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Il manifesto politico di Cosmo: «Riprendiamoci le strade, riprendiamoci il futuro»

Gira molto su Facebook il discorso che il musicista ha tenuto domenica 5 luglio agli Stati Popolari in Piazza San Giovanni a Roma. «Mi dissocio dai valori dominanti, ricostruiamo lo spirito di comunità»

Cosmo agli Stati Popolari del 5 luglio

«Mi chiamo Marco, ho 38 anni, sono un musicista». Inizia così il discorso di Cosmo agli Stati Popolari, la manifestazione che domenica 5 luglio ha riunito in Piazza San Giovanni a Roma precari, braccianti, rider chiamati a raccolta dal sindacalista Aboubakar Soumahoro. Il musicista ha pubblicato ieri il video del suo discorso su Facebook, e sta girando parecchio, accompagnato dallo slogan «riprendiamoci le strade, riprendiamoci le piazze, riprendiamoci il futuro» e dalla considerazione secondo la quale «ogni volta che pubblico qualcosa del genere perdo dei follower».

Maglietta tie-dye e foglio col testo in mano, Cosmo parte dalla definizione di successo. «Negli ultimi tre, quattro anni ho raggiunto un certo grado di quello che alcuni chiamano successo. Successo è quello che la società sventola davanti agli occhi per far credere che se uno si impegna e se lo merita ce la fa. Tutto questo è falso. Questa società non è in grado di premiare tutti quelli che lavorano e si impegnano. C’è un’altra terribile implicazione: se ognuno è responsabile delle proprie fortune, allora ognuno è colpevole del proprio fallimento. Se guadagni poco o se sei disoccupato è colpa tua che non ti impegni e quindi non te lo meriti. Questo non è solo un errore, è un orrore, è un’ingiustizia spirituale che si aggiunge all’ingiustizia materiale. Ha trionfato il punto di vista degli vincitori, dei ricchi e dei potenti, e sono stati dimenticati gli ultimi».

 

Qui sotto potete trovare l’intervento che ho scritto e portato agli Stati Popolari di Roma in Piazza San Giovanni,…

Pubblicato da Cosmo (musica) su Martedì 7 luglio 2020

 

In questo contesto in cui il futuro, dice Cosmo, è negato a intere generazioni, «la ricerca ossessiva del successo, la celebrazione narcisistica della star, l’esibizione di grandi numeri sono stati svuotati di significato. Oggi all’arte va richiesto impegno, critica e se necessario aperta accusa di un sistema politico ed economico che negli ultimi anni ha quasi prosciugato il dibattito pubblico riguardo alle ingiustizie».

L’obiettivo del discorso di Cosmo? «Il neoliberismo e la visione del mondo che ha guidato le politiche europee negli ultimi decenni. Io non credo nel libero mercato perché è una giungla che fa trionfare i potenti e gli assetati di soldi. Non credo alla tutela dei più ricchi perché non ne hanno bisogno. Io mi dissocio come uomo, come cittadino e come artista dai valori dominanti. Mi dissocio dall’ideale del successo perché è il punto di vista dei vincitori. Mi dissocio dall’ideale della vittoria economica e della ricchezza perché sono sempre vantaggi che si basano sullo svantaggio di altri».

La musica oggi «non può più celebrare ciò che esiste, non può più ignorare o giustificare l’ingiustizia, non può più accettare il darwinismo sociale. L’arte oggi deve sostenere le masse degli sfruttati. Deve sostenere il loro riscatto sociale e criticare i valori dominanti. Non deve celebrare il successo individuale. Celebrare il successo individuale significa giustificare e accettare l’insuccesso di tutti gli altri. Per questo sono qui, per dire chiaramente che esistono musicisti e artisti che odiano questo sistema, che appoggiano un’idea di società giusta in cui come minimo i ricchi sono meno ricchi e la povertà non esiste».

Foto di Kimberley Ross

Vi è poi un altro aspetto. Secondo Cosmo «il ballo e la festa sono vietati praticamente ovunque, e non parlo di divieti dovuti all’emergenza sanitaria, ma della miriade di limiti e regole che di fatto hanno reso quasi impossibile una cultura musicale e popolare di strada». Parte della colpa, dice, è della circolare Gabrielli. Emanata nel 2017 a seguito dei fatti di Piazza San Carlo a Torino, e poi aggiornata, impone piani di sicurezza costosi «che quasi nessuno può permettersi. Molti rinunciano a organizzare e questo accade di continuo, silenziosamente. Il risultato non è più sicurezza, ma una vita sociale più triste e una distruzione silenziosa della aggregazione spontanea». E invece le persone in festa, dice Cosmo, sono migliori. «Sono più propositive ed empatiche. La festa riempie lo spirito delle persone». C’è un «legame fra empatia e lotta contro l’ingiustizia».

Per Cosmo, l’aggregazione è il cuore della democrazia. «E invece no, si preferisce abbandonare le città al traffico, al commercio, al lavoro, allo sfruttamento invisibile, alla solitudine. Questo va bene alla politica. Ognuno solo col proprio lavoro, le proprie preoccupazioni, le proprie paure – e ultimamente anche ben distanti uno dall’altro – riducendo al minimo gli spazi di evasione, di celebrazione della vita, di espressione di ciò che di più bello gli strati popolari hanno: lo spirito di comunità».

Morale: «Quando questa emergenza sarà passata dovremo essere pronti a riempire le strade di gioia. Ci vogliono nuove regole che favoriscano lo spirito di comunità e la cultura popolare. Riprendiamoci le strade, la vita, le città, Riprendiamoci il futuro tutte e tutti insieme».

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