I dischi da ascoltare a settembre | Rolling Stone Italia
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I dischi da ascoltare a settembre

Le rockstar renderanno omaggio a Marc Bolan, Lana Del Rey pubblicherà il sequel di 'Norman Fucking Rockwell', tornerà Marilyn Manson, Sufjan Stevens vi farà morire e resuscitare: sarà un mese di grande musica

I dischi da ascoltare a settembre

Lana Del Rey

Foto: Mat Hayward/Getty Images

Se siete riusciti a schivare i tormentoni dell’estate e a superare l’astinenza da festival, i dischi che usciranno a settembre premieranno i vostri sforzi. Nelle prossime settimane avremo un po’ di pop (Lana Del Rey), cantautorato (Neil Young, Bill Callahan, Sufjan Stevens), rock (Idles, Deftones, Marilyn Manson), rap (2Chainz, Public Enemy), e jazz contemporaneo.

“AngelHeaded Hipster” Artisti Vari (4 settembre)

L’ultimo disco prodotto da Hal Willner, il “mago dei tributi” scomparso lo scorso aprile, è dedicato alla musica di Marc Bolan e ha un cast eccezionale: Nick Cave (abbiamo già sentito la sua versione di Cosmic Dancer), Elton John, U2, Joan Jett, Father John Misty, Marc Almond, Devendra Banhart, Peaches. «Di Bolan non si parla quasi mai come compositore», ha detto Willner, «ma come rocker e innovatore… Io lo metto nello pantheon dei compositori che ho esplorato in precedenza».

“Tattle Tales” 6ix9ine (4 settembre)

È il primo album del chiacchieratissimo 6ix9ine da quand’è uscito di prigione. Per ora si sono sentiti quattro pezzi, fra cui Gooba, e si è vista la copertina in stile Looney Tunes. La galera frutterà altri milioni?

“Fall to Pieces” Tricky (4 settembre)

«Con Fall Please sono riuscito a fare qualcosa che non mi era mai riuscito finora, cioè un pezzo che arrivi a tutti, anche a chi non conosce il mio materiale. È la mia versione della musica pop, la cosa più vicina al pop che abbia mai scritto», ha detto Tricky del primo singolo estratto dal suo nuovo album Fall to Pieces. Gran parte del disco, che è stato registrato a Berlino alla fine del 2019, si affida alla voce di Marta Złakowska, cantante che Tricky ha scoperto durante una data del tour in cui si era ritrovato senza vocalist. «A Marta non importa essere famosa, vuole solo cantare».

“Gold Record” Bill Callahan (4 settembre)

Ispirato ad America oggi, il film di Robert Altman basato su nove racconti e una poesia di Raymond Carver, il nuovo album di Bill Callahan celebra la vita di tutti i giorni. È popolato di personaggi ordinari – impiegati, mogli, vicini di casa – ed è scritto con calore ed empatia. «È ora che l’ex misantropo entri nel pantheon dei grandi cantautori americani», ha scritto il Guardian. Possiamo già ascoltare due brani: Pigeons e Ry Cooder.

“Chemtrails Over the Country Club” Lana Del Rey (5 settembre)

Foto di Joseph Okpako/Getty Images

L’aveva annunciato insieme all’uscita di Norman Fucking Rockwell e ora a quanto pare manterrà la promessa: il settimo album in studio di Lana Del Rey Chemtrails Over the Country Club dovrebbe uscire il 5 settembre. Musicalmente dovrebbe proseguire sulle sonorità tracciate dall’apprezzato album del 2019. La cantautrice ha detto che nei testi ci sarà qualche accenno alle sue ultime riflessioni, compreso il post di Instagram in cui ha attaccato chi la critica perché rende glamour gli abusi.

“Music to Scream to” Poppy (8 settembre)

A qualche mese di distanza da I Disagree, uno dei dischi più strani, inclassificabili e divertenti dell’anno, Poppy torna con Music to Scream to, colonna sonora ufficiale della sua graphic novel Damnation: Poppy’s Inferno. Il fumetto parlerà della vita della musicista e della sua lotta contro «chi cerca di cambiarla, chi vuole dirle cosa pensare, sentire o per cosa deve soffrire, e i demoni che la circondano in ogni momento». Della musica, invece, non si sa granché.

“We Are Chaos” Marilyn Manson (11 settembre)

«Frammenti e schegge di fantasmi hanno perseguitato le mie mani mentre scrivevo i testi di questo disco», ha detto Marilyn Manson di We Are Chaos, il suo undicesimo album in studio. Si tratta di un concept pensato come un LP tradizionale, cioè con un lato A e un lato B ben definiti, che parla di ricordi e umanità. «Mentre lo componevo ho pensato: doma la tua pazzia, aggiustati il completo, prova a far finta di non essere un animale». Possiamo già ascoltare la title track.

“American Head” The Flaming Lips (11 settembre)

Per scrivere American Head i Flaming Lips si sono costretti a pensare come «una band americana». Il che significa, ha spiegato il frontman Wayne Coyne, fare riferimento a classici come Grateful Dead e Parliament-Funkadelic e trovare un modo per digerirli dentro il sound del gruppo. «Per la maggior parte della nostra carriera pensavamo di venire dal pianeta Terra, non ci interessava il resto», ha detto Coyne. «Adesso, per la prima volta nella nostra vita musicale, abbiamo scelto questa identità». La band ha già pubblicato alcuni singoli, tra cui Flowers of Neptune 6, You n Me Sellin’ Weed e My Religion Is You.

“The Times” Neil Young (18 settembre)

Forse convinto dall’ennesima litigata con Donald Trump per l’uso delle sue canzoni durante i comizi, Neil Young ha deciso di pubblicare un EP “elettorale” intitolato The Times. All’interno sette tracce, tra cui la cover di The Times They Are A-Changin’ di Bob Dylan, la nuove versione di Lookin’ For a Leader e altri classici a sfondo politico come Alabama e Ohio. L’EP sarà in esclusiva su Amazon Music perché «offre il suono migliore alle masse».

“Live at the Roundhouse” Nick Mason’s Saucerful of Secrets (18 settembre)

Sulla carta era un progetto strambo: Nick Mason mette assieme un band variegata, comprendente il chitarrista degli Spandau Ballet, per rifare le canzoni dei Pink Floyd che né David Gilmour, né Roger Waters fanno più. Sono quelle dei primi anni, quando i Floyd erano un gruppo psichedelico guidato da Syd Barrett a cui il pubblico tirava le monetine. Questo è l’album dal vivo che dimostra che i Sauceful of Secrets saranno pure una specie di tribute band di lusso, ma la buona musica non manca.

“Blue Hearts” Bob Mould (25 settembre)

I singoli Forecast of Rain e American Crisis fanno pensare a un disco politico e rabbioso, di protesta. I temi sono attuali, il sound è quello di sempre: l’ex Hüsker Dü è accompagnato da Jon Wurster alla batteria e Jason Narducy al basso. «Abbiamo un carismatico e telegenico leader sostenuto dagli estremisti cattolici», ha detto Mould a proposito dello spirito dell’album. «Questa gente ha già provato ad uccidermi una volta, ora sono di nuovo qui e non mi farò da parte».

“Ultra Mono” Idles (25 settembre)

«Vogliamo che la nostra musica sia uno specchio che rifletta voi e noi, una forma di verità e trasparenza. La gioia è ancora un atto di resistenza, Ultra Mono è il motore della gioia», scrivono gli Idles a proposito del terzo album. Viene raccontato come un disco rock che mira a catturare il feeling di un disco hip hop. Producono Nick Launay e Adam ‘Atom’ Greenspan, fra gli ospiti Jehnny Beth, Warren Ellis, David Yow, Jamie Cullum.

“What You Gonna Do When the Grid Goes Down?” Public Enemy (25 settembre)

Sono tanti, troppi anni che i Public Enemy non pubblicano un disco importante. Ora tornano alla Def Jam, l’etichetta che ha pubblicato i loro classici, e lo fanno in un momento cruciale per la storia delle comunità afroamericane. Il momento è perfetto: What You Gonna Do When the Grid Goes Down sarà all’altezza? Per ora s’è sentito il pezzo anti-Trump State of the Union (STFU) che nello stile evoca i tempi belli.

“The Ascension” Sufjan Stevens (25 settembre)

Dai suoni acustici e dalle riflessioni famigliari di Carrie & Lowell, Sufjan Stevens è passato al sound elettronico e alle canzoni politiche di Ascension. Stevens dice che per rifare l’America bisogna prima morire e ascendere al cielo. Per ora si sono ascoltati il dramma di 12 minuti di America e l’attacco alla tirannia dei like chiamato Video Game.

“By The Fire” Thurston Moore (25 settembre)

Annunciato da un inno all’Hashish ispirato a Rimbaud, il nuovo album dell’ex chitarrista dei Sonic Youth è una specie di grande allucinazione rock basata sui temi della lotta e dell’amore universale. C’è pure una canzone ispirata all’Italia, e in particolare a Vasto: Siren.

“Róisín Machine” Róisín Murphy (25 settembre)

«Viviamo un’epoca oscura, ma ora arriverà il mattino. Il sole sta sorgendo e questa è l’ultima canzone di una nottata bellissima», ha detto Róisín Murphy di Something More, il primo singolo – scritto da Amy Douglas – del suo nuovo album Róisín Machine. Scritto con il collaboratore storico DJ Parrot, si candida a diventare il disco più ballabile (probabilmente a casa) delle prossime settimane.

“Generations” Will Butler (25 settembre)

Il musicista degli Arcade Fire ha registrato buona parte del suo secondo album solista nello studio casalingo di Brooklyn. Messo da parte il garage rock di Policy, Will Butler ha fatto un disco cupo ed euforico allo stesso tempo. «Queste canzoni cercano di rispondere alla domanda: qual è il mio ruolo nella storia americana?». Ovvero: il mio ruolo di bianco privilegiato e istruito? La risposta è un gran casino ed è bello così: sentimenti di rabbia, paura, euforia e impotenza si mescolano in un disco vivace e ben scritto.

“Ohms” Deftones (25 settembre)

A quattro anni da Gore, i Deftones tornano con Ohms, il loro nono album in studio. Prodotto da Terry Date – che ha lavorato ad alcuni dei dischi più amati del gruppo, tra cui White Pony –, alternerà riff aggressivi e spigolosi con improvvise svolte melodiche. «La nostra band ha lo yin e lo yang», ha detto il frontman Chino Moreno. «Scriviamo musica brutale che contiene sfumature rigogliose, non siamo mai stati solo una metal band».

“Blue Note Re:imagined” Artisti Vari (25 settembre)

Negli ultimi anni si è parlato moltissimo del new jazz britannico: Shabaka Hutchings (in tutti i suoi progetti: Comet Is Coming, The Ancestors, Sons of Kemet), Nubya Garcia, gli Ezra Collective, Alfa Mist sono solo alcuni degli artisti che dai club inglesi sono arrivati nei festival e nelle playlist di tutto il mondo. Ma cosa succederebbe se suonassero i classici del catalogo Blue Note? La risposta nella nuova raccolta, prodotta in collaborazione con Decca Records, Blue Note Re:imagined. Per ora abbiamo ascoltato Rose Rouge di St. Germain e Footprints di Wayne Shorter, reinterpretate rispettivamente da Jorja Smith e dagli Ezra Collective.