I duetti e le collaborazioni più importanti di David Bowie | Rolling Stone Italia
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I duetti e le collaborazioni più importanti di David Bowie


Da Bing Crosby agli Arcade Fire, passando per Lennon, Gilmour, Cher e i Placebo, nell'arco di oltre 40 anni di carriera Bowie ha inciso canzoni con superstar e talenti underground. Ecco le 30 migliori

David Bowie e Lou Reed

Foto: Kevin Mazur/WireImage

In una carriera di quasi 50 anni e grazie alla sua reputazione di grande camaleonte del rock, David Bowie è riuscito a collaborare con le stelle più brillanti dell’underground di ogni generazione e genere: glam, punk, art prog, disco music, rap, r&b, industrial, elettronica, indie rock. Il che non significa che non abbia trovato il tempo per lavorare con star come Cher, Bing Crosby e un Beatle. Ecco le 30 collaborazioni più importanti, leggendarie, sottovalutate e curiose della storia di Bowie.

1. “All the Young Dudes” con i Mott the Hoople (1972)

Nel 1972 Ian Hunter e la sua band erano pronti ad appendere le chitarre al chiodo, poi un fan piuttosto famoso ha dato loro una nuova ragione di vita producendo quello che sarebbe diventato il loro album All the Young Dudes e firmando la hit che ne cambierà la carriera. Secondo la leggenda, Bowie ha scritto il pezzo – un inno glam rock istantaneo, perfetto giovani e adulti, per quell’epoca e anche per questi tempi – seduto per terra nell’appartamento di Hunter. Era il secondo tentativo, dopo che la band aveva rifiutato il primo pezzo proposto, Suffragette City.

2. “Satellite of Love” con Lou Reed (1973)

«Volevo solo scrivere canzoni con cui uno come me potesse identificarsi», ha detto Lou Reed. «Volevo fare qualcosa per gli ultimi della fila». Tra di loro c’era David Bowie, che si era ispirato al lato oscuro dei Velvet Underground degli anni ’60 e ai loro racconti degli estremi dark della vita bohémien. All’inizio degli anni ’70 Bowie era una star, mentre Reed cercava successo da solista. La produzione di Bowie e Mick Ronson ha fatto di Transformer il primo successo del rocker dopo i Velvet. L’arrangiamento d’archi di Perfect Day e la chitarra e il piano di Ronson hanno definito il suono di quel disco. In più, i due hanno aggiunto dei cori fantastici in Satellite of Love. «È una parte che non avrei mai scritto da solo», dirà Reed più avanti, «ma David sente quelle cose, ha una voce pazzesca e può cantare molto in alto. È davvero fantastico».

3. “Fame” con John Lennon (1975)

«John e David si rispettavano», ha scritto Yoko Ono dopo la morte di Bowie. «David era di famiglia». Quel rispetto si è trasformato in Fame, il primo singolo in cima alle classifiche della carriera di Bowie. È stato registrato agli Electric Lady Studios di New York, poco dopo il loro primo incontro nel 1975. Bowie cercava di liberarsi dal contratto con il manager manipolatore Tony Defries e ha usato il funk di Fame (che ha definito «una canzoncina arrabbiata») per attaccare il “sistema delle star”. «Credo che il successo non sia un grande premio», ha detto. «La cosa migliore che posso dire è che trovi sempre posto al ristorante».

4. “Can You Hear Me” con Cher (1975)

Il 1975 è stato un anno cupo per Bowie, che l’ha passato facendosi di cocaina, esplorando l’occulto e registrando Station to Station. Tuttavia, ha trovato il tempo per un’apparizione family friendly al varietà di Cher su CBS. I due hanno cantato in duetto la malinconica Can You Hear Me?, una ballata di Young Americans, e un medley che mischiava canzoni di Crystals, Platters, Bing Crosby, Bill Withers.

5. “Young Americans” con Luther Vandross (1975)

Bowie ha sempre sostenuto la carriera di Luther Vandross e l’ha coinvolto per i cori e gli arrangiamenti vocali della title track di Young Americans, un disco fortemente influenzato dal soul. Quando Vandross è diventato una star, ha restituito il favore cantando quel pezzo nei suoi concerti.

6. “The Idiot”, “Lust for Life” con Iggy Pop (1977)

«È un album libero», ha detto Iggy Pop del primo disco registrato dopo la fine degli Stooges. Quella libertà sarebbe stata inimmaginabile senza David Bowie, che ha prodotto The Idiot e portato il suono a base di chitarre velenose di Iggy verso territori più quieti e guidati dai sintetizzatori. Il lavoro di Bowie su quell’album anticipa il periodo berlinese e più avanti farà di China Girl una hit mondiale. Lo stesso anno, Bowie è tornato al lavoro per Lust for Life, questa volta con un approccio meno diretto che ha permesso a Iggy di riconnettersi con il suo lato più punk e primitivo. La title track e Passenger sono ancora tra le sue canzoni più note. Quando Bowie è morto, Iggy ha scritto su Twitter: «La sua amicizia è stata la luce della mia vita. Non ho mai incontrato una persona così intelligente. Era il migliore».

7. “The Man Who Sold the World” con Klaus Nomi (1979)

Bowie ha incontrato l’artista, musicista e performer tedesco Klaus Nomi a New York alla fine degli anni ’70, e l’ha subito invitato a cantare i cori per la sua performance al Saturday Night Live del dicembre 1979. Nomi era una stella nascente della scena artistica di New York, ma per il resto del mondo era uno sconosciuto. Hanno cantato tre canzoni per SNL, tra cui una memorabile The Man Who Sold the World e TVC15, da Station to Station, per cui Bowie ha indossato gonna e tacchi alti, mentre Nomi e Arias portavano un barboncino di plastica in giro per il palco. È il classico esempio di come Bowie attingeva dall’underground per trasformare la cultura pop.

8. “Fashion” con Robert Fripp (1980)

Fashion, un capolavoro da Scary Monsters (1982), sarebbe stato un semplice brano potente e ritmato, ma la performance feroce di Fripp l’ha trasformato in qualcosa di diverso. Qualche anno prima, il chitarrista dei King Crimson era stato reclutato da Brian Eno per suonare in Heroes; secondo Fripp, Bowie gli aveva chiesto di suonare «un po’ di chitarra rock’n’roll». In Fashion, registrata nel 1982, il suo suono aggressivo è perfetto per la voce di Bowie. Quando gli hanno chiesto di spiegare com’era lavorare con Bowie, Fripp ha risposto: «Devi essere veloce».

9. “Under Pressure” con i Queen (1981)

Come tanti grandi momenti della musica, l’incontro tra questi due giganti del rock anni ’70 è arrivato per puro caso. Sia Bowie che i Queen stavano registrando in uno studio svizzero; Bowie accettò di cantare i cori su un brano dimenticabile dei Queen, Cool Cat. Non era soddisfatto del risultato, che verrà cancellato. Poi lui e il gruppo si sono messi a improvvisare su una linea di basso semplice, ripetitiva e indimenticabile che sembrava racchiudere gli aspetti più esilaranti e snervanti della vita moderna. Nell’ultima registrazione, sentiamo due tra le voci più singolari del rock mentre si nutrono di quell’ansia e la sconfiggono: Mercury svetta senza sforzi, mentre Bowie si arrampica tenacemente.

10. “Cat People (Putting Out Fire)” con Giorgio Moroder (1982)

Negli anni ’80, il pioniere dell’elettronica Giorgio Moroder era richiesto per le sue colonne sonore e il regista Paul Schrader l’aveva assunto per scrivere la musica del remake erotico del classico horror anni ’40 Cat People (Il bacio della pantera). Non c’erano altre rockstar capaci di mettere in musica l’horror erotico come David Bowie, che ha scritto il testo e cantato la title track. Negli Stati Uniti è stata una hit minore, la prima dopo anni. La versione che sentite in Let’s Dance è una nuova registrazione: l’etichetta di Moroder, MCA, non gli aveva permesso di partecipare a un LP di EMI America.

11. “Peace on Earth / Little Drummer Boy” con Bing Crosby (1982)

Bowie non vedeva l’ora di partecipare alle riprese dello speciale televisivo di Bing Crosby del 1977 Merrie Olde Christmas: voleva accedere al mainstream e poi la madre adorava Crosby. Quel che non lo entusiasmava era la scelta della canzone natalizia da cantare, che non amava particolarmente. Dopo essere stata pubblicata su bootleg, è uscita come singolo nel 1982 diventando uno standard delle feste. natalizie. Com’era Bowie secondo Crosby? «Un ragazzo pulito e un plus per il mio show. Canta bene, ha una gran voce e legge le battute alla perfezione».

12. “Let’s Dance” con Nile Rodgers e Stevie Ray Vaughan (1983)

Volendo fare un disco commerciale e ballabile Bowie si è rivolto a Nile Rodgers, che aveva definito il suono della disco funk con gli Chic, affinché producesse e suonasse la chitarra. Risultato: i groove di Rodgers hanno definito il suono del pop anni ’80 e l’hanno imposto come produttore di grido (Madonna, Duran Duran). Gli assoli di Stevie Ray Vaughan sono sparsi un po’ in tutto Let’s Dance. L’amicizia con Bowie era nata al Montreux Jazz Festival del 1982 grazie alla passione comune per il blues del Texas.

13. “Tonight” con Tina Turner (1984)

Era stato Bowie ad aiutare Tina Turner a trovare un contratto discografico con la Capitol all’inizio degli anni ’80, l’inizio della rinascita culminata con l’album del 1984 Private Dancer (che conteneva una cover di 1984 dello stesso Bowie). In quello stesso anno Turner è apparsa nella title track dell’album di Bowie Tonight, già nota nella versione di Iggy Pop contenuta in Lust for Life e rifatta in chiave reggae. I due l’hanno cantata ballando avvinghiati nel tour di Private Dancer.

14. “This Is Not America” con il Pat Metheny Group (1985)

Il testo impressionista di Bowie arricchisce una melodia scritta dal chitarrista Pat Metheny col tastierista Lyle Mays per il film di John Schlesinger Il gioco del falco. La pellicola racconta la storia di un ex agente della CIA (Timothy Hutton) e di un suo amico cocainomane (Sean Penn) che diventano spie sovietiche. Nel 2001 P. Diddy l’ha campionata per American Dream.

15. “Dancing in the Street” con Mick Jagger (1985)

«Volevo essere Mick Jagger», ha detto una Bowie una volta, citato dal biografo Christopher Sandford in Bowie: Loving the Alien. I due hanno collaborato a metà anni ’80 per rifare il classico di Martha and the Vandellas Dancing in the Street al fine di raccogliere fondi per il Live Aid. Meglio della canzone è il video dove le due celebrità ballano… in strada.

16. “Shining Star (Makin’ My Love)” con Mickey Rourke (1987)

Dopo i successo dance pop anni ’80, Bowie è tornato a un sound più essenziale con Never Let Me Down del 1987. È un disco strano, non esattamente coeso, sottovalutato dai fan, ma di buon successo. Uno dei momenti migliori è l’inatteso cameo dell’attore Mickey Rourke. Nel bel mezzo di Shining Star (Makin’ My Love), un proto big beat sull’ansia per un disastro globale, Rourke si esibisce in un rap sui mali della società.

17. “Fame ’90” con Queen Latifah (1990)

Quindici anni dopo la prima pubblicazione, Bowie ha rifatto la canzone che l’ha portato per la prima volta al numero uno in classifica negli Stati Uniti. Nel pieno della trasformazione dell’hip hop in un genere mainstream, Bowie ha chiamato Queen Latifah che ha rifatto il pezzo in chiave rap, trasformandolo in una riflessione su che cosa sia la fama per una donna di colore. «Ha un significato vasto», ha detto Bowie della canzone, «ha superato la prova del tempo, è ancora potente».

18. “Black Tie White Noise” con Al B. Sure! (1993)

Black Tie White Noise del 1993 ha segnato il passaggio dal rock duro dei Tin Machine a un approccio più R&B. Bowie ha richiamato alla produzione Nile Rodgers, che aveva curato Let’s Dance una decina d’anni prima, e per la title track ha duettato con Al B. Sure!, esponente New Jack Swing famoso per Nite and Day. Il sound era funk, con tanto di cori e fiati, ma il testo incendiario era ispirato alla rivolta di Los Angeles, con Bowie che guardava attraverso “occhi africani, accesi dal bagliore di un incendio a L.A.”.

19. “Jump They Say” con Lester Bowie (1993)

Influenzato dalla musica nera contemporanea, il primo di singolo di Black Tie White Noise abbinava un ritmo pulsante e spessi strati di sintetizzatori al senso melodico tipico del canto di Bowie. Appassionato di jazz e avanguardia com’era, il cantante chiamò il celebre trombettista Lester Bowie (nessuna parentela) perché aggiungesse un assolo.

20. “The Buddha of Suburbia” con Lenny Kravitz (1993)

Ha detto una volta Bowie che The Buddha of Suburbia è il suo disco preferito, un fatto notevole giacché non è uno dei suoi lavori più noti. La title track era stata scritta per una miniserie televisiva della BBC chiamata anch’essa The Buddha of Suburbia e basata sul romanzo omonimo di Hanif Kureishi. Il pezzo è uno dei migliori del Bowie anni ’90, il lamento di un outsider. È presente nel disco in due versioni, quella originale e una con una coda chitarristica di Lenny Kravitz.

21. “Hallo Spaceboy” con i Pet Shop Boys (1996)

Secondo quanto detto da Brian Eno dopo la scomparsa di Bowie, i due avevano discusso di rivisitare Outside, l’album del 1995 che avevano realizzato assieme. Non è tra i dischi più conosciuti di Bowie, ma merita di essere riconsiderato: è un concept ambientato in una distopia fantascientifica, e si riallaccia ai migliori lavori degli anni ’70 di Bowie. Ha anche dato vita a un eccellente inno disco dark pieno di synth, remixato dai Pet Shop Boys come terzo singolo dell’LP.

22. “I’m Afraid of Americans (V1)” con Trent Reznor (1997)

I Nine Inch Nails aprirono il tour di Outside del 1995-96 e Trent Reznor, in seguito, avrebbe remixato il singolo principale di quell’album, The Heart’s Filthy Lesson. Per il disco successivo, Earthling del 1997, Bowie scelse di pubblicare come singolo il remix di Reznor di I’m Afraid of Americans. Nel video Reznor veste i panni di Jonny, uno psicopatico americano che perseguita Bowie per tutta New York.

23. “Truth” con Goldie (1998)

Alla fine dello scorso millennio, la drum’n’bass era avanguardia, un suono che riprendeva reggae, hip hop, soul e li portava nel futuro. C’è da stupirsi, quindi, che David Bowie abbia cercato di lavorare con uno dei più grandi sostenitori del genere, ovvero Goldie? Sorprendentemente però, questo brano, tratto dal secondo album di Goldie Saturnz Return, evita i ritmi tipici dello stile a favore di suoni d’atmosfera uniti al timbro profondo di Bowie.

24. “Without You I’m Nothing” con i Placebo (1999)

I Placebo sono una delle band di successo che è andata vicino a far rivivere lo spirito di Bowie. La title track del loro secondo disco è un sogno che si realizza, soprattutto per il cantante Brian Molko. Alla sua voce riconoscibilissima fanno da contraltare i rassicuranti cori di Bowie.

25. “Sector Z” con i Rustic Overtones (2001)

Dopo aver firmato con la Arista nel 1999, i Rustic Overtones, band di sette elementi di Portland, Maine, sono riusciti a lavorare con Tony Visconti, storico produttore di Bowie, per il primo album con la major. Una mattina, il sassofonista Jason Ward è arrivato agli Avatar Studios di New York e ha visto una persona seduta accanto a Visconti. Era Bowie. «Mi è caduta la mascella sul pavimento, ero in soggezione assoluta». Bowie è rimasto nei paraggi e ha dato alla band alcuni feedback. Si è persino offerto di registrare con loro. Si è esibito su due gemme sottovalutate, Sector Z, che la band descrive come un tributo ironico a Ziggy Stardust, e Man Without a Mouth. «Era gentile e tranquillo», dice il frontman Dave Gutter. «Ha parlato della sua collaborazione con noi nello stesso modo di cui parlava di quelle con Lennon e i Queen. Ci trattava da suoi pari. Era la miglior rockstar possibile». Bowie è rimasto in contatto con Gutter: «Mi mandava e-mail con foto di donne anziane nude e scherzava dicendo che erano sue familiari che volevano conoscermi. Gli scroccavo le sigarette, scorreggiavo nelle sue cuffie durante le session e ridevamo a crepapelle».

26. “Nature Boy” con i Massive Attack (2001)

I Massive Attack non volevano contribuire alla colonna sonora di Moulin Rouge di Baz Luhrmann. Si sono convinti dopo aver saputo che avrebbero collaborato con Bowie. Avendo già ricevuto l’incarico di fare una cover dello standard di Nat King Cole del 1948 Nature Boy, Bowie si è prodotto in un’interpretazione sulla base del gruppo, un mix di loop di archi e chitarre noisy.

27. “Falling Down” con Scarlett Johannson (2008)

Nel 2007, Scarlett Johansson e i TV On the Radio di Dave Sitek sono andati a Lafayette, Louisiana, per registrare un album di cover di Tom Waits. A una festa a Los Angeles prima delle session, Scarlett si è imbattuta in Bowie, che ha chiesto informazioni sul progetto. Qualche settimana dopo, mentre la Johansson era in Spagna a girare un film, Bowie è passato in studio mentre l’album veniva mixato e ha registrato parti vocali per Falling Down e Fannin Street. «È stata la migliore telefonata che abbia mai ricevuto», ha detto all’epoca Scarlett a Rolling Stone.

28. “Arnold Layne” con David Gilmour (2006)

Dopo essersene rimasto relativamente tranquillo dopo l’intervento al cuore nel 2004, Bowie ha sorpreso il pubblico della Royal Albert Hall di Londra due anni dopo, salendo sul palco durante il set dell’amico David Gilmour. Hanno suonato il primo singolo dei Pink Floyd Arnold Layne. Nel 1967 la canzone, che parla di un uomo che ruba vestiti da donna, era stata bandita dalle radio. A quei tempi, Bowie era agli inizi (e adorava Syd Barrett). Il set di Bowie alla Royal Albert Hall è finito con una reprise di Comfortably Numb sotto laser psichedelici. Bowie si è esibito in maniera ineccepibile, dimostrando di non aver perso nulla negli anni passati lontano dal palco.

29. “Province” con i TV On the Radio (2006)

È stato Bowie a cercare i TV On the Radio, una delle band newyorchesi più alla moda nei primi anni 2000. Secondo il cantante Tunde Adebimpe, Bowie ha telefonato all’altro componente del gruppo Dave Sitek mentre erano in viaggio. «Eravamo in una stazione di servizio e Dave ha ricevuto la telefonata. Ha riagganciato perché pensava che fosse lo scherzo di un amico: “Sì, ok, sei David Bowie”. Ha richiamato altre due volte: “Guarda che sono davvero Bowie!”». David ha sentito i brani che avrebbero composto Return to Cookie Mountain e ha scelto di contribuire con la sua voce su Province.

30. “Reflektor” con gli Arcade Fire (2013)

Win Butler cercava un’altra voce per la title track del quarto album degli Arcade Fire. Ha trovato il coraggio di chiederlo a Bowie, fan della band che aveva assistito a qualche show ed era salito sul palco con loro nel 2005. «È stato davvero gentile», ha detto Butler a Rolling Stone nel 2013. «È stato perfetto. L’ultima volta che era stato in quello studio era ai ai tempi di Fame con John Lennon. Mi è sembrato che i due momenti fossero in qualche modo collegati. John Lennon cantava i cori per il suo brano e ora Bowie li cantava noi».

Questo articolo è stato tradotto da Rolling Stone US.

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