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I dischi dei Red Hot Chili Peppers, dal peggiore al migliore

In attesa di capire se il ritorno di Frusciante porterà i frutti sperati, ripercorriamo la carriera del gruppo con una classifica dei loro dischi, dal peggiore al migliore

red hot chili peppers concerto milano luglio 2017

Al di là dell’aura da soap opera che si è portata con sé, la notizia dell’ennesimo ritorno all’ovile di John Frusciante è stata capace di riaccendere i riflettori sui Red Hot Chili Peppers, band che sembrava aver ormai sparato le sue cartucce migliori. In attesa di capire se il comeback di Frusciante porterà i frutti sperati, ripercorriamo la carriera del gruppo fondato da Anthony Kiedis e Flea nella prima metà degli anni ottanta.

11By The Way (2002)

Il successo di Californication abbatte completamente la vena artistica dei quattro musicisti americani, che danno alle stampe un album scontato, piatto e che elimina quel poco di funk che era rimasto nel suo predecessore. Ognuno dei membri della band si limita a un compitino atto a cavalcare l’onda di uno status ormai inattaccabile, col risultato di realizzare il loro lavoro meno riuscito.

10The Red Hot Chili Peppers (1984)

Considerato uno dei primi album funk rock (e in paio di casi, quasi funk metal), il debutto ufficiale dei Red Hot Chili Peppers fu tutto tranne che un successo. Eppure, nonostante i problemi col produttore Andy Gill dei Gang Of Four, i brani di The Red Hot Chili Peppers lasciano intravedere molto di ciò che la prima parte di carriera farà poi vedere. Acerbo, ma da recuperare.

9The Gateway (2016)

Anche i Red Hot invecchiano, ma lo fanno con stile. Klinghoffer è ormai inserito alla perfezione e il cambio di produttore (via Rick Rubin e dentro Danger Mouse) porta il gruppo verso sonorità e liriche più vicine alle età dei protagonisti. Un album più meditativo del solito il cui unico difetto, se di difetto possiamo parlare, è quello di non avere la classifica hit spaccaclassifica. Sarebbe stato bello vedere dove avrebbe potuto arrivare questa formazione.

8Stadium Arcadium (2006)

Il primo doppio della carriera mostra una netta risalita dopo lo scialbo By The Way. Le anime di Kiedis e Frusciante, però, sono giunte a una divisione tale da mostrare crepe evidenti. La tensione tra i due produce comunque una serie di pezzi granitici, che spingono anche la sezione ritmica di Flea e Smith a risorgere dopo il piattume mostrato pochi anni prima. Con meno brani sarebbe stato un ottimo disco.

7I’m With You (2011)

Frusciante lascia di nuovo, dentro l’amico Josh Klinghoffer, che dona un po’ di freschezza a una formula ampiamente rodata. Non c’è innovazione, ma le canzoni funzionano e anche se l’effetto sorpresa è svanito, il loro pop-rock su base funky, le ballate e la solita malinconia di fondo non possono che farci sentire subito a casa. Una band autentica, al netto dei cliché.

6Freaky Styley (1985)

Troppo funk per il pubblico bianco, troppo punk per quello di colore. Così Flea descriveva il secondo album dei RHCP, cercando di evidenziarne i motivi dell’insuccesso. E, in effetti, seppur prodotto da George Clinton e con la partecipazione di Meceo Parker, il secondo disco del gruppo di L.A. non avrebbe mai potuto scalare le classifiche statunitensi. Oggi, la critica lo incensirebbe.

5One Hot Minute (1995)

Uno degli album meno compresi degli anni novanta e forse della musica rock in generale. One Hot Minute non ha la forza di Blood Sugar Sex Magik, né la capacità di ammaliare di Californication, ma se alla chitarra ci fosse stato ancora Frusciante invece di Dave Navarro, oggi ne parleremmo come di uno degli apici di una carriera. Il loro album da rivalutare per eccellenza.

4The Uplift Mofo Party Plan (1987)

Il sound della band diventa ancora più variegato, ma allo stesso tempo sempre più a fuoco. Mai come qui, rock, rap e funk diventano il motore principale dell’opera, inframmezzati da momenti di pura psichedelia. La volgarità dei testi di Kiedis si fa ancora più accentuata, causando grossi problemi di censura. Il gruppo, però, è sempre più noto e le classifiche iniziano a sorridere. Ultima performance di Slovak, che morirà l’anno successivo.

3Californication (1999)

Inutile perdersi in inutili discussioni circa la paraculaggine dell’album del primo ritorno di Frusciante: Californication non mostrerà più il funk rock di un tempo, ma è uno di quegli album capaci di cambiare per sempre una carriera. Se dopo Blood Sugar Sex Magik i Red Hot sono diventati un gruppo famosissimo, dopo Californication si trasformano in megastar a cui tutto è permesso. In pratica una lista di hit.

2Mother’s Milk (1989)

Per i fan più oltranzisti (e per chi vuole fare un po’ il figo), Mother’s Milk resta l’Album dei Red Hot Chili Peppers, quanto meno perché considerato l’inizio di tutto ciò che arriverà negli anni a seguire. La morte di Slovak porta all’ingresso di John Frusciante e alla batteria arriva Chad Smith. La ricerca sonora si fa maniacale, l’alchimia tra i quattro è totale e il funk è ancora l’elemento portante della loro poetica.

1Blood Sugar Sex Magik (1991)

Per molti, la carriera dei RHCP può essere vista come una piramide, il cui vertice non può che essere costituito da BSSM. Rick Rubin prende in mano le redini della produzione e nessuno avrebbe potuto amalgamare meglio tutte le anime che avevano caratterizzato la loro proposta precedente. Il sound si ammorbidisce quel giusto che basta e, grazie a pezzi come Give It Away, Under the Bridge, Breaking the Girl e Suck My Kiss, i Red Hot passano da piccola band di culto a gruppo da decine di milioni di dischi venduti.