzazione sui problemi di salute mentale dei musicisti e un indizio su cosa ci riserverà il futuro

Illustrazione di Griffin Lotz per Rolling Stone US. Foto utilizzate: rank Micelotta/Getty Images; Agencia el Universal/AP; Michel Linssen/Redferns/Getty Images

È dalla morte di Kurt Cobain, nel 1994, che i fan dei Nirvana cercano di immaginare che musica avrebbe scritto se fosse ancora vivo. Ma a parte You Know You’re Right, la scabrosa meditazione sulla confusione che la band ha registrato qualche mese prima del suicidio del cantante, e l’idea confidata agli amici di una collaborazione con Michael Stipe dei R.E.M. o di una possibile carriera solista, Cobain ci ha lasciato solo punti interrogativi.

Adesso, però, un’organizzazione ha creato una “nuova” canzone dei Nirvana. L’ha fatto con un software basato sull’intelligenza artificiale in grado di imitare il songwriting di Cobain. Le chitarre variano dai passaggi più quieti, nello stile degli arpeggi di Come As You Are, fino alla furia rabbiosa alla Bleach. Alcuni passaggi del testo, “Il sole brilla su di te, ma non so come”, e un sorprendente ritornello, “Non mi importa / Sono una cosa sola, affogato nel sole”, hanno le stesse qualità evocative degli originali di Cobain.

A parte la voce – registrata da Eric Hogan, il frontman di una tribute band dei Nirvana –, i creatori del brano dicono che tutto quello che ascoltiamo è opera di un computer. L’obiettivo è attirare l’attenzione sulla tragica morte di Cobain e su come aiutare i musicisti che soffrono di depressione.

Il brano, intitolato Drowned in the Sun, fa parte di Lost Tapes of the 27 Club, un progetto che comprende canzoni scritte e in larga parte suonate da macchine, tutte nello stile dei musicisti del “Club 27”: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain e Amy Winehouse. Ogni traccia è il risultato dell’analisi di 30 brani di ogni artista: l’AI ha studiato nei dettagli le melodie vocali, i cambi di accordi, i riff di chitarra e gli assolo, i ritmi di batteria e i testi, così da “indovinare” come suonerebbero degli inediti. Il progetto è frutto del lavoro di Over the Bridge, un’organizzazione di Toronto che aiuta i lavoratori dell’industria musicale che soffrono di disturbi psichici.

«E se questi musicisti avessero avuto un supporto psicologico?», chiede Sean O’Connor, a capo di Over the Bridge e direttore creativo di Rethink, un’agenzia pubblicitaria. «Nell’industria musicale la depressione è normalizzata e idealizzata… la musica di chi ne soffre è vista come autentica sofferenza».

Per creare le canzoni, O’Connor e il suo staff hanno usato Magenta, il software AI di Google che impara a comporre come un artista dopo aver analizzato le sue opere. In precedenza, Sony ha usato il software per creare una “nuova” canzone dei Beatles, e il gruppo electro pop Yacht per scrivere il loro album del 2019 Chain Tripping.

Per il progetto Lost Tapes, Magenta ha analizzato i brani sulla base delle loro versioni in MIDI. Il MIDI trasforma armonia e ritmo in un codice digitale che un sintetizzatore può usare per ricreare un brano. Dopo aver esaminato le note scelte da ogni artista, le particolarità ritmiche e le preferenze armoniche, il computer crea nuova musica che il team analizza per trovare i momenti migliori.

«Più file MIDI inserisci nella macchina, meglio è», dice O’Connor. «Abbiamo scelto 20 o 30 canzoni di ogni artista, li abbiamo divisi per ritornelli, assolo, melodie vocali o ritmi di chitarra, e li abbiamo inseriti uno per volta. Se dai alla macchina intere canzoni, si confonde e non capisce come dovrebbe essere il risultato. Se invece inserisci solo dei riff, crea cinque minuti di parti di chitarra inedite, di cui il 90% è inascoltabile. Parti da lì e cerchi i passaggi interessanti».

O’Connor e il suo team hanno usato lo stesso procedimento per i testi, generati da un generico software di intelligenza artificiale, una rete neurale artificiale. Hanno inserito i testi degli artisti, poi sono partiti da alcune parole e la macchina ha completato immaginando cadenza e tono dell’autore. «C’è stato molto trial and error», dice O’Connor, aggiungendo che il team ha esaminato «pagine e pagine» di testi per arrivare a una frase con le sillabe giuste per la melodia prodotta da Magenta.

Una volta terminate le composizioni, uno studio ha arrangiato le parti per ricordare il musicista scelto. «Ci sono tanti strumenti MIDI e diversi effetti», dice O’Connor del risultato finale. Poi hanno iniziato a cercare i cantanti. «La maggior parte delle persone coinvolte faceva già parte di tribute band o progetti simili. Li abbiamo scelti perché sanno imitare le particolarità di questi artisti, l’obiettivo era il risultato suonasse il più realistico possibile», racconta O’Connor.

Eric Hogan canta da sei anni nella band di Atlanta Nervermind: The Ultimate Tribute to Nirvana. Si sono messi assieme per una festa di Halloween, una scusa per suonare canzoni di Foo Fighters, Stone Temple Pilots e Nirvana. Quando però hanno visto la reazione del pubblico ai brani della band di Cobain, hanno scelto di puntare tutto sul grunge. Quando il team di Over the Bridge gli ha chiesto di cantare Drowned in the Sun, pensava che il progetto fosse incredibile (in senso letterale) e allo stesso tempo figo. «Non riuscivo a credere che fosse reale, neanche dopo aver parlato con loro», dice. «Poi mi hanno mandato i file e i soldi».

Quando ha sentito per la prima volta la musica, era sbalordito. «Non sapevo come cantare», ricorda. «Ho avuto bisogno della persona che ha creato la traccia perché mi canticchiasse la melodia. Era strano immaginare quello che avrebbe fatto Cobain. Mi hanno dovuto dare qualche indicazione, poi è andata bene».

O’Connor e il suo staff hanno passato un anno a cercare e analizzare le canzoni, più altri sei mesi per chiudere le registrazioni. Durante questo periodo, hanno chiesto ai fan più accaniti degli artisti aiuto per evitare ogni tipo di plagio. Avevano paura che The Roads Are Alive, il brano creato dall’AI imitando lo stile dei Doors, somigliasse troppo a Peace Frog, ma alla fine hanno deciso che non era così. «Un fonico ci ha fatto sentire l’originale», dice O’Connor. «Poi ci ha spiegato le differenze tra i due pezzi e ci siamo tranquillizzati».

I Nirvana si sono rivelati tra gli artisti più difficili da riprodurre con le macchine. Se musicisti come Hendrix costruivano i brani su riff semplici da definire, Cobain suonava progressioni di accordi approssimati, punk, che confondono i computer. «Finisci per ottenere un muro di suono», dice O’Connor della musica prodotta da Magenta ispirata alla band. «Nelle loro canzoni è più difficile trovare un filo conduttore, per la macchina è complicato creare qualcosa di nuovo a partire dal loro catalogo».

«Drowned in the Sun è abbastanza realistica da farti pensare ai Nirvana, non abbastanza da ricevere una lettera di diffida», afferma Hogan. «Somiglia abbastanza all’ultima uscita” del gruppo, You Know You’re Right. Kurt scriveva quello che gli passava per la testa. Se gli piaceva, era un pezzo dei Nirvana. Ci sono alcune cose dell’arrangiamento di Drowned in the Sun che mi fanno pensare: ah, qui sembra In Utero, qui Nervermind… ho capito cosa ha fatto l’intelligenza artificiale».

Hogan dice di apprezzare particolarmente il testo. È convinto che le parole di Cobain fossero sempre «un po’ un miscuglio di cose», ma questo testo gli sembra più diretto, senza perdere il senso generale di quello che scriveva il musicista. «Sembra un pensiero compiuto», dice.

«Questa canzone dice: sono strano, ma mi piace», spiega Hogan. «È totalmente Kurt Cobain. È esattamente il tipo di sentimento che avrebbe espresso. “Il sole brilla su di te, ma non so come”, è grandioso. Mi sembra che il pezzo dica questo: sono incasinato, sei incasinata anche tu, la differenza è che io sto bene con me stesso e tu no». Hogan si è anche offerto di suonare la chitarra, ma i produttori hanno preferito affidarsi alla macchina.

Drowned in the Sun è una creazione in stile Frankenstein, che esiste contro la volontà di Dio e dell’universo? «Non sono la persona migliore per parlare di etica», dice Hogan ridendo. «Giro il Paese facendo finta di essere un altro».

«Credo che un sacco di persone demonizzeranno questa cosa, diranno che è la morte della vera musica», continua. «A me sembra che vada benissimo. Se usato come strumento, è una figata. Non so quali saranno le implicazioni legali in futuro. Probabilmente arriveranno quando questi pezzi suoneranno davvero bene».

L’obiettivo di Over the Bridge, però, è semplicemente sensibilizzare il pubblico sulle risorse disponibili per aiutare chi doffre di disturbi psichici. L’organizzazione ha una pagina Facebook che offre supporto per gli artisti, organizza session su Zoom e workshop per farli sentire meno soli. Non hanno intenzione di vendere il brano. «A volte basta poco, basta dire “mi sento come te” per far sentire agli altri il tuo supporto», dice Michael Scriven, rappresentante di Lemmon Entertainment, il cui CEO è nel consiglio di amministrazione di Over the Bridge.

Scriven spera che il progetto faccia capire quanto lavoro c’è dietro l’intelligenza artificiale applicata alla musica. «Per creare una cosa del genere servono tante mani umane che intervengono all’inizio, a metà e alla fine del processo», dice. «Si potrebbe pensare che l’AI finirà per rimpiazzare i musicisti, ma per come stanno le cose adesso, il numero di persone necessarie per rendere ascoltabili queste produzioni è significativo». Tutte le canzoni prodotte da Magenta hanno avuto bisogno del lavoro di O’Connor, un tecnico, un produttore, un fonico e i cantanti. «Non possiamo premere un pulsante e rimpiazzare gli artisti», dice O’Connor. «Spero che Over the Bridge continui a lavorare con l’intelligenza artificiale», dice Hogan. «Si possono fare ancora tantissime cose».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.