Il ‘Grey Album’ di Danger Mouse oggi non potrebbe esistere, ed è una vergogna | Rolling Stone Italia
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Il ‘Grey Album’ di Danger Mouse oggi non potrebbe esistere, ed è una vergogna

L'ambizioso progetto di unire la musica dei Beatles con le parole di Jay-Z, pubblicato online 16 anni fa, lascia ancora a bocca aperta. Ma con l'aria che tira, riproporre oggi un esperimento del genere sarebbe impossibile

Il ‘Grey Album’ di Danger Mouse oggi non potrebbe esistere, ed è una vergogna

Foto: Evening Standard/Getty Images, Greg Allen/Shutterstock

Dato che la nostalgia per un’epoca storica matura due decenni dopo i fatti, ecco che puntuali arrivano ad attanagliarci i ricordi dei primi anni 2000. Lo show al Super Bowl di Jennifer Lopez e Shakira ha contribuito a riportarci alla memoria la loro esplosione alla fine del secolo scorso; Bernie Sanders che per accompagnare la sua campagna elettorale sceglie gli Strokes, la band più rock del 2001; Jessica Simpson, un tempo reginetta del pop americano, che piazza il suo libro di memorie in cima alla classifica del New York Times, così come il ritorno sulla scena di Mandy Moore. Ora mancano solo le t-shirt vintage di Napster.

In linea con questa ondata di nostalgia per gli anni 2000, è giunto il momento di guardarci indietro di 16 anni, ricordando il giorno in cui uno degli album più geniali nella storia del pop venne diffuso in free download. Soprattutto ora che la legge sul copyright ha cambiato le carte in tavola nel music business, il Grey Album di Danger Mouse sembra un progetto che poteva nascere solo in quegli anni e impossibile da replicare.

Nel fiorente mondo della musica online post Napster, i mash-up non sono mai andati così di moda come nel 2004. Alcuni vennero dimenticati quasi subito – ricordate A Stroke of Genie-us, in cui la voce di Christina Aguilera in Genie in a Bottle si mescolava alla musica di Hard to Explain degli Strokes? – ma il Grey Album era un’impresa di tutt’altro genere, molto più ambiziosa, molto più audace. A metà degli anni 2000, cercando di lasciare il segno come produttore, il DJ e remixer Danger Mouse, a.k.a. Brian Burton, ebbe una grande idea: isolare la voce del Black Album Jay-Z (pubblicato anche nella versione a cappella) e combinare le rime del rapper con le parti vocali e strumentali del White Album dei Beatles. Il risultato sarebbe stato ricordato come il mash-up definitivo, aiutato anche dai progressi tecnologici di quegli anni.

Dopo aver lavorato al progetto per un paio di settimane nella sua camera da letto, Burton stampò 3000 copie del disco. Il file sul suo computer era salvato come The Black-White Album, di conseguenza il titolo diventò The Grey Album. All’inizio del secolo era finito il tempo del campionamento selvaggio, dopo che i Turtles avevano fatto causa ai De La Soul per l’utilizzo non autorizzato di un estratto della loro You Showed Me in 3 Feet High and Rising. Scovare i sample era diventato un business, con eserciti di avvocati che aiutavano i clienti a scegliere tra un pagamento forfettario o un credito di co-scrittura nel caso che un estratto di una loro canzone fosse stato campionato da qualche altro artista.

In un contesto del genere, la pubblicazione di un lavoro come il Grey Album sembrava una mossa azzardata. Burton, infatti, ammise di non aver avuto le autorizzazioni per l’utilizzo dei brani dei Beatles dato che, secondo lui, non gli sarebbero servite: la sua intenzione, infatti, non era quella di vendere l’album, ma di distribuirlo gratuitamente tra le cerchie di nerd del campionamento. Certo, c’erano alcune domande e problemi circa la pubblicazione del disco, questioni cui tuttavia non sapeva rispondere. A sua difesa Burton aveva la tradizione dei beatmaker hip hop, fondata sull’arte del collage.

Tuttavia alcune copie del disco finirono in vendita su eBay o su altri siti, ma la cosa non turbò né Jay-Z, né Paul McCartney. Anzi, Damon Dash, che all’epoca lavorava per l’etichetta di Jay-Z, la Roc-A-Fella, si dichiarò entusiasta per il modo in cui Danger Mouse era riuscito a unire il lavoro di due leggende della musica. Non la pensava così la EMI, proprietaria dei diritti di pubblicazione degli album dei Beatles, che ordinò a Burton di cessare la distribuzione in free download.

Per protesta contro la EMI, il 24 febbraio del 2004 circa 200 siti web resero disponibile il disco gratuitamente, tanto che quel giorno venne rinominato Grey Tuesday. I siti in questione vennero attaccati dai legali della major, ma si ipotizza che quel giorno siano state scaricate oltre un milione di copie del Grey Album . Se la pubblicazione del disco fosse stata ufficiale e legale, il Grey Album sarebbe stato uno degli LP più venduti dell’anno.

Posto accanto alle moderne tecniche di campionamento, The Grey Album suona quasi primitivo; i singoli sample sono molto facili da individuare e a volte suona addirittura un po’ forzato. Tuttavia rimane un album sorprendente e intelligente, il lavoro di gran lunga migliore della maggioranza degli esperimenti di fusione tra il rock e il rap che lo avevano preceduto. La vita di Jay-Z raccontata in December 4th si mescolava a un loop creato con la chitarra acustica di Mother Nature’s Son, mentre le raffiche in rima di 99 Problems sembravano fatte apposta per il riff distorto di Helter Skelter. È ancora fantastico come gli “oh, yeah!” di Lennon e la chitarra di Harrison in Glass Onion riescano a dare ancora più tiro a Encore, o di come il piano di While My Guitar Gently Weeps riesca ad accompagnare le parole di What More Can I Say, brano in cui Jay-Z racconta la saga della propria carriera. L’album rimane un esperimento brillante e innovativo, che non mette in ombra nessuno dei due dischi originali ma, al contrario, riesce a sottolineare le parti migliore di entrambi.

Oggi un esperimento del genere sarebbe possibile? Certo, l’album fece la fortuna di Burton, portandolo a produrre, tra gli altri, U2, Black Keys, Norah Jones o Beck, e a formare il duo Gnarls Barkley. Tuttavia oggi il music business è molto più attento alle violazioni del diritto d’autore, molto più che nel 2004, nonostante il caso di Napster fosse ancora fresco. Infatti, sulla falsariga di casi come quello relativo a Blurred Lines, tanti cantautori sono stati portati in tribunale e, come riportato il mese scorso da Rolling Stone, sono in molti ad aver stipulato assicurazioni nel caso avessero bisogno di aiuto per affrontare cause sul copyright. Per cui, se a qualcuno venisse oggi l’idea di creare qualcosa di simile al Grey Album, gli converrebbe abbandonare subito il sogno, considerando i rischi a cui potrebbe andare incontro.

Per chi volesse riascoltarlo, The Grey Album esiste ancora su YouTube e su eBay, dove si trovano in vendita copie in vinile appena stampate. In qualunque formato lo si preferisca, quel disco rappresenta il ricordo di un periodo più innocente, meno tumultuoso e con meno regole – un tempo che, nel 2020, sembra sempre più una macchiolina nello specchietto retrovisore.

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