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Il pop del futuro somiglierà alla disco music?

Durante il lockdown, al sound cupo degli ultimi anni il pubblico ha preferito musiche in grado di trasmettere sensazioni positive. Come la disco anni ’70, che è tornata grazie a Dua Lipa e Jessie Ware, e promette di restare

A Jackson Hole, in Wyoming, poco lontano dalla casa di Emily Warren, c’è un baretto che ogni settimana organizza una serata disco. «È abbastanza una merda», dice la cantautrice. Eppure Warren va a quella serata regolarmente e tempo fa ha invitato i collaboratori Ian Kirkpatrick e Caroline Ailin ad accompagnarla. Era l’inizio del 2019 e la coppia era appena arrivata in città per scrivere le canzoni del nuovo album di Dua Lipa. «La mattina dopo ci siamo svegliati e abbiamo detto: dobbiamo fare una canzone disco, non c’è niente di meglio per ballare».

I tre avevano già lavorato a New Rules, la prima vera hit di Lipa, e come spesso succede nel pop avevano bisogno trovare un nuovo sound su cui lavorare. Prima dell’album la stessa Lipa aveva vissuto una fase in stile Madonna anni ’80 e tutto il gruppo di lavoro era già sintonizzato su vibrazioni nostalgiche. «Cercavamo un tema, una cosa rara per gli album di questi anni», dice Kirkpatrick. «Sono felice che ci sia voluto un po’ per affinare il suono disco, le linee di basso in stile European house».

Il giorno dopo la serata a Jackson Hole, il trio ha lavorato a quella che sarebbe diventata Don’t Start Now, il singolo di lancio di Future Nostalgia che ha scalato le classifiche di tutto il mondo. «Non è una coincidenza», aggiunge Kirkpatrick. «Le atmosfere disco erano presenti in tutto l’album. Alcune canzoni erano scritte in quello stile, ma eravamo combattuti tra gli anni ’80 e ’70».

Anche con un approccio nostalgico, la svolta disco sembrava rischiosa. La radio pop preferiva suoni “urban”, spiega Kirkpatrick. Per questo, ha “tolto la disco” dalla batteria e aggiunto un basso anni ’90 così che il pezzo non suonasse troppo anacronistico. «Ero davvero spaventato», dice. «Non sai mai cosa funzionerà e cosa no».

Quando Don’t Start Now è uscita lo scorso autunno, le paure di Kirkpatrick sono diventate irrilevanti. Erano proprio gli accenni agli anni ’70 a catturare l’attenzione degli ascoltatori. Il risultato era un’altra gigantesca hit nel catalogo di Dua Lipa e una rinnovata attenzione delle radio per i brani con suoni disco. Tra questi c’era anche Say So di Doja Cat, una canzone che presenta gli stessi elementi disco anni ’70. Lo stesso si può dire di Blinding Lights di The Weeknd, un altro brano che sembra intrappolato nel mix ’70-80 dell’album di Lipa. Il dominio di questi pezzi è spiegato da un altro fattore, TikTok, dove hanno generato una serie di challenge molto popolari. Come succedeva nella disco music delle origini, queste hit sono costruite per farci ballare. E visto che è impossibile farlo nei club per colpa della pandemia, le challenge di ballo su TikTok sono un toccasana.

«La musica che è uscita prima del coronavirus era autoindulgente, c’erano molte ballate lente con testi molto pesanti», dice Warren. Nonostante non scriva le sue canzoni pensando a TikTok, l’autrice è convinta che la piattaforma permetta di scoprire in anticipo cosa avrà successo. «Quei brani sono invecchiati in fretta. In un momento come questo, la gente vuole musica che la faccia stare meglio».

Anche il modo in cui guardiamo la disco è cambiato. Il genere è nato come sottocultura musicale di neri, latini e della comunità LGBTQ della East Coast. Negli anni ’70 era una scena di liberazione che ha generato moltissimi trend, un intero settore della moda e star come Gloria Gaynor e Donna Summer. Quando i primi MC hanno iniziato a rappare su beat creati grazie a quei pezzi, il suono della disco è diventato anche il prototipo dell’hip hop.

Negli ultimi quattro decenni tutta la musica pop è nata sotto l’ombra della disco, e negli ultimi 30 anni abbiamo assistito a diversi revival, scatenati da artisti come Madonna e i Daft Punk.

Rod Thomas, dj, artista ed esperto di disco music conosciuto con il nome d’arte Bright Light Bright Light, apprezza molto Dua Lipa, ma è prudente nel definire questo momento musicale un vero e proprio revival. «Quello della disco è un suono che ha sempre galleggiato e che ogni tanto torna di moda», dice. «C’è qualcosa di euforico in quel linguaggio. Per me è l’idea di ballare per liberarsi del dolore e delle sofferenze. È musica che parla di tormento e voglia di sfida».

Il successo di Don’t Start Now e Say So potrebbe aver aperto le porte a molte storie di successo a base di disco music: Chromatica di Lady Gaga deve molto alla cultura house degli anni ’90; What’s Your Pleasure? di Jessie Ware è un puro omaggio a Donna Summer, Fern Kinney e Sylvester, alla lussuria e all’estasi che scatenavano sulla pista da ballo.

Per autori come Kirkpatrick e Warren, il pop del futuro suonerà come la disco perché quelle canzoni parlano di superare enormi difficoltà. Warren, in particolare, sta sfruttando il periodo in isolamento per scrivere musica in grado di esprimere la stessa estasi ed euforia. «Ho letto un articolo che spiegava come il pubblico è tornato ad ascoltare musica nostalgica, a cercare contenuti che diano conforto», dice. Per lei la disco music è stata proprio questo, e considerando il successo di queste canzoni non è l’unica a pensarla così.

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