I Massive Attack hanno qualche idea per rendere più sostenibili i tour | Rolling Stone Italia
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I Massive Attack hanno qualche idea per rendere più sostenibili i tour

Si può portare la propria musica in giro per il mondo senza gravare troppo sull'ambiente. Lo dimostra uno studio che la band ha commisionato e che intende applicare. Altri seguiranno il loro esempio?

Robert Del Naja dal vivo nel 2019 coi Massive Attack

Foto: Jim Dyson/Getty Images

Quasi trent’anni di tour. Migliaia e migliaia di concerti. E un quantitativo inquantificabile di emissioni. Nel novembre 2019, dopo aver provato per anni a compensare la propria impronta ambientale piantando alberi, vietando l’uso di plastica monouso ai propri concerti, viaggiando in treno dove possibile e optando per pratiche di compensazione delle emissioni di carbonio, i Massive Attack, da sempre allarmati dall’emergenza climatica, hanno deciso di fare un passo in più.

«Abbiamo adottato misure unilaterali per quasi due decenni», ha scritto sul Guardian uno dei membri più celebri del collettivo di Bristol, Robert Del Naja. «Abbiamo esplorato modelli avanzati di compensazione del carbonio, ma nella ricerca di questi programmi abbiamo incontrato seri dubbi. (…) Abbiamo anche discusso di farla finita con i tour, un’opzione importante che merita considerazione. In realtà, tuttavia, un grande numero di artisti internazionali dovrebbero interrompere i tour per ottenere l’impatto richiesto. In un’industria grande come la nostra, che conta centinaia di tour, non è una cosa che succederà presto. Qualsiasi azione unilaterale che intraprendiamo ora si rivelerebbe inutile a meno che la nostra industria non si muova insieme, e per creare un cambiamento sistemico non esiste una reale alternativa all’azione collettiva».

Il problema non è indifferente: suonare live è uno dei modi principali con cui fare soldi come artista e prima della pandemia ogni anno venivano venduti milioni di biglietti di concerti per un giro d’affari miliardario. Allo stesso tempo, però, lo spostamento della band, dell’equipaggiamento necessario a suonare e – soprattutto – delle persone che viaggiano per assistere a un concerto produce diverse centinaia di migliaia di tonnellate di anidride carbonica. Alcuni, come gli stessi Massive Attack, hanno provato a seguire la strada del cosiddetto carbon offsetting (o compensazione del carbonio), strumenti finanziari che dovrebbero in teoria bilanciare le emissioni prodotte ma che, nella pratica, semplicemente non funzionano. Altri, come i Radiohead, hanno cercato di rendere i propri tour il più ecologici possibili, usando bus che vanno a biocarburanti e invitando i fan a prendere i mezzi pubblici per raggiungere i loro spettacoli. Altri ancora, come i Coldplay, hanno annunciato che smetteranno di esibirsi live fino a quando non troveranno un modo di farlo in modo sostenibile.

Per fare la propria parte, i Massive Attack avevano dunque annunciato la nascita di una collaborazione con il Tyndall Center for Climate Change Research dell’università di Manchester, allo scopo di mappare l’effettiva impronta di carbonio di un tipico tour e individuare soluzioni riproducibili su scala internazionale per rivoluzionare il mondo della musica dal vivo.

Ora, il collettivo ha finalmente pubblicato i risultati di questa collaborazione sotto forma di una serie di indicazioni, che la band comincerà ad applicare a partire dal proprio prossimo tour (programmato per il 2022) e che spera sia adottato anche dagli altri attori – artisti e locali, grandi e piccoli, inglesi e non – che compongono l’industria della musica live.

«In relazione a questo documento, siamo lieti che l’industria musicale del Regno Unito abbia ora a disposizione delle indicazioni complete, indipendenti e prodotte scientificamente per facilitare la propria compatibilità con gli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Dato il profilo unico, la portata e la risonanza emotiva della nostra forma d’arte, è fondamentale che gli eventi dal vivo siano all’avanguardia in questi sviluppi urgenti e che come settore nel complesso le nostre azioni corrispondano alle nostre parole», si legge sul sito del collettivo. «Solo un cambiamento materiale e fondamentale nelle pratiche e nella tecnologia a livello globale può prevenire un cambiamento climatico catastrofico. Il modo in cui gli stakeholder della musica dal vivo e l’industria nel suo insieme abbracciano l’azione per il clima fa parte di questa risposta globale».

Nella pratica, il documento sottolinea come un significativo abbassamento delle emissioni di carbonio durante i tour possa essere raggiunto solo se si tiene in mente l’obiettivo fin dai primi momenti in cui si organizzano le tappe. «La riduzione delle emissioni di carbonio deve essere inserita in ogni decisione: percorsi, luoghi, modalità di trasporto, scenografia, design audio e visivo, personale, promozione ecc. superare le barriere e sostenere nuove pratiche», scrivono i ricercatori. Questo implica viaggiare in treno o barca piuttosto che in aereo ove possibile, costruire set più facilmente trasportabili e meno inquinanti, utilizzare fornitori locali, incoraggiare l’uso di energia verde presso le location dove si svolge il tour.

I Massive Attack non sono i soli artisti di fama internazionale a starsi impegnando nella lotta per il cambiamento climatico, anzi. Se nel 2019 i 1975 hanno collaborato con la giovane attivista per il clima Greta Thunberg per una canzone del loro Notes on a Conditional Form, nello stesso anno una nutritissima schiera di pezzi da novanta del mondo dell’intrattenimento– tra cui David Byrne, Benedict Cumberbatch, Bonobo, Natalie Imbruglia, Jon Hopkins, Disclosure, Jude Law, Imogen Heap, Brian Eno e naturalmente Robert Del Naja – hanno firmato una lettera aperta ai media a favore del movimento radicale contro l’emergenza climatica Extinction Rebellion, ammettendo l’ipocrisia di vivere vite estremamente inquinanti e chiedendo alla stampa di alzare la voce sui temi ambientali.

«Il cambiamento climatico sta avvenendo più velocemente e più furiosamente di quanto previsto; milioni di persone stanno soffrendo, lasciano le loro case e arrivano ai nostri confini come rifugiati», hanno scritto. «Accanto a queste persone che stanno già pagando il prezzo per la nostra economia alimentata dai combustibili fossili, ci sono milioni di bambini – chiamati all’azione da Greta Thunberg – che implorano noi, le persone con potere e influenza, di alzarci e combattere per il loro già devastato futuro. Non possiamo ignorare la loro chiamata».

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