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I momenti migliori del concerto in ricordo di Taylor Hawkins

Lo show dedicato alla memoria del batterista dei Foo Fighters è stato un ideale viaggio indietro nel tempo verso un mondo meno cinico e convinto ancora del valore salvifico della musica e dell’amicizia capace di durare oltre la morte. Sapevamo che avremmo pianto e non è stato facile sceglierne i momenti più significativi, ma ci abbiamo comunque provato

Screenshot da MTV

Pensavamo che l’era dei grandi raduni di superstar unite da un nobile principio fosse finita da un pezzo, relegata ormai a ricordo collettivo di un momento storico irripetibile. Sebbene infatti la tradizione dei concertoni a fin di bene sia giusta di fatto fino ai giorni nostri, basti pensare alle tante raccolte fondi legate a disastri naturali del nuovo millennio, è altrettanto chiaro che nessun evento sia più stato in grado di colpire l’opinione pubblica come nell’epoca in cui ancora pensavamo ingenuamente che la musica potesse davvero cambiare il mondo o farci sentire meno soli dopo la scomparsa di un artista che aveva segnato le nostre esistenze. E chi se non Dave Grohl e compagni avrebbero potuto farci rivivere nuovamente quelle emozioni? Sorta di via di mezzo tra il Live Aid e il Freddie Mercury Tribute concert, il primo dei due show dedicati alla memoria di Taylor Hawkins è stato proprio questo: una celebrazione commovente di un amico perso sulla strada del rock ‘n’ roll e un ideale viaggio indietro nel tempo verso un mondo meno cinico e convinto ancora del valore salvifico della musica e dell’amicizia capace di durare oltre la morte. Sapevamo che avremmo pianto e non è stato facile sceglierne i momenti più significativi, ma ci abbiamo comunque provato.

L’apertura di Liam Gallagher

Ricordate Phil Collins, che al Live Aid era riuscito nell’impresa di suonare tanto a Wembley che a Filadelfia grazie alla velocità del Concorde? Ecco, anche il concerto dedicato a Taylor Hawkins ha avuto la sua piccola dose di follia e amore sconfinato grazie a Liam Gallagher, che pur di rendere onore all’amico ha deciso di aprire le danze in pieno pomeriggio per poi partire alla volta della Spagna per un altro show programmato in precedenza. Certo, direte che viaggiare dal Regno Unito alla Spagna non equivalga a passare da una parte all’altra dell’oceano, ma onestamente non avrebbe potuto esserci inizio più epico.

Il discorso iniziale dei Foo Fighters


Chi, all’ingresso dei Foo Fighters, sia riuscito a non riempire il proprio viso si lacrime non può far certo parte del genere umano. Per lo meno di quello che piace a noi. Non avevamo più nemmeno il ricordo della band prima dell’ingresso di Hawkins e facciamo davvero fatica ad immaginarla in futuro, ma vedere uscire Dave Grohl e compagni con quello sguardo negli occhi è stato davvero straziante. Soprattutto dopo le prime parole pronunciate al microfono dall’amico di mille avventure, strozzate più volte dal pianto e giunte a conclusione solo grazie al supporto di Pat Smear. Un altro che di grandi lutti ne sa bene qualcosa.

La reunion dei Them Crocked Vultures

 

Siamo sinceri, appena letto della presenza di John Paul Johns nella line up del concerto abbiamo subito immaginato due possibili eventi: la reunion dei Them Crocked Vultures e il ritorno della coppia Johns/Page, come quando i due ex Zeppelin stavano cercando di rimettere in piedi la band dopo il bagno d’amore del concerto alla 02 Arena e ne avevano ribadito la volontà proprio qui a Wembley in compagnia dei Foos. Solo la prima è avvenuta, con un Josh Homme in forma strepitosa e la sensazione mai tramontata che quel trio avrebbe potuto dare molto al rock classico degli ultimi quindici anni.

La performance di Brian May e Roger Taylor

 

Tra i tanti numi tutelari di Taylor Hawkins, il ruolo di protagonisti assoluti era sempre andato ai Queen. Taylor raccontava spesso di quel concerto della prima metà degli anni ottanta che gli aveva fatto capire cosa fare nella vita, ma soprattutto non aveva mai perso occasione di omaggiare Freddie Mercury e compagni durante le performance del proprio gruppo. D’altra parte, con Dave Grohl aveva trovato terreno fertile e non c’era concerto del gruppo esente da almeno una cover della Regina. Dopo essere stati protagonisti assoluti di Live Aid e, loro malgrado, del concerto in memoria del loro frontman, May e Taylor si dimostrano ancora una volta una certezza da serate da brividi a Wembley.

‘Back In Black’ suonata da Brian Johnson, Lars Ulrich e Foo Fighters

C’è poco da fare, un musicologo (così l’ha definito Grohl nel corso della serata) come Taylor Hawkins avrebbe di certo goduto a vedere gente come Stewart Copeland, i membri restanti dei Rush o Joe Walsh dedicargli un brano. Così come avrebbe di certo versato qualche lacrima all’ingresso sil palco dell’ inedito duo composto da Brian Johnson e Lars Ulrich. Visibilmente emozionati, i due rocker hanno unito le forze per una versione forse un po’ caciarona ma di certo divertentissima del classico degli Ac/Dc. Mentre i Foo Fighters si dimostravano ancora una volta la cover band migliore di sempre.

L’arrivo improvviso di Paul McCartney

 

Non era nemmeno in cartellone, non si sa se per scelta o per impossibilità ad averne avuto la conferma prima della comunicazione della lista degli invitati, ma la presenza a sorpresa di Paul McCartney è stato il vero colpo di teatro della serata londinese. Chi conosce bene la storia di Dave Grohl ci ha sperato per più di tre ore, ricompensato da una Oh Darling in compagnia di Chrissie Hynde e da una Helter Skelter forse meno riuscita vocalmente, ma suonata da una band in visibilio. Non c’è niente da fare, la presenza di un ex Beatle sarà sempre in grado di cancellare tutto quello visto fino a poco prima. Forse solo la presenza di Jimmy Page avrebbe potuto offuscarne il carisma.

‘My Hero’ suonata da Shane Hawkins

Tutta sera a vedere alternarsi alla batteria musicisti diversi e a chiedersi chi mai avrebbe potuto sostituire Hawkins in un possibile futuro della band. Dal figlio di Roger Taylor, Rufus, a Travis Barker dei Blink, la lista dei desiderata sembrava non dovesse avere mai fine. Poi, di colpo, ti sale sul palco Shane, giovane erede di Taylor e la gente perde completamente il controllo dei propri impulsi. Impensabile immaginare che in un corpo così piccolo potesse albergare tanta potenza, tanta animalità e una passione che, evidentemente, riguarda da vicino la genetica. Per i Foo Fighters sarà presto, ma credeteci, non è il cuore a parlare: questo ragazzo ha un futuro radioso davanti.

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