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I dischi da ascoltare a maggio

Da Mark Lanegan ai Killers, passando per Car Seat Headrest, The 1975, Charli XCX, Magnetic Fields, Perfume Jesus e Nicole Atkins, ecco le migliori uscite discografiche del mese, Covid permettendo

Mark Lanegan

Foto: Travis Keller

L’elenco degli album che gli artisti avrebbero voluto pubblicare nel maggio 2020 e sono stati rimandati comprende grossi nomi come Alanis Morissette e Alicia Keys. Consoliamoci con chi c’è. Con Mark Lanegan, ad esempio, che sta per pubblicare un disco legato alla sua autobiografia, o con le storie di minatori di Steve Earle, America lavoratrice e profonda. Ma ci sono anche il completamento del progetto di Moses Sumney, l’album registrato praticamente su Instagram di Charli XCX, il ritorno degli Weezer, l’ode di Nicole Atkins al Jersey Shore via Muscle Shoals, l’album queer di Populous.

“Making a Door Less Open” di Car Seat Headrest (1 maggio)

Scritto nel corso degli ultimi quattro anni, Making a Door Less Open è il risultato di una collaborazione tra i Car Seat Headrest e 1 Trait Danger, il progetto elettronico del batterista Andrew Katz e di Trait, alter ego immaginario del frontman Will Toledo. «Il mio modo di ascoltare la musica è cambiato, e quindi era necessario cambiare anche il modo in cui scriverla», ha detto. «Ogni canzone è il risultato di una battaglia tra i suoi colori naturali e la voglia di trasformarli in qualcosa di diverso». Il disco, ha detto la band, conterrà EDM, hip hop, futurismo, doo-wop, soul e naturalmente rock.

“Invisible People” di Chicano Batman (1 maggio)

Dalla West Coast americana, un mischione di rock psichedelico, soul, funk, surf e tropicalismo. «L’album è una dichiarazione di speranza, una proclamazione del fatto che siamo tutti persone invisibili, e che, nonostante razza, classe o gender, possiamo superare le differenze e stare uniti».

“Straight Songs Of Sorrow” di Mark Lanegan (8 maggio)

Mark Lanegan ha scritto quest’album mentre lavorava l’autobiografia Sings Backwards And Weep, un processo lento e doloroso come ci ha raccontato in questa intervista. «Ho iniziato a scrivere questo album nel momento in cui ho realizzato che c’erano sentimenti profondi collegati ai ricordi del libro. È stato un sollievo tornare alla musica».

“Petals for Armor” di Hayley Williams (8 maggio)

«Il modo migliore per proteggere me stessa è rendermi vulnerabile», ha detto la cantante dei Paramore a proposito del debutto solista. Molto si è sentito nei due EP che l’hanno anticipato, Petals for Armor I e Petals for Armor II.

“Grae” di Moses Sumney (15 maggio)

Il 21 febbraio, pochi giorni prima che il coronavirus paralizzasse il mondo, Moses Sumney ha pubblicato la prima parte di græ, il suo secondo album. È un concept ambizioso, un disco centrato sul concetto di essere tante cose diverse in un mondo polarizzato, pieno di grandi arrangiamenti, suoni fragili e testi suggestivi. La seconda parte è più cantautorale e centrata sulla splendida voce di Sumney.

“How I’m Feeling Now” di Charli XCX (15 maggio)

How I’m Feeling Now è il diario musicale della quarantena di Charli XCX. Non è solo un disco scritto durante l’isolamento, ma una sorta di cantiere aperto ai fan e ai collaboratori della popstar, che sono stati invitati a inviare feedback, proposte e suggerimenti. «Sarà molto rappresentativo del momento che stiamo vivendo», ha detto. La copertina sopra è quella del singolo Forever.

“All That Glue” di Sleaford Mods (15 maggio)

Non è esattamente il nuovo album del duo inglese, ma una raccolta di pezzi del periodo 2013-2019 comprendente inediti, rarità, curiosità varie tra cui Jobseeker, quadretto di vita tipico del gruppo, col protagonista che ha in mano una lattina di Strongbow e un volantino informativo sulla depressione.

“Reunions” di Jason Isbell & The 400 Unit (15 maggio)

Jason Isbell, ex dei Drive-By Truckers, è oramai un punto di riferimento della scena cosiddetta Americana. “Non accettiamo richieste, non staremo zitti, non ci limiteremo a cantare”, canta nel singolo Be Afraid che anticipa un album a cui hanno contribuito anche David Crosby (i due dovevano andare in tour assieme) e Jay Buchanan dei Rival Sons.

“Set My Heart On Fire Immediately” di Perfume Genius (15 maggio)

Amore, sesso, memoria, corpo. «Volevo sentirmi più aperto, più libero e spiritualmente selvaggio», ha detto Mike Hadreas a proposito del nuovo album, «e in questo momento mi trovo in una situazione dove quei sentimenti sono molto vicini, ma rasentano l’instabilità. Ho scritto questi brani per essere più paziente, più equilibrato, per trasformare tutti questi filamenti caotici che girano intorno a me, in qualcosa di caloroso, premuroso e rassicurante».

“Quickies” di The Magnetic Fields (15 maggio)

A tre anni di distanza da 50 Song Memoir, Stephin Merritt torna con 28 canzoni in forma breve, sveltine musicali ispirate alla musica barocca francese e alle raccolte di racconti lette dal cantautore. «Ho ragionato su uno strumento alla volta, suonando per un minuto, e alle storie lunghe poche frasi», ha detto. «Ho anche scritto su quaderni minuscoli, così da essere limitato dalla dimensione della pagina».

“Notes On A Conditional Form” di The 1975 (22 maggio)

Dopo una serie infinita di rinvii, titoli alternativi e copertine diverse, finalmente i 1975 pubblicheranno il loro nuovo album. Notes on a Conditional Form si apre con la voce di Greta Thunberg, che recita un monologo sulla crisi climatica ed ecologica. Musicalmente è ispirato alla vita notturna britannica, con riferimenti «alla bellezza dell’M25, delle luci della città, e di come ci si sente ascoltando dischi garage nella nebbia guidando una vecchia Peugeot».

“I Love the New Sky” di Tim Burgess (22 maggio)

C’è grande curiosità attorno al nuovo album del cantante dei Charlatans che nelle ultime settimane ha inventato una cosa bella e originale: ascolti collettivi su Twitter degli album che hanno segnato la storia del pop-rock inglese. Le nuove canzoni parlano di «quotidianità e dell’esperienza universale, di amore e rabbia, di perdita e possesso». Qui c’è Laurie.

“Ghosts of West Virginia” di Steve Earle (22 maggio)

Uno dei grandi songwriter americani racconta la vita nelle miniere di carbone nei Monti Appalachi. Tutto nasce dal coinvolgimento di Steve Earle dello spettacolo Coal Country, basato sulla tragedia dell’Upper Big Branch, nel West Virginia, quando nel 2010 ben 38 minatori persero la vita. Il disco ne è in qualche modo l’appendice e contiene le canzoni dello spettacolo.

“W” di Populous (22 maggio)

W sta per women, donne, alle quali è dedicato il nuovo disco del dj e produttore Andrea Mangia. Ispirato a Grace Jones, Missy Elliott, Loredana Bertè, RuPaul, Aaliyah, Amanda Lear, Beth Ditto e Divine (si veda la copertina), «è una celebrazione della femminilità oltre gli stereotipi, femminilità definita non tanto dal genere, ma da un’unicità comune che è la risposta perfetta all’uniformità imposta dal maschilismo che ancora regna nell’industria musicale. Con il nuovo album, Populous si è aperto alla sua identità queer».

“I Still Play” di Timo Andres, Jeremy Denk, Brad Mehldau, Randy Newman (22 maggio)

È l’album più raffinato del mese, 11 pezzi per pianoforte scritte da grandissimi compositori (John Adams, Louis Andriessen, Philip Glass, Steve Reich), musicisti di confine (Laurie Anderson, Timo Andres, Donnacha Dennehy, Nico Muhly), jazzisti (Brad Mehldau, Pat Metheny), cantautori (Randy Newman). È un tributo a Bob Hurwitz, presidente dell’etichetta Nonesuch.

“Imploding The Mirage” di The Killers (29 maggio)

Registrato tra Los Angeles, Las Vegas e Park City, il sesto album in studio dei Killers è il primo scritto lontano dalla loro città natale. Brandon Flowers ha spiegato che sarà decisamente più ricco di sintetizzatori e sarà influenzato dai paesaggi dello Utah, dove si è «innamorato della musica per la prima volta». Tra i collaboratori anche Lindsey Buckingham, Weyes Blood, Adam Granduciel dei War on Drugs e Blake Mills.

“Italian Ice” di Nicole Atkins (29 maggio)

«Un trip psichedelico nella mia collezione di dischi», lo chiama Nicole Atkins. Dentro a Italian Ice, titolo che fa riferimento alle origini della rocker americana, c’è tutto il fascino per il vecchio country-soul e la meravigliosa decadenza del Jersey Shore, da dove proviene Atkins. L’album è stato registrato al leggendario Muscle Shoals Sound Studio. Finora si sono sentite Captain e Domino.

“Future Teenage Cave Artists” di Deerhoof (29 maggio)

Inciso a distanza fra West e East Coast, prima che il social distancing fosse obbligatorio, il sedicesimo album dei Deerhoof è primitivo e mette assieme melodie pop e strutture sull’orlo del collasso – e in copertina c’è pure un disegnino del coronavirus, rimando dai tratti infantili agli strani giorni che stiamo vivendo. La band ha organizzato un ascolto su YouTube che trovate qui.

“Flamagra (Instrumentals)“ di Flying Lotus (29 maggio)

Un anno fa abbiamo definito Flamagra di Flying Lotus una sorta di Apocalypse Now musicale, «un quasi capolavoro sull’orlo dell’esagerazione» con un cast stellare – Herbie Hancock, Solange, George Clinton, Anderson .Paak – e grandi tirate cosmic jazz. Ora il produttore pubblicherà gli strumentali del disco, così che tutti possano coglierne le sfumature.

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