I dischi da ascoltare a maggio 2022 | Rolling Stone Italia
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I dischi da ascoltare a maggio 2022

Che mese ci aspetta: il ritorno degli Arcade Fire, l'album degli Smile di Thom Yorke, il ballo ossessivo di Florence + The Machine, il nuovo di Liam Gallagher, le delizie di Belle and Sebastian, Lykke Li in chiave lo-fi e Wilco in chiave country. E ovviamente l'attesissimo Kendrick "Pulitzer" Lamar

Kendrick Lamar

Foto: Allen J. Schaben/Los Angeles Times via Getty Images

“We” Arcade Fire (6 maggio)

È un disco importante per gli Arcade Fire, che lo pubblicheranno dopo una session di scrittura lunghissima – «la più lunga della nostra carriera», ha detto Win Butler – e il controverso Everything Now. L’album ha lo stesso titolo di un romanzo sci-fi di Yevgeny Zamyatin e sarà diviso in due parti: la prima parla di solitudine e isolamento, la seconda celebra la connessione tra gli esseri umani. C’è anche un cameo di Peter Gabriel.

“A Bit of Previous” Belle and Sebastian (6 maggio)

Ascoltando le melodie sognanti e dall’atmosfera solare dei tre singoli già usciti (Unnecessary Drama, If They’re Shooting At You e Young and Stupid), viene da dire che il decimo disco dei Belle and Sebastian sarà un gioiellino pop. È stato scritto e registrato a Glasgow, durante la pandemia, ma non parlerà di isolamento. Stuart Murdoch ha scritto soprattutto di famiglia: «La mia top 10 [di temi di cui scrivere] non cambia mai. Sono cose eterne che mi girano sempre per la testa: dio, malattie, buddismo, vita famigliare, trasporti pubblici, un generico lagnarsi della vita e la bellezza della quotidianità».

“Spell 31” Ibey (6 maggio)

Il nuovo album delle gemelle Lisa-Kaindé e Naomi Díaz è ispirao al Libro dei morti ed è secondo l’attivista Janaya Future Khan «un antidoto all’apatia in un mondo diviso» e un disco che «evoca le rivelazioni interiori che creano rivoluzioni sistemiche». Abbiamo già ascoltato Rise Above con Berwyn, Lavender and Red Roses con Jorja Smith, Sister 2 Sister e Made of Gold con Pa Salieu.

“We’ve Been Going About This All Wrong” Sharon Van Etten (6 maggio)

La cantautrice americana ha deciso di non pubblicare alcun singolo prima del disco «nel tentativo di presentare l’album come un’opera coesa. Queste dieci canzoni sono progettate per essere ascoltate in ordine, una dopo l’altra, in modo che possa essere narrata una storia ampia che ha a che fare con speranza, perdita, desiderio e resilienza».

“Breaking the Thermometer” Leyla McCalla (6 maggio)

Compagna con Amythyst Kiah delle formidbili Rhiannon Giddens e Allison Russell nel progetto Our Native Daughters, la neo-folkettara Leyla McCalla canta in questo disco nato da un progetto multidisciplinare dell’emittente Radio Haiti per porre domande più ampie sulle proprie radici e sull’identità di haitiana-americana. «Ho passato un sacco di tempo a ricordare le mie esperienze ad Haiti da bambina, riflettendo su quando mi sono sentita distintamente haitiana e quando invece non lo sono stata. La musica e le storie di questo disco m’hanno portata ad afferrare tutte le sfumature del mio Paese e di me stessa».

“Radiate Like This” Warpaint (6 maggio)

Ai tempi di Heads Up, le californiane erano considerate atri nascenti del rock. Kokal, Theresa Wayman, Stella Mozgawa e Jenny Lee Lindberg pubblicano un disco sei anni dopo in un panorama musicale stravolto. Radiate Like This è stato registrato a distanza, con le canzoni che hanno fatto avanti e indietro tra Stati Uniti e Australia in attesa che si potesse riprendere a fare concerti. «Le canzoni» ha detto Wayman «sono più pensate e piene di dettagli perché abbiamo avuto più tempo per lavorarci su».

“Happiness Not Included” Soft Cell (6 maggio)

Happiness Not Included è una raccolta di «storie di fantascienza per il 21° secolo» e il primo album dei Soft Cell dal 2002. L’idea di scriverlo è nata sul palco, durante lo show di addio del 2018. «In questo album parlo della società, di come abbiamo scelto di mettere i profitti prima delle persone, i soldi prima della moralità e la decenza, il cibo prima dei diritti degli animali, il fanatismo prima dell’equità, i nostri piaceri triviali prima dell’agonia degli altri», ha detto Marc Almond.

“Come Home the Kids Miss You” Jack Harlow (6 maggio)

Il rapper, negli Stati Uniti una superstar, ha parlato del secondo album come di una conversazione coi fan. «È un aspetto che adoro e non voglio perdere, ma se un tempo volevo mostrare la mia sottigliezza adesso voglio avere un tono più potente, con più presenza e personalità». Sono uscite First Class e Nail Tech.

“Love Letters” Bryan Ferry (6 maggio)

Doppio ritorno per Bryan Ferry, che oltre alla reunion in concerto dei Roxy Music, pubblicherà questo EP contenente quattro cover: la title track (già uscita), I Just Don’t Know What to Do with Myself della coppia Burt Bacharach-Hal David, Fooled Around and Fell in Love di Elvin Bishop e il classico anni ’30 The Very Thought of You.

“Let’s Say for Instance” Emeli Sandé (6 maggio)

Primo album dopo il coming out e primo album per un’etichetta indipendente, è nelle parole dell’autrice «un’ode alla resilienza, alla rinascita, al rinnovamento». Sono già uscite Brighter Days, Oxygen, There Isn’t Much, Family, Look What You’ve Done.

“Privilegio raro” Tutti Fenomeni (6 maggio)

«Il ritorno del ciarlatano», ha scritto Tutti Fenomeni per presentare il video di Privilegio raro, la title track – una canzone d’amore travestita da marcia militare con sintetizzatori horror – e primo singolo estratto dal nuovo album. Il disco conterrà «solo inediti» e nessuno dei pezzi pubblicati l’anno scorso. Alla produzione c’è di nuovo Niccolò Contessa dei Cani.

“Pornostalgia” Willie Peyote (6 maggio)

Il sesto album in studio di Willie Peyote conterrà 13 nuove canzoni e una lista di featuring molto diversa da quella di un classico disco rap. Sì, ci sono nomi grossi della scena (Speranza e Jake La Furia), ma anche comici (Michela Giraud, Emanuela Fanelli) e musicisti più vicini al rock (Samuel, Fast Animals and Slow Kids). Lui lo presenterà con uno speciale talk tour nei club, poi con dei concerti in estate. Nell’attesa, ecco i singoli La colpa al vento e Fare schifo.

“I” Vieri Cervelli Montel (6 maggio)

I (si legge “primo”) è l’esordio di Vieri Cervelli Montel, giovane musicista jazz che nel 2021 ha aperto i concerti di Iosonouncane, che non solo ha deciso di produrre l’album (e suonare i synth), ma anche di farne la prima uscita in assoluto della sua etichetta Tanca Records. L’album viene presentato come «un concept autobiografico su infanzia, lutto, morte e il resto della vita». Possiamo già ascoltare un brano, Risveglio.

“Solitario solidale” Adriano Viterbini (6 maggio)

L’EP digitale contiene tre pezzi e nasce dagli esperimenti sonori realizzati da Adriano Viterbini con Marco Fasolo dei Jennifer Gentle, al suo fianco anche nel progetto I Hate My Village. Trash of Europe è un pezzo autografo, gli altri due rendono omaggio alla pianista etiope Emahoy Tsegué-Maryam Guèbrou (The Homeless Wanderer) e all’americano Ted Lucas (Plain Sane Simple Melody). Viene presentato come «un rituale sonoro catartico che evoca atmosfere suggestive, provenienti da un non luogo immaginario, un deserto senza coordinate geografiche».

“Italiano” Sfera Ebbasta & Rvssian (6 maggio)

«Italiano Anthem punta sull’idea che la trap possa diventare categoria dello spirito nazionale, luogo comune sull’Italia: pasta, pizza… e trap», abbiamo scritto del singolo di lancio di Italiano, il nuovo EP di Sfera Ebbasta in collaborazione con Rvssian. Sono usciti anche un video girato a Capri e Anacapri, la foto di copertina in stile cartone della pizza, merchandising a tema stivale, il secondo estratto Mamma mia: tutto molto italiano.  

“Fenice” Ufomammut (6 maggio)

All’inizio del 2020 si erano fermati dopo l’abbandono del batterista Vita. Due anni dopo, gli Ufomammut tornano con un disco con un suono più atmosferico rispetto alla psichedelia stoner del passato, scritto alla ricerca di una rinascita creativa. E infatti si intitola Fenice: «Avevamo perso la nostra spontaneità, album dopo album. Abbiamo cercato di creare canzoni e album più complicati, ma a un certo punto abbiamo finito per ripeterci. Con Fenice siamo ripartiti da zero, senza più un passato. Volevamo solo rinascere e risorgere dalle ceneri».

“Giuramenti” Ministri (6 maggio)

Dell’album, che nella versione in CD conterrà anche l’EP Cronaca nera e musica leggera, si è già sentita Scatolette, sulla crisi della musica, «quella musica con cui abbiamo stretto un patto ancora ragazzi, quella musica che pareva un angolo di libertà e indipendenza in un mondo che si preoccupava solo di far cassa, quella musica che sembrava poterci salvare».

“Romantic Robot” Extraliscio (6 maggio)

Il nuovo album del gruppo powered by Elisabetta Sgarbi è nato nel Labotron, lo studio-laboratorio di Mirco Miriani pieno di strumenti vintage, con ospiti e «un’orchestra sinfonica diretta da un robot». È uscita È così, con Luca Barbarossa.

“Forest City” Maria Chiara Argirò (6 maggio)

Passando dalla scena del nuovo jazz inglese all’elettronica, la musicista italiana a Londra ha scritto un concept sulla «dualità della natura e della città», un mix di strumentazione tradizionale ed elettronica. Per descriverlo sono stati tirati i nomi di Kelly Lee Owens, Jon Hopkins e Radiohead. La nostra intervista.

“Nikloaj Kulikov” Nicola Manzan (6 maggio)

Dopo La città del disordine. Storie di vita dal Manicomio San Lazzaro, Manzan (Bologna Violenta) pubblica un concept dedicato, si legge nella presentazione stampa, «all’avventura di Nikolaj Kulikov, un militare russo che durante gli anni ’70 era stato uno dei prescelti dall’Armata Rossa per intraprendere un percorso di addestramento tra terra e spazio volto a creare un sistema di difesa simile a quello che negli Stati Uniti, nel decennio successivo, avrebbe preso il nome di Scudo spaziale». Diviso in tre parti, è stato registrato con sintetizzatori, organi elettrici, batterie elettroniche, nastri e vinili d’epoca.

“Guarda dove vai” Marta Tenaglia (13 maggio)

Pop italiano per chi trova troppo blando il pop italiano. «Ho imparato a darmi tregua e mi sono liberata di tante cose nella fase di scrittura», ci ha raccontato. «Sono molto più impietosa nella performance, lì mi osservo e mi giudico parecchio, ma sto cercando di lavorarci, ma sono decisa però a far cadere i miei tribunali mentali, ho capito che non mi interessano». Il disco l’ha presentato così su Instagram: «Cerca, perditi, trovati, sbaglia strada. Sono il percorso che ho fatto e mentre lo dico sono già cambiata».

“Eclissi” Gemitaiz (13 maggio)

«Questo disco è forse il mio lavoro più completo a livello di sound. I due anni di pandemia hanno senza dubbio influenzato la mia scrittura, ma non diminuito. L’eclissi di sole è un evento raro quanto speciale. Può risultare triste o intimo ma mai banale. Il disco verte molto sul fascino della solitudine». Possiamo già ascoltare la title track, con featuring di Neffa.

“Mr. Morale & The Big Steppers” Kendrick Lamar (13 maggio)

È il disco hip hop (e non solo) più atteso dell’anno, anche perché non sentiamo nuova musica di Kendrick Lamar dai tempi di Damn e della colonna sonora di Black Panther. Al momento di Mr. Morale & The Big Steppers si sa pochissimo, se non che Kendrick svelerà ogni novità su un sito apposito, oklama.com (dov’è apparso l’annuncio qui sopra, che non è ovviamente la copertina dell’album).

“A Light for Attracting Attention” The Smile (13 maggio)

Per farsi venire voglia di ascoltare A Light for Attracting Attention basta guardare la formazione che l’ha scritto e suonato: Thom Yorke, Jonny Greenwood e Tom Skinner (il batterista dei Sons of Kemet, uno dei progetti più affascinanti del nuovo jazz britannico). In più c’è Nigel Godrich alla produzione, gli archi della London Contemporary Orchestra e una sezione di ottoni jazz. Se non siete ancora convinti, ecco il singolo Free in the Knowledge.

“Dance Fever” Florence + The Machine (13 maggio)

Il quinto album di Florence + The Machine arriva a quattro anni da High as Hope. È stato registrato durante la pandemia, a Londra, con Jack Antonoff e Dave Bayley dei Glass Animals. Le ispirazioni chiave del progetto sono la coreomania (un fenomeno del Rinascimento in cui le persone ballavano fino allo sfinimento o la morte), «le eroine tragiche dei preraffaelliti» e i film folk horror come Midsommar – Il villaggio dei dannati o The Wicker Man.

“This Is a Photograph” Kevin Morby (13 maggio)

L’album mette assieme una storia famigliare (il ricovero del padre in ospedale) e un soggiorno a Memphis, dove Morby ha reso omaggio ad alcuni suoi idoli, da Jeff Buckley a Jay Retard. «L’arte è terapia», ci diceva un anno e mezzo fa in questa intervista.

“Dropout Boogie” The Black Keys (13 maggio)

«Io e Pat non siamo mai stati in un momento migliore», ha detto Dan Auerbach della scrittura e registrazione di Dropout Boogie, un album figlio dell’atmosfera rilassata e della serenità delle session della raccolta di cover Delta Kream. Dentro ci saranno pezzi rumorosi, blues atmosferico, ballate soul e rock da arena, più diverse canzoni nate da loop e ritmi di batteria. I Black Keys ce l’hanno raccontato in questa intervista.

“What’s It Gonna Take?” Van Morrison (13 maggio)

A un anno da Latest Record Project Volume I, 28 canzoni a base di invettive e paranoia non troppo convincenti, Van Morrison torna con un altro album, What’s It Gonna Take?. Per ora si sono sentiti il piacevole soul del primo singolo Pretending e un pezzo titolato Dangerous che parrebbe contenere un riferimento a Robin Swann, Minstro della salute dell’Irlanda del Nord che lo ha definito pericoloso per via delle sue prese di posizioni sul contrasto al Covid.

“PC Music Volume 3” AA. VV. (13 maggio)

È la terza raccolta di “Personal Computer Music for the Third Millennium” dell’etichetta di A.G. Cook e Sophie, da ascoltare per scoprire un’idea di pop diversa, surreale e futuristica. Tra gli ospiti ci sono anche Charli XCX, Caroline Polachek e Clairo.

“Harry’s House” Harry Styles (20 maggio)

Un disco con un titolo che cita una canzone di Joni Mitchell, il primo singolo As It Was trasmesso più o meno ovunque, le polemiche sulla sessualità e le critiche di Noel Gallagher: sembra che ci siano tutti gli ingredienti perfetti perché Harry’s House si riveli il caso pop dell’anno. «Durante la pandemia tutti hanno vissuto un gran momento di introspezione. Credo che non ci sia niente di più introspettivo che scrivere un disco», ha detto lui.

“Waterslide, Diving Board, Ladder to the Sky” Porridge Radio (20 maggio)

Il nuovo album della band art rock di Brighton è ispirato a un collage dell’artista surrealista inglese Eileen Agar e parla delle sensazioni che abbiamo vissuto negli ultimi anni. Tra le ispirazioni ci sono Mitski, Sharon Van Etten, i Big Thief, Deftones e l’emo americano. «Continuavo a ripetere che volevo tutto epico, da stadio. Come i Coldplay», ha detto Dana Margolin.

“Eyeye” Lykke Li (20 maggio)

Quasi l’opposto del precedente So Sad So Sexy: quello era un disco super pop, questo è decisamente più intimo, registrato subito dopo aver scritto i pezzi con un microfono da batteria tenuto in mano. «Volevo che il disco suonasse come un vocale ascoltato dopo una dose assurda di LSD», ha detto Lykke Li. Le canzoni sono accompagnate da visual.

“Palaces” Flume (20 maggio)

Il nuovo album del produttore australiano è nato dopo essere tornato del Nuovo Galles del Sud ed è ispirato al «paesaggio collinare, il camminare scalzo, il cielo che prima di una tempesta si colora di verde, il coltivare e mangiare i propri ortaggi, il profumo della pioggia». Tra gli ospiti, Caroline Polachek e Damon Albarn.

“Carry Me Home” Mavis Staples & Levon Helm (20 maggio)

L’incontro fra due grandi americani, una session dal vivo registrata nel 2011 nello studio del musicista di The Band morto un anno dopo. Sono usciti gli assaggi You Gotta Move e I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free.

“C’mon You Know” Liam Gallagher (27 maggio)

Liam Gallagher torna con un disco intitolato come una delle sue espressioni preferite e la promessa di nuove canzoni «bibliche». Per ora abbiamo ascoltato la title track – Liam l’ha definita «il suono dell’estate» –, Better Days e Everything’s Electric. Ci sarà anche un pezzo dedicato a Noel, I Wish I Had More Power: «È una canzoncina dispettosa, deliziosa».

“Painted Shield 2” Painted Shield (27 maggio)

È il secondo album del progetto di Stone Gossard dei Pearl Jam con Mason Jennings, Matt Chamberlain e Brittany Davis, che lo descrive come il tentativo di «assassinare il concetto di genere musicale». Tre gli estratti finora: Dead Man’s Dream, Live in Rewind, ‘Til God Turns the Lights On.

“Arkhon” Zola Jesus (20 maggio)

«Gli Arkon sono un’idea gnostica del potere esercitato attraverso un dio imperfetto», ha detto Zola Jesus del titolo del nuovo album. «Contaminano e offuscano l’umanità, mantenendola corrotta invece di lasciarle trovare un io armonioso. Mi sembra di vivere in un’epoca arconica; queste influenze negative stanno pesando estremamente su tutti noi». Tra i musicisti, alla batteria, c’è Matt Chamberlain.

“Cruel Country” Wilco (27 maggio)

«Wilco goes country!». Jeff Tweedy presenta così il nuovo album dei Wilco, Cruel Country, un doppio registrato quasi interamente dal vivo nel Loft, lo studio della band a Chicago. «Nel corso degli anni in molti si sono convinti che i Wilco siano una specie di country band», ha detto il frontman. «Ci sono tante prove a sostegno della tesi, visto che abbiamo inserito elementi di quella musica in tutto quello che abbiamo fatto. Ma a essere sincero, non siamo mai stati troppo a nostro agio con quella definizione della nostra musica. Ma adesso perché no, per noi questo disco è country». C’è già un singolo, Falling Apart (Right Now).

“Cari fottutissimi amici” Zen Circus (27 maggio)

Una dozzina di inediti, comprese le note Caro fottutissimo amico con Motta e 118 con Claudio Santamaria. Ogni canzone, un fottutissimo amico: Brunori Sas, Luca Carboni, Ditonellapiaga, Speranza, Management, Fast Animals and Slow Kids, Emma Nolde, Musica da Cucina.