Senza avere la palla di cristallo possiamo prevedere quali saranno alcuni dei momenti più importanti della cultura pop di quest’anno. Il Super Bowl di Bad Bunny (che ha già fatto attivare Donald Trump), il ritorno di Madonna con la seconda parte di Confessions, una serie di sequel e reboot che ci han già fatto perdere il conto (da Il Diavolo veste Prada al ritorno di Toy Story passando per Hunger Games) e, rullo di tamburi anche il ritorno di una delle più grandi boy band che il mondo abbia mai avuto. Parliamo chiaramente delle star del k-pop BTS.
Loro, a differenza delle band che si prendono la pausa per esplorare esperienze soliste (spesso fallimentari, parla la storia) hanno avuto un motivo decisamente forzato per fermarsi: la leva militare. Leva che RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jung Kook hanno completato a fasi, in base all’età, e in periodo totale di quattro anni.
Era il 2022 quando i sette salivano sul palco l’ultima volta insieme, annunciando uno stop che aveva mandato in crisi i fan. Ma ora si ritorna. Quattro anni in termini assoluti non sono molti, ma possono essere percepiti come centomila quando si parla di music biz.
Dalla loro però c’è che, appunto, i BTS non sono come gli altri: possiamo dire sia principalmente grazie a loro se il k-pop è diventato quello che è diventato. Non un genere musicale ma un fenomeno globale. Loro hanno aperto la strada a tutti gli altri che sono venuti dopo. Ma basta questo a garantire il successo del loro comeback? In questo caso, sì.
Perché a differenza di quello che succede nel pop “normale”, quello made in Corea del sud gode di fan che possono realmente fare la differenza. Non a caso quelli dei BTS hanno il nickname di army, esercito. Provate a scrivere qualcosa contro di loro su X e proverete con i vostri account cosa significa questa parola.
Metteteci anche che la loro pausa è arrivata a causa di qualcosa di inevitabile come il servizio militare: è qualcosa che si può decisamente perdonare. Anzi, che a vederla bene, romanticizza pure la relazione che tra artista e fan. Per la serie: il mondo ci divide ma noi siamo qui ad aspettare.
E non è un caso se il nuovo album (in uscita a marzo) sia stato comunicato tramite lettere scritte a mano e recapitate nelle case di alcuni fortunati fan in tutto il mondo. «Grazie per aver aspettato. Per essere rimasto. Per essere cresciuto insieme a noi». Il tutto mentre il resto del mondo ha ricevuto al massimo la raccomandata per il pagamento della Tari.
Army gold member got their letter from BTS (7) !! 20th March 2026 will be their comeback date ?
Album release, fan meet, first concert something to happen ??🤔 pic.twitter.com/xyBKDG5UnI— 💜𝓑𝓪𝓷𝓰𝓽𝓪𝓷 _𝓼𝓽𝓪𝓷💜 (@NehaGhosh625891) December 31, 2025
Parallelamente al disco è molto probabile sarà annunciato anche un tour, che nonostante sia ancora senza date ha già generato migliaia di post di fan che cercano di capire come accaparrarsi un biglietto. Insomma, l’attesa è gigante.
everyone seeing this tweet will be at the 2026 bts tour🕯️ pic.twitter.com/garL4EbVTS
— . (@archvofgguk) January 4, 2026
Durante questa pausa sono molti i gruppi che hanno cercato di riempire il vuoto lasciato dai BTS. Pensiamo agli Stray Kids o ai SEVENTEEN. Gruppi di successo, senza dubbio. Ma nessuno, a oggi, è riuscito a prendere il loro posto. Perché? Perché non si tratta solo di vendite o streaming, ma di impatto globale e culturale.
Molte altre band hanno venduto milioni di album e hanno all’attivo tour internazionali di successo, ma sono i BTS ad aver settato alcuni record che potremmo definire storici. Sono loro la prima band coreana ad avere avuto una numero uno negli Stati Uniti, per dirne uno. E, anche dopo qualche anno di pausa, i sette rimangono tra i più ascoltati al mondo. Il motivo è semplice: loro, più di tutti, sono diventati il benchmark quando si vuole parlare di k-pop. Anche senza saperne molto.
Intanto anche l’industria del k-pop è cambiata parecchio. Il mercato si è spezzettato tra musica, tv, cinema, cartoni animati che cacciano demoni. E se da una parte i prodotti coreani hanno invaso ancora di più i nostri device, dall’altra c’è stata una contrazione delle vendite degli album. Tendenza che un loro ritorno però potrebbe annullare.
Per molti esperti il loro comeback coinciderà infatti con un ritorno dell’entusiasmo nel mercato: analisti ed economisti sudcoreani hanno sottolineato che un singolo concerto dei BTS a Seoul potrebbe generare oltre 1200 miliardi di won (circa 895 milioni di dollari) e creare migliaia di posti di lavoro collegati alla filiera dello spettacolo e del turismo.
In parallelo, la saturazione di contenuti e gruppi ha portato alcuni critici e fan a notare una minore coesione nei trend principali del k-pop rispetto al periodo in cui BTS dominavano la scena globale. In effetti è cambiato tutto: nati prima della pandemia, dopo di loro sono arrivati artisti fortissimi con fandom organizzati e successi giganti, ma raramente si è ricreata quella combinazione di mito, presenza costante e senso di appartenenza che li ha resi un caso unico.
Anche perché, come dicevamo prima, il contesto è cambiato. Il pop di oggi è più più veloce, guidato dagli algoritmi e meno capace di costruire fenomeni universalmente riconoscibili. I BTS sono arrivati nell’ultimo momento storico in cui era ancora possibile diventare non solo famosi, ma inevitabili. E forse è proprio questo che rende il loro ritorno così carico di aspettative: non tanto la nostalgia per quello che sono stati, quanto la curiosità di capire se, in un mondo che non funziona più allo stesso modo, un fenomeno del genere può ancora esistere.
Insomma, su questo comeback ci sono aspettative altissime e da parte di tutti. Il loro nuovo album definirà il futuro del genere? Probabilmente sì. Comunque vada, il ritorno dei BTS è già comunque uno dei momenti più importanti dell’anno. E deve ancora succedere. Are you ready for it?













