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I 20 tesori nascosti della discografia di David Bowie

Da ‘Velvet Goldmine’ a ‘Holy Holy’, fino a ‘Fascination’, un percorso alternativo attraverso il catalogo del Duca Bianco, tra singoli dimenticati e brani scritti con i fan

1Little Bombardier

Un valzer, uno dei rarissimi casi in cui Bowie scrive in 3/4, una canzone magica come magica è la sua atmosfera storica. Siamo nel dopoguerra e un veterano trova consolazione alla noia della vecchiaia passando le ore al cinema e facendo amicizia con due bambini. La città, che non conosce la fiaba, la trasversalità speciale di ogni incontro, lo accusa d’essere un pedofilo. Il clima ricorda un vaudeville beatlesiano tra archi, trombone e pianoforte e Bowie canta in modo teatralissimo. Il pezzo fu incluso nella prima session alla BBC del 1967. 

2Janine

Un brano irresistibile contenuto in Space Oddity dove si distingue per l’apertura ariosa, pop, che prende in qualche modo le distanze dall’oscurità generale dell’LP. Bowie spiega nel demo del brano che Janine è la fidanzata di un tizio, un suo amico, che disegna copertine di dischi, quel che sappiamo dal testo è che è una ragazza fuori dagli schemi oppure, a ben vedere, è la prima rappresentazione che Bowie fa dell’altro da sé che dagli anni Settanta darà origine alle sue maschere e ai suoi personaggi. Il pezzo era il preferito di Tony Visconti tra quelli inseriti in Space Oddity, chissà se è ancora così.

3Holy Holy

Nel gennaio 1971 questo pezzo esce come singolo ma viene bellamente ignorato, non entra in classifica nonostante la promozione (anche televisiva) di Bowie. Il pezzo, inciso poi in una seconda versione (più veloce dell’originale) di cui si valutò l’inserimento in The Rise and Fall of Ziggy Stardust (and the Spiders from Mars) verrà infine inserito in Bowie Rare e nella ristampa di The Man Who Sold the World. La materia è oscura, siamo in piena prima fase di abuso di coca da parte di Bowie e al primo avvicinamento ad Aleister Crowley e alla magia nera ma non importa così tanto perché quello che fa di questo brano una chicca sono musica e il cantato, figlio di Bolan, trascinante e brit.

4Fill Your Heart

Una cover di Biff Rose che Bowie ascolta in una versione già in cover fatta da Tiny Tim e inserita come b-side della sua “hit” Tiptoe Through The Tulips. Vale la pena inserirla in quest’elenco per dire una cosa, non solo che Biff Rose, secondo Bowie, era il Randy Newman in versione flower power, ma anche quanto Bowie fosse incredibile, e da sempre, a prendere cover e farle proprie, renderle veri e propri capitoli dei suoi album. In fondo, in questo caso, Bowie ha più volte affermato che senza Biff Rose Hunky Dory, disco dove troviamo Fill Your Heart, nemmeno sarebbe esistito. Quindi…

5The Prettiest Star

Un singolo che non fu mai singolo (vendette 800 copie o poco più) e che ancora oggi non si prende le giuste attenzioni nella bowieologia: a dimostrazione che nel tempo non ogni singolo resta tale e non ogni pezzo mai uscito per conto proprio è destinato al dimenticatoio. Pare che Bowie suonò la canzone al telefono a Angie all’interno della propria proposta di matrimonio. Anche qui c’è lo zampino di Bolan, questa volta non solo ispirazione ma parte di una jam in cui nacque il brano. E si sente.

6Velvet Goldmine

Le due parole più bowiane della storia, almeno per la generazione dei nati negli anni 80 che hanno in alcuni casi conosciuto (o misconosciuto, a dirla tutta) questo artista a partire proprio da Velvet Goldmine di Todd Haynes, non sono riconducibili a un brano degnamente inserito in un album. A dimostrazione del fatto che anche Bowie, come tanti artisti ben più piccoli di lui, non sempre sapeva cosa fosse giusto inserire nei dischi, lasciando fuori vere e proprie chicche, questo pezzo fu escluso da Ziggy Stardust proprio dal suo autore che lo reputò “troppo provocatorio”. Mentre la storia della critica di Bowie tende a considerarlo figlio del suo amore per i Velvet Underground, ritengo che la grandezza di questo pezzo sia invece il suo essere lontano da ogni altra cosa mai fatta prima, in qualche modo il grado zero della purezza Bowie, il Bowie allo stato originario dell’essere Bowie, quindi mille cose, vellutate, provocatorie.

7Friday On My Mind

La cover degli Easybeats che apre il Lato B del disco di cover Pin Ups ha un cantato tutto morbido, oscillante, quasi caricaturale di Bowie stesso che non smetteremo di trovare nel capitolo successivo della sua discografia. Poca attenzione per questo pezzo da riascoltare assolutamente.

8Rock’n’roll With Me

Il ballatone per eccellenza in un disco spaventoso, oscuro, devastante come Diamond Dogs, il pezzo in cui Bowie fa il crooner e rivela al tempo stesso tutto il suo sguardo al soul che presto esploderà con Young Americans. Sembra che nel ’75 Bowie stesso lo abbia definito il suo pezzo preferito dell’album. Rock’n’roll With Me, disse lo stesso Bowie, parla di cosa significhi cantare, mettersi a nudo su un palco, è un pezzo insomma potentemente autobiografico. Nonostante la sua cifra pop e godibile resta un angolo inesplorato dall’idea di “compilation di singoli di Bowie” e allora ce lo metto io.

9Fascination

Il primo brano con Luther Vandross tra i credits della storia della musica nera, ma non è musica nera, o meglio: la è, ma fatta da un bianco. Siamo naturalmente dentro Young Americans e questo pezzo è il più spudorato omaggio al Philly Sound. Sempre rimasto come pezzo super periferico nella discografia di Bowie, vale la pena anche solo per questi due motivi andarla a tirare fuori dal magma dei tanti capolavori ingiustamente non in prima linea. Bowie ne è andato pazzo per tutta la vita.

10Word on a Wing

Di questo pezzo, che Bowie recuperò live nel ’99, dopo i primi fasti originari nel suo disco, cioè Station to Station, amo il ponte che crea tra il Bowie degli anni Settanta, immerso nei deliri da abusi di cocaina eppur in illuminanti composizioni, e il Bowie degli ultimi 20 anni. Una delle caratteristiche straordinarie di quest’artista è la capacità di parlare a sé stesso nel tempo ed è così che quest’inno nato da una precisa disperazione di tanto tempo fa tornò ad avere senso per il Bowie di mezza età che riprendeva in mano, con dolcezza, il proprio passato e dunque un pezzo così profondamente spirituale, adulto, miracoloso nel tempo in cui nacque.

11African Night Flight

Nel ’78 Bowie va in Kenya e resta colpito non solo dalle tribù masai ma anche da questi piloti di aerei da caccia tedeschi dissidenti che passavano un sacco di ore a bere nei bar e non volevano tornare a casa. Tizi sbronzi in ogni momento della giornata che non vogliono tornare, diceva Bowie, solo partire. Mettici il sound da Safari sulla falsa riga di Another Green World di Eno, mettici queste matte tastiere e queste poderosissime percussioni e abbiamo questa contaminatissima meraviglia.

12Because You’re Young

Pete Townshend alla chitarra e Bowie che, a distanza di anni dal primo capitolo con Kooks, parla a suo figlio e gli scrive un pezzo in cui gli anticipa pure i dolori dell’amore, le fatiche della vita e del cuore. Ritenuto da tanti un pezzo debole in un disco invece grandioso come Scary Monsters, sono anni che non capisco perché. Loop.

13Without You

Quello che una buona parte della critica bowiana non ha forse – e dico forse – voluto amare e comprendere a fondo di questo pezzo di Let’s Dance, liquidato come canzonetta d’amore da poco (con però Bernard Edwards degli Chic al basso), è che nell’operazione Let’s Dance c’era quell’intento originario di omologare al sound più commerciale e pop dell’epoca, ogni approccio possibile per una possibile canzone. Dunque ecco che Bowie fa questo anche con una semplice love song. E lo fa benissimo.

14Julie

Sempre per il capitolo “lasciare fuori dai dischi pezzi forti”, ecco che questa volta Bowie pecca davvero, escludendo dal suo disco più fragile, Never Let Me Down, un brano col tiro da hit. Si intitola Julie, è una canzone pop semplicissima dedicata a una ragazza inaccessibile che proprio non ci sta. Mi piace pensarlo come un esercizio di stile ma un esercizio perfettamente riuscito. Eppure, che peccato, scartato.

15Miracle Goodnight

Tornato dalla luna di miele Bowie scrive quella che forse è la sua canzone d’amore più dichiaratamente tale, la scrive per Iman e lo fa con tutte le risonanze balinesi del caso. Terzo singolo di Black Tie White Noise si rivela nei fatti un vero e proprio singolo mancato, peccato, anche solo la valenza storica biografica avrebbe meritato di più.

16South Horizon

La tromba, il sax, fiati che la fanno da padroni ma soprattutto il magnifico pianoforte di Mike Garson. Anche in questo caso – ma lo giuro, senza volerlo – una delle tracce preferite da Bowie dell’album di riferimento (qui The Buddha of Suburbia). Uno dei “pezzi anello” di Bowie, che sembra condurre direttamente nel successivo capolavoro: 1.Outside.

17The Motel

Uno dei pezzi più amati dai fan forti di Bowie resta a ben vedere perlopiù ignorato da qualsiasi best of non solo possibile ma anche immaginabile. Certo, stiamo pur sempre parlando di 1.Outside, il disco oggettivamente più difficile dell’artista ma anche uno dei più stimolanti, ricchi di riferimenti e mondi, da Norman Bates a Scott Walker – giusto per citarne due inerenti al pezzo in questione. Il brano è una delle canzoni cardine dell’album, riproposta dal vivo anche nel Reality Tour e introdotta da Bowie come una ‘canzone d’amore’. Eppure, come tutto in 1.Outside, The Motel è tante cose e come ogni messa in scena che si rispetti porta il cantato di Bowie alle stelle.

18Looking for Satellites

Tra tutti i brani di Earthling, il disco uber tecnologico di Bowie che porta in scena nuovi mondi ritmici occidentali e nuove danze (la drum’n’bass, rendiamoci conto, a ripensarci c’è da perderci il cuore), vale senz’altro la pena porre l’accento su questo pezzo che appare come naturale seguito di Life On Mars? e che nasce nei giorni in cui si ipotizzano effettive nuove forme di vita su Marte. C’è qualcosa nel cielo, dice Bowie, decenni dopo quella grande domanda che gli aprì le porte del successo. E anche solo questo è commovente.

19What’s Really Happening?

Bowie la chiama Cybercanzone ed è un brano completato da uno degli iscritti al suo sito, BowieNet. Una vera e propria gara di scrittura, anzi, di co-scrittura con i fans. Il premio? Un viaggio a New York per assistere alle registrazioni, 15.000 dollari di contratto d’edizione con la Bug Music e naturalmente l’essere accreditati per sempre come co-autori di un pezzo di Bowie. Non esattamente pochissimo, a tal punto che pare abbiano partecipato anche i Cure. Il pezzo in questione esce in Hours…, la session con il vincitore, un tale dell’Ohio di nome Alex Grant, mostra tra le altre cose Bowie convincere il neocollaboratore a cantare con lui. 

20When I Met You

L’ultimo e vero grande amore che libera dal primo dolore, quello amoroso sì, che coincide però anche con una forma di dolore originaria. Contenuto in No Plans, l’EP postumo e scritto appositamente per la colonna sonora del musical Lazarus è un brano chiave dell’ultimo devastante capitolo musicale, artistico ed esistenziale di Bowie e, come sempre, chiude alla perfezione il cerchio.

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