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Il futuro della black music progressista passa da Moor Mother

L'album dell’artista di Philadelphia ‘Black Encyclopedia of the Air’ ha la libertà di una jam e la potenza del rap, carica rivoluzionaria e misticismo. È il suono della nuova controcultura americana

Moor Mother

Foto: Bob Sweeney

La spinta progressista della black music americana ha trovato un volto e una voce su cui far convergere le istanze di innovazione creativa e rivendicazione sociale. Moor Mother è oggi l’artista capace di raccogliere le sollecitazioni dell’afrofuturismo per trasportarle in un articolato progetto multidisciplinare, in cui musica, poesia e attivismo convergono in un percorso fatto di grandi album e coraggiose collaborazioni, performance appassionate e versi sferzanti. Dopo anni di instancabile sperimentazione, il suo nuovo LP Black Encyclopedia of the Air rappresenta probabilmente il biglietto da visita per un pubblico più ampio, poiché in queste 13 tracce c’è tutta la carica rivoluzionaria e il misticismo dell’artista di Philadelphia, ma vi è anche un’accessibilità sonora che prende forma nell’uso vellutato della voce. Pubblicato su ANTI- e da principio diffuso solo in formato digitale, Black Encyclopedia of the Air rappresenta un ulteriore passo di Moor Mother nella contaminazione jazz, un genere che nelle mani dell’artista di Philadelphia si trasforma attraverso fibrillazioni digitali, downtempo mesmericamente black e un inarrestabile flusso di rime.

Avvicinarsi alla produzione di Camae Ayewa, questo il vero nome dell’artista, significa innanzitutto superare le coordinate di genere, avventurandosi in un viaggio uditivo che prova a oltrepassare tempo e spazio. Il suo approccio alla storia della diaspora africana parte dalle radici della tradizione nera, attraversa la visionaria innovazione di Sun Ra e Aretha Franklin, si riconnette al suono contemporaneo di gente come Matana Roberts, Angel Bat Dawid e Nicole Mitchell per poi proiettarsi verso un futuro di rivendicazione dei diritti e inclusione sociale.

Tutto parte dai suoi versi, un fiume in piena di poesia militante, in cui Moor Mother intende dare spazio a chi non è rappresentato, a coloro che non compaiono sui media di ampia diffusione, a quelli che hanno delle storie da raccontare. Affascinata tanto dalla tecnologia quanto dalla memoria storica, Camae Ayewa prova a spezzare il cerchio delle convenzioni sonore, incrociando noise e melodia, composizione e forma libera.

I brani di Black Encyclopedia of the Air nascono dalla sua raccolta di poesie Jazz Codes, di prossima pubblicazione, attraverso cui si immerge in questo genere tipicamente black per oltrepassarne gli stilemi. Ma se la slam poetry e lo slang di strada sono insite nel DNA della statunitense, il suo percorso discografico è ben più vario e sorprendente. Cresciuta in una comunità nera ad Aberdeen, una piccola città nel Maryland in cui era fra i pochi ad ascoltare il rock, dopo essersi trasferita a Philadelphia per studiare fotografia fonda nel 2005 i Mighty Paradocs, il suo primo duo punk con Rebecca Roe. Il coinvolgimento attivo nella scena DIY della città troverà poi una determinante formalizzazione nel suo debutto come Moor Mother del 2016, con quel folgorante album che è Fetish Bones. Il disco è un oggetto difficilmente identificabile, in cui l’hip hop viene frantumato dalle spigolosità noise, le alterazioni digitali alterano la spigliatezza del flow. I brani sono folgorazioni sature di elementi dissonanti, spesso sotto forma di stilettate che non superano i due minuti e che risentono fortemente dell’attitudine punk. Circuit City, l’album del 2020, rappresenta invece una concreta virata verso la free form jazzata, un concept in quattro atti in cui la voce della Ayewa colpisce a fondo grazie a una vocazione assertiva e assolutamente risoluta.

Quella di Moor Mother è una voce potente e coraggiosa, letteralmente capace di trasfigurare un brano per renderlo memorabile. E proprio questo è ciò che accade con Irreversible Entanglements, il collettivo in cui la Ayewa diventa determinante protagonista di un jazz politico che si intreccia alla spoken poetry. Per comprendere l’urgenza espressiva di questo ensemble basta ascoltare Who Sent You, la title track dell’album del 2020, in cui le trepidazioni dinamiche di fiati e percussioni vengono solidificate dall’inquieta declamazione di Moor Mother. Opposto e speculare è invece il lavoro realizzato con MoorJewelry, il progetto realizzato assieme al produttore industrial Mental Jewelry che rappresenta quasi un ritorno alle passioni di gioventù. Registrato dal vivo e lastricato di chitarre elettriche e batteria, MoorJewelry cede piacevolmente alle derivazioni rock anni ’90, sovrapponendo distorsioni e noise al cantato di Moor Mother in stile Zack de la Rocha.

Quella di Camae Ayewa è dunque un’escursione attraverso i generi, in cui lo stile si piega all’imprinting visionario dei testi, quasi ammansito dalla potenza volitiva di quest’artista. “This place / I know it, I think it’s mine / Because its got my eyes, my crooked smile”, recita in Temporal Control of Light Echoes, il brano di apertura di Black Encyclopedia of the Air. I suoi occhi sono quelli di una generazione black che ha incamerato i tormenti del blues e la furia del rap, l’estro del jazz e l’impeto del rock, ed ora è pronta a rivendicare il proprio posto in una società in cui non si sente rappresentata. “They’re covering the truth to cover up their tracks” canta l’MC Brother May in Race Function Limited, subito rincarato da Moor Mother con “Momma made me / Tall baby / Out the guts of slavery”.

Ma Black Encyclopedia of the Air stempera le dissonanze del passato e si presenta all’ascoltatore con la forza di una produzione più diretta ma non per questo meno efficace, che impone Moor Mother come figura importante della controcultura. Un racconto del mondo contemporaneo scritto con consapevolezza intellettuale e linguaggio della strada, capace di incrociare la potenza dell’immaginazione, la fierezza dell’identità black e la rivendicazione di un futuro da autodeterminare.

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