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I Clipping trasformano il rap in un film horror sulla società americana

La band dell'attore di 'Hamilton' Daveed Diggs sovverte i cliché dell'hip hop e nel nuovo 'Visions of Bodies Being Murdered' usa l’horrorcore per descrivere un mondo degenerato

Foto: Cristina Bercovitz

La prestigiosa Brown University, l’acclamato musical Hamilton, la divertente comedy Unbreakable Kimmy Schmidt, il film animato Zootopia, la serie sci-fi Snowpiercer, il collettivo rap sperimentale Clipping. Cos’hanno in comune questi mondi, all’apparenza piuttosto lontani? La risposta è Daveed Diggs. L’attore classe ’82 si è infatti laureato presso la Brown University (stabilendo il record di ateneo per i 110 metri a ostacoli, già che c’era), ha fatto parte del cast di Hamilton portandosi a casa il Tony Award come miglior attore non protagonista (e un’altra valanga di premi), ha recitato nelle serie tv sopra elencate, ha scritto per e prestato la propria voce a Zootopia. Come se non bastasse, fa anche parte dei Clipping, un trio più unico che raro nel mondo hip hop odierno. I loro brani sono racconti articolati e ricercati, in ogni album danno vita a un immaginario ad hoc, raccontando storie, descrivendo ambientazioni, scardinando qualunque cliché o prassi tipica del mondo del rap. Hanno fatto lo stesso in Visions of Bodies Being Burned, il loro nuovo progetto, disponibile da qualche giorno.

Nella formazione dei Clipping (o clipping., in minuscolo e col punto finale, ndr) il cantante e autore dei testi Daveed Diggs è affiancato dai due producer William Hutson e Jonathan Snipes. Nati nel 2009, inizialmente si occupavano soprattutto di remix, trasportando le voci di famosissimi pezzi rap statunitensi su produzioni elettroniche dal taglio esplosivo, distorto, quasi ostentatamente rumoroso. Hanno iniziato a scrivere i propri brani solo l’anno successivo. Sono passati sette anni da Midcity, il loro album d’esordio, al quale hanno fatto seguito CLPPNG nel 2014, Splendor & Misery nel 2016 e There Existed an Addiction to Blood nel 2019. Con il tempo, il gruppo ha costruito un solido seguito nel mondo del rap underground grazie alla natura peculiare dei progetti, tanto a livello di testi quanto di suoni. Le produzioni di Hutson e Snipes mescolano influenze dai generi più disparati, dall’elettronica all’horrorcore, dal metal all’hip hop più classico, cucite insieme con un approccio che cerca l’impatto frastornante.

Il suono degli album dei Clipping è spesso distorto, ostico, indecifrabile, a tratti rumore vero e proprio; eppure le produzioni sembrano le uniche compatibili con la scrittura e le metriche serrate di Diggs, che in ogni album racconta storie bizzarre, con un occhio cinematografico. Splendor & Misery, per esempio, è un concept album fantascientifico, mentre There Existed an Addiction to Blood immerge l’ascoltatore nel mondo dell’horror, un horror violento, brutale, privo di filtri, estremamente vivido. Non mancano brani decisamente più impegnati dal punto di vista sociale e politico. È il caso di Knees on the Ground e Chapter 319: le tracce, pubblicate nell’estate di quest’anno, sono legate alle proteste che hanno seguito la morte di George Floyd. Chapter 319 campiona la voce di Floyd, che in passato aveva rappato con lo pseudonimo di Big Floyd, ed è una violentissima descrizione delle proteste di quest’anno, del perché siano necessarie, della ragione per cui la violenza è diventata l’unico modo di farsi sentire per la comunità afroamericana. Le parole di Diggs hanno colpito il pubblico, tanto da rendere la traccia virale su TikTok, ad accompagnare moltissimi video legati ai fatti di quei mesi.

Foto: Cristina Bercovitz

Il successo di Chapter 319 e Knees on the Ground, i cui proventi sono stati devoluti a un fondo che si occupa di combattere il razzismo negli Stati Uniti, non ha cambiato i piani del gruppo. Il nuovo album dei Clipping Visions of Bodies Being Burned continua il racconto di There Existed an Addiction to Blood, tornando quindi a fare i conti con l’immaginario horrorcore; non a caso, il primo verso dell’intro dell’album recita proprio “Pick it up right where it left off”. C’è un filo rosso che collega i due singoli di protesta e il nuovo album: l’horrorcore è infatti diventato un mezzo allegorico per descrivere la società attuale, per mettere in vetrina i suoi mostri, le sue degenerazioni, la sua distorta morale. I racconti di Diggs sono acute metafore tramite cui provare a leggere l’America di oggi, dal movimento Black Lives Matter e il razzismo alla violenza sulle donne, dalla religione alla brutalità delle forze dell’ordine. Non mancano riferimenti alla cultura popolare, come la storia di Candyman, personaggio di spicco della mitologia horror d’oltreoceano, o ancora citazioni e omaggi al cinema e alla letteratura di genere, alle opere di Clive Barker e Tobe Hooper, ai film slasher.

L’intensità dei versi di Diggs è ben accompagnata dalla forza evocativa delle strumentali. I due produttori usano spesso metodi tutt’altro che ortodossi. In There Existed an Addiction to Blood, ad esempio, ci sono strumentali prodotte all’interno di un furgone in movimento, suoni ambientali registrati nel luogo in cui avvenne l’efferato omicidio di Elizabeth Short, la Black Dahlia della cultura pop statunitense, suoni raccolti da 17 microfoni puntati su un pianoforte in fiamme. Lo stesso succede in Visions of Bodies Being Burned, anche perché i due album sono nati dalle stesse sessioni come due parti di un progetto unico. Così, ad esempio, Pain Everyday contiene registrazioni EVP (Electronic Voice Phenomena), il fenomeno delle “voci elettroniche” nelle quali qualcuno sente  voci degli spiriti, Drove è un interludio caratterizzato da versi animali inseriti in un contesto notturno e distorto, trasforma il belare di una pecora in una sorta di incubo sonoro.

La musica dei Clipping non è fatta per le masse, questo è sicuro. È fatta per chi cerca un’esperienza immersiva. Ascoltare un disco dei Clipping significa immergersi in una sorta di film astratto, sceneggiato dalla voce di Diggs e diretto dalle strumentali di Hutson e Snipes. Visions of Bodies Being Burned è anche più intenso dei precedenti. Chiudere gli occhi e premere play significa varcare la soglia di un mondo a cui le parole da sole non rendono giustizia. Provare per credere.

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