Il pop del futuro è da scoprire all’Helsinki Music Week | Rolling Stone Italia
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Il pop del futuro è da scoprire all’Helsinki Music Week

Dal 13 al 17 maggio la capitale finlandese si pone come radar per mostrarci i talenti di oggi e di domani che stanno plasmando pop, urban, elettronica. Una guida

Il pop del futuro è da scoprire all’Helsinki Music Week

Hän

Foto: Sebastian Johansson

C’è qualcosa di profondamente diverso nella scena musicale nordica contemporanea. Non è solo una questione di estetica — quel minimalismo emotivo, quella cura quasi ossessiva per il suono, quella capacità di rendere malinconia e club culture parte dello stesso paesaggio emotivo — ma di approccio. Nei Paesi nordici, e in Finlandia in particolare, la musica continua a essere trattata come un laboratorio culturale prima ancora che come un prodotto. Ed è proprio per questo che la Helsinki Music Week sta diventando uno degli appuntamenti più interessanti per chi vuole capire dove sta andando il pop alternativo europeo.

Più che un semplice festival, la Helsinki Music Week – al via dal 13 al 17 maggio – funziona come un radar: intercetta artisti che stanno ridefinendo i confini tra elettronica, songwriting, hyperpop, ambient, reggaeton sperimentale e performance art. Un luogo in cui convivono il clubbing più radicale e la scrittura intimista, il DIY e la produzione iper sofisticata.

In un panorama musicale sempre più uniforme, Helsinki continua a valorizzare artisti che sembrano provenire da universi sonori distinti. Cinque nomi che vi suggeriamo di tenere d’occhio nei giorni del festival.

Erika Sirola

Erika Sirola - A Punch In The Face (Official Music Video)

Per molti il nome di Erika Sirola è ancora legato a Speechless, la hit globale realizzata con Robin Schulz che ha superato centinaia di milioni di stream. Ma fermarsi a quel successo significherebbe perdere completamente di vista l’evoluzione artistica che la cantante finlandese ha costruito negli ultimi anni. La vera forza di Sirola è infatti la sua capacità di allontanarsi dalle coordinate dell’EDM commerciale per entrare in un territorio molto più fragile, cinematografico e personale. Le sue canzoni sembrano spesso muoversi tra dream pop, indie elettronico e confessione diaristica, con melodie sospese e produzioni che lasciano spazio al silenzio tanto quanto ai synth. C’è qualcosa di profondamente nordico nella sua scrittura: una malinconia controllata, mai teatrale, che ricorda certe intuizioni dell’Olivia Rodrigo più introspettiva, ma filtrate attraverso una sensibilità meno americana e più contemplativa. Non punta sull’impatto spettacolare, ma su un’intimità quasi disarmante. Ed è probabilmente questo il motivo per cui il suo set alla Helsinki Music Week potrebbe essere uno dei più intensi del festival: Erika Sirola ha ancora la capacità di lavorare sulle sfumature.

Glayden

Glayden - Blue Angels

Glayden rappresenta invece il lato più imprevedibile e futurista della nuova scena finlandese. La sua musica attraversa hyperpop, elettronica sperimentale, glitch e cultura internet senza mai sembrare un semplice collage di tendenze. Molti artisti che provano a muoversi in quell’universo finiscono per suonare come derivazioni dirette del modello PC Music o come esercizi estetici costruiti esclusivamente per TikTok. Glayden, invece, riesce a mantenere una dimensione emotiva autentica dentro produzioni volutamente instabili, piene di cambi improvvisi, distorsioni e melodie che sembrano sul punto di collassare. È musica che riflette perfettamente la sensazione contemporanea di vivere online in permanenza: iperstimolazione, frammentazione, ironia, vulnerabilità e sovraccarico emotivo. Ma quello che rende davvero interessante il progetto è la capacità di trasformare tutto questo caos in una forma pop.Dal vivo, questa tensione si traduce in performance molto fisiche e imprevedibili, dove il confine tra concerto, DJ set e performance digitale tende continuamente a dissolversi.

Isabella Lovestory

Isabella Lovestory - Vanity (Official Music Video)

Se c’è un’artista che oggi incarna davvero l’idea di pop globale senza confini, è Isabella Lovestory. Nata in Honduras, cresciuta artisticamente tra Montreal e internet culture, Lovestory ha costruito uno dei mondi estetici più riconoscibili e radicali degli ultimi anni. La sua musica parte dal reggaeton e dal neoperreo, ma li trasforma in qualcosa di molto più teatrale e mutante. Nei suoi brani convivono sensualità estrema, ironia, cultura Y2K, horror glamour, synth pop, latin club music e riferimenti continui alla moda, alla femminilità e alla performance. Il punto però non è soltanto l’estetica. Isabella Lovestory usa il pop come uno spazio di manipolazione identitaria: esaspera stereotipi, li ribalta, li rende grotteschi e seducenti allo stesso tempo. Le sue canzoni sembrano progettate per stare contemporaneamente in un club underground, in una sfilata di moda e in un feed iper saturo di immagini. Album come Amor Hardcore e il recente Vanity hanno mostrato quanto il suo approccio sia in realtà molto più sofisticato di quanto possa sembrare a un primo ascolto. Dietro l’apparente caos c’è una costruzione precisissima del personaggio, del suono e dell’immaginario. I suoi live sono una celebrazione del pubblico, della community, che sono protagonisti degli show tanto quanto la sua musica da favola nera della Disney.

Hän

Tra i progetti più affascinanti dell’intera line-up c’è però Hän, il progetto di Aino Morko. Qui il discorso cambia completamente: niente iperattività digitale, niente sovraccarico visivo, niente ricerca dell’impatto immediato. La musica di Hän lavora invece sulla sottrazione. Le sue composizioni si muovono tra elettronica minimale, art pop e ambient emotiva, creando spazi sonori estremamente delicati ma mai freddi. È musica che sembra respirare lentamente, costruita più sulle texture e sulle atmosfere che sulla struttura tradizionale della canzone. Quello che colpisce è la capacità di generare intensità senza ricorrere all’enfasi. Molti artisti ambient o experimental finiscono per produrre musica puramente contemplativa; Hän, invece, riesce a mantenere sempre una forte tensione emotiva. La voce di Aino Morko funziona quasi come uno strumento ulteriore dentro il paesaggio sonoro: fragile, eterea, ma anche profondamente presente. Ha la capacità di trasformare introspezione e vulnerabilità in linguaggio contemporaneo.

Malibu

Chiude questa lista Malibu, figura ormai centrale dell’ambient elettronica contemporanea. L’artista francese ha costruito negli anni un linguaggio sonoro immediatamente riconoscibile: stratificazioni ambientali, voci processate, field recording e melodie che sembrano emergere da uno stato di memoria liquida. La sua musica è profondamente emotiva ma evita continuamente il sentimentalismo. Nei suoi lavori convivono spiritualità digitale, malinconia urbana e una dimensione quasi mistica del suono. Non sorprende che negli ultimi anni sia diventata un punto di riferimento trasversale per la scena experimental europea. Ascoltare Malibu significa trovarsi dentro uno spazio intermedio: tra rave e meditazione, tra soundtrack cinematografica e musica da club rallentata fino a diventare contemplazione. Malibu lavora sulla profondità emotiva del suono, sulla costruzione di ambienti immersivi e sulla possibilità di usare l’elettronica come esperienza quasi spirituale.