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I Grammy diventeranno più inclusivi?

Dopo il disastro comunicativo dello scorso anno, un team sta cercando di modernizzare i premi più importanti dell'industria discografica in tempo per l'edizione del 2021. Ecco la sua storia

Illustrazione: Lars Leetaru per Rolling Stone US

Il momento più clamoroso dei Grammy 2020 è stato una settimana e mezzo prima della cerimonia. Mentre centinaia di artisti e professionisti dell’industria erano in viaggio per Los Angeles, in attesa dello show del 26 gennaio, la Recording Academy, che gestisce i Grammy, ha annunciato all’improvviso la rimozione dell’AD Deborah Dugan. Dugan, che era stata assunta da appena cinque mesi ed era la prima donna a capo dell’azienda, scelta al posto di Neil Portnow, ha subito risposto depositando una denuncia alla Commissione per le Pari Opportunità in cui accusava l’azienda di corruzione e segretezza, aggiungendo che il suo allontanamento era parte di un tentativo di insabbiamento.

La denuncia parlava anche di un «gigantesco conflitto di interessi» nel processo di votazione, così come di procedure irregolari, molestie sessuali, una cultura del lavoro tossica, una mentalità da spogliatoio che dominava la governance dell’organizzazione (l’Academy ha negato tutto, dichiarando che non aveva nulla da nascondere e che non vedeva l’ora di raccontare la sua versione della storia).

Le parole di Dugan hanno scosso l’industria musicale, gli artisti volevano risposte. Qualche sera dopo, durante la cerimonia, il rapper Tyler, The Creator ha detto che considerava il termine urban – utilizzato in varie categorie – «un modo politicamente corretto per dire la parola che inizia con la n». Era l’ennesimo colpo di quella che è diventata un’ondata di artisti che chiedevano trasparenza ed equità.

«C’è qualcosa che vorrei dire ai Grammy», ha aggiunto Diddy durante gli annuali Clive Davis Awards, di fronte a star come Cardi B, Beyoncé, Jay-Z e Jimmy Iovine. «Ogni anno ci fate a pezzi. Parlo del dolore che provano artisti, produttori, dirigenti. Ci vuole un sacco di tempo per fare questi dischi, ci mettiamo il cuore e vogliamo solo che la partita sia equa». Diddy ha definito la questione del voto irregolare «l’elefante nella stanza», e poi ha aggiunto: «Questa storia finisce adesso. Avete 365 giorni per mettere a posto questa merda».

È passato più di un anno e mezzo. In questo periodo, dicono molti dirigenti dell’Academy, l’organizzazione ha impiegato grandi risorse per diventare più inclusiva. Hanno assunto il primo “chief diversity and inclusion officer”, Valeisha Butterfield Jones, che ha annunciato una partnership con Color of Change, con cui avrebbero messo in piedi diverse iniziative per promuovere la diversità, tra cui la fondazione di un gruppo di consulenza per la musica nera. È stata anche annunciata l’inclusione di una nuova giuria di 2300 membri, sottolineando che sarebbe stata composta al 48% da donne e al 32% da minoranze e gruppi razziali sottorappresentati.

Per i critici, però, resta una domanda: questa organizzazione vecchia di 63 anni può davvero rispondere in modo efficace alle critiche?

Harvey Mason Jr., che ha preso il posto di Dugan, è consapevole di quanto difficile sia la sfida. «Le parole di Puff mi hanno fatto riflettere», dice Mason, 52 anni, produttore e autore che ha lavorato con Aretha Franklin, Whitney Houston e Justin Timberlake. «Mi ha fatto pensare a parecchie cose. Non ero incredulo, mi sono detto che c’era tanto lavoro da fare. Che dovevamo migliorare».

Da quando la battaglia con Dugan è diventata pubblica, a gennaio, l’istituzione ha annunciato una marea di progetti e riorganizzazioni dell’organigramma aziendale. Ha assunto un nuovo direttore generale, rinnovato il team di sviluppo aziendale e promosso molti lavoratori a ruoli di leadership. Ha anche messo in piedi un fondo multimilionario di MusiCares, così da aiutare i musicisti e i tecnici colpiti dal coronavirus. Poi, nel mezzo delle proteste del movimento Black Lives Matter, ha seguito il consiglio di Tyler e abolito la parola “urban” dalle sue categorie.

Per rispondere alle accuse di corruzione mosse da Dugan, lo storico capo delle votazioni Bill Freimuth ha detto che i comitati segreti dei Grammy servono per assicurare l’equità del voto, non per intorbidirlo. Alcuni rappresentanti dell’Academy hanno dichiarato di aver «fatto aggiungere livelli di salvaguardia dai nostri partner di Deloitte». Allo stesso tempo, l’organizzazione ha ammesso la necessità di rendere il processo di voto più trasparente per il pubblico e per la stessa giuria.

Mason, che fa parte del board dell’Academy dal 2007, era presente quando nel 2018 Portnow ha detto che le donne dell’industria dovevano «farsi valere» per essere riconosciute, una gaffe che ha portato al suo addio l’anno successivo (in uno dei passaggi più scioccanti della denuncia, Dugan ha detto di essere a conoscenza di un’accusa di stupro che coinvolgeva Portnow e una musicista; Portnow ha definito le accuse «ridicole e false»). «Ho capito subito che c’erano dei cambiamenti da fare», dice Mason.

In cima alla sua agenda c’erano le iniziative sulla diversità che sarebbero state gestite da Butterfield Jones, una dirigente esperta che ha ricoperto ruoli simili in Google e nell’Alzheimer Association. «Siamo aperti e pronti a nuove partnership», ha detto Jones, che ha spiegato che la sua missione personale è riformare l’Academy «partendo dai dati». Il piano è introdurre nuovi obiettivi e trasparenza nella composizione demografica della giuria, nei livelli di leadership e nella comunicazione. «I nuovi membri rispecchiano il nostro interesse sulla parità di genere e sulla rappresentazione di tutti i gruppi», dice. «Ed è solo l’inizio».

La realizzazione di questi cambiamenti non è certo diventata più semplici dopo che la pandemia ha cambiato l’industria musicale. A marzo il coronavirus ha colpito gli Stati Uniti e ha azzerato milioni di dollari di guadagni dall’industria dei concerti e dalle attività collegate, oltre a trasformare artisti e lavoratori in disoccupati a tempo indefinito. La crisi, però, è stata anche un’opportunità per far mostra di MusiCares, il braccio filantropico dell’azienda.

Il nuovo direttore esecutivo di MusiCares, Laura Segura (già vice presidente della sezione dell’Academy dedicata alle relazioni industriali), dice che non vede l’ora di trasformarlo in un supporto diretto per i musicisti. Il piano è guidare il team di 20 persone dietro MusiCares in iniziative dedicate alla salute mentale, problemi di tossicodipendenza e a «rimuovere lo stigma che si porta dietro chi chiede aiuto». Esattamente come Butterfield Jones, vuole un approccio guidato dai dati, in modo da trovare le comunità più bisognose. «Il salario medio dell’industria musicale è 25 mila dollari l’anno, molto vicino alla soglia di povertà», dice Segura. «È facile concentrarsi sulle celebrities dell’industria, il pubblico non capisce quanto sia difficile vivere di questo mestiere».

MusiCares può aiutare, dice Segura, a diffondere consapevolezza attorno a problemi specifici dell’industria e a offrire un supporto diretto a chi ne soffre. «Sappiamo che possiamo andare in profondità, fare di più», dice. «Non credo che abbiamo fatto abbastanza per far sapere a tutti che siamo qui per aiutarli».

Anche Segura, però, è consapevole che sia l’Academy che MusiCares devono migliorarsi prima «di aiutare la comunità musicale». Nel 2018, ben prima della denuncia di Dugan, Portnow è stato accusato di aver fatto sparire milioni di dollari da MusiCares per coprire un buco generato dalla trasmissione televisiva dei Grammy dell’anno precedente; l’organizzazione ha negato ogni accusa. «Sono stati anni difficili», ammette Segura.

Il coronavirus ha messo in allerta anche il team dell’Academy dedicato all’advocacy, un gruppo di quattro persone che lavora a Washington e fa lobbying per gli artisti. Daryl Friedman, responsabile del settore industriale e delle relazioni dei membri dell’Academy, dice che in due decenni non ha mai visto un livello di impegno così alto. «Dall’inizio della pandemia abbiamo iniziato a lavorare con i nostri membri, li abbiamo galvanizzati e si sono trasformati in quella che definisco una nuova razza di artisti-attivisti», dice, citando le lettere al Congresso e gli appelli sui social per aiutare i musicisti nell’era del Covid.

L’Academy ha aiutato musicisti e tecnici ad accedere ai fondi del Congresso per i lavoratori autonomi. In più, ha lavorato alla bozza dell’HITS Act, una legge introdotta a giugno pensata per dare agevolazioni fiscali agli artisti che registrano in studi casalinghi. Nonostante la pandemia abbia cancellato gli incontri faccia a faccia con i politici, l’advocacy team sta cercando di far capire al Congresso quanto il mondo della musica sia stato messo a dura prova dal lockdown.

Questi pochi mesi dedicati alle nuove iniziative sono tutto quello che l’Academy può offrire per rispondere ad anni di critiche, quasi tutte dedicate all’omogeneità della giuria e a pratiche escludenti.

Segura dice che nei sette anni in cui ha guidato il team dedicato alla giuria è sempre stata orgogliosa di introdurre membri di età e razza diversa, tuttavia il team non è riuscito a evitare che l’organizzazione venisse vista come rigida e fuori dalla realtà. «Dobbiamo essere più proattivi, invitare nuove persone nella nostra comunità», dice. Secondo Segura, poi, è stato storicamente difficile trovare donne qualificate per farle entrare nella giuria. «Ma quella è una delle aree in cui abbiamo bisogno di crescere di più».

In generale, i leader dell’Academy cercano di essere ottimisti. Mason ripete più volte che i Grammy del 2021 segneranno la nascita «di una nuova versione della Recording Academy». Tuttavia, l’AD è ancora lui e non lo sarà per sempre; dice che la ricerca del successore di Dugan è «ancora in corso» e che verrà annunciato un paio di mesi dopo la cerimonia. È un lavoro importante e c’è ancora tanto da fare.

«È stata un’era di cambiamenti ed evoluzioni per l’Academy», dice Segura. «E anche se è stato difficile affrontarli sotto gli occhi del pubblico, so che ci ha resi migliori».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.