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Il viaggio dei Negazione in cinque immagini

Il libro ‘Collezione di attimi’ racconta l’epopea della band attraverso fotografie, manifesti, copertine. Abbiamo chiesto a Tax e al grafico DeeMo, che ha curato il volume, di raccontarci cinque foto storiche

Negazione

Foto: Winni Wintermeyer

Dedicato a Marco Mathieu, il libro Negazione. Collezione di attimi racconta l’epopea della band hardcore torinese attraverso fotografie storiche (anche inedite) scattate sopra e sotto i palchi, manifesti d’epoca, copertine dei dischi. Abbiamo chiesto a Roberto “Tax” Farano e al grafico DeeMo, che ha curato il volume, di selezionare e raccontare per i lettori di Rolling cinque immagini notevoli.

Il tour invernale del 1985

Tax: E all’inizio fu il Mucchio selvaggio. Declino e Negazione alla scoperta del mondo! Su tutto scoprimmo Amsterdam che diventò presto una seconda casa.

DeeMo: L’idea delle mappe ci ha convinto sin dalle prime fasi di lavorazione del libro. Ho voluto visualizzare i chilometri percorsi dai Negazione sul loro furgone, i Paesi che hanno toccato, la metafora del viaggio che racconta l’intera storia della band. In questa pagina le date sono solo una manciata, ma è stato il primo tour in furgone, con i Declino. Inverno del 1985: due band in un furgone attraverso la peggiore tempesta di neve del secolo.

Foto: Anne Ulrich

Tax: Qui al Virus di Milano, luogo fondamentale in quegli anni, per la nascita e diffusione del punk e dell’autogestione in Italia.

DeeMo: Sono io quello in ginocchio davanti a Marco, sul palco del Virus in piazza Bonomelli, febbraio 1987. Quando entrai a far parte della scena, rimasi subito colpito dall’annullamento di qualsiasi barriera tra le band e il pubblico. Un’energia furibonda tracimava da sotto a sopra il palco e viceversa, travolgendo pedaliere e aste dei microfoni: un rito tribale che si ripeteva ad ogni concerto. La “rovina” era una manifestazione della nostra identità, celebrava la rabbia e al tempo stesso sanciva l’orizzontalità del rapporto tra chi suonava e il resto dei presenti.

Casalone, Bologna, 1987

DeeMo: Zazzo fronteggia la bolgia, io sotto che urlo. Per il poster presi in prestito un’immagine di Humphrey Bogart e la sua celebre battuta in Casablanca. Fabri, storico batterista dei Negazione, aveva deciso di lasciare la band. Marco suggerì di organizzare un live a Bologna per salutarlo. Negazione, Cheetah Chrome e Indigesti insieme: una foto di gruppo con tre band di caratura internazionale, nel loro momento di massima forma. È stato il primo concerto della cui organizzazione mi feci carico personalmente. Ci tengo a dirlo perché venne poi ricordato come un momento storico, una sorta di canto del cigno della prima scena hardcore.

Al CBGB’s di New York. Foto: Winni Wintermeyer

Tax: Potrebbe essere uno dei tanti salti irrazionali, esplosioni di energia incontrollata su un palco in qualsiasi città del mondo e invece… è una delle foto a cui tengo di più.

DeeMo: Qui c’è Neffa alla batteria. Mentre a Bologna nasceva l’Isola nel Kantiere, Giovanni era a Torino a suonare con i Negazione. Fino ad allora tutti lo conoscevano come Jeff. Furono proprio quei burloni dei Negazione a coniare il soprannome Neffa: la storia della somiglianza con il calciatore paraguayano è nota. Credo avesse già in mente di vivere con la musica, quello era solo l’inizio. Nel frattempo all’Isola noi organizzavamo i primi hip hop party, con i primi esperimenti di rap in italiano. Da lì prese forma l’Isola Posse All Stars. Neffa lasciò i Negazione poco dopo l’avventura americana. Tornò a Bologna e si unì a noi, tenendosi per sempre il soprannome.

Al Monsters of Rock del 1991. Foto: Carmelo Giordano

Tax: Non eravamo nel nostro mondo qui, ma salimmo lo stesso su quel palco a testa alta, come conquista della forza e tenacia della nostra band, di cui Marco era il cuore e il motore pulsante, come in questa foto.

DeeMo: Qui non c’ero, ma sarebbe stato bello esserci. Questa foto è incredibile, per chi come me ha visto da vicino gli inizi dell’epopea dei Negazione. Non credo fosse la loro dimensione ideale, quella delle folle oceaniche, ma dev’essere stata una bella carica di energia da provare almeno una volta. Un amaro sorriso, guardando Marco in queste foto.

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